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    La ceramica subappenninica di Coppa Nevigata (Manfredonia, FG). Settori G2P, G2Q, G2R, G3B, G3C e G3D

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    In questo lavoro si analizza, sotto un punto di vista tipologico, il materiale ceramico di alcuni settori di scavo del sito dell'età del Bronzo di Coppa Nevigata

    Materiali appenninici da una struttura con piastre di cottura del sito dell’Età del Bronzo di Coppa Nevigata (Manfredonia, FG)

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    Si analizza dal punto di vista tipologico il materiale ceramico rinvenuto in una struttura di Coppa Nevigata riferibile all’Appenninico Recente. Lo studio ha evidenziato come nella struttura siano maggiormente presenti le forme chiuse rispetto a quelle aperte, comunque presenti. Per quanto riguarda le decorazioni, si nota una preponderanza di quelle plastiche (cordoni) contro un’esigua presenza di decorazioni appenniniche, in particolare excise

    Stone Tools in the High Molise Mountains (Italy): A first Report

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    In the last decades, several researches focused on the inland areas of Molise Region (Central-Southern Italy) to investigate the occupation and exploitation of this environment during Pleistocene and Holocene. The “Molise Survey Project” started in 2015 with the aim to explore, through systematic surveys, an area of 60 square kilometres, chiefly characterized by a mountainous landscape and part of the Central-Southern Italy Apennines. The project seeks to investigate the patterns of human occupation in the mountainous landscape between the provinces of Campobasso and Isernia. The surveys, carried out during the last four years, allowed the identification of 19 prehistoric sites ranging from Palaeolithic to Bronze Age: the archaeological materials belonging to the latter period are being studied by the team of “Paletnologia” of Sapienza University of Rome. This work aims to show the preliminary results of the analysis of the lithic assemblage acquired during the summer of 2016 surveys, focusing on raw material procurement and the related chaîne opératoire, also considering post-depositional agents. The obtained data allowed to reassess the human presence over inland and high-altitude areas of Molise during prehistoric times, stressing a seasonal use of the territory, from Palaeolithic to Late Prehistory, with different patterns of occupation and exploitation

    Nuove indagini di superficie nell'Alta Valle del Biferno. Metodologia applicata e dati dalla campagna di ricognizione del 2015

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    Nell’ambito del progetto di ricerca che la cattedra di Paletnologia della Sapienza Università di Roma svolge, da diversi anni, in Molise (COPAT et alii 2007; CAZZELLA et alii 2008) e nello specifico nel Comune di Oratino in loc. la Rocca (CAZZELLA et alii 2006, 2007a, 2007b;COPAT et alii 2008), si è messo in atto un programma di rico-gnizioni archeologiche che interessa l’area immediatamente adiacente al sito ed al-cuni chilometri di territorio ad esso limitrofo.La rilevante presenza di frequentazioni pre-protostoriche, nell’alta Valle del Bifer-no, era già nota grazie alle ricerche di superficie condotte da G. Barker negli anni ’70 (BARKER 1988-1989, 1995a, 1995b). Tuttavia, una buona porzione di territorio adiacen-te al sito di Oratino non rientra tra le zone indagate negli anni ‘70; si è sentita quin-di la necessità di attuare un programma di ricerca di durata pluriennale che, tramite indagini sistematiche multidisciplinari, ponga in risalto sia le evidenze archeologi-che, sia altre evidenze riferibili, ad esempio, alle materie prime disponibili (con par-ticolare interesse per i materiali litici) e più in generale alle risorse di vario genere presenti nel territorio in esame. Come ulteriori obiettivi, strettamente connessi al sito della Rocca di Oratino, si è tentato da un lato di definire l’estensione dell’inse-diamento dell’età del Bronzo e dall’altro di valutare l’ipotetica esistenza di eventuali frequentazioni del sito anche in altre fasi della preistoria e protostoria

    Non solo acqua e farina. L’uso collettivo dei forni da pane a Sezze (LT) nel ‘900: una chiave di lettura etnoarcheologica

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    L’archeologia, così come le scienze storiche in generale, presenta dei seri limiti nello studio delle società antiche. Per quanto riguarda la paletnologia, in particolare, la base su cui si fondano studi e interpretazioni è costituita, per la maggiore, da ciò che rimane della cultura materiale. Il comportamento umano, la gestualità, il simbolismo, l’aspetto verbale, la percezione di ambienti, gli aspetti sociali, l’ideologia, spesso non lascia alcuna traccia leggibile nei contesti archeologici. A partire dall’osservazione di contesti entnografici, attraverso una chiave di lettura etnoarcheologica, si possono ottenere interessanti indicazioni da utilizzare come spunto per l’interpretazione delle stesse dinamiche in contesti più antichi. Ovviamente queste considerazioni vanno usate sempre con la dovuta cautela non dimenticando che spesso si mettono a confronto contesti, più o meno, lontani nel tempo e nello spazio. Il Prof. Luigi Zaccheo, tramite un’intervista effettuata alla propria madre, che per anni ha sempre panificato tutte le settimane per le esigenze della famiglia, ci racconta come avveniva la panificazione e la sua importanza sociale nella Sezze degli anni ’50. Normalmente ogni famiglia panificava almeno una volta la settimana usando forni comunitari presenti in ogni rione ma quasi tutti di proprietà delle famiglie abbienti. Oggi nel territorio Setino è estinta questa tradizione e oramai sono pochi i forni a legna funzionanti che non sono usati più in maniera comunitaria. L’obiettivo del presente lavoro è quello evidenziare le modalità e le dinamiche che regolavano l’uso dei forni da pane collettivi, per comprenderne meglio il loro impatto sulla vita sociale delle comunità, in maniera da poterne ricavare considerazioni che possano servire come spunto interpretativo per i contesti preistorici e protostorici. Il caso studio di Sezze mostra, infatti, uno stretto legame tra l’attività di panificazione e la struttura sociale della stessa comunità facendo ipotizzare che nelle società non egalitarie, la panificazione rimarcava ancora di più le differenze di status, regolandone gli stessi comportamenti sociali

    The Wall. Il sito di Monte del Cerro (Sezze-Bassiano, Lazio). La struttura muraria e le prime evidenze preistoriche

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    Nel presente lavoro si espongono alcune considerazioni sul sito di Monte del Cerro, posto sulla vetta dell'omonimo rilievo a circa 648 m s.l.m., in una zona subito all'interno dei preappennini (Monti Lepini, Lazio). Il sito è caratterizzato da un imponente muro di cinta che fa di questo contesto, allo stato attuale della ricerca, un unicum nel territorio in esame

    La Capanne dei Monti Lepini. Una risorsa per l'etnoarcheologia

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    Lo studio delle capanne e di altre strutture nei contesti agro-pastorali "moderni" rappresenta uno strumento importante per recuperare informazioni preziose alla comprensione di contesti più antichi. L'obiettivo di questo lavoro è di evidenziare le potenzialità per studi etnoarcheologici del contesto dei Monti Lepini, che ancora oggi è segnato nel paesaggio dai resti di tali strutture, attraverso l'incrocio e la sintesi delle informazioni raccolte nelle diverse ricerche realizzate sul territorio

    Pesco la Messa e Morgia Quadra (Frosolone, IS)

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    Gli autori illustrano i risultati delle prospezioni di superficie in un'area del Molise. Sono stati indiduati siti dal Paleolitico all'età del Bronzo
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