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    Piattaforme digitali e educazione: tendenze di ricerca e domande valutative emergenti. Ovvero questioni di pollici e di neuroni.

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    Uno dei punti piu' spesso trascurati nei discorsi ottimisti e pessimisti sul potenziale pedagogico delle piattaforme digitali è che il loro uso è di per se' un processo di apprendimento. Al di la' della molteplicità dei dispositivi attraverso i quali avere accesso e dei modi in cui possono essere usate, le piattaforme digitali hanno la caratteristica comune di rinnovare la mediazione del nostro rapporto con il mondo. Esse inseriscono quest'ultimo in un nuovo ambiente sociale e tecnico che deve essere appreso e compreso, e questo, parafrasando Sylvie Octobre, sia dai pollici che dai neuroni (Octobre, 2014). Per introdurre questa tematica, sottolineiamo innanzitutto l'ubiquità dell'apprendimento quando si tratta di tecnologie digitali, sia in teoria che in pratica, e questo indipendentemente dagli scenari sociali considerati. Nonostante questa onnipresenza, la questione è stata raramente al centro della ricerca sugli usi delle piattaforme digitali. E' possibile osservare da diverse angolazioni, i legami tra autonomia e apprendimento attraverso il prisma delle questioni che la mediazione delle piattaforme e in generale delle tecnologie digitali rafforza a diversi livelli. Esse permettono di individuare due questioni principali legate a questi temi. La prima domanda è se queste tecnologie siano in grado di rendere gli individui meno dipendenti dai loro determinanti sociali e dalle relazioni sociali (basate sul genere, sulla classe o sull'età, ad esempio) nei loro percorsi di apprendimento. La seconda domanda è in che misura contribuiscono a trasformare la nostra concezione dell'apprendimento, portando o meno a una maggiore autonomia e indipendenza dai quadri tradizionali di trasmissione della conoscenza e del know-how. L’analisi delle evidenze empiriche attraverso la revisione della letteratura e la riflessione teorica sollevano e dettagliano la complessità di queste domande e le sfide a cui si riferisce

    Dall’essere vivente all’essere sociale. Autocoscienza e desiderio

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    "Sull' Autocoscienza in Hegel" è un volumetto che raccoglie e riadatta in forma di pubblicazione le lezioni su "Hegel's Concept of Self-Consciousness" tenute da Robert B. Pippin in occasione delle Spinoza Lectures del 2010 ad Amsterdam. Un libro dallo stile sintetico e comunicativo, che ruota attorno all'incastro di due dinamiche costitutive dell'essere umano: il processo della coscienza verso se stessa (l'autocoscienza), analizzato però attraverso la vita del desiderio (Begierde). La coscienza giunge a sapere di se stessa, giunge all'autocoscienza, perché impara dal suo essere desiderante. Cominciamo imparando dalle forme basilari del desiderio animale, dal voler restare in vita; e di qui continuiamo fino alla lotta sociale che si accende per il desiderio di essere riconosciuti dagli altri. É per questa via che si forma quell'implicita consapevolezza che ciascuno di noi si porta appresso, quell'essere in costante relazione con noi stessi. Sappiamo sempre di essere autocoscienti, ma mai per un'introspezione e nemmeno per una classificazione concettuale. L'autocoscienza non è un oggetto nel mondo, nemmeno un oggetto mentale, quanto il perseguimento di un rapportarci al mondo e agli altri. Un rapporto che matura poiché viene posto ma che, così come viene posto, può anche essere drammaticamente tolto. Questa la lezione che Pippin trae dalla rilettura dei primi capitoli della "Fenomenologia dello spirito"

    Un DESI index per il museo: una riflessione per costruire indicatori utili alla valutazione del museo nello spazio digitale.

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    In un mondo sempre più virtualizzato, la necessità di valutare per comprendere la qualità di beni e servizi digitali è fondamentale per l’evoluzione ed il progresso culturale di una società sempre più globale e interconnessa. La “New Museology” indica nuovi approcci e nuove metodologie da applicare da parte delle istituzioni che operano nella tutela del patrimonio culturale, per l’individuazione e il coinvolgimento di nuovi pubblici. Un processo in crescita, alla luce dell’impatto che la pandemia di Covid-19 ha avuto sui muesi del mondo e sulla conseguente accelerazione della digitalizzazione del patrimonio culturale. Indicazioni Nazionali, raccomandazioni Europee ed internazionali hanno suggerito e stimolato lo sviluppo di pratiche e metodi necessari per la sopravvivenza delle istituzioni culturali e per la loro estesione nello spazio virtualizzato. Se la misurazione della qualità dei musei nello spazio fisico è da sempre una questione aperta (Negri et Al., 2009) in polemica verso quei tradizionali sistemi di misurazione della performance propensi a concentrarsi principalmente sul lato economico-finanziario focalizzando su indicatori di bilancio (Kaplan e Norton, 2001) e sull’affluenza di visitatori, oggi invece, la valutazione globale della qualità e dei servizi digitali offerti dai musei che si avvalgono delle TIC nella fruizione dei contenuti è una questione tanto importante quanto discriminante nel settore culturale. La letteratura recente, per valutare le prestazioni dei musei, propone modelli di Data Envelopment Analysis (DEA) e Balanced Scorecard (BSC), che tengono conto della natura multidimensionale della performance museale (Basso et Al). Il museo odierno vede il suo spazio educativo sempre più ibrido, sempre più Phygital, dove, al di là dell’uso delle diverse tecnologie digitali impiegate nella fruizione dei contenuti culturali, sempre più performanti e spettacolarizzanti, si assiste mediante la digitalizzazione del “Cultural Heritage” alla fusione tra dimensione estetica, propria della percezione sensoriale, e la dimensione immersiva ed interattiva; fenomeno che, se da un lato può costituire un potenziamento dell’estensione percettiva, cognitiva e sinestetica, dall’altro si presenta come un’innaturale poiché artificiale inganno sensoriale, dovuto alla intrinseca manipolazione resa possibile mediante il digitale. E’ necessario allora comprendere e classificare la digitalizzazione, in carenza di indici e metodi valutativi univoci e precipui allo scopo. E’ possibile rivolgersi all’indice DESI per valutare la qualità digitale del patrimonio culturale? L’intervento proposto vuole aprire una riflessione sull’importanza di avere dei validi indicatori per valutare gli standardi qualitativi che le istituzioni deputate alla tutela, valorizzazione e diffusione del patrimonio culturale devono possedere qualora si avvalgano del digitale nella fruizione dei loro contenuti culturali e educativi. Lo scopo è considerare la possibilità di rivolgersi al DESI Index come guida per costruire indicatori validi e utili a valutare beni e servizi digitali in ambito museale e di tutela del patrimonio culturale

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship

    Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis

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    We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis

    La teoria hegeliana dello sviluppo capitalistico

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    The aim of this paper is to provide a reconstruction of Hegel’s theory of economic development. The “Jena writings” and the Philosophy of Right are considered and it is shown that Hegel proposed a description of the functioning of market economies where overproduction crises inevitably occur. Overproduction is due, in turn, to the continuous increase in the demand for luxury goods and the parallel decrease in the production of wage goods. This gives rise to the genesis of the “Pöbel”, i.e. the unemployed without social (and moral) recognition. The paper explores the analytical links which, although implicit, lead to these conclusions. A comparison between Hegel and Smith is also provided, in the light of the debate on the ‘invisible hand’ approach. Hegel’s view appears to be in contrast with Smithian ‘optimism’ and, therefore, with his theory of economic development

    Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts

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    We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more sophisticated methods

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