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    Vincenzo Lorubbio y Maria Giulia Bernardini (a cura di), Diritti umani e condizioni di vulnerabilità

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    Este artículo reseña: Vincenzo LORUBBIO y Maria Giulia BERNARDINI (a cura di), Diritti umani e condizioni di vulnerabilit

    Diritti umani e condizioni di vulnerabilità: a mo’ di introduzione

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    L’epoca attuale è caratterizzata da molteplici e profonde trasformazioni, spesso di rilievo globale, che aggravano la condizione di vulnerabilità di ciascuna persona, esponendola — esponendoci — a un maggiore rischio di violazione dei diritti. Le diseguaglianze sociali e le discriminazioni strutturali, la crisi ecologica e ambientale, quella sanitaria derivante dalla pandemia (i cui effetti sono ben lungi dall’essere esauriti), il cruento e perdurante conflitto tra Russia e Ucraina e l’emergenza umanitaria costituita dal fenomeno migratorio sono solo alcuni dei fattori che riportano drammaticamente in primo piano il tema della vulnerabilità dei corpi, la loro comune suscettibilità alla violenza, alla ferita e al danno. Si tratta di corpi accomunati dal fatto di essere costantemente esposti alla minaccia di essere violati, e in relazione ai quali il conculcamento dei diritti costituisce un rischio quanto mai concreto e condiviso, anche se certamente il posizionamento sociale e la collocazione geografica incidono in modo molto rilevante sul grado di esposizione a tali violazioni [...]. L’epoca contemporanea, l’epoca delle grandi crisi mondiali, è una tappa drammatica della storia, ma al contempo costituisce una grande occasione di ripensamento e di azione, verso la costruzione di una consapevolezza comune, che non si limiti unicamente a denunciare le violazioni dei diritti umani e a rivendicarli, ma si traduca anche in un’azione congiunta, diretta a incidere sulla struttura stessa delle diseguaglianze e delle discriminazioni, andando così a disinnescarne geneticamente gli effetti. Una tale occasione non andrebbe sprecat

    Diritti umani e condizioni di vulnerabilità

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    L’epoca attuale è caratterizzata da profonde trasformazioni, spesso di rilievo globale, che aggravano la condizione di vulnerabilità delle persone, esponendole a un maggiore rischio di violazione dei diritti. Se, come afferma António Guterres, il segretario generale delle Nazioni Unite, «le risposte ad alcuni dei problemi più urgenti del pianeta sono radicate nei diritti umani», appare chiaro, però, che la strutturale vulnerabilità che connota la condizione umana e le contingenze che ne determinano o ne amplificano la portata costituiscono un serio ostacolo per un effettivo esercizio di quei diritti da parte di ciascuno. Ma qual è l’esatta correlazione tra i diritti umani e l’umana vulnerabilità? Nel libro, questo tema è analizzato a partire dal dialogo costante tra il diritto internazionale e la filosofia del diritto. Le prospettive offerte da questi due ambiti scientifici permettono, infatti, di porre in evidenza i nodi problematici collegati al rapporto tra vulnerabilità e diritti umani, facilitando l’individuazione di strumenti che siano idonei a superare quegli ostacoli che rendono inefficace la tutela delle differenti condizioni di vulnerabilità

    Vulnerabilità ecosistemica: potenzialità, limiti e prospettive del diritto internazionale

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    Gli effetti del cambiamento climatico, segno più evidente della vulnerabilità ecosistemica, mettendo in evidenza «la fragilità concettuale del soggetto paradigmatico» costituiscono, paradossalmente, un ausilio concettuale nel processo di superamento «di una concezione esclusivamente umana del soggetto di diritto». Ma se è incontrovertibile il dato relativo al fatto che il riscaldamento globale abbia reso «quanto mai evidente, anche in contesti finora apparentemente immuni, sia la vulnerabilità dell’ambiente naturale, sia la vulnerabilità degli individui e delle comunità locali» è altrettanto vero che «il diritto internazionale stenta a trovare risposte adeguate, univoche ed effettive». Anche in quest’ambito, l’apparato concettuale sotteso alle normative internazionali mantiene pressoché «inalterato quell’approccio che vede l’essere umano come unico avente diritto, gerarchicamente superiore, principale referente e beneficiario di tutela, e, soprattutto non riesce ad affrontare adeguatamente tutte le ingiustizie ricollegabili a un tale genere di impostazione». D’altra parte, è innegabile che, a differenza dei (pur nobili) tentativi di proposta di riconoscimento di veri e propri diritti della natura, il ricorso al poderoso sistema di tutela internazionale dei diritti umani «può garantire un’effettività di tutela dell’ambiente naturale, difficilmente raggiungibile tramite strumenti alternativi». Ma è davvero possibile per un sistema vocato a una tutela pro persona perseguire obiettivi pro natura? Quella esposta non sarebbe una proposta utopica, dal momento che «a necessitare di un sostanziale ripensamento non sarebbe tanto lo strumento dei diritti umani in quanto tale, ma piuttosto la concezione stessa di “umano”». Infatti, l’idea astratta di soggetto umano «paradigmatico», «isolato dal contesto, idealmente invulnerabile e “proprietario” dell’ambiente naturale, dovrebbe lasciare spazio a una realtà concreta, quella della persona ecosistemicamente situé, ovvero, un essere relazionale, parte non solo della società in cui è inserito, ma anche di un più ampio ecosistema, con le cui altre componenti non umane condivide una comune condizione di vulnerabilità, e rispetto alle quali dovrebbe assumere il ruolo di “custode” e “garante”, a motivo della sua stessa sopravvivenza»

    Vite di scarto. Vecchiaia, strutturale emergenza e invisibile crisi dei diritti umani

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    Il contributo intende muovere dall’analisi delle principali violazioni dei diritti umani delle persone anziane occorse durante la pandemia – con particolare attenzione ad alcune delle conseguenze più drammatiche dell’ageismo – e si sofferma i sul dibattito relativo all’opportunità di adottare una convenzione che tuteli specificamente i diritti umani delle persone anziane, che con il protrarsi della situazione emergenziale sembra tornato di stringente attualità

    Vulnerabilità situazionale, genere e diritti umani. Analisi della normativa e della giurisprudenza Italiana e sovranazionale sullo sfruttamento lavoratIvo

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    Un aspetto centrale nelle storie di sfruttamento lavorativo, in particolare delle donne migranti, è la situazione di vulnerabilità delle persone coinvolte. La nozione di vulnerabilità ha conosciuto negli ultimi anni una grande fortuna e si è enormemente diffusa nel linguaggio politico e giuridico. La sua accezione più promettente ha una carattere “situazionale”, ovvero fa riferimento al complesso di circostanze di contesto che, anche a partire dalle caratteristiche individuali, rendono una persona vulnerabile allo sfruttamento. Nel presente studio esaminiamo se e in che modo la normativa e la giurisprudenza italiana e sovranazionale riguardante lo sfruttamento lavorativo, tengano conto di questa dimensione situazionale della vulnerabilità. Il saggio si conclude guardando a questa nozione in relazione all’ambito dei diritti umani e mettendo in luce la sua importanza in una prospettiva di genere.A central aspect in the cases of labour exploitation, in particular of migrant women, is the vulnerable situation of the people involved. The notion of vulnerability is contentious and it has been debated in various disciplines. The most interesting meaning of this concept relates to its contextual/situational dimensions, which sheds light on the interplay of personal and structural factors (legal, economic, political, social elements) rendering some people vulnerable to forms of abuse and exploitation. This paper examines whether and how Italian and supranational legislation and case law on labour exploitation take into account this situational dimension of vulnerability. In doing so, we look at the notion of vulnerability in relation to the field of human rights, and highlight its importance from a gender perspectiv

    Vulnerabilità in contesto: persone con disabilità e diritti umani

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    Il lavoro fornisce un quadro dei rapporti tra modelli di comprensione della disabilità e Convenzione ONU per i diritti umani delle persone con disabilità, approfondendo il contributo che quest'ultima ha fornito e può continuare a fornire per la realizzazione dell'inclusione sociale delle persone con disabilità. In conclusione, vengono individuate alcuni ambiti (condizione delle persone con disabilità in stato di detenzione) e questioni (la capacità giuridica universale) su cui la Convenzione impone alla cultura giuridica e al diritto di intervenire in modo specifico ma anche sistematico

    L’identità femminile: riti e percorsi per un ritorno in patria in Natives of My Person di George Lamming

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    L’ultimo romanzo dello scrittore barbadiano George Lamming che presenta una trama solo apparentemente semplice: il viaggio seicentesco della nave Reconnaissance risulta essere un espediente per condurre un’analisi dell’età coloniale e della fase post-coloniale nell’arcipelago caraibico, nonché uno studio dei sistemi di potere e dei rapporti interpersonali all’interno delle società gerarchiche e patriarcali che il colonialismo ha generato. Esso si configura come una complessa ed enigmatica allegoria che abbraccia tutta la storia delle Indie Occidentali, dall’epoca della colonizzazione europea delle Americhe fino ai giorni nostri.Feminine Identity: Rites and Paths towards a Return Home in George Lamming’s Natives of my PersonThe present study concerns the last novel by Barbadian writer George Lamming. The plot is apparently simple: the voyage on board the Reconaissance in the XVII cent. is barely an expedient for a historical analysis of the colonial and post-colonial period in the Carribean Archipelago. The novel examines the ambiguity and complexity of the power system and inter-personal relationships within the hierarchical and patriarchal societies generated by colonialism. The result is that of a complex and enigmatic allegory embracing the whole history of the West Indies, from colonial times to the present
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