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    CARATTERIZZAZIONE DELL’ATTRITO SU COMPONENTI PER APPLICAZIONI ORTODONTICHE MEDIANTE UN SIMULATORE “IN VITRO”

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    La diffusione delle tecniche a basso attrito (low friction) nell’ambito di terapie ortodontiche per lo spostamento di un dente mediante applicazione di una forza debole (0.5 – 0.7 N) o media (0.7-2.0 N) ha spinto la ricerca del settore odontoiatrico verso lo studio delle forze di attrito nel moto tra archetto ortodontico (archwire) e attacchi ortodontici (brackets). L’esame della letteratura ha mostrato alcuni approcci molto semplificati alla misura dell’attrito, con configurazioni piane, mediante simulazioni poco aderenti a quanto accade nel corso di una reale terapia ortodontica. Il presente lavoro si prefigge uno studio preliminare del fenomeno mediante caratterizzazione della forza di attrito citata, in condizioni sperimentali più simili a quelle reali,nelle quali la giacitura dei singoli brackets non è sul piano, come considerato in letteratura, ma nello spazio, replicando la geometria di una arcata dentaria completa. Le caratteristiche dimensionali e geometriche delle superfici striscianti tra le quali si genera attrito, sono tali da non consentire l’implementazione di trasduttori per la misura diretta della forza di attrito ricercata. La soluzione messa a punto, che consente l’utilizzo di un archwire e di brackets del tutto identici a quelli effettivamente impiegati nel trattamento del paziente, per la necessaria presenza dei cavi di collegamento per i segnali si presta esclusivamente ad uno studio ‘in vitro’, ma consente di ricavare informazioni localizzate lungo lo sviluppo curvilineo dell’archwire e quindi dell’arcata dentaria ad oggi non disponibili in letteratura. Oggetto del lavoro è quindi la progettazione e messa a punto di un dispositivo di prova opportunamente strumentato, che riproduce una arcata dentaria mascellare, riconfigurabile per riprodurre ‘in vitro’ le patologie ortodontiche del canino, che sono tra le più frequenti in ortodonzia. Il dispositivo possiede opportuni gradi di libertà per consentire l’effettuazione di test che riproducano la patologia del canino in esame. La messa a punto del dispositivo ha riguardato la definizione della procedura di prova e la corretta selezione dei valori dei parametri operativi maggiormente influenti sulla qualità dei risultati. I risultati ottenuti dal confronto quantitativo delle misure di valori di deformazione nell’intorno dei brackets interessati dalla terapia ortodontica del canino, hanno mostrato chiaramente la diversa efficacia di differenti tipologie di legature in termini di attrito allo scorrimento dell’archwire da cui consegue un diversa capacità di esplicare la forza di richiamo lungo la direzione verticale che è il parametro qualificante della terapia ortodontica applicata alla correzione di dette patologie. Tutto ciò, confermando la validità dell’approccio sperimentale basato sull’impiego del simulatore in vitro proposto che supera le significative limitazioni dei simulatori in configurazione rettilinea descritti in letteratura, permette il conseguimento di risultati quantitativi utili al confronto delle prestazioni di diversi componenti ortodontici, permettendo così di ottimizzare il trattamento stesso

    PROBLEMATICHE SANITARIE NELLE SPECIE ITTICHE MARINE ALLEVATE IN ADRIATICO

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    L’allevamento di pesci marini nell’areale adriatico appare estremamente diversificato. Lungo il versante occidentale del Mar Adriatico le attività produttive di pesci marini sono rappresentate da diverse avannotterie industriali consolidate e dotate anche di settori di preingrasso ed ingrasso site in Friuli Venezia Giulia, Veneto e Puglia, da alcuni allevamenti intensivi a terra con diversa tipologia di vasche e da alcuni allevamenti in gabbia siti rispettivamente nella parte più settentrionale del Mar Adriatico e lungo la costa pugliese. Sono inoltre presenti numerosi sistemi vallivi costieri, per la maggior parte estensivi, dislocati soprattutto nelle regioni italiane nordorientali. Per quanto concerne gli areali adriatici orientali, va evidenziato come siano presenti numerose realtà di allevamento in gabbia lungo tutto la costa, dall’Albania alla Slovenia, con particolare concentrazione in Croazia. Ovviamente in uno scenario così diversificato le condizioni ambientali e gestionali sono estremamente eterogenee e rendono difficile affrontare in modo sistematico ed univoco anche le problematiche sanitarie più frequenti e di maggior impatto nei diversi sistemi d’allevamento e nei diversi areali adriatici. Vengono quindi qui riassunte le principali problematiche sanitarie delle spigole e delle orate, specie ittiche maggiormente allevate in Adriatico, rimandando alla presentazione orale le considerazioni relative alla loro epidemiologia ed al loro impatto nei diversi sistemi produttivi. In linea generale, fra le malattie infettive di maggior rilievo nell’allevamento della spigola vanno annoverate l’Encefaloretinopatia virale da Betanodavirus, soprattutto negli stadi giovanili, la Fotobatteriosi da Photobacterium damselae subsp. piscicida, le Vibriosi sostenute da Vibrio anguillarum e da V. harveyi, la Tenacibaculosi da Tenacibaculum maritimum e, seppur con carattere più sporadico, le infezioni da Rickettsia-like organisms (RLO) e le Micobatteriosi da micobatteri atipici. Fra le malattie parassitarie, raramente correlate ad episodi di mortalità ma con effetti negativi sugli indici produttivi, risultano frequenti la Diplectanosi da Diplectanum aequans, la Sferosporosi da Sphaerospora dicentrarchi ed in minor misura le coccidiosi intestinali. In allevamenti del versante orientale sono descritte anche infestazioni da crostacei quali Lernanthropus kroyeri e Ceratothoa oestroides. Per quanto concerne l’orata, negli ultimi anni appaiono di crescente importanza soprattutto le malattie parassitarie, come la Sparicotilosi da Sparicotyle chrysophrii e l’Enteromyxosi da Enteromyxum leei, ma anche le infestazioni da trematodi Aporocotylidae e da monogenei Gyrodactylidae soprattutto in allevamenti in gabbia. Per quanto concerne le malattie batteriche di maggior rilievo, vanno annoverate la Fotobatteriosi nei giovanili ed alcune Vibriosi sostenute da specie non-V. anguillarum. Andrà investigato in futuro il ruolo patogeno di P. damselae subsp. damselae, isolato spesso in corso di episodi morbosi in questa specie ittica, e dell’Epiteliocisti da Chlamydia-like organisms (CLO). Fra le problematiche sanitarie dell’orata vanno poi citate la Winter Disease, ad eziologia multifattoriale/dismetabolica, in grado di causare gravi perdite produttive e spesso associata ad infezioni da Pseudomonas anguilliseptica, e la Petechial Rash disease, di recente emergenza nelle orate di taglia commerciale e ad eziologia ancora sconosciuta. Diverse sono le considerazioni da fare sulle avannotterie, dove i maggiori rischi sanitari sono rappresentati dall’Encefaloretinopatia virale e dalle infezioni batteriche sostenute da Vibrio spp., queste ultime fortemente condizionate dalle condizioni igienico-sanitarie dell’alimento vivo. Con specifico riferimento al corrente anno, caratterizzato da temperature molto elevate da fine giugno a settembre, va evidenziato come la situazione sanitaria non abbia fatto registrare nel periodo estivo importanti episodi di mortalità correlabili a malattie trasmissibili, diversamente dagli anni passati in cui erano stati osservati numerosi casi di Encefaloretinopatia virale, Fotobatteriosi, Vibriosi, Tenacibaculosi, Enteromyxosi ed altre infezioni parassitarie. A tal riguardo l’applicazione più stringente di misure di biosicurezza, la conduzione di idonei protocolli vaccinali e la corretta gestione degli impianti hanno sicuramente contribuito ad attuare azioni più efficaci di prevenzione e controllo

    Scuola inclusiva e Outdoor Education. Un’indagine esplorativa nel primo ciclo di istruzione

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    Le tematiche dell’inclusione e dello sviluppo sostenibile rappresentano oggi, senza dubbio, uno dei terreni di dibattito fondamentali per una riflessione pedagogica, mossa verso la promozione di forme autentiche di convivenza democratica e di cittadinanza globale nell’ottica della costruzione di un’identità plurale e di un armonioso sviluppo umano. L’educazione inclusiva assume allora i connotati di un’educazione democratica i cui valori fondamentali dell’ambiente e dei contesti, della comunità e della partecipazione sono rivolti a tutti. Ma, se da un lato la letteratura nazionale ed internazionale ha fornito cospicue evidenze scientifiche a sostegno di come la relazione diretta con la natura ed il territorio rappresenti lo scenario privilegiato per un apprendimento significativo autentico e per la valorizzazione di stili di vita rispettosi ed accoglienti verso l’ambiente naturale e le alterità umane, dall’altro si registra una significativa carenza di studi sulle connessioni tra Outdoor Education e processi educativi inclusivi. Per rispondere all’esigenza di nuovi paradigmi educativi, il lavoro documenta un’indagine che si propone di esplorare ed analizzare conoscenze, convinzioni, interessi e applicabilità rispetto al tema dell’Outdoor Education in prospettiva inclusiva, degli insegnanti del primo ciclo di istruzione, mediante la somministrazione di un questionario appositamente costruito e validato, al fine di indagarne le percezioni e la possibilità di adozione in contesti formali. I risultati lasciano intravvedere piste di ricerca e ambiti applicativi interessanti.Nowadays, the pedagogical debate recognizes inclusion and sustainable development as two of its fundamental areas of reflection. Themes, such as global citizenship, democratic co-existence, human development, and the values related to communities, participation, environments, and contexts fully characterize inclusive education, which is addressed to all, no one excluded. Academic literature provides us with evidence supporting the threefold relationship between aware engagement with the territory, meaningful learning, and the enhancement of respectful lifestyles towards the natural environment and human otherness. However, there is a significant research gap regarding the connections between Outdoor Education and inclusive educational processes. To answer to the necessity of new educational paradigms, this paper aims to present a study exploring knowledge, beliefs, and interests of Italian first cycle of education teachers about Outdoor Education in an inclusive perspective, such as its suitability in formal context. Data, collected through a customized and validated questionnaire, suggest interesting research directions and application areas

    Aneurysmal Bone Cyst and Giant Cell Tumor of the Foot

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    From 1950 to 1994, 257 cases of benign bone tumors of the foot were treated at the Bone Tumor Center of the Rizzoli Institute. Aneurysmal bone cysts (ABC) and giant cell tumors (GCT) are rare and often they are misdiagnosed. To define the clinical and radiographic features useful for diagnosis, x-rays of 24 ABCs and 21 GCTs of the foot were reviewed. Adding our series to the cases reported in the literature, the only important clinical data that emerged was the average age of patients affected by ABC and GCT (15 and 27 years, respectively). ABCs localized in small tarsal bones were rare (6%), whereas 19% of GCTs were found in this site. The eccentric, round shape of a lytic lesion was more characteristic of GCT. An aggressive pattern of radiographic bone destruction was observed more frequently in GCT than in ABC (P = 0.01). Septation was seen in both tumors. Typical of ABC was a sharp and trabeculated margin, whereas GCT had an ill-defined edge with normal cancellous bone (P = 0.007). The growth of ABCs often expanded the cortex, while GCTs eroded, thinned, and broke the cortical bone (P = 0.001). A saucerized cortex was observed only in ABCs. A bony shelf was more characteristic of ABC than of GCT (P = 0.002). Pathologic fractures (67%) and joint involvement, evaluated by computed tomography and magnetic resonance imaging (83%), were more frequent in GCTs, whereas fluid levels were more frequently observed in ABCs (47%). The majority of the tumors were stage 2, but GCTs represented 70% of stage 3 aggressive lesions

    La Ricerca-Azione Partecipativa come pedagogia della con-vers-azione. Un percorso di co-progettazione per la costruzione di una comunità educante

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    This paper shows the early results of a Participatory Action-Research (PAR) in which University, School, and Third Sector of the city of Palermo dialogue with each other to design new educational systems’ architectures. Within the theoretical framework provided by Universal Design for Learning, Outdoor Education and the Capability Approach, the chosen methodology is the informal conversation of the World Cafè. The working tables reflected on the implications of the intertwining among educational agencies, technological innovations, and territorial fabric. From these significant exchanges emerged perspectives of emancipation and co-construction of inclusive contexts for learning and social innovation

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship

    Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis

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    We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
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