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    Etica del progetto di restauro

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    L'articolo affronta il tema della responsabilità dell'architetto restauratore nei confronti del sempre più avanzato degrado della professione, con un invito alla sobrietà nelle scelte e nelle decisioni intraprese nel momento in cui si interviene nel patrimonio costruito storico.The article discusses about the importance of cultural responsibility and reliability of architects dealing with historic built heritage. It formulates an invitation to sobriety in choices and decisions undertaken when operating in cultural heritage

    Studi e proposte per una fruizione ampliata dell'area archeologica di Pompei

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    Il contributo affronta il tema della fruizione ampliata del sito archeologico di Pompei a partire dagli esiti del progetto di ricerca "Pompei accessibile. Linee guida per una fruizione ampliata del sito archeologico". Il testo approfondisce in modo sperimentale il miglioramento dell'accessibilità del sito di Pompei, inteso non solo come adeguamento all'istanza del superamento delle barriere architettoniche e percettive di alcune aree dell'area archeologica, ma anche in senso più generale della valorizzazione del sito

    Oltre il margine. Strategie e pratiche progettuali per la conservazione attiva di siti/aree/parchi archeologici

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    Se si osserva dall’alto un’area archeologica molto spesso questa appare come “una lacuna sterilizzata” del paesaggio in cui si trova. Limiti di scavo e margini dell’area si configurano come luogo di delicati e complessi equilibri dove conservazione e valorizzazione dei resti archeologici e del paesaggio concorrono al riequilibrio di quel continuum spazio temporale bruscamente interrotto dall’azione dell’uomo. Paesaggio e sito archeologico si configurano entrambi come contesti “umanizzati” nel senso cioè di realtà rivissute, “riscoperte” e quindi reinterpretate e la salda coesione tra manufatti allo stato di rudere e sito, e quindi tra questi ed il paesaggio, è stata a lungo oggetto di riflessione in termini di tutela di valori latu sensu a partire dal discorso brandiano sulla risoluzione ambientale della rovina e del suo rapporto, spesso simbiotico, con la vegetazione. Il contributo che si intende presentare affronterà quindi proprio il tema del “margine” di questi “non luoghi confinati” come sono state di recente definite le aree archeologiche. Argomento che, a sua volta, costituisce parte di un più ampio lavoro di ricerca interdisciplinare condotta dagli autori, un architetto paesaggista ed un architetto restauratore, sui paesaggi archeologici, intesi come ambiti territoriali o urbani caratterizzati dalla compresenza di valori storici, paesaggistici ed ambientali come recita l’articolo 2 delle Linee Guida ministeriali (DM 18/04/2012). Partendo da quanto prescrivono le leggi di tutela dei beni naturalistici ed ambientali, il contributo intende analizzare quali condizionamenti generano le “perimetrazioni”normative, quali i limiti, soprattutto culturali, imposti dai recinti archeologici, estremi baluardi a difesa del rudere e, nel contempo, dispositivi spaziali che spesso lo alienano dalle potenziali interazioni e connessioni con il sistema paesaggistico e storico-insediativo che lo hanno generato, oltre che dall’ambito condiviso e praticato dei paesaggi del quotidiano. Ridefinendo il margine come luogo di confronto fra interfacce di natura diversa, la ricerca affronta il tema della permeabilità ecologica, acustica e visuale e le problematiche legate alla fruizione turistico-culturale, specialistica o dei residenti; analizza la gestione della compatibilità di usi e funzioni nelle aree limitrofe al sito, in relazione alla fragilità materica e culturale dei resti archeologici che qui si trovano; sottolinea l’importanza del margine come potenziale occasione risolutiva di conflitti in termini di conservazione e valorizzazione di luoghi storici e non come dispositivo di interruzione di un paesaggio rurale od urbano. Con l’obiettivo di evidenziare i nodi strategici del processo progettuale e gestionale, vengono quindi presentati una serie casi esemplificativi per la definizione del margine di aree/siti/parchi archeologici – progettare il margine, progettare sul margine, progettare oltre il margine -, partendo dalla felice esperienza interdisciplinare condotta a Selinunte, nel 1972 da Franco Minissi, Matteo Arena e Pietro Porcinai sotto l’illuminata guida dell’archeologo Vincenzo Tusa, per arrivare alle più recenti sperimentazioni nei siti archeologici europei e medio-orientali

    Iscrizioni greche, in C. Caruso – G. Tozzi, Iscrizioni latine e greche

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    Schede epigrafiche, con edizione del testo e commento, delle iscrizioni in lingua greca conservate nel museo delle Case Romane del Celio e nei magazzini ad esso annessi. Si tratta di un piccolo gruppo di epigrafi funerarie, per lo più mutile, una delle quali cristiana. I pezzi sono tutti databili nella tarda età imperiale, eccezion fatta per una copia moderna di una dedica in lingua greca giudaica attualmente conservata nel Museo Nazionale di Napoli

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship

    Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis

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    We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis

    Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts

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    We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more sophisticated methods

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