1,720,973 research outputs found
Editoriale
La travagliata e difficile situazione politica che la Libia sta attraversando dal 2011 ad oggi ha ovviamente avuto forti ripercussioni sulla gestione del patrimonio culturale del paese, ma ha determinato risvolti quanto mai inaspettati, soprattutto sul fronte di una consapevolezza sempre più crescente negli operatori del settore in loco sul valore culturale di tale patrimonio, su quanto esso sia variegato e su quanto necessiti di un approccio mirato e differenziato per la sua salvaguardia. In una fase di pace e di stabilità un così ricco e vario patrimonio fungerebbe da elemento rivitalizzante di una identità etnica condivisa, come già si era intravisto nell’euforia creatasi tra la fine del 2011 ed il 2013, quando si cercava nei siti archeologici e nei beni culturali un forte motivo di resilienza e di rinascita, con la consapevolezza di un patrimonio molto differenziato da est a ovest, da nord a sud, dal mare al retroterra desertico, perché diversi sono i ‘patrimoni’ da valorizzare, come diverse sono le entità tribali che formano il tessuto sociale della Libia. Gli eventi traumatici hanno certo favorito la nascita di una coscienza di un patrimonio fatto non solo di monumenti e siti, che siano libyi, berberi, greci, fenici, romani, islamici o bizantini, ma anche di archivi e palazzi storici, di medine e di tradizioni popolari, di poesia orale e di contesti ambientali. Ma quanto tale consapevolezza sia condivisa dalla società, dalla gente comune è difficile a dirsi, soprattutto in un tale momento di grande instabilità. Parallelamente i rischi per il patrimonio sono cresciuti negli ultimi anni, soprattutto per problematiche legate sia all’espansione urbanistica assolutamente non pianificata e poco sostenibile, sia ad atti di vandalismo e scavi clandestini. Certo una Libia fatta di così tanti volti diversi non può e non deve essere identificata con uno solo dei tanti aspetti culturali che la caratterizzano, ed è solo riconoscendo pari dignità alle differenziate vicende storiche, alle molteplici attestazioni archeologiche e monumentali, ai diversi usi e costumi delle tante tribù di questo immenso paese, che si può arrivare a valorizzarne in pieno il patrimonio. Quanto oggi chiedono i colleghi delle soprintendenze e delle università locali è di aiutarli a far capire ai loro giovani e alla loro gente il messaggio che un così ricco territorio comunica. D’altronde nelle vicende belliche del 2011 sono state, insieme al DoA, anche la popolazione locale, le famiglie, le baladie (entità municipali), le kabile (le tribù) a difendere a mani nude il proprio patrimonio archeologico e monumentale, organizzando turni permanenti di guardiania a siti e a musei, murando o sigillando porte e finestre dei magazzini. Sono stati numerosissimi gli encomi e i riconoscimenti internazionali a soprintendenti, archeologi e tecnici che hanno piantonato per mesi i siti sotto la loro giurisdizione e le università locali si sono fatte promotrici di una task force di monitoraggio del territorio che riferiva direttamente al NTC attraverso reports ufficiali . Ben note sono le vicende, durante la guerra, delle città di Leptis Magna, Sabratha, Tolemaide e Cirene, per le quali i media mondiali avevano paventato il rischio che fossero utilizzate dai mercenari come ‘roccaforti non bombardabili’. Ciò, fortunatamente, non è avvenuto proprio perché la popolazione civile si è accampata dentro i siti aiutando le soprintendenze a difenderli, non solo al fine di salvare il patrimonio monumentale in sé, ma soprattutto a tutela di simboli tangibili della propria identità culturale e territoriale, nonché possibile risorsa della piccola economia locale che stava nascendo con il flusso turistico che timidamente stava crescendo in Libia. E’ proprio questo forte senso di appartenenza al territorio che va risvegliato e nutrito: una sfida che studiosi e tecnici locali spesso chiedono di condividere con istituzioni e missioni straniere
IL RUOLO DELL’ARCHEOLOGIA NEI RAPPORTI TRA ITALIA E LIBIA: IL CASO DELLA CIRENAICA
La Missione Archeologica dell’Università di Chieti lavora in Libia dal 1997, operando prevalentemente in siti archeologici della Cirenaica. Si è pertanto deciso di approfondire in questa sede le problematiche relative al ruolo dell’Archeologia Italiana in Cirenaica come contributo alla storia dei rapporti tra Libia e Italia, sia perché la Cirenaica è sempre meno studiata in tal senso, rispetto alla Tripolitania, sia perché le forti differenze tra le due regioni, hanno da sempre determinato una differenziazione nell’approccio sin dai primi viaggiatori, poi in seguito negli interessi coloniali e infine nell’analisi degli studiosi. La forte monumentalità delle vestigia romane di Leptis Magna e Sabratha, d’altronde, hanno dato vita, nella fase di colonizzazione italiana, al ‘mito’ della Romanità quale sinonimo di civilizzazione, come era già avvenuto in Tunisia durante la colonizzazione francese, nella ricerca di una ‘giustificazione di una necessaria riconquista’ della romanità, come ben illustrato da diversi studiosi sia nel caso del colonialismo francese in nord Africa occidentale, che di quello Italiano in Libi
The Kouris river valley survey project and the Land of Alašiya: archaeological and historical researches in Cyprus
Archeologia e Topografia in Ovidio: Suggestioni, Spunti, Riflessioni
È OPINIONE CORRENTE CHE OVIDIO VIAGGIò MOLTO DURANTE LA SUA FORMAZIONE CULTURALE E VISITò MOLTI LUOGHI IN SIICILIA, GRECIA, EGITTO E ASIA MINORE, MA POCHE SONO LE FONTI CHE CE NE PARLANO E SI TRATTA PER LO PIú DI RIFERIMENTI FATTI DALLO STESSO OVIDIO NELLE PROPRIE OPERE, PER CUI POTREBBE ESSERE PLAUSIBILE SI TRATTI A VOLTE DI INVENTIO POETICA DI LUOGHI MENZIONATI MA NON VISITATI, NELL’INTENTO DI UNA ENFATIZZAZIONE DELLA PROPRIA FORMAZIONE CULTURALE. iL FIiLO CONDUTTORE DI UN VIAGGIO ATTRAVERSO I LOCA DI OVIDIO SARà QUINDI LA STESSA NARRATIO OVIDIANA, A PARTIRE DALLA SUA INFANZIA A sULMONA, ATTRAVERSO LA SUA FORMAZIONE NEI LUOGHI DELLA CULTURA DEL TEMPO, PER fiNIRE CON I LIDI DEL SUO ESILIO, CON L’INTENTO SIA DI ANALIZZARE QUALI FOSSERO I MONUMENTI ED I SITI CHE PUò AVER VISITATO NEI SUOI VIAGGI E NELLA SUA VITA QUOTIDIANA, MA ANCHE CERCANDO QUEI POCHI E LABILI RIFERIMENTI A SITI E MONUMENTI ARCHEOLOGICI GIà VISITATI AL SUO TEMPO COME VENERANDE VESTIGIA DA CUI TRARRE INSEGNAMENTO
MPM Project 2016-17 (Cyprus): report
he project is mainly focusing on the landscape assessment of a context which is located in the southern zone of Cyprus (Limassol-eastern district) and is characterized by a wide hydrographic basin of the Mony/Pyrgos system. The study is based on a multidisciplinary scientific approach, involving archaeological specialists in different periods, geo-archaeologists, geo-morphologists and paleobotanists, topographers and archaeometrists, to create a more complete view of the area both diachronically and synchronically (Menozzi et alii 2018). This multi-disciplinary work employed both traditional and instrumental surveys of the area in order to produce archaeological maps and a GIS including the main mineral and hydrogeological resources, the ancient road-network, and distribution of ancient sites, finds and sources. The Institutions involved in the project are different, in order to guarantee as much views, technologies, approaches possible
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts
We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued
use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation
counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more
sophisticated methods
- …
