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Il socialismo ai margini: classe e nazione in Sud Italia e in Irlanda
L'avvento della rivoluzione industriale nel pieno dell'Ottocento genera territori periferici agli Stati-nazione europei, dove la modernità capitalistica sembra non penetrare. In che modo il socialismo, un'ideologia che nasce nel centro industriale del sistema capitalistico, si rapporta con i suoi margini, politici e sociali, asimmetrie territoriali, nazionali e di classe che impediscono la costruzione di uno spazio di mediazione e di integrazione comune? Tra Otto e Novecento il socialismo deve avviare un processo di ridefinizione degli assi portanti della sua dottrina e delle sue strategie attraverso una revisione significativa del concetto di classe e del suo rapporto con la nazione. Il Meridione d'Italia e l'Irlanda, ovvero il Meridione di Sua Maestà, tra la fine dell'Ottocento e lo scoppio della prima guerra mondiale presentano una conflittualità sociale che stenta a stare nelle forme politiche e organizzative pensate dal socialismo del centro e che lo costringono a ripensarsi
Riforma, reazione o rivoluzione? Tra il laboratorio italiano e la politica inglese
Una rilettura di "L’Italia dall’età giolittiana all’avvento del fascismo negli scritti di
G.M. Trevelyan e della sinistra politica inglese" di Aldo Bersell
Una soluzione tecnica per la questione meridionale? Nitti e la legge speciale per Napoli
Il ruolo di Francesco Saverio Nitti nell'elaborazione della legislazione speciale per Napoli del 190
Daniel Bell e lo Stato post-industriale: percorsi di "assemblaggio" dello Stato americano
Daniel Bell and the post-industrial State: paths of “assemblage” of the American
State discusses Daniel Bell’s reflections on the American State between World War
II and the political, economic and social crisis of the 1970s. The A. rejects the traditional
image of US as a stateless society and shows how Bell’s sociological approach
permits rethinking the American State, pointing out how the coming of post-industrial
society brings about a new political organization, which draws on the interplay
between public, private and hybrid governmental structures. This fluid and polycentric
political organization – the post-industrial State – is presumed to reduce the increasing
administrative overload, fueled by the expansion of social programs, and to
defuse social unrest. Bell calls for a privatization of some social functions of the State,
foreshadowing the contemporary transition from government to governance
Il socialismo ai margini: classe e nazione nel pensiero e nelle politiche socialiste nel sud Italia e in Irlanda. Un’analisi comparativa (1883-1923)
L’avvento della rivoluzione industriale nel pieno dell’Ottocento genera territori periferici agli Stati-nazione europei, dove la modernità capitalistica sembra non penetrare. In che modo il socialismo, un’ideologia che nasce nel centro industriale del sistema capitalistico, si rapporta con i suoi margini, politici e sociali, asimmetrie territoriali, nazionali e di classe che impediscono la costruzione di uno spazio di mediazione e di integrazione comune? Tra Otto e Novecento il socialismo deve avviare un processo di ridefinizione degli assi portanti della sua dottrina e delle sue strategie attraverso una revisione significativa del concetto di classe e del suo rapporto con la nazione. Il Meridione d’Italia e l’Irlanda, ovvero il Meridione di Sua Maestà, tra la fine dell’Ottocento e lo scoppio della Prima guerra mondiale presentano una conflittualità sociale che stenta a stare nelle forme politiche e organizzative pensate dal socialismo del centro e che lo costringono a ripensars
L’ordine delle variabili: tecnologie politiche e ragione di governo nella società postindustriale (1962-1976)
Daniel Bell e la società postindustriale come società complessa, ovvero come ordine di variabil
Il governo delle differenze: Daniel Bell, la Great Society e il «populismo borghese»
Il saggio punta a leggere nell’opera di Daniel Bell la parabola nascente del neoconservatorismo sullo sfondo della Great Society e della radicalizzazione del movimento afroamericano, la crisi del Welfare State e la rinnovata centralità del mercato nello scenario globale degli anni Settanta. L’obiettivo è quello di mettere in luce come il neoconservatorismo sia una politica dei limiti del liberalismo di fronte alla «continuità» della «tradizione culturale» della società: una tensione, per molti versi condivisa dal neoliberalismo in ascesa, a ristabilire l’ordine depositato nella “storia” del tessuto sociale e stratificato nei suoi rapporti di potere
Tra capitalismo e amministrazione: il liberalismo atlantico di Nitti
Nel 1889, a un secolo esatto dalla presa della Bastiglia, Antonio Labriola dichiara chiusa l'età dell'individualismo, per annunciare l'avvento dell'età della socialità. E questo il presupposto storico e concettuale su cui poggia la "rivoluzione liberale" di Francesco Saverio Nitti. Economista e sociologo, prima di diventare deputato, ministro e presidente del Consiglio, Nitti avvia un processo di rinnovamento del liberalismo, aprendolo all'influenza del socialismo e delle scienze sociali. Contro gli arroccamenti del liberalismo italiano alle prese con le rivendicazioni delle masse popolari e lavoratrici, egli individua nel conflitto sociale tra interessi organizzati la porta d'accesso alla modernità e alla democrazia. In questo senso, Nitti rappresenta la voce italiana di un liberalismo atlantico che riforma se stesso per assorbire e governare le trasformazioni che a cavallo del Novecento accompagnano la diffusione "transoceanica" del capitalismo industriale, della società di massa e dello Stato amministrativo. Il suo pensiero politico non è però destinato a rimanere sulla carta, perché tra età giolittiana e prima guerra mondiale si tramuta in quella che Antonio Gramsci ha definito una "filosofia dell'azione". E in questo passaggio, però, che lo slancio democratico va via via scemando, per lasciare il posto a un'idea di democrazia industriale in cui gli imperativi dell'organizzazione razionale del capitalismo prendono il sopravvento sulle promesse di emancipazione e liberazione della totalità degli individui. In questa fase, cioè, la rivoluzione liberale viene sempre più affidata a un'amministrazione di tipo nuovo, che sfonda il confine tra pubblico e privato, per meglio adattarsi alle esigenze di una società che, dopo la mobilitazione totale della guerra, entra in una crisi di governabilità. Esplodono così le contraddizioni interne a un liberalismo che non è più in grado di coniugare sul piano discorsivo e pratico la promessa di liberazione universale degli individui con le esigenze della disciplina sociale della produzione. In queste contraddizioni si insinuerà il fascismo, che si innesta sul flusso modernizzatore messo in moto da un liberalismo riformato, annichilendo però la pretesa di libertà con cui si era aperta l'età della socialità
Nello Stato anarchico del capitale: Marx e la storia sospesa dell’America Latina
Marx e l'America Latina nel mercato mondial
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