86,728 research outputs found
Neoichnology of a barrier-island system: The Mula di Muggia (Grado lagoon, Italy)
Barrier-islands are common landforms and biodiverse habitats, yet they received scarce neoichnological attention. This gap is tackled by studying the Mula di Muggia barrier-island system (Grado lagoon, Italy), focusing on morphology, ecology and ethology of individual traces. The following incipient ichnotaxa are identified: Archaeonassa, Arenicolites, Bergaueria, 'diverging shafts', Helminthoidichnites, Lockeia, Macanopsis, Monocraterion, Nereites, Parmaichnus, Polykladichnus, Skolithos, Thalassinoides and 'squat burrows'. Vertebrate (Avipeda-/Ardeipeda-like, Canipeda) and invertebrate tracks ('parallel furrows') are also described.For each ichnotaxon, tracemaker and behavior are discussed, together with their position with respect to sediment barriers. Results suggest that sediment barriers impose a sharp contrast in terms of ichnological composition. Back-barrier is dominated by branched burrows (i.e. Thalassinoides, Parmaichnus), while the fore-barrier presents vertical and U-shaped burrows (Arenicolites, Skolithos). The environmental conditions of the back-barrier show that low-oxygen substrates favor intense bioturbation, provided that the water column is sufficiently oxygenated
Platinum and Other Heavy Metal Compounds in Cancer Chemotherapy: molecular mechanisms and clinical applications
Invasion at the edge: The case of Rosa rugosa (Rosaceae) in Italy
The Japanese Rose (Rosa rugosa) is a perennial shrub belonging to the family Rosaceae. It was introduced in Europe from East Asia as an ornamental plant in the XIX century and is now considered an invasive species, especially in northern Europe, colonising the Atlantic and Baltic coastal dune habitats and threatening local biodiversity. However, little is known about its presence and invasion patterns in the Mediterranean area. In Italy, R. rugosa has been classified as naturalised and just a few observations have been recorded in dune habitats in the North Adriatic coast. Here, we review the published data on R. rugosa in Europe and present preliminary data on the invasive pattern of R. rugosa on the Italian North Adriatic coast. We surveyed the coastline in two locations (i.e., Brussa and Bibione, Italy) where we characterised the dimension and structure (i.e., number of ramets and stem height) of the R. rugosa populations and listed the associated floristic composition. No occurrence of R. rugosa was recorded in Bibione, probably due to the success of the restoration project carried out on that site. In contrast, several stands of R. rugosa were found in Brussa, where many other alien species were also found (accounting for 15.28% of the sampled species). Given the strong invasiveness of R. rugosa, it is important to keep data on its distribution up-to-date and investigate its ecology and physiology to promote appropriate management strategies to control its spread and anticipate its future potential distribution
Studio di assetto morfologico e ambientale del Banco della Mula di Muggia
La Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia (RAFVG) vanta una lunga tradizione tecnico-scientifica nel campo della difesa delle coste. Risalgono infatti al 1979 i primi dettagliati lavori commissionati dall’amministrazione stessa, a cura del prof. Antonio Brambati su “studi dell’assetto Fluviale e Costiero della regione Friuli Venezia Giulia”. Lo “studio sedimentologico e marittimo costiero dei litorali del Friuli Venezia Giulia”, realizzato dal prof. Antonio Brambati nel 1987 per il Servizio idraulica della RAFVG, rappresenta una tappa fondamentale nella conoscenza delle dinamiche costiere regionali. Con DGR 580 del 28 marzo 2014 la regione ha aderito alla “Carta delle regioni europee per la promozione di un quadro comune di azioni strategiche dirette alla protezione e sviluppo sostenibile delle aree costiere del Mediterraneo, denominata Carta di Bologna 2012. Questa azione è una chiara impronta verso la definizione ed implementazione di politiche relative a: - gestione integrata delle zone costiere e dello spazio marittimo; - adeguamento delle zone costiere ai cambiamenti climatici; - mitigazione dei rischi costieri da alluvione, - ingressione marina ed erosione. Queste tematiche sono il cardine del Capitolo 17 del Programma di Azione "Agenda 21" (approvato dalla comunità internazionale nella Conferenza delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo, tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992), relativo alla protezione degli oceani e dei mari. Anche nelle zone costiere, ai fini dell'utilizzazione razionale e della valorizzazione delle loro risorse viventi, è necessario indirizzarsi verso nuovi approcci integrati alla gestione delle aree costiere attraverso metodi e strumenti interdisciplinari, partecipativi, e responsabilizzanti. La Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo sulla Gestione Integrata delle Zone Costiere indica che la Gestione Integrata delle Zone Costiere (GIZC) è espressamente considerata una delle principali componenti del concetto di sviluppo sostenibile, come strumento in grado di accrescere il benessere delle comunità costiere e mantenere l'integrità ecologica e le diversità biologiche dei luoghi. E’ un processo dinamico, interdisciplinare e interattivo inteso a promuovere l’assetto sostenibile delle zone costiere. Essa copre l’intero ciclo di raccolta di informazioni, pianificazione (nel suo significato più ampio), assunzione di decisioni, gestione e monitoraggio dell’attuazione. La gestione integrata delle zone costiere si avvale della collaborazione e della partecipazione informata di tutte le parti interessate al fine di valutare gli obiettivi della società in una determinata zona costiera, nonché le azioni necessarie a perseguire tali obiettivi. La gestione integrata delle zone costiere intende equilibrare, sul lungo periodo, gli obiettivi di carattere ambientale, economico, sociale, culturale e ricreativo nei limiti imposti dalle dinamiche naturali. Il termine 'integrato' fa riferimento sia all’integrazione degli obiettivi, sia a quella dei molteplici strumenti necessari per raggiungerli. Esso implica l’integrazione di tutte le politiche collegate dei diversi settori coinvolti e dell’amministrazione a tutti i suoi livelli, nonché l'integrazione nel tempo e nello spazio delle componenti terrestri e marine del territorio interessato". A livello nazionale, i risultati del gruppo di lavoro TNEC (Tavolo Nazionale Erosione Costiera) promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare nel 2015, in cui la Regione ha avuto parte attiva, forniscono le linee guida nazionali per la difesa delle coste dall’e rosione e dagli effetti dei cambiamenti climatici. Le linee guida sviluppano le possibili soluzioni di riequilibrio, protezione o adattamento per le coste. Particolare attenzione è posta alle azioni di gestione degli effetti dell’erosione costiera che riguardano prevalentemente interventi di controllo della linea di costa, di protezione e di adattamento in stretta correlazione con il contesto fisiografico e con il loro grado di efficacia e durabilità. Considerando che la fascia costiera regionale è caratterizzata da paesaggi di eccezionale valore naturalistico e da un elevato numero di habitat particolarmente rilevanti in termini di biodiversità e complessità funzionale, è fondamentale che vi siano specifici approfondimenti dedicati alla valutazione degli effetti indotti sull’ambiente dalla realizzazione di opere di difesa in presenza di habitat e/o specie protette. E’ con queste premesse che la Direzione regionale dell’ambiente ed energia ha promosso un accordo attuativo di collaborazione con l’Università degli Studi di Trieste – Dipartimento di Matematica e Geoscienze per lo studio delle evoluzioni della zona costiera adiacente al Comune di Grado con particolare riferimento alla zona delle spiagge e all’antistante Banco della Mula di Muggia, denominato “Studio di assetto morfologico e ambientale del Banco della Mula di Muggia”. La sintesi morfo-evolutiva dell’area del banco della Mula di Muggia può essere rappresentata dal bilancio sedimentario dell’Unità Fisiografica compresa tra la foce dell’Isonzo e la bocca di Grado. L’analisi presuppone che tutto il litorale sia influenzato dagli apporti solidi del fiume Isonzo, la cui dinamica interferisce direttamente sugli stili evolutivi del Banco della Mula di Muggia. Le uniche informazioni topografiche sufficientemente estese e precise ai fini di un’analisi sull’evoluzione topo-batimetrica recente dell’area, si riferiscono a rilievi svolti nel 1968, nel 1985 e nel 2007. La sintesi è un netto accumulo occidentale e traslazione del banco causata da transito di materiale sedimentario, solo in parte proveniente da erosioni parziali del banco stesso. Il quadro di sintesi del periodo 1968-2007, evidenzia i due settori principali in cui si è avuto un bilancio positivo: il settore orientale, adiacente alla sorgente sedimentaria del fiume Isonzo, e il settore occidentale della Mula di Muggia, in parte alimentato dall’erosione dei fondali antistanti al banco nel tratto compreso tra Primero e Punta Barbacale. Ciò che si nota è la presenza di una fascia di transito sedimentario tra -2 m e -5 m circa, nettamente alimentato dagli apporti del fiume Isonzo, che veicola i sedimenti nell’area di trappola, posta al limite occidentale del banco della Mula di Muggia. In 39 anni il bilancio sedimentario del banco è nettamente positivo, pari a oltre 3 milioni di metri cubi di sabbia, di cui 800.000 derivanti dall’erosione parziale della porzione orientale. L’ipotesi più plausibile di questo flusso positivo di sedimenti intrappolati dal Banco, da appurare attraverso indagini specifiche, è che all’incremento del livello marino che causa la traslazione verso terra del banco, si associ una sensibile modificazione del regime idrologico del fiume Isonzo. La percezione è che il fiume abbia modificato il potenziale di carico solido nel corso degli ultimi due-tre decenni, incrementando gli apporti di sedimento alla foce a causa del cambio di regime meteo-climatico. Il maggior potenziale erosivo e quindi il maggior accumulo di sedimenti potrebbe, infatti, essere determinato da una maggiore “siccità” estiva e successiva maggiore intensità delle precipitazioni tardo-autunnali/invernali. Una piovosità di fatto più efficace in termini erosivi poiché le precipitazioni sono concentrate nel tempo, e intervengono dopo fasi secche che predispongono i terreni a una maggiore vulnerabilità
Phylogeny of rock-inhabiting fungi related to Dothideomycetes
The class Dothideomycetes (along with Eurotiomycetes) includes numerous rock-inhabiting fungi (RIF), a group of ascomycetes that tolerates surprisingly well harsh conditions prevailing on rock surfaces. Despite their convergent morphology and physiology, RIF are phylogenetically highly diverse in Dothideomycetes. However, the positions of main groups of RIF in this class remain unclear due to the lack of a strong phylogenetic framework. Moreover, connections between rock-dwelling habit and other lifestyles found in Dothideomycetes such as plant pathogens, saprobes and lichen-forming fungi are still unexplored. Based on multigene phylogenetic analyses, we report that RIF belong to Capnodiales (particularly to the family Teratosphaeriaceae s.l.), Dothideales, Pleosporales, and Myriangiales, as well as some uncharacterised groups with affinities to Dothideomycetes. Moreover, one lineage consisting exclusively of RIF proved to be closely related to Arthoniomycetes, the sister class of Dothideomycetes. The broad phylogenetic amplitude of RIF in Dothideomycetes suggests that total species richness in this class remains underestimated. Composition of some RIF-rich lineages suggests that rock surfaces are reservoirs for plant-associated fungi or saprobes, although other data also agree with rocks as a primary substrate for ancient fungal lineages. According to the current sampling, long distance dispersal seems to be common for RIF. Dothideomycetes lineages comprising lichens also include RIF, suggesting a possible link between rock-dwelling habit and lichenisatio
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
[Newspaper Clipping: Author Claims Evidence of Second JFK Assassin #1]
Newspaper article titled "Author Claims Evidence of Second JFK Assassin." The article states that author Richard J. Whalen concluded "that there is circumstantial evidence to support the theory of a second assassin in the shooting of President John F. Kennedy.
Squamous Cell Carcinoma of the Oral Cavity in a Woman With a 9-Year History of Ovarian Cancer: Is Exposure to Pegylated Liposomal Doxorubicin a Factor?
Disturbi del linguaggio in età pediatrica: studio delle correlazioni anatomo-funzionali.
Relazioni anatomo-funzionali nei disturbi del linguaggio
Alphaproteobacterial communities in geographically distant populations of the lichen Cetraria aculeata.
Lichen symbioses were recently shown to include diverse bacterial communities.
Although the biogeography of lichen species is fairly well known, the
patterns of their bacterial associates are relatively poorly understood. Here we
analyse the composition of Alphaproteobacteria in Cetraria aculeata, a common
lichen species that occurs at high latitudes and various habitats. Using clone
libraries we show that most of the associated Alphaproteobacteria belong to
Acetobacteraceae, which have also been found previously in other lichen species
of acidic soils and rocks in alpine habitats. The majority of alphaproteobacterial
sequences from C. aculeata are very similar to each other and form a single
clade. Data from C. aculeata reveal that alphaproteobacterial communities of
high latitudes are depauperate and more closely related to each other than to
those of extrapolar habitats. This agrees with previous findings for the fungal
and algal symbiont in this lichen. Similar to the algal partner, the composition
of lichen alphaproteobacterial communities is affected by environmental
parameters
- …
