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Conjunto de datos de: Excitonic Origin of the Optical Properties of CsPbBr3
These data corresponds to the raw data used for the publication Excitonic Origin of the Optical Properties of CsPbBr3 by Daniel L. Gau (a), Daniel Ramírez (b), Gonzalo Riveros (b), Patricia Díaz (b), Javier Verdugo (b), Gerard Núñez (b), Susy Lizama (b), Pamela Lazo (b), Enrique, A. Dalchiele (a), Ricardo E. Marotti (a,*).
* Corresponding Author. E-mail: [email protected]
(a) Facultad de Ingeniería, Instituto de Física, Universidad de la República, Herrera y Reissig 565, C.C. 30, 11000 Montevideo, Uruguay.
(b) Instituto de Química y Bioquímica, Facultad de Ciencias, Universidad de Valparaíso, Avenida Gran Bretaña 1111, Playa Ancha, Valparaíso, Chile
Parte speciale
L’evoluzione scientifica, culturale ed economica del genere umano, ha portato alla definizione di modelli alimentari basati sull’utilizzo di poche specie, vegetali ed animali, dalle quali si ottengono le materie prime necessarie alla preparazione di alimenti. Lo sfruttamento, sempre più spinto e razionale, di un ben definito gruppo di specie vegetali, non include, oggi, le piante officinali, ovvero quelle piante utilizzate, in passato, nelle officine farmaceutiche per la preparazione di medicinali. Le piante officinali, nell’accezione più ampia, includono anche quelle per uso aromatico e cosmetico, alle quali potrebbero essere aggiunte, oggi, anche quelle coloranti, ad attività biocida e funzionale. Le specie officinali hanno avuto, in passato, grande diffusione ed interesse per l’uomo poiché, mancando i prodotti di sintesi, erano le uniche fonti dalle quali trarre medicamenti, aromi, cosmetici, e molte altre sostanze di uso comune. Il progresso della chimica ha permesso di produrre, per via sintetica, gran parte delle sostanze ottenute dalle piante officinali; l’interesse per questa categoria di piante, di conseguenza, si è molto ridotto, fino a scomparire, in alcuni casi. Nonostante l'attuale disponibilità di un gran numero di prodotti artificiali, idonei a sostituire efficacemente i medicamenti, gli aromi, i cosmetici e molte altre sostanze ottenibili dal mondo vegetale, si assiste, oggi, ad un rinnovato interesse per le piante officinali. Tale fenomeno è dettato, in parte, da mode che sono destinate a mutare, ma anche dalla crescente richiesta di disporre di prodotti naturali, in grado di produrre effetti complessi che le molecole di sintesi non sempre assicurano. Per il momento, non è dato sapere se l'attuale maggiore richiesta di produzioni per impiego officinale possa raggiungere dimensioni tali da interessare, significativamente, l'agricoltura moderna. Riteniamo, tuttavia, che tale settore possa meritare, anche in Italia, un interesse maggiore rispetto al passato, da parte di ricercatori ed operatori. Questa convinzione è l’elemento fondamentale che ha stimolato la preparazione del presente volume: Produzione ed impiego delle piante officinali. Esso vuole sostituire il volume: Coltivazione delle piante medicinali e aromatiche preparato, nel 1986, da Catizone, Marotti, Toderi, Tétény e stampato da Pàtron. Il testo di Produzione ed impiego delle piante officinali è organizzato in una parte generale nella quale vengono, inizialmente, trattati gli elementi di base dell’agronomia al fine di fornire, soprattutto ai non agronomi, conoscenze utili al governo delle colture. Successivamente, sono approfonditi gli aspetti relativi al mercato, all’economia e alla normativa delle piante officinali. Si è ritenuto che tale parte della trattazione potesse incontrare l’interesse di coloro che, per la prima volta, si avvicinano a tale comparto produttivo ma anche di coloro che già vi operano, oltre che degli studenti dei numerosi corsi di tecniche erboristiche, di nutrizione e fitoterapia, presenti, oggi, in molti atenei. Considerevole attenzione è stata dedicata alla trattazione dei principi attivi di maggiore interesse contenuti nelle piante officinali ed al ruolo che i fattori agro-ambientali svolgono su di essi. Lo studio di questi aspetti è di grande importanza tecnologica ed economica dato che essi, in definitiva, influenzano la qualità oltre la quantità delle produzioni. Ai processi post-raccolta è stata dedicata una trattazione alquanto ampia poiché si è ritenuto che questa fase della filiera produttiva, spesso poco nota, dovesse avere una adeguata considerazione, dato che essa può influenzare il risultato finale della produzione sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. L’ultimo capitolo della parte generale è stato dedicato all’utilizzazione, nella cura della salute umana, dei prodotti ottenuti dalle piante officinali. In particolare, i vari principi attivi sono messi in relazione con la pianta che li contiene e l’azione che essi svolgono su un determinato organo o funzione, tenendo, tuttavia, sempre presente che per ogni utilizzo terapeutico la competenza rimane di stretta competenza medica. Si è così ottenuto una sorta di manuale di facile consultazione in grado di fornire precise informazioni, ma anche di soddisfare gli interessi e le curiosità del lettore. La parte speciale include la trattazione di 73 specie che interessano diversi settori d’impiego
Of Restoring Compliance, Lex Specialis and Intersecting Wrongs: the Question of ‘Remedies’ in Gabčíkovo-Nagymaros
Loris Marotti and Paolo Palchetti discuss the innovative and case-specific treatment of remedies in Gabčíkovo-Nagymaros, which explains the case’s relatively limited influence specifically as regards the consequences of internationally wrongful acts. At the same time, the Court’s approach finds an echo in the flexibility of the rules on reparation adopted in the framework of the ilc codification exercise
Metabolismo e principi attivi delle piante officinali
Il termine piante officinali definisce un ampio gruppo di specie vegetali utilizzate, in passato, nelle officine farmaceutiche ma, in una accezione più ampia, include anche le piante per uso aromatico, cosmetico, colorante, biocida ed agrofunzionale. Questa categoria di piante ha avuto un grande interesse economico che si è perso, nel tempo, con l’evoluzione della chimica in grado di produrre, per via sintetica, quasi tutti “i principi attivi officinali”. L’odierna crescente richiesta di prodotti naturali, in grado di fornire effetti complessi che le molecole di sintesi non sempre assicurano, ha riaperto l’interesse per le piante officinali motivando la preparazione di un nuovo libro: Produzione ed impiego delle piante officinali. Quest’opera, frutto della collaborazione di un gruppo di specialisti, di seguito elencati, tratta, oltre che gli aspetti agronomici di un buon numero di specie anche il metabolismo, l’utilizzo, l’espressione dei principi attivi, gli aspetti economici e legislativi ed i processi post-raccolta delle piante officinali. Questo volume sostituisce quello di Catizone, Marotti, Toderi, Tétény stampato da Patron nel 1986: Coltivazione delle piante medicinali e aromatiche che, per un quarto di secolo, è stato un punto di riferimento per studenti ed operatori del settore. L’opera vuole fornire la cornice generale ove inquadrare la conoscenza professionale atta al consiglio terapeutico e all’uso delle piante officinali. Le molecole indicate costituiscono la base di conoscenza scientifica per il loro inserimento terapeutico in alcune patologie conclamate e nella medicina preventiva. Le molecole vegetali inserite nei loro naturali fitocomplessi possono realizzare, con l’aiuto del medico, una primaria azione coadiuvante la terapia farmacologica. Le piante officinali, ma anche le piante con i loro frutti ad uso alimentare, danno un valore superiore alla singola molecola che viene attivata e potenziata, nei suoi effetti, da altre molecole in esse contenute. In un tempo, come il nostro, in cui domina la medicina sintomatologica, per ogni segno e sintomo clinico è disponibile uno specifico farmaco, la conoscenza della complessità e specificità delle molecole contenute nelle piante officinali, apre nuove strade per “curare” le cause delle patologie umane ed animali
Fattori agroambientali e qualità delle piante officinali
Il termine piante officinali definisce un ampio gruppo di specie vegetali utilizzate, in passato, nelle officine farmaceutiche ma, in una accezione più ampia, include anche le piante per uso aromatico, cosmetico, colorante, biocida ed agrofunzionale. Questa categoria di piante ha avuto un grande interesse economico che si è perso, nel tempo, con l’evoluzione della chimica in grado di produrre, per via sintetica, quasi tutti “i principi attivi officinali”. L’odierna crescente richiesta di prodotti naturali, in grado di fornire effetti complessi che le molecole di sintesi non sempre assicurano, ha riaperto l’interesse per le piante officinali motivando la preparazione di un nuovo libro: Produzione ed impiego delle piante officinali. Quest’opera, frutto della collaborazione di un gruppo di specialisti, di seguito elencati, tratta, oltre che gli aspetti agronomici di un buon numero di specie anche il metabolismo, l’utilizzo, l’espressione dei principi attivi, gli aspetti economici e legislativi ed i processi post-raccolta delle piante officinali. Questo volume sostituisce quello di Catizone, Marotti, Toderi, Tétény stampato da Patron nel 1986: Coltivazione delle piante medicinali e aromatiche che, per un quarto di secolo, è stato un punto di riferimento per studenti ed operatori del settore. L’opera vuole fornire la cornice generale ove inquadrare la conoscenza professionale atta al consiglio terapeutico e all’uso delle piante officinali. Le molecole indicate costituiscono la base di conoscenza scientifica per il loro inserimento terapeutico in alcune patologie conclamate e nella medicina preventiva. Le molecole vegetali inserite nei loro naturali fitocomplessi possono realizzare, con l’aiuto del medico, una primaria azione coadiuvante la terapia farmacologica. Le piante officinali, ma anche le piante con i loro frutti ad uso alimentare, danno un valore superiore alla singola molecola che viene attivata e potenziata, nei suoi effetti, da altre molecole in esse contenute. In un tempo, come il nostro, in cui domina la medicina sintomatologica, per ogni segno e sintomo clinico è disponibile uno specifico farmaco, la conoscenza della complessità e specificità delle molecole contenute nelle piante officinali, apre nuove strade per “curare” le cause delle patologie umane ed animali
Marković nije bio samo estetičar
Franjo pl. Marković, Etika, kritičko izdanje priredio i pogovor napisao Bojan Marotti, Zagreb, Matica hrvatska, 2016, 243 str
Combustion and emission characteristics of a direct injection CI engine when operated on Marotti oil methyl ester and blends of Marotti oil methyl ester and diesel
This paper presents a feasibility study of Marotti oil biodiesel as an alternative to diesel fuel for a compression ignition engine. Marotti oil is inedible and available mainly in the state of Kerala. The oil is extracted from Marotti seeds. However, the high viscosity, poor volatility and cold flow characteristics of many vegetable oils in general, and Marotti oil in particular, can cause problems such as injector coking, severe engine deposits, filter gumming, piston ring sticking and thickening of lubrication from long-term use in diesel engines. These problems can be eliminated or minimised by transesterification of the vegetable oils to form monoesters. Although transesterification improves the fuel properties of vegetable oil, the viscosity and volatility of biodiesel are still worse than for petroleum diesel fuel. Subsequently, Marotti oil was converted into its methyl ester by the process of transesterification. The methyl ester was blended with diesel in various proportions to obtain different blends of Marotti oil with diesel. The performance, emission and combustion characteristics of Marotti methyl ester and its blends with diesel were studied and the results were compared with the base line data generated for diesel operation. Experiments were conducted using an injection timing of 23° before top dead centre (BTDC) and an injection pressure of 205 bar at various power outputs and at a constant rated speed of 1500 rpm. The engine manufacturer specifies an injection timing of 23° BTDC and injection pressure of 205 bar for the standard diesel fuel operation. The heat release rates, maximum rate of pressure rise, ignition delay and combustion duration for these fuel combinations were obtained. From the results obtained, it was observed that the biodiesel produced from Marotti oil and its blends with diesel have slightly reduced brake thermal efficiency and increased smoke, hydrocarbon, carbon monoxide and reduced NOx emissions compared with diesel-only operation. The investigation showed that the B20 biodiesel blend of Marotti oil with diesel produced better performance in terms of higher brake thermal efficiency, lower specific fuel consumption and comparatively lower emissions compared to the other blend ratios considered.</p
On nonlocal coupling of damage and plasticity adopting integral theory
The effective stress concept was introduce by Kachanov to provide a phenomenological damage model for the isotropic case. Further in the early seventies a model of generalized standard elastoplastic material has been proposed by Halphen and Nguyen. In that model the flow rule is assigned by a normality rule to a generalized elastic domain defined in the product space of stresses and thermodynamic forces.
The necessity for introducing the nonlocal or gradient theory stems from the well-known fact that the classical rate-independent plasticity or damage theories do not possess an intrinsic length scale (Voyiadjis et al., 2004).
The aim of the paper is to formulate an nonlocal elastoplastic model coupled with strain damage in which the elastoplastic formulation as well as the stress decomposition of the nonlocal strain damage behaviour consistently follows from the thermodynamic analysis in a nonlocal integral context. The second objective of the paper is to derive a general thermodynamic framework which provides the tools to derive a consistent variational formulation for the nonlocal constitutive problem of elastoplasticity coupled with damage in the strain space. Accordingly the nonlocal counterpart of the Clausius–Duhem inequality is obtained and the maximum dissipation principle for the nonlocal coupled problem is obtained as a consequence of the model. From a computational point of view, an advantage of models with strain-based loading functions and explicit damage evolution laws is that the stress corresponding to a given strain can be evaluated directly without any need for solving a nonlinear system of equations (see e.g. Marotti de Sciarra, 2009)
Colloque sur l'urbanisme à Cerisy-la-Salle (Du 1er au 8 septembre 1973)
Marotti François. Colloque sur l'urbanisme à Cerisy-la-Salle (Du 1er au 8 septembre 1973). In: L'Homme et la société, N. 31-32, 1974. Sociologie de la connaissance marxisme et anthropolgie. pp. 275-276
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