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Complesso delle malattie respiratorie del suino
Le patologie respiratorie sono, a livello mondiale, tra le principali
cause di perdite economiche per l’industria suinicola.
Queste forme patologiche sono definite come “complesso
delle malattie respiratorie del suino” (Porcine Respiratory Disease
Complex, PRDC) e, in passato, questa definizione è stata
utilizzata per indicare le patologie respiratorie a eziologia
multifattoriale che, causando forme cliniche di malattia,
provocano ripercussioni negative sui parametri produttivi,
in particolare durante la fase di ingrasso.
Attualmente, la definizione di PRDC assume un significato
più generale e descrive una sindrome causata da
una combinazione di agenti infettivi, fattori stressanti
di natura ambientale, dimensione della popolazione,
strategie di gestione, età e genetica che provoca una riduzione
delle prestazioni e un aumento della mortalità
e dei costi di produzione.
L’eziologia della PRDC è in continua trasformazione a
causa dell’evoluzione sia delle condizioni di allevamento
che dei microrganismi patogeni.
La PRDC è una patologia multifattoriale causata principalmente
dall’interazione tra patogeni virali e batterici
e, meno frequentemente, dall’azione di parassiti. Gli
agenti virali e batterici possono essere presenti in varie
combinazioni con effetto sia sinergico sia additivo e
gli agenti eziologici coinvolti nella PRDC possono agire
come patogeni primari o secondari (opportunistici)
Sindrome riproduttiva e respiratoria del suino (Porcine Reproductive and Respiratory Syndrome, PRRS)
La sindrome riproduttiva e respiratoria del suino (Porcine
Reproductive and Respiratory Syndrome, PRRS) è, attualmente,
la malattia economicamente più rilevante
dell’allevamento intensivo del suino. Verso la fine degli
anni ‘80 del secolo scorso, furono descritti negli USA
gravi focolai di malattia caratterizzati da aborto e parti
prematuri, accompagnati da mortalità neonatale, difficoltà
respiratorie, riduzione dell’incremento ponderale
medio giornaliero (IPMG) e aumento della mortalità.
Tra il 1990 e il 1991, episodi analoghi comparvero in Europa,
prima in Germania e nei Paesi Bassi e in seguito in
tutti i Paesi del continente. Nessun collegamento epidemiologico
è mai stato evidenziato tra i focolai descritti
negli USA e quelli europei.
L’iniziale fallimento nella ricerca della causa di queste manifestazioni
cliniche portò a denominare questa sindrome
con una serie di nomi diversi (es. Blue Ear Disease, Mystery
Swine Disease, Porcine Epidemic Abortion and Respiratory Syndrome).
Nel 1991, l’eziologia della PRRS è stata identificata
in un virus a RNA mai segnalato in precedenza e la cui origine
è ancora oggi sconosciuta. Studi sierologici retrospettivi
hanno dimostrato che il virus circolava nelle popolazioni
di suini di alcuni Paesi già alla fine degli anni ’70.
Negli anni seguenti, focolai di malattia sono stati segnalati
in numerosi Paesi e PRRSV è oggi considerato endemico nella maggior parte delle regioni del mondo in
cui si allevano suini. Le conseguenze economiche della
PRRS sono estremamente rilevanti e sono state stimate
in 5-14 €/capo prodotto e fino a 59-126 € per singola
scrofa, in corso di focolaio di malattia riproduttiva
Polmonite enzootica da Mycoplasma hyopneumoniae
Mycoplasma hyopneumoniae (MHYO) è l’agente eziologico
di una malattia respiratoria cronica progressiva
del suino, conosciuta come polmonite enzootica (PE).
L’infezione, endemica in tutti i sistemi suinicoli intensivi
del mondo, con una prevalenza di aziende infette
prossima al 100%, provoca perdite economiche ingenti
a causa della riduzione dell’indice di conversione alimentare
e dell’aumento dei costi di medicazione. M.
hyopneumoniae è inoltre uno dei principali agenti patogeni
responsabili della PRDC
Mal rosso
Il mal rosso è una malattia contagiosa, a eziologia
batterica che, nel suino, può decorrere in forma acuta,
subacuta o cronica. È caratterizzata da forme setticemiche,
manifestazioni esantematiche e lesioni a carattere
proliferativo, sia endocardiche valvolari, sia articolari.
L’agente responsabile è Erysipelothrix rhusiopathiae, isolato
per la prima volta nel suino da Louis Pasteur nel
1892; da allora, la malattia è comparsa sporadicamente,
per assumere, a partire dagli anni ’30 del secolo scorso,
una connotazione epidemica periodica, con intervalli
inter epidemici di un decennio circa.
In assenza di misure di controllo e prevenzione, il mal
rosso può penalizzare l’intera filiera di produzione della
carne suina. Le perdite economiche più rilevanti sono
riferibili ai casi di morte improvvisa e alle setticemie
acute che si manifestano nelle fasi di magronaggio e ingrasso;
nei suini che sopravvivono alle forme acute, si
osservano frequentemente zoppìa cronica e artrite.
Trattandosi di un agente di zoonosi, in sede di macellazione
e in applicazione di specifiche norme sanitarie,
è prevista la distruzione delle carcasse degli animali
batteriologicamente positivi. E. rhusiopathiae sopravvive
nelle carni conservate mediante essiccamento, affumicatura
e salagione; rimane inoltre vitale per alcuni
mesi in quelle congelate o conservate a bassa temperatura.
Oltre che nel suino, E. rhusiopathiae è stato isolato dalla
mucillaggine cutanea dei pesci marini e d’acqua dolce,
da almeno 30 specie di uccelli selvatici e da 50 specie di
mammiferi. La maggior parte dei casi umani di malattia
sono invece conseguenza dell’esposizione occupazionale
(macellai, operatori dei macelli industriali, veterinari,
agricoltori, pescatori e addetti alla trasformazione
dei prodotti ittici) e l’infezione avviene principalmente
attraverso soluzioni di continuo della cute.
Nell’uomo, analogamente a quanto si osserva nel suino,
si manifestano tre forme cliniche di malattia: una cutanea
localizzata (nota come erisipeloide), una cutanea
generalizzata e una setticemica, in alcuni casi associata
a endocardite.
La forma più comune è l’erisipeloide, una lesione di colore
violaceo e dai margini netti, dolorosa o pruriginosa,
generalmente a carico della mano o delle dita; altri sintomi
sono febbre, dolori articolari localizzati, linfoadenite
e linfoadenopatia.
La malattia è generalmente autolimitante e si risolve in
3-4 settimane anche in assenza di terapia; in rari casi, tuttavia,
può cronicizzare in forme di patologia focale a carico
delle articolazioni, dei reni e delle valvole cardiache
Sindromi associate all'infezione da PCV2
Alla fine degli anni ’90 del secolo scorso, sia in Nord
America sia in Europa, in suini che presentavano una
grave condizione patologica caratterizzata da deperimento,
problematiche respiratorie e aumento della mortalità,
è stato identificato un nuovo virus, attualmente
denominato Porcine circovirus type 2 (PCV2). PCV2 è
oggi considerato, a livello mondiale, uno dei più importanti
agenti patogeni del suino, responsabile di significative
perdite economiche. PCV2 è coinvolto nel
determinismo di un complesso di manifestazioni patologiche
denominate Porcine Circovirus Diseases (PCVD)
o Porcine Circovirus-Associated Diseases (PCVAD).
Il virus può infettare anche i cinghiali che raramente
sviluppano una malattia clinicamente evidente pur presentando
valori di sieroprevalenza simili a quelli evidenziati
nei suini domestici
Malattia di Aujeszky
Il virus della malattia di Aujeszky (Aujeszky’s Disease Virus,
ADV), denominato anche virus della pseudorabbia (Pseudorabies
Virus, PRV), ha uno spettro d’ospite molto ampio,
essendo in grado di infettare quasi tutti i mammiferi ad eccezione
dei primati superiori. Tuttavia, solo i suini (domestici
e selvatici) sono in grado di sopravvivere all’infezione
e, per tale motivo, sono considerati gli ospiti serbatoio.
L’importanza economica della malattia di Aujeszky (AD)
è cresciuta progressivamente, a partire dagli anni ’70 del
secolo scorso, in conseguenza dei cambiamenti strutturali
delle aziende suinicole e dell’aumento della movimentazione
degli animali. La disponibilità di vaccini a marker
negativo ha consentito, in molti Paesi, il controllo e l’eradicazione
della malattia
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
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