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    Alternatives dispute resolution systems

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    Edición bilingüeEste capítulo forma parte del libro Visión comparada de experiencias en el campo de la mediación europea, una obra colectiva que recoge las aportaciones de expertos y profesionales del ámbito de la mediación y el trabajo social procedentes de distintos países europeos. El libro surge en el marco de un seminario internacional en el que se compartieron experiencias en torno a la gestión de conflictos, la mediación, la negociación y la cultura de paz. La obra está dirigida por Leticia García Villaluenga y Marta Blanco Carrasco, y coordinada por Elena de Gracia Rodríguez. Participan autores y autoras de reconocida trayectoria en el ámbito académico y profesional de la resolución de conflictos. El segundo capítulo, titulado “Sistemas alternativos de resolución de conflictos”, está escrito por Marta Blanco Carrasco y Elena Blanco. En él se revisan los orígenes y fundamentos de los sistemas alternativos de resolución de conflictos (conocidos como ADR por sus siglas en inglés). Las autoras analizan desde una perspectiva jurídica las diferencias entre arbitraje, conciliación, negociación y transacción. Asimismo, destacan el reconocimiento legal que ha adquirido la mediación como un sistema autónomo dentro del conjunto de métodos alternativos. Subrayan la importancia de que los y las mediadoras sean capaces de identificar claramente las similitudes y diferencias entre su práctica y otros procedimientos con los que puede ser confundida, a fin de preservar su especificidad y función dentro del ámbito de la resolución de conflictos.This chapter is part of the book Comparative Vision of Experiences in the Field of European Mediation, a collective work that brings together contributions from experts and professionals in the fields of mediation and social work from various European countries. The book was developed within the framework of an international seminar where experiences in conflict management, mediation, negotiation, and peacebuilding were shared. It is directed by Leticia García Villaluenga and Marta Blanco Carrasco, and coordinated by Elena de Gracia Rodríguez. The volume includes authors with recognized expertise in the academic and professional domains of dispute resolution. The second chapter, titled “Alternative Dispute Resolution Systems”, is written by Marta Blanco Carrasco and Elena Blanco. It explores the origins and foundations of alternative dispute resolution (ADR) systems. The authors examine the legal distinctions between arbitration, conciliation, negotiation, and settlement. They also highlight the legal recognition that mediation has achieved as an autonomous system within the broader category of ADR methods. The chapter emphasizes the need for mediators to clearly identify the similarities and differences between mediation and other processes with which it may sometimes be confused, in order to safeguard its unique role and function within the field of conflict resolution.Depto. de Derecho CivilFac. de Trabajo SocialTRUEpu

    Positive Youth Development e rischio

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    Molti comportamenti a rischio quali il consumo di alcol e sostanze, i rapporti sessuali non protetti e il gioco d’azzardo iniziano ad essere sperimentati proprio in adolescenza (Johnston et al., 2010). Sebbene molti adolescenti attraversino senza incontrare problemi significativi questa fase del ciclo di vita, altri ne raccolgono difficoltà e sofferenza. L’adolescenza non è infatti descrivibile in modo univoco, poiché presenta grandi differenze per quanto concerne percorso individuale, familiare e sociale (Carrà - Marta, 1995). Come abbiamo visto nel primo capitolo del presente volume, il Positive Youth Development (PYD) incoraggia a prendere in considerazione nelle traiettorie di sviluppo non solamente gli aspetti individuali, ma anche il contesto all’interno del quale l’adolescente nasce e cresce. Scarse risorse individuali, ma un contesto familiare e sociale supportivo e stimolante, possono aiutare nella prevenzione di comportamenti a rischio in adolescenza. Identificare le difficoltà di un percorso e del suo contesto di sviluppo consente di intervenire tempestivamente laddove ve ne sia necessità: le ricerche infatti dimostrano come l’assunzione di comportamenti a rischio in età precoce, quale ad esempio il consumo di sostanze, possa causare non solo l’abitudine al consumo in fasi del ciclo di vita successive, ma ulterior

    Atteggiamenti e comportamenti

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    Alla ricerca della via paterna. Da padri apolidi a padri spaesati?

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    Di padri pallidi si parla da tanto tempo. Riprendendo lo spunto di una tavola rotonda postale inserita nel numero di Studi interdisciplinari sulla famiglia del 1985 dedicata all’immagine paterna, sono stati intervistati alcuni testimoni privilegiati che lavorano in ambito terapeutico o di ricerca, per comprendere se nel corso di questi anni il ruolo del padre dei giovani adulti è cambiato e in che modo. Dall’insieme delle risposte emerge un quadro in chiaroscuro. Presenti e attivi più di quanto a livello stereotipico si è soliti ritenere nella vita dei figli, la capacità di sostegno e orientamento di questi padri pare essere confinata negli ambiti della realizzazione personale dei figli o quando il figlio si trova in difficoltà. Sono padri meno dinamici: aver vissuto a lungo in famiglia quando erano giovani sembra avere influenzato la loro capacità propulsiva di spingere i propri figli al superamento dello status quo, di lanciarli con fiducia e speranza nel mondo sociale. Non sanno bene dove collocarsi tra le figure paterne tradizionali e quelle odierne più affettive e, di conseguenza, si sentono spaesati e disorientati, anche in confronto alla posizione familiare apparentemente più forte e chiara che hanno assunto nel tempo le madri. Anche a livello sociale la dimensione del paterno, sia a livello di figure di riferimento che di istituzioni, pare essere poco presente se non assente. Solo un profondo cambiamento culturale che però non può riguardare la sola figura paterna, ma anche le aspettative complessive che il sociale ha nei confronti della famiglia in quanto tale potrà, nel corso del tempo, modificare questa situazione

    Il Servizio Civile Nazionale. Una ricerca nazionale

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    Nel contributo viene presentata la ricerca-azione quali-quantitativa realizzata con giovani impegnanti nel servizio civile

    Il Servizio Civile Nazionale. Lo stato dell'arte

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    Il contributo illustra la nascita e gli sviluppi del servizio civile italiano

    Guardare agli adolescenti con fiducia e speranza. Il Positive Youth Development

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    Chiunque abbia avuto a che fare con l’adolescenza (perché vi è passato, perché ha un figlio in questa fase, o ancora per motivi professionali) non può non concordare sul fatto che si tratti di una fase del ciclo di vita molto complessa e faticosa. Tali complessità e fatica non sono proprie solo dell’adolescente, ma di tutte le figure adulte che gli sono accanto. La vastissima produzione di volumi, articoli, hashtag su questa fascia d’età ci fornisce un assaggio di tale complessità: l’offerta spazia dal sostegno ai genitori per ‘sopravvivere indenni’ ai propri figli, ad indicazioni pratiche rigorosamente pensate per gli ‘addetti ai lavori’, a veri e propri dizionari che aiutano a leggere e interpretare un ‘nuovo modo di essere adolescenti’, differente da quello delle generazioni passate. Questi brevi scorci dello sguardo adulto ci rimandano l’idea di uno specifico modo di considerare il ‘fenomeno adolescenti’, non avulso da una certa sfiducia, in quanto si rilevano in loro prevalentemente i lati più critici e problematici e meno frequentemente una realtà fatta di risorse, interessi, relazioni, valori. Questo sguardo degli adulti sui giovani non è privo di conseguenze: esso infatti è parte di una spirale tutt’altro che virtuosa, che può esitare nella delusione delle aspettative dei ragazzi nei confronti del mondo adulto. Quest’ultimo, infatti, viene percepito come incapace di fornire reali opportunità di crescita e di esser terreno fertile per processi di sviluppo che generino benessere e realizzazione. Come è possibile spezzare questa spirale? A nostro parere, un primo passo può essere compiuto proprio dal mondo adulto. È nostra la responsabilità di iniziare a guardare al ‘fenomeno adolescenza’ con occhi diversi: non solo puntare il dito su ciò che non funziona, che manca, che crea disagi o problemi, ma anche e soprattutto valorizzare ciò che già c’è e che ha bisogno di essere ben incanalato per potersi esprimere al meglio. È chiaro che si tratta di un mutamento culturale che deve vedere protagonisti tutti gli attori in gioco. Perché, come vedremo meglio nel corso del presente capitolo, per..

    Il plurilinguismo negli adolescenti trentini. Approfondimento

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    to concordato con un compagno di viaggio di questa ricerca, IPRASE, Istituto Provinciale per la Ricerca e la Sperimentazione Educativa di Trento. Il focus dell’approfondimento è l’apprendimento delle lingue da parte degli adolescenti, tema di particolare interesse per la provincia di Trento. Infatti, la giunta provinciale trentina nel 2014 ha varato il Piano «Trentino Trilingue 2015-2020», che trova le sue radici nella legge provinciale (LP) del 1997 «che preconizza l’impiego del CLIL1 nella scuola d’infanzia, e nella Legge Provinciale (LP) del 23 luglio 2004 che estende i programmi di insegnamento già previsti per il tedesco anche ad altre lingue straniere, in conformità alle linee europee che raccomandano l’insegnamento di almeno due lingue comunitarie fin dall’infanzia» (Gazzola, 2017, p. 53). A tal proposito vale la pena ricordare che il Consiglio Europeo nelle Conclusioni della Presidenza ai lavori del 5-6 marzo 2002..

    Azione volontaria e costruzione dell'identità nei giovani

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    Il contributo affronta il tema del volontariato come facilitatore della costruzione dell'identità adulta e come manifestazione di generatività sociale. Inoltre vengono messe in evidenza le differenze di genere sia in merito all'azione volontaria sia in merito ai significati che essa assume nella costruzione identitaria
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