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La semiotica cognitiva in Italia. Genesi, diramazioni, evoluzioni.
Questo articolo offre una panoramica generale della Semiotica Cognitiva Italiana, dalle sue origini, nel 1988, fino ai suoi ultimi sviluppi. Partendo dal romanzo di Eco "L'isola del giorno prima", l'articolo cerca di delineare un percorso coerente di evoluzione della disciplina tenendo traccia delle sue fasi fondamentali: l'incontro con la Semantica Cognitiva, le riflessioni sulla dimensione esperienziale del significato, i problemi e le possibilità offerte dalle teorie dell'embodiment, e il dialogo con le 4E Cognition. In questo viaggio, particolare attenzione è data alla modalità in cui è stato articolato il rapporto tra semiosi e percezione, da "Kant e l'Ornitorinco" (Eco 1997) a Cognitive Semiotics (Paolucci 2021)
La semiotica della memoria in Italia: genealogie e prospettive future
Il capitolo propone una ricognizione dello stato dell'arte della semiotica della memoria, tracciandone percorsi ed evoluzione, e proponendo una riflessione sul suo statuto teoric
Competenza semiotica nelle arti. Il dilettante Banksy
Nel sistema dell’arte la competenza è una qualità che si acquisisce con il rispetto di alcune regole: la visibilità, l’autenticazione delle opere attraverso la firma, la protezione da parte di critici-dealer e galleristi, le pubbliche relazioni, la partecipazione a grandi mostre e i premi, il rilascio di dichiarazioni ufficiali, l’adeguamento alle leggi del mercato, l’appartenenza a una corrente riconoscibile.
Banksy da quasi trent’anni campiona queste proprietà, credute “necessarie” per il successo, e si diletta a farle saltare, anzi a rovesciarle, dimostrando che vale l’esatto contrario. Ci soffermeremo sul recente caso del baracchino “improvvisato” in Piazza San Marco durante la Biennale. E tenteremo di vedere quanto contano nella competenza esperta i “segni di distinzione”: la non omologazione, l”assunzione di un punto di vista, il giusto distacco
Evocare l’esperto (a scuola): Pratiche quotidiane di delegittimazione deontica ed epistemica
Ci sono molti luoghi della vita in comune in cui le tracce della crisi della competenza si (con) fondono – paradossalmente - con quelle della sua celebrazione. Da quando l’idea di “accountability” ha normativamente affiancato quella di “authority” (Perakyla, 1998) e gli scarti epistemici tra visione professionale e visione comune (Goodwin, 1994) sono stati ridotti (?) in nome dell’ “empowerment” dell’utente/cliente/paziente, i luoghi e servizi della cura hanno risentito della diffusa e capillare (re)distribuzione e ibridazione dei diritti epistemici (Heritage, 2012) e deontici (Landmark, Gulbrandsen & Svenning, 2015). Per illustrare come tutto ciò avvenga sul piano del micro-ordine dell’interazione sociale, analizzerò un caso tratto da un corpus di dati sulla comunicazione scuola-famiglia (Caronia & Dalledonne Vandini, 2019). In particolare mostrerò come le varie pratiche di “evocazione dell’esperto” siano potenti risorse nella contrattazione dei diritti epistemici e deontici tra gli insegnanti e i genitori di un bambino plusdotato. Nella sua peculiarità, l’esempio costituisce un caso perspicuo (Garfinkel & Wieder, 1999) per illustrare i modi con cui la competenza ascritta all’esperto qua esperto viene sfidata e minata spostandola in un altro territorio e incarnandola in un attore terzo di cui il genitore diventa il mero “portavoce”: la sapiente citazione della voce dell’esperto consentirà ai genitori di ascrivere a sé il diritto di decidere cosa debba fare l’insegnante in classe. Questo esempio della nota deriva “from badness to sickness” (Conrad & Schneider, 1992), illustra anche i modi con cui le insegnanti contribuiscono - almeno conversazionalmente - a cedere ai genitori la propria autorità epistemica e i propri terreni di competenza, nonché i relativi diritti deontici. Nelle conclusioni delinerò alcuni rischi del tanto auspicato empowerment del genitore, della progressiva erosione dei territori di competenza e della celebrata riduzione dell’asimmetria epistemica nella comunicazione istituzionale
Semiotica arte della cura sociale
Una delle principali specificità della semiotica italiana è di essere un paradigma doppio. In Italia, cioè, gli studi semiotici si sono sviluppati considerando due scuole: strutturalista e generativa (dall'Europa, soprattutto dalla Francia) e pragmatica e interpretativa (dagli Stati Uniti). Questo articolo tenta di spiegare le ragioni di tale tradizione, che sono epistemiche e semantiche prima ancora che politiche. I due indirizzi di pensiero sono irriducibili ma continui l'uno rispetto all'altro: scaturiscono dalla necessità di tenere conto dei processi di significazione per come emergono e sono articolati al loro interno, ma anche, a seguire, per come vengono interpretati.
Il modello di riferimento è la semeiotica, che originariamente era l'unico campo di studi ad essere chiamato "semiotica" o "semiologia" e dove la ricerca in effetti si fa mettendo in connessione le relazioni interne fra alcuni segni e il manifestarsi di sintomi nel rapporto comunicativo fra paziente e medico.
La nostra ipotesi è che i nessi fra semiotica e semeiotica vadano anche oltre la somiglianza nei procedimenti, nella corrispondenza fra visibile ed enunciabile (Foucault). Anche la semiotica pratica un'arte della cura, attraverso l'analisi e la lettura di processi significativi, che riguarda però non corpi individuali ma la corporeità sociale
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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