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LE ORGANIZZAZIONI CRIMINALI STRANIERE IN ITALIA E LA QUESTIONE DEL METODO MAFIOSO
Il contributo affronta il tema delle cosiddette "nuove mafie", le organizzazioni criminali straniere operanti a vario titolo sul territorio italiano, cercando di approfondire la questione del metodo mafioso di cui all'art. 416 bis del c.p
La rieducazione della riparazione, tra insicurezza sociale e autoresponsabilizzazione
Le politiche in tema di devianza minorile rivelano un'ingiustificato approccio emergenziale, giustificazione di interventi repressivi che finiscono per mortificare i principi del supremo interesse del minore e della tutela delle sue esigenze educative. Misure che complicano ulteriormente un difficile percorso orientato al reinserimento sociale del minore. Maggiori garanzie giungono dai principi e dagli strumenti della giustizia riparativa, attraverso i quali il controverso principio di rieducazione sembra essere possibil
Traiettorie di esclusione sociale e rischio di devianza nelle seconde generazioni di stranieri
Il saggio approfondisce la questione sociale della cosiddetta seconda generazione di stranieri in Itali
Diritto irrazionale interstiziale e la “scienza del Cadì” nella giurisdizione penale: da Weber a Damaska
The paper examines the actual presence of Weberian Kadi-Justiz in Italian criminal justice system, arguing that it is represented by correctional Tribunal legislation and jurisprudence regarding among others probation orders modifying prison sentence. This feature seems to be connected to and influence stagnation of recidivism risk assessment actuarial instruments evolution in Italian criminological science still nowadays stuck on traditional clinical judgment that has been called metaphorically Kadi-science. On the other hand, according to authors, comparing the situation with the common law area especially the USA it is possible to highlight a contrary rationalization and formalization process affecting sentencing guidelines, parole and bail decisions, probation orders and so on, due to incremental use of actuarial and evidence-based recidivism risk assessment tools up to introduction even statutory and compulsory provisions. The two totally reversed situations can be explained according to Damaska proposed activist and reactive State modelsIl lavoro esamina il modello idealtipico weberiano della giustizia del Cadì alla luce del sistema giudiziario italiano, sostenendo che è identificabile nella legislazione e giurisprudenza del Tribunale di sorveglianza in particolare con riferimento ai provvedimenti sulle misure alternative alla detenzione. Il riscontro storico nel Tribunale di sorveglianza dei caratteri della giustizia del Cadì sembra essere connessa e influenzare il ristagno dell'evoluzione degli strumenti attuariali di valutazione del rischio di recidiva nella scienza criminologica italiana ancora oggi bloccata sul giudizio clinico tradizionale. Gli autori delineano un parallelo metaforico tra tale modello di scienza applicata che denominano appunto "scienza del Cadì" con il modello idealtipico di giustizia con cui si salda. D'altra parte, secondo gli autori, confrontando la situazione con l'area di common law, in particolare gli Stati Uniti, è possibile evidenziare un contrario processo di razionalizzazione e formalizzazione della decisione sulle misure alternative che influenza le linee guida di condanna, le decisioni su libertà vigilata e cauzione, gli ordini di libertà vigilata e così via, a causa di un uso incrementale di strumenti di valutazione del rischio di recidiva attuariale e basati su prove empiriche fino all'introduzione anche di disposizioni normative cogenti che ne impongo l'uso. Il contrasto comparatistico tra il modello idealtipico della giustizia del Cadì e della giustizia razionale-formale nelle decisioni sulle misure alternative tra Italia e Stati Uniti può essere spiegate in accordo ai modelli dello Stato reattivo e attivista di Damaska secondo l'approccio socio-giuridico degli autori
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Mutamenti nel mondo del lavoro e disuguaglianze di genere
The work has always been at the center of social and cultural debate, for which it was analyzed by many experts. In particular they are interested in women's participation in employment, as this innovation has led to profound changes in the structure and functioning of society. Today, compared to the past, many women have entered the world of work, despite the difficulties due to gender inequality and lack of policies for reconciling work and family. Furthermore, the horizontal and vertical segregation strongly penalizes women working in certain areas and in certain low-skilled roles and qualifying, leading to discrimination in employment, career and pay
Il carcere delle donne: un'istituzione maschile?
L’esigua e poco recente letteratura scientifica sul tema insiste sull’inadeguatezza dell’istituzione penitenziaria a rendere conto delle esigenze e, in generale, delle specificità femminili. Un modello istituzionale creato da e per uomini in ordine al contenimento di attitudini tendenzialmente maschili quali l’aggressività e la violenza e che nega e mortifica la natura affettiva, emozionale, relazionale dell’universo femminile. Un assunto che pur avendo il merito di sottolineare l’insufficiente attenzione per le peculiari esigenze fisiche, psicologiche ed igienico-sanitarie femminili, nonché per i diversi modi adattamento, non considera la generale inadeguatezza dell’istituzione penitenziaria, indipendentemente dal genere dei detenuti, nello svolgere le funzioni ad esso attribuite e nel tutelare la dignità ed i diritti dei ristretti. La riforma penitenziaria del 1975, che pure aveva posto definitivamente fine al modello paternalistico ed autoritario prima vigente negli istituti femminili, ha generato un sistema carcerario la cui uniformità applicativa per entrambi i generi trova singole e giustificate eccezioni nelle norme dettate a tutela della gravidanza e della maternità. Non si tratta del problema dell’uguaglianza, normalmente alla base delle rivendicazioni femminili, ma al contrario di riconoscere una diversità ignorata in virtù della visibilità quasi nulla delle detenute, le quali vivono diversamente il tempo in carcere, utilizzando modi di adattamento peculiari, cercando di tessere relazioni di tipo empatico ed affettivo, spesso somatizzando le deprivazioni (amenorrea, stipsi, ecc.) o, a causa di queste, manifestando disturbi d’ansia o depressivi, questi ultimi tipici soprattutto delle madri costrette spesso a delegare la gestione dei propri figli. Solo di recente l’Amministrazione Penitenziaria ha elaborato uno schema di regolamento interno per le sezioni femminili, con il quale viene sollevata l’esigenza di un lavoro di sensibilizzazione finalizzato all’attivazione ed alla costruzione di un impianto concettuale, metodologico e di intervento politico e sociale che riconosca e valorizzi la differenza di genere, così dando piena attuazione alle norme, nazionali ed internazionali, che tutelano i diritti delle persone ristrette. In sintesi, il penitenziario è probabilmente un modello non femminile, in quanto non adeguato alle specifiche esigenze delle detenute, ma neanche maschile, in quanto sin dalla sua elaborazione moderna ha dimostrato la propria inadeguatezza tanto a rendere possibile la rieducazione come auspicato nel XX secolo, quanto a garantire livelli minimi di dignità. Indubbiamente le detenute presentano esigenze e bisogni specifici rispetto agli uomini, rispetto ai quali ancor di più soffrono l’inadeguatezza del carcere, soprattutto quando madri o gestanti. La brevità delle pene generalmente comminate nei confronti delle donne, nella pressoché certificata incapacità del carcere di rispettare il dettato costituzionale che attribuisce alla pena una funzione rieducativa, deve spingere nella direzione di soluzioni alternative. Soluzioni nell’ambito delle quali elaborare percorsi trattamentali consoni alle esigenze femminili, soprattutto di tutela della relazione madre-bambino nel contesto di un ambiente adeguato, quale non è, certamente, il carcere. Altre strade, percorse con soddisfacenti risultati in numerosi Paesi, come nel caso, ad esempio, della mediazione penale, meriterebbero una maggiore attenzione da parte del legislatore e, prima ancora, dalla ricerca sociale. Quest’ultima, infatti, deve anticipare le scelte del legislatore, tornando a studiare da vicino la detenzione femminile
La conciliazione tra lavoro e vita familiare nelle politiche di genere della regione Puglia
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
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