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Espressione in planta di autoantigeni associati al diabete mellito di tipo I
Il diabete mellito insulino-dipedente di tipo 1 (T1DM) è la più frequente
malattia cronica dell’infanzia: colpisce lo 0.3-0.4% della popolazione con un picco
di insorgenza all’età di 11-12 anni. Il T1DM è una malattia autoimmune
caratterizzata da una deficienza nella produzione di insulina dovuta alla
distruzione delle cellule b che, nelle isole di Langerhans pancreatiche, sono
responsabili della sintesi di tale ormone. I soggetti malati presentano, quindi,
alterazioni nel metabolismo del glucosio e per questo devono sottoporsi ad una
terapia sostitutiva continua che prevede la somministrazione quotidiana di
insulina per tutta la vita.
Data l’impossibilità di identificare nella popolazione i soggetti a rischio di
sviluppare la malattia, l’obiettivo terapeutico risulta essere la prevenzione
primaria, cioè estesa all’intera popolazione. Nessuna delle terapie fino ad ora
sperimentate combina le caratteristiche richieste per una prevenzione di questo
tipo: efficacia, sicurezza, bassi costi ed applicabilità all’intera popolazione.
Studi condotti su modelli animali, che sviluppano un diabete autoimmune
spontaneo, hanno dimostrato che l’isoforma di 65kDa della decarbossilasi
dell’acido glutammico (GAD65) è uno dei maggiori autoantigeni associati alla
malattia (Yoon et al., 1999). E’ stato dimostrato che somministrazioni nasali e
parenterali di GAD65, o di peptidi di tale proteina, possono prevenire e, in alcuni
casi, bloccare lo sviluppo della malattia (Kaufman et al., 1993; Tish et al., 1993;
Peterson et al., 1994; Tian et al., 1996). Inoltre, esperimenti condotti su roditori
dimostrano che la tolleranza immunologia può essere indotta anche attraverso la
somministrazione orale di autoantigeni associati allo sviluppo della malattia
(Zhang et al., 1991; Arakawa et al., 1998). Queste evidenze sperimentali hanno
suggerito l’ipotesi che sia possibile prevenire lo sviluppo del T1DM tramite la
profilassi orale con autoantigeni associati alla malattia.
L’induzione di tolleranza orale soddisferebbe tutti i requisiti della prevenzione
primaria ad eccezione dell’attuale elevato costo dei produzione degli autoantigeni
associati alla malattia. L’induzione di tolleranza orale prevede la
somministrazione orale di autoantigeni nell’ordine di mg/settimana/topo (Zhang
et al., 1991; Arakawa et al., 1998), per cui la sperimentazione su modello
animale richiede la disponibilità di grandi quantità di proteina ricombinante. Se si
considera che attualmente il costo di 1mg di GAD65 umana (hGAD65)
ricombinante, prodotta in sistemi di espressione cellule d’insetto/baculovirus, è
pari a 700€ si può comprendere come fino ad ora non sia stato possibile
condurre studi di induzione di tolleranza orale su modello animale.
Piante transgeniche esprimenti autoantigeni potrebbero essere di valido aiuto,
in quanto abbasserebbero notevolmente i costi di produzione e potrebbero essere
impiegate direttamente come alimento, evitando l’impiego di costose procedure
di purificazione proteica.
Lavori precedenti hanno dimostrato che è possibile produrre piante
transgeniche di tabacco esprimenti hGAD65 immunologicamente attiva, cioè
riconosciuta dagli autoanticorpi presenti nel siero di pazienti malati di T1DM
(Porceddu et al., 1999; Avesani et al., 2003). Tuttavia i livelli di espressione
osservati in tali piante non sono sufficientemente alti da consentire la
programmazione di studi di induzione di tolleranza orale sul modello animale.Type 1 insulin-dependent diabetes mellitus (T1DM), afflicting 0.3-0.4% of
human individuals, is the most frequent chronic disease of childhood. T1DM is a
syndrome characterized by inappropriate hyperglycaemia due to a deficiency of
insulin secretion caused by the autoimmune destruction of insulin-secreting
pancreatic b cells. The young age of the affected patients, the need of life-long
insulin therapy and the high prevalence of late-onset complications make T1DM a
major health problem. No effective immunotherapy for the prevention of human
T1DM, in either at-risk subjects (secondary prevention) or in the general
population (primary prevention) is today available. Several immunoprevention
strategies have been tested in human T1DM; however, based on the fact that at
least 90% of T1DM subjects have no affected relatives, primary prevention is the
ultimate goal. Actually there are no therapies available combining all the
characteristics required for primary prevention: efficacy, safety, specificity of
action, low cost and applicability to the general population.
Studies in animal models of spontaneous autoimmune diabetes have shown
that GAD65 plays a critical role in the destruction of pancreatic islets (Yoon et
al., 1999). In fact, parenteral and nasal administration of GAD65 or GAD65-
peptides can either prevent or delay the onset of disease (Kaufman et al., 1993;
Tish et al., 1993; Peterson et al., 1994; Tian et al., 1996). Moreover, in rodents,
immunological tolerance can also be induced by oral administration of diseaseassociated
autoantigens (Zhang et al., 1991; Arakawa et al., 1998), suggesting
that the clinical onset of T1DM might be prevented by oral prophylaxis with
GAD65.
Induction of oral tolerance would satisfy all the requirements for primary
prevention with the exception of the present high cost for producing large
quantities of recombinant human autoantigens. A major issue concerning the
induction of oral tolerance is the dose of autoantigens to be fed. Studies on
animal models of autoimmune diseases indicate that high doses could induce
deletion or anergy of specific T cell clones while low to intermediated doses could
activate regulatory T-cells in the gut, with subsequent active suppression (Chen
et al, 1996). Induction of oral tolerance requires the prolonged administration of
autoantigens in the range of milligrams/week/mouse (Zhang et al., 1991;
Arakawa et al., 1998). Poor GAD protein solubility in bacteria and inadequate
production from eukaryotic cells have so far precluded the use of this approach
for the large-scale production of GAD65 in long-term oral tolerance studies.
Transgenic plants expressing high levels of recombinant proteins would allow
large quantities of autoantigens to be produced at relatively low costs. Moreover
plants are highly amenable to oral administration and could provide local deliver
of the drug directly to the gut associated lymphoid tissue (GALT), becoming
effective delivery vehicles without the need for extensive protein purification.
The production and characterization of transgenic plants expressing full-length
recombinant human GAD65 has been previously reported (Porceddu et al., 1999;
Avesani et al., 2003). Radioimmunoassay results indicate that hGAD65
expressed in transgenic plants was specifically immunoreactive with T1DM
associated autoantibodies but the expression levels obtained in transgenic plants
were not high enough to plan immunoprevention studies in animal models
I Longobardi nella Lista del Patrimonio Mondiale e l’importanza delle reti territoriali
La necessità di realizzare un nuovo acquedotto nell’Ovest Vicentino, territorio fortemente contaminato dai PFAS, ha permesso di individuare grazie alle attività di archeologia preventiva un importante contesto di età longobarda a Monticello di Fara, nel comune di Sarego (VI). Gli scavi, diretti dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio di Verona, Rovigo e Vicenza tra settembre e dicembre 2020, hanno riportato in luce un ampio cimitero connesso ad un edificio di culto cristiano; tra le numerose sepolture indagate si distingue la cosiddetta tomba “del cavaliere”, caratterizzata da uno straordinario corredo in armi. I materiali, restaurati con il contributo di Veneto Acque, sono stati studiati ed esposti per la prima volta presso il Museo Zannato di Montecchio Maggiore (VI) nel maggio del 2022. Allo scavo e ai reperti rinvenuti è dedicata questa prima pubblicazione, in cui si è volutamente scelto di utilizzare un linguaggio divulgativo, supportato dai disegni ricostruttivi del cavaliere e del suo corredo, realizzati sempre con il rigore scientifico del metodo archeologico
«Necessitano alla Vittoria Alata le cure del restauratore». Studi, indagini e restauro del grande bronzo di Brescia.
Il volume presenta i lavori e le analisi svolti durante il restauro della Vittoria Alata di Brescia, restauro che non è solo un intervento su un reperto di grande valore archeologico e artistico ma anche l’occasione di riscoprire il significato della statua nel più ampio panorama dell’archeologia bresciana, e riflettere sui modi e sulle forme di tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico.
Simbolo della città, l’incantevole figura e la bellezza senza tempo della Vittoria Alata non cessano di affascinare, dopo quasi duemila anni, tutti coloro che hanno l’occasione di ammirarla e che sanno cogliere il grande potere evocatore di questo capolavoro della produzione artistica di età romana.
Ma chi osserva la Vittoria Alata oggi, nel tempio rinnovato, non identifica più – o soltanto – l’oggetto meraviglioso prodotto dalla più alta manifattura del I secolo: è portato istintivamente a collegare l’immagine della statua con quella della più nobile identità femminile, una manifestazione della bellezza greca e della forza latina. Una forza femminile, benevola, resiliente, emblema della rinascita di Brescia, che cerca la pace, il rispetto dell’armonia, delle regole, degli equilibri e della concordia civile
Consular diptych of Manlius Boethius
In occasione della mostra “Recycling Beauty”, a cura di Salvatore Settis con Anna Anguissola e Denise La Monica, Fondazione Prada ha realizzato un ampio volume illustrato. Attraverso un saggio, sedici testi critici, quattro approfondimenti specifici e un’ampia raccolta di schede e apparati scientifici, il tema del riuso in ambito artistico e architettonico viene analizzato da diverse prospettive storiche, artistiche e filosofiche con lo scopo di delinearne una storia e riconoscere la continuità o la consonanza di queste pratiche con pensieri e sperimentazioni del nostro presente
1823-2023. L'archeologia a Brescia e l'eredità di Luigi Basiletti
L'archeologia a Brescia e l'eredità di Luigi Basilet
Augmented reality in Brescia: Evaluation questionnaires in San Salvatore basilica. A joint process between managers, public, and university
This work aims to present the impact of augmented reality technologies on the enhancement of archaeological heritage. In particular, the paper will focus on the data obtained through questionnaires filled out by the public regarding the augmented reality visit of San Salvatore basilica, Brescia. The new project is the first AR/VR experience in Italy on an Early Middle Age site, and it confirms Brescia’s remarkable role in the use of AR technologies in Italy. The questionnaires were provided to 775 visitors of different ages, academic background and provenance. The results report an almost universal appreciation of the experience such as the conviction that augmented reality can enrich the historical sites visit; a clear interest in using this technology in other places; an equal preference regarding the presence or absence of human figures in 3D reconstructions, with differences based on origins and ages; the central role of storytelling
World Heritage-Universal Heritage. The Commitment of Brescia Museums Foundation and Brescia Council to Enhance Museums and Public Archaeological Areas
Brescia’s museums network has adopted and developed in the last years a wide number of ways to make its heritage inclusive and accessible to everyone. Via the creation of different tools and initiatives, Brescia Museums Foundation, that manages the network, is at constant work to ensure the possibility to all members of the public to fully experience the cultural heritage
Per un’analisi critica della circoncisione rituale in ambito clinico
Dopo aver evidenziato come la pratica della circoncisione richieda un bilanciamento tra il rispetto della libertà religiosa e la tutela della salute, il contributo si interroga in merito alla possibilità di inserire tale pratica nei LEA (Livelli essenziali di assistenza). Da un lato si mostra come l’inserimento ridurrebbe il rischio di complicanze (basti pensare ai danni causati dalla circoncisione clandestina), dall’altro si evidenzia come una tale scelta comprometterebbe la logica rituale della circoncisione
Impact of Empire: Cremona, Bedriacum and Brescia
In life, the emperor Domitian (81-96 CE) marketed himself as a god; after his assassination he was condemned to be forgotten. Nonetheless he oversaw a literary, cultural, and monumental revival on a scale not witnessed since Rome’s first emperor, Augustus.
In tandem with an exhibition in the Rijksmuseum van Oudheden in Leiden and the Mercati Traianei in Rome, planned for 2021-2022, this volume offers a fresh perspective on Domitian and his reign. This collection of papers, produced by a group of international scholars, gives a holistic and interdisciplinary approach to the emperor and his works that begins with an overview of Rome and its imperial system and ends with a reappraisal of Domitian and his legacy.
The subject of memory sanctions after his death, Domitian’s reputation has suffered as a result of the negative press he received both in antiquity and thereafter. Building upon recent scholarship that has sought to re-evaluate the last of the Flavian emperors, the papers in this volume present the latest research on Domitian’s building programmes and military exploits as well as the literary sources produced during and after his reign, all of which paint a picture of an emperor who – despite being loathed by Rome’s elite – did much to shape the landscape of Rome as we know it today
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