1,721,046 research outputs found
Effect of summer temperature on prolonged diapause of Tettigoniidae (Orthoptera) under realistic field conditions
To face recurrent temperature changes, tettigoniids inhabiting temperate climates overwinter as eggs in a diapause stage, being able to postpone embryogenesis for one or more years. To date, it is unclear if species living in warm regions, especially under the Mediterranean climate, could exhibit a diapause for a single year or enter a prolonged diapause due to higher summer temperatures experienced by eggs immediately after oviposition. In this two-year study, we tested the effect of summer temperatures on diapause of six Mediterranean tettigoniid species under natural field conditions. We found that five species can exhibit a facultative diapause depending on mean summer temperatures. For two species, a substantial shift in egg development from 50 to 90% occurred over an interval of c. 1 °C after the first summer period. All the species increased considerably their development (nearly 90%) after the second summer period irrespective of temperatures. Overall, this study suggests that diapause strategy and the different thermal sensibility of embryonic development varies considerably across species potentially affecting their population dynamics
Symbiotic control of harmful insects as an innovative sustainable method: the case study of Bactrocera oleae (Diptera, Tephritidae)
Indagini su distribuzione, piante ospiti e dinamica di popolazione di Kampimodromus langei Wainstein & Arutunjan (Acari Phytoseiidae).
Possibilità di interferire nella trasmissione verticale del simbionte della mosca dell'olivo
La mosca dell’olivo, considerata il principale fitofago dell’olivo nel bacino del Mediterraneo, è strettamente associata al batterio simbionte Candidatus Erwinia dacicola. Il simbionte viene trasmesso verticalmente dalla madre alla prole durante l’ovideposizione, attraverso la contaminazione del corion e la successiva acquisizione alla schiusa da parte della larva, nella quale va incontro a moltiplicazione a livello dei ciechi gastrici. L'associazione tra la mosca dell'olivo e il simbionte ereditario è di estrema importanza per tutti gli stadi dell’insetto. Le larve prive di simbionte non sono in grado di svilupparsi sulle olive acerbe a causa dell’alto contenuto polifenolico. Negli adulti il simbionte svolge un ruolo fondamentale nella degradazione di composti azotati altrimenti inaccessibili alla mosca. Considerato Il ruolo chiave di Ca. E. dacicola per la fitness dell’ospite, nel presente lavoro è stata valutata la possibilità di interferire nella trasmissione verticale agendo allo stadio di uovo, in quanto unico momento in cui il simbionte risulta vulnerabile localizzandosi esternamente al corpo dell’ospite. Olive neo-infestate con uova sono state trattate con diversi prodotti con presunta attività antimicrobica. La carica batterica del simbionte è stata quantificata mediante Real-Time PCR nelle larve derivate da olive trattate e non trattate. I risultati hanno mostrato una significativa riduzione della carica batterica del simbionte nelle larve provenienti da olive trattate con dodina e Dentamet®, un prodotto a base di zinco-rame-acido citrico. Inoltre, dopo i trattamenti con entrambi i prodotti è stata osservata una riduzione del tasso di impupamento dell’insetto nocivo. Questo studio evidenzia per la prima volta la possibilità di disturbare l’acquisizione del simbionte nella mosca dell'olivo attraverso l'applicazione di composti antimicrobici su olive infestate da uova. Nel complesso, i risultati ottenuti aprono prospettive future sulla possibilità di compromettere la fitness della mosca dell'olivo attraverso strategie che vadano a colpire il simbionte nella fase precedente all’acquisizione da parte della larva neonata
The Old Bailey Proceedings: quoted dialogue and speaker commitment in witness testimony
Witness testimony in a trial is a first-person narrative (Olsson 2004) or sub-narrative (Tiersma 1999) which is elicited by the direct examiner, and precedes the prosecution lawyer’s cross-examination. The present investigation quantitatively and qualitatively examines a corpus of a dozen transcripts (1844-1887) of the trial proceedings of female prisoners charged with the offence of birth concealing. The transcripts were selected from The Old Bailey Proceedings Online, a fully searchable website providing accounts of all the trials of crimes committed in London and Middlesex between 1674 and 1834. Direct and indirect speech are used alternatively in the narratives by the witnesses in an attempt to reproduce the actual dialogues that occurred at the time in which the offence was discovered and the dead body of a newborn was found.
Indirect speech is a rephrasing or paraphrasing of original speech and is generally acknowledged as a more complex communicative strategy than direct speech, which is usually a mere mimicking of the original words through which reporters act out the role of the reported speaker providing a vivid and dramatic presentation (Li in Coulmas, 1986, p. 40). On the other hand, as Tannen (in Coulmas, 1986, p. 320) underlines, the attribution of “exact fidelity” to quoted dialogue can be considered “naïve to the point of absurdity”.
Applying the notion of “speaker commitment” to appraise veracity in language (Olsson, 2004, p. 123), the present study tries to ascertain whether indirect speech can be considered as an example of “distancing language”, testifying witnesses’ resolve to distance themselves from their statements, in juxtaposition with quoted dialogue as an instance of “associative language”, showing witnesses’ commitment and emotional involvement in reporting the event and their readiness to add precision in order to enhance their credibility
Effectiveness of Tuned Mass Damper in Reducing Damage Caused by Strong Earthquake in a Medium-Rise Building
A case study where a tuned mass damper (TMD) was installed at the top of a five-story reinforced concrete (RC) building is presented. The aim of the study was to investigate the effectiveness of the TMD in changing the structural behavior of medium-rise existing buildings from dissipative to non-dissipative in order to eliminate reparation or demolition costs resulting from damages caused by strong earthquakes. The TMD mass is made by a RC slab lying on flat surface sliders. Horizontal stiffness and damping of the TMD are both provided by lead rubber isolators in the first proposed solution and by low-damping rubber isolators and viscous linear dampers, respectively, in the second. The improvement in the building’s structural behavior attained with the installation of the TMD was assessed by considering the flexural demand over capacity ratios of structural elements and the energy dissipated by the TMD. These results are compared with those of the same building retrofitted with a base isolation system. In both of the proposed solutions, TMD remarkably changed the modal behavior of the considered building, improved the flexural verifications, and dissipated most of the input seismic energy. It is therefore demonstrated that a TMD is a valid solution for the retrofit of medium-rise existing buildings
Simbolo, metafora, allegoria: l'ape nelle monete e nelle medaglie, tra mito e realtà, nella storia e nella cultura
Testimoni non mute di antiche città-stato e repubbliche, di regni e imperi, di vicissitudini socio-economiche e politico-dinastiche di singoli luoghi o d’intere regioni, le monete offrono alla scienza numismatica, ausiliaria della Storia, la possibilità di spaziare su buona parte del trimillenario arco temporale che ha visto, nel susseguirsi delle epoche, il progredire di molte civiltà. Questi oggetti sono fonte di conoscenze anche per gli storici dell’arte, gli studiosi di iconografia, gli araldisti e, più in generale ancora, per chiunque sia interessato a cercarvi impresso, per il proprio campo di ricerca, qualche messaggio non effimero per i contemporanei e la posterità: non solo l’autorità emittente e garante del valore intrinseco del metallo, ma anche gli emblemi, i motti, i fatti storici, il rapporto dell’uomo con la natura e il soprannaturale, ecc. In sintesi: la cultura, il cammino dell’umanità civilizzata. L’arte della medaglia, più tardiva, con il suo spiccato carattere celebrativo e commemorativo ha enfatizzato certe qualità della moneta ampliandone le potenzialità espressive e la ricchezza comunicativa. Gli insetti compaiono nei nummi già alcuni secoli avanti Cristo. È la multicentrica civiltà dell’Ellade, irradiata nelle fiorenti colonie della Ionia, della Magna Grecia e in Sicilia, ad attingere per prima anche agli entomi per tradurne nelle monete certe valenze simboliche. La fragorosa cicala, la nociva locusta, l’operosa formica, lo scarabeo di filiazione egizia e ovviamente anche l’ape - si veda ad esempio la monetazione della ionica Efeso nel IV-III secolo a.C. – figurano così in monete di alcune póleis del mondo ellenico, spesso a fianco dell’effigie di numi tutelari locali di cui anche questi animali ‘minori’ talora sono simbolo. Nella sua opera enciclopedica sugli insetti (De Animalibus Insectis Libri Septem, l’editio princeps è del 1602), Ulisse Aldrovandi non mancherà di trattare e illustrare, tra i primi se non per primo, questo tema di confine tra cultura umanistica e sapere scientifico. Da sempre l’ape è l’insetto di maggiore rilevanza per l’uomo. Per il miele, alimento ‘divino’ per gli antichi, ma anche per la cera, la cui importanza nei secoli passati oggi rischiamo di non valutare appieno. Ma l’ape e l’alveare assurgono a ricorrente emblema, a metafora di valori e virtù, ad allegoria di credenze e ideali, grazie anche o soprattutto ad altre prerogative: l’ordinata organizzazione sociale sotto la guida di quello che fino al Seicento si credeva fosse un re; la sapiente costruzione di favi a cellette di geometrica precisione; la riproduzione che si pensava fosse solo partenogenetica, quindi simbolo di castità; il frenetico, instancabile adempimento di mansioni di cui sono primarie espressioni il solare rapporto con le fioriture e la previdente costituzione di riserve alimentari. Raffigurazioni apistiche complesse, con significati allegorici, si trovano nella monetazione e nella medaglistica rinascimentale del Ducato estense. All’inizio del Seicento non manca di affiorare con valore simbolico, nell’iconografia di medaglie papali (di Leone XI de’ Medici), la credenza, assai diffusa nel mondo antico, della generazione spontanea di sciami d’api da carcasse di grandi mammiferi (nel caso, un leone), e di cui oggi sappiamo dare una spiegazione razionale. Non si può tacere, in questo sommario e per forza di cose incompleto excursus, l’araldico trigono d’api di Urbano VIII Barberini, impresso pure in monete, e che diede impulso allo studio morfologico dell’ape, in omaggio al pontefice, da parte dei primi Lincei; o, molto più di recente, l’alveare che certi Istituti di credito hanno scelto a emblema di lavoro e risparmio, effigiandolo anche in medaglie. Sono solo alcune delle espressioni di un legame plurimillenario che accompagna la storia dell’umanità e si riflette anche in queste testimonianze non secondarie di popoli ed epoche
L'opera entomologica di Antonio Vallisnieri, professore dell'Ateneo patavino nel Secolo dei Lumi
Nativo della Garfagnana, padovano d’adozione, insigne biologo allievo di Marcello Malpighi: dal Ducato estense alla Repubblica di Venezia, chiamato a insegnare Medicina nel prestigioso Ateneo di Padova, dove tenne cattedra per un trentennio, fino alla morte. Così si potrebbe compendiare, in estrema sintesi, la parabola esistenziale di Antonio Vallisnieri (rocca di Trassilico, 1661 – Padova, 1730), celeberrimo medico e naturalista, acuto osservatore e sperimentatore, elegante descrittore e scrittore assai prolifico. Inevitabilmente ‘prestato’ dai tempi alla pratica e alla scienza medica, egli è in realtà soprattutto un naturalista e un biologo di grande valore. Un po’ secondaria quindi la sua opera nello scenario della Medicina sei-settecentesca, costellato in Italia da astri di prima grandezza; di prim’ordine invece l’apporto alla conoscenza morfologica, anatomica, fisiologica e bio-ecologica del mondo animale, con particolare riguardo a insetti e vermi parassiti. Ma Vallisnieri si occupò anche di vertebrati e spaziò pure nel mondo vegetale, nella geologia e nella paleontologia. Nelle dispute sulle grandi questioni biologiche della sua epoca prese posizioni nette. Contro i fautori dell’epigenesi nell’origine degli organismi sostenne la teoria preformista, anche se in alcuni suoi scritti affiorano idee che fanno di lui un ‘protoevoluzionista’. Notevole inoltre il suo contributo alla confutazione della teoria della generazione spontanea: sulla scia di Malpighi dimostrò tra l’altro che anche gli insetti galligeni derivano da uova, sciogliendo i dubbi che Redi stesso aveva avuto in proposito; importanti argomentazioni contro la generatio aequivoca egli le trasse anche dallo studio dei vermi parassiti. Per l’entomologia della prima metà del Settecento, Vallisnieri è sicuramente l’italiano di maggior rilievo. Nella sua produzione scientifica, estremamente articolata e complessa, due sono i titoli di particolare rilevanza entomologica: Dialoghi sopra la curiosa origine di molti insetti, Venezia 1700, ed Esperienze, ed osservazioni intorno all’origine, sviluppi e costumi di varj insetti, con altre spettanti alla naturale, e medica storia, Padova 1713. A cura nominalmente del figlio Antonio junior, nel 1733 uscivano dai torchi a Venezia le Opere fisico-mediche stampate e manoscritte del Kavalier Antonio Vallisnieri raccolte da Antonio suo figliuolo, edizione postuma dell’opera omnia, in tre volumi. Oltre a quanto sopra, Vallisnieri contribuì allo studio degli insetti in altri modi. Bio-ecologo più che sistematico, propose una classificazione degli entomi basata sui diversi ambienti di vita, che fu apprezzata da Réaumur. Descrisse e illustrò la metamorfosi di vari insetti (formicaleone, ecc.), soprattutto di quelli su cui soffermò la sua indagine in maniera più ampia e approfondita, con interi capitoli corredati di pregevole iconografia, come è il caso dell’‘Estro de’ Buoi’ e della ‘mosca del Verme del naso delle Pecore’, Ditteri Estridi (Hypoderma, Oestrus) parassiti di animali domestici, o il caso della ‘Mosca de’ Rosai’, l’Imenottero Argide Arge pagana. Assieme a Swammerdam e Lister, Vallisnieri contribuì inoltre a chiarire correttamente l’essenza del parassitismo interno negli insetti. Nelle sue opere accolse anche contributi redatti da altri autori coevi con cui era in corrispondenza, come Diacinto Cestoni e Lorenzo Patarol, che in tal modo ebbero maggiore risalto. Vallisnieri seguì costantemente il criterio del dubbio come metodo per approdare a conoscenze certe, nella convinzione, rispecchiata dal motto sensui magis quam rationi fidendum, che un’osservazione rigorosa possa valere più della scienza codificata nei libri. E preferì scrivere in italiano piuttosto che in latino, spia anche questa della sua modernità
Ferdinando di Breme artista, naturalista e politico: un piemontese dell'Ottocento nell'entomologia italiana e d'Oltralpe
Valente coleotterologo e Presidente, nel 1844, della Société Entomologique de France - onore unico per un italiano, benché di ascendenze francesi per parte di madre - Ferdinando Arborio Gattinara è un esponente non marginale dell’entomologia, non solo italiana, della prima metà dell’Ottocento. Nato nel 1807 da famiglia del patriziato subalpino a Milano, capitale del napoleonico Regno d’Italia, visse soprattutto tra Torino, Parigi e Firenze ma anche nella Lomellina di Sartirana e di Breme, avite infeudazioni del casato: sull’antica piazzaforte di Breme poggiava il titolo marchionale con cui usava firmarsi. In famiglia aveva però respirato anche un’aria nuova, quella dei primi fermenti del Romanticismo che preludevano, politicamente, ai moti insurrezionali e ai conflitti armati del ’48 e dei due decenni seguenti, sotto la spinta unificatrice di Casa Savoia. L’aveva respirata, nella prima giovinezza, grazie al sentire dello zio abate Ludovico di Breme, l’ideatore del Conciliatore, l’intellettuale liberale e patriota di respiro europeo, il fervente assertore dell’importanza dell’energia morale e della vita spirituale per il risorgimento nazionale. All’interesse per l’entomologia, Ferdinando di Breme unì come naturalista soprattutto quello per l’ornitologia ed entrambi lo portarono a costituire ampie collezioni di pregio. Ma fu anche apprezzato artista, soprattutto paesista valente nella tecnica dell’acquaforte, nonché collezionista di ceramiche antiche. Nel 1855 divenne direttore dell’Accademia Albertina di Torino e presidente della Società Promotrice delle Belle Arti. Da sue lettere traspare l’intuibile trait d’union tra la passione per la storia naturale e quella per le arti figurative: uno spiccato senso estetico, che lo indurrà anche a prediligere Firenze e a dimorarvi. Alle qualità di studioso e artista seppe aggiungere quelle doti di organizzatore e di leader a cui lo indirizzavano le tradizioni famigliari e il censo, l’elevato ingegno e il conseguente dovere sociale, e che lo portarono a ricoprire molte altre cariche pubbliche, anche politiche. Presidente dell’Accademia d’Agricoltura di Torino, Prefetto di Palazzo Gran Maestro di Cerimonie di Re Vittorio Emanuele II, Senatore del Regno di Sardegna dal 1849 e del Regno d’Italia poi, dopo l’Unità soggiornò a Firenze e colà si spense, sessantunenne, nel gennaio del 1869, non molti mesi prima della fondazione della Società Entomologica Italiana che, da tempo vagheggiata, proprio nella provvisoria capitale del Regno vedeva finalmente la luce in quell’anno. Gli studi entomologici, coltivati da Ferdinando di Breme nel periodo parigino - nella Francia liberale di Re Luigi Filippo d’Orléans dimorò con la famiglia per circa un decennio, fino al 1848 - si concretizzarono in una decina di memorie, prevalentemente di tassonomia, ben illustrate ed edite tutte localmente nell’arco di neppure un quinquennio (1841-44) in francese, lingua internazionale dell’epoca e lingua della Corte sabauda e del Piemonte colto; con nome francesizzato (Marquis Ferdinand de Brême) le firmò. Si tratta soprattutto di descrizioni di nuovi generi e specie di Coleotteri esotici (d’Africa, Sud America, Nuova Zelanda, ecc.) di gruppi sistematici differenti, tra cui Tenebrionidi e Scarabeoidei; nondimeno ebbe modo di rivolgere un’attenzione, più spiccatamente agraria, anche alla mosca mediterranea della frutta, della quale intuì l’importanza fitopatologica. Curioso infine il suo ultimo scritto del settore, una nota (1844) sul piombo di cartucce piemontesi per fucili conservate in pacchetti ammassati in barili di larice e perforato da xilofagi: la constatazione delle inattese capacità di certi insetti e l’attenzione all’integrità delle munizioni militari sembrano quasi un presagio degli imminenti conflitti per l’indipendenza nazionale nella prospettiva visuale dell’entomologo
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