14 research outputs found

    L'ospedale medievale di S. Giovanni a Pontremoli

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    Si descrivono i risultati dello scavo e dello studio dei reperti concernenti il sito dell'ospedale di San Giovanni a Pontremoli (MS

    L'ospedale medievale di San Giovanni a Pontremoli (Lunigiana, MS)

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    Tuscany, in the district of Massa-Carrara. The town is situated at the confluence of Magra river and Verde stream, on a very important medieval road: the Via Francigena or Romea, that connected Rome and the Mediterranean Sea with France and northern Spain. Archaeological excavations, in the context of a new bridge construction over the Magra river, found five graves and some structures, most probably the remains of the medieval Saint John’s hospital, known since the end of XIII century. The finds, among which two french gold coins from inhumations (Charles V and Charles VI, kings of France respectively 1364-1380 and 1380-1422), suggest richness of contacts with northern Italy (Emilia Romagna), Tuscany, Liguria and maybe French Kingdom

    L'ospedale medievale di San Giovanni a Pontremoli(MS) relazione preliminare dell'intervento archeologico

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    Pontremoli lies in northern Tuscany, in the district of Massa Carrara. The town is situated at the confluence of Magra river and Verde stream, on a very important medieval road: the Bia Francigena or Romea that connected Rome and the Mediterranea Sea with France and northern Spain. Archaeologiucal excavations, in yhe context of a new bridge construction over Magra river, brought to light five graves and some structures, most probably the remains of the medieval Saint John's hospital, known since the end of XIII century. The finds, wich include two French gold coins from inhumations (Charles V and Chrales VI, kings of France respectively 1364-1380 and 1380-1422), suggest close contacts with northern Italy and the French Kingdom

    Luni, Lucca e l’Appennino nel Medioevo: ospedali e strade tra città e montagna

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    L’uomo medievale era per eccellenza un homo viator. Tuttavia se le ragioni che mettevano l’uomo in cammino sono sostanzialmente individuabili nelle tre fondamentali attività del pellegrinaggio religioso, della mercatura e della spedizione militare, dobbiamo ammettere che al di fuori di queste tre categorie ci sono i molti che si spostavano quotidianamente, saltuariamente o anche poche volte nella vita, per varie esigenze concrete, ci sono i pastori nella transumanza (verticale e orizzontale) e nel pascolo vagante, i fedeli verso luoghi di culto locali, i contrabbandieri, gli emarginati. Una complessità che sbaglieremmo nel continuare a sottostimare: le strade sono solo uno dei modi per muoversi, e la rete stradale rintracciabile (ovvero solitamente le direttrici più importanti) esclude molti luoghi di spostamento, dove circolano persone, animali, oggetti, idee. In questo contributo, dunque, cercheremo di praticare un’archeologia della mobilità, soprattutto nella consapevolezza che gli elementi da noi analizzati, ospedali e in seconda battuta monasteri, rappresentano solo un tassello, da inserire in una riflessione più ampia e più articolata. Luni e Lucca sono due città medievali segnate profondamente dalla vicinanza dell’Appennino, delle sue strade e dei suoi valichi. Situate entrambe allo sbocco di valli fluviali che penetrano a fondo la catena e che costituiscono naturali direttrici da e per l’Italia settentrionale, data la loro vicinanza hanno intessuto nei secoli un intenso rapporto di reciprocità “stradale”, rappresentando, con le loro specificità, due nodi stradali di grande rilevanza: Luni anche per la sua ubicazione marittima, Lucca per la sua funzione di collettore di vie terrestri e fluviali. L’ambito geografico è quindi dato dai territori delle due città nel Medioevo, che abbiamo identificato con l’estensione delle diocesi, togliendo nel caso di Lucca le enclave meridionali situate a sud dell’Arno. L’ambito cronologico è invece esteso fino a tutto il XIII secolo, con lo scopo precipuo di comprendere un periodo nel quale le fonti scritte ci restituiscono più compiutamente il fenomeno ospedaliero

    Camposanto vecchio e Piazza Matteotti: dagli scavi archeologici la storia di Fosdinovo

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    Sono descritti nel contributo gli interventi di scavo archeologico effettuati nel centro storico di Fosdinovo tra 2006 e 200

    Fosdinovo (MS). Interventi di archeologia preventiva nel centro storico

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    Risultati degli scavi archeologici condotti nel 2007 nel centro storico di Fosdinovo (MS

    Sulla fondazione politica. Anarchia e istituzioni

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    L’Almanacco di Filosofia e Politica è un laboratorio di ricerca sulla prassi istituente, concepita come movimento di strutturazione politica dei conflitti sociali. Da un lato, questa ricerca prende le distanze dalle categorie della teologia politica, confrontandosi con la materialità della storia e con i suoi conflitti. Dall’altro lato, essa registra le difficoltà delle filosofie che hanno sostenuto l’assoluta autonomia e immanenza del sociale, affrontando il problema dell’ordine politico. Il quinto numero è dedicato alla categoria di fondazione, intesa come figura dell’invenzione e della trasformazione istituzionale. Tale tema emerge da un insieme di tendenze che attraversano il capitalismo contemporaneo, ci invita a tornare sul problema del fondamento delle istituzioni e apre una pista d’indagine sulla forma che le lotte per il cambiamento radicale del presente possono assumere. Con prospettive e risorse teoriche multiformi, i diversi contributi discutono e problematizzano l’antinomia, a un tempo ontologica e politica, tra anarchia e istituzioni. Essi inaugurano così una riflessione sulla spinta anarchica immanente grazie alla quale le istituzioni nascono, cambiano e muoiono. La prima sezione ospita i contributi di Roberto Esposito, Catherine Malabou, Frédéric Lordon, Chiara Bottici e Martin Saar. La seconda è dedicata ai lavori del Seminario Permanente di Filosofia e Politica della Scuola Normale Superiore di Pisa e contiene i saggi di Andrea Di Gesu e Paolo Missiroli, Francesca Monateri, Matteo Pagan, Gabriele Parrino, Valentina Surace, Massimo Villani e Carlo Crosato. Nell’Archivio, trovano infine spazio un testo inedito di Reiner Schürmann e uno di Miguel Abensour

    Unicità e singolarità. Per un soggetto relazionale tra Emmanuel Levinas e Jean-Luc Nancy

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    Il contributo si occupa del rapporto tra il pensiero di Levinas e quello di Nancy riguardo al tema della soggettività

    Fede in dio come fede nell'uomo. Il concetto di fiducia nel pensiero di Emmanuel Levinas

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    The term “trust” appears very rarely in the work of Emmanuel Levinas. Even the related one of “faith”, although more present, is used with some caution in the philosophical arguments of the author. This absence of the term, however, does not imply an absence of the concept. In this article I will show that, far from being absent, trust always goes together with responsibility, which is the central concept of the Levinas’ ethics. I will focus on two kinds of trust: an original one, which transcends knowledge, and a conscious one, which concerns knowledge, calculation and judgement. I will show that, for Levinas, both the relationship with God and the ethical relationship with the other man are characterized by the original trust, whereas the conscious trust takes place in justice

    Dio metafora delle metafore. L'idea di Dio in Levinas dalla metafora alla traccia

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    In this article, I am going to consider the different ways in which Levinas talks about God and about His role in the ethical relationship. In order to do this, I will start by considering the elements that remain constant throughout the work of the author. In particular, I will indicate three specific characteristics: inessentiality, non-cognitiveness and being sense of the ethical relation. Secondly, I will analyze the way in which Levinas, in his Philosophical notes and in a 1962 conference, talks about God as “metaphor of metaphors”. I will try, then, to explain why this idea has been abandoned by Levinas, in favour of the notions of “trace” and “enigma”. These two notions, indeed, are developed by Levinas in order to radicalize the non-phenomenality of God until to consider him absent. Indeed, God “comes to mind” in the face of the other man, but He is never directly present: it is a trace that testifies to the passage of something that is not there anymore. This peculiarity of God makes it so that His revelation is never complete but, on the contrary, He conceals Himself to the point of effacement
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