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    Dall’aletheia al topos : ontologia della precarietà in M. Heidegger e G. Vilar

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    Il trentennio che separa la stesura del saggio su L’origine dell’opera d’arte (1936) e il seminario su L’arte e lo spazio (1969) segna un’evoluzione del pensiero di Martin Heidegger che non tocca soltanto l’estetica, ma più complessivamente le coordinate della sua riflessione filosofica. In questo contributo si rintraccia e si problematizza l’emersione delle tematiche di natura topologica, nell’incidenza che esse hanno sulla nozione di verità. L’esito che Heidegger sembra raggiungere nei suoi scritti più maturi è così messo in dialogo con la riflessione di Gerard Vilar attorno al concetto di precarietà: in un percorso che è assieme estetico e ontologico, la nozione di topos conduce alla definizione dell’Ereignis come l’articolazione di contesti di senso, in cui al pensiero è attribuita una determinazione di natura performativa

    La metafora della svolta. Una questione metafilosofica

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    The metaphor of “turn” is a widespread commonplace in contemporary philosophy. Yet it plays a relevant role from a metaphilosophical point of view. The paper deals with the strengths and weaknesses of metaphors in 20th-century debates. The first section discusses the topos of the linguistic turn both in the Anglo-American and European tradition. Starting from Rorty’s collection (1967), the paper argues that it is not only a historical reconstruction of relevant topics in philosophy, but also a critical reconsideration of the metaphor of revolution itself. The second section analyzes the increasing interest of philosophers in figurative language from the 1960s onwards (Blumenberg, Derrida, Ricoeur, Lakoff & Johnson). The thesis is that the awareness of its impact has changed the nature of philosophy, radically modifying the metaphilosophical question par excellence: “What does doing philosophy mean?

    La double contrainte du principe et de l'anarchie

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    Les Cahiers noirs de Martin Heidegger ont suscité des réactions si divergentes qu’il n’est pas illégitime de s’interroger sur la cause de cette plurivocité. Est-il possible qu’une série de textes produise des réactions si discordantes – de la minimisation à l’exaspération, du sarcasme à la caricature, du scandale à l’excommunication ? Il est opportun de chercher dans les Cahiers noirs les racines de cette fragmentation. Cet article soutenir la thèse selon laquelle la structure et les contenus mêmes des Cahiers noirs porteraient en eux une sorte de double contrainte entre le dessin antimétaphysique et la « rechute » dans une métaphysique puissance deux : une contradiction interne à la trame des Cahiers noirs, qui produit deux figures de pensée incompatibles entre elles mais qui représente le contenu philosophique le plus précieux de ces textes

    Introduzione a Reiner Schürmann

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    Reiner Schürmann (1941-1993) è una delle voci più originali del panorama filosofico della seconda metà del Novecento. Allievo di Heidegger, ha proposto una ricostruzione della tradizione dell'Occidente nella prospettiva di un "pensiero dell'anarchia", che valorizza gli elementi di discontinuità e rottura all'interno di ogni paradigma assoluto. Questa è la prima monografia italiana su di lui. Coniugando una lettura attenta dei testi con un'interpretazione dei contributi più attuali della filosofia contemporanea, sono indagati gli aspetti meno noti della riflessione dell'autore, che affonda le proprie radici nell'affascinante bagaglio della spiritualità mistica. Il volume fornisce un quadro particolarmente vivo della personalità di Schürmann, dall'educazione religiosa all'abbandono dell'ordine domenicano, dagli studi in Europa all'insegnamento a New York, dove succedette a Hannah Arendt. Da queste premesse, il discorso si sposta al cuore della proposta filosofica di Schürmann: quell'idea di "anarchia del pensiero e dell'azione" a cui è affidata la possibilità di sovvertire la violenza delle costruzioni assolute che caratterizzano la realtà. Prefazione di Gianni Vattimo

    From the Linguistic Turn to the Pictorial Turn - Hermeneutics Facing the "Third Copernican Revolution"

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    n this article, I will deal with the role of pictures within discus- sions on the crisis of contemporary philosophical hermeneutics. Firstly, I will argue that some of the aporias this debate runs up against can be over- come by a reconsideration of the traditional dualism of word and image. In this regard my reference point is Paul Ricoeur’s theory of metaphor. His model of the living metaphor overcomes the difficulties posed by the hermeneutics of the symbol and restores the image to an internal force within language: image seeks language to give itself form, and language seeks image to feed on new meanings. Secondly, I will reconstruct some aspects of the interdisciplinary debate around the so-called ‘pictorial turn’, in which, I will argue, very interesting features can be identified that Ri- coeur’s theory of metaphor merely foreshadows. In this reactivation of the role of pictures, the debate concerning the outcomes of twentieth-century hermeneutics can probably make new claims on our attention
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