204 research outputs found

    Dostoevskij

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    Si rimane abbagliati dalla ricchezza di pensiero creata nel tempo dall’incontro con Dostoevskij. Nella ricezione della sua opera ha finito per prevalere una grande saturazione di idee: i dialoghi appassionati che si agitano nei suoi romanzi hanno smosso molta terra e piantato molti semi. Si rischia, però, di incrostare la percezione del testo con le tante letture, inibendo una fruizione più fresca (immediata sarebbe impossibile, ce lo insegna Dostoevskij stesso) e dimenticando il profondo radicamento dell’opera nella sua epoca e nel contesto letterario che ha contribuito a generarla. Dostoevskij mette in relazione dimensioni diverse: quella concreta storico-sociale e quella delle «questioni maledette» del destino dell’uomo e del cosmo. E così la sua scrittura tangibile vive di un sostrato antico, mitologico, archetipico, che risale alle fonti della letteratura europea e assume un valore autenticamente figurale, perché allarga il particolare più infimo fino all’infinito. Maria Candida Ghidini propone, nel suo saggio, un percorso di lettura di opera in opera, sciogliendo i grandi temi in una narrazione vicina ai testi, quelli di Dostoevskij e quelli degli scrittori in un modo o nell’altro a lui vicini. È impossibile studiare le opere dostoevskijane senza considerare il contesto sociale, politico, economico e culturale da cui sono nate; esse sono una potente sintesi delle questioni del suo tempo, di cui Dostoevskij non fu solo un testimone, ma anche un attivo e coinvolto attore. Egli vive e rappresenta un momento storico cruciale, elevando però la caoticità della Storia a rappresentazione di un caos universale primigenio

    A. Losev et P. Florenski. La rencontre de la philosophie du langage et de l’onomatodoxie (glorification du Nom)

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    Maria Candida GHIDINI The meeting of the philosophy of language and of the onomatodoxy (glorification of the Name) The prevailing paradigm of modern times can be qualified as a pan-semiotic, anti-referential hypothesis, which challenges the possibility of the perception of reality without the medium of signs, without the action of categoriality. The Russian philosophers at the beginning of the 20th century, such as P.A. Florenski, S.N. Bulgakov and A.F. Losev, opted for another way, in their theory of the Name (and above all of the proper Name): they showed the possibility of a correspondence between the sign and the object, the transformation of the sign into a norepresenting symbol, somehow linked to the object named. The may have felt this link as a utopia, or as some lost inheritance, some faculty lost through culture, it behoves one to regret. Hence the interest of Florenski, Bulgakov, Ern and later of Losev for the glorification of the Name. La modernità potrebbe essere definita come un paradigma pansemiotico e antireferenziale che mette in dubbio la possibilità di accostarsi alla realtà senza la mediazione del segno, senza l'azione della categorialità. Una parte importante della filosofia russa dell'inizio del XX secolo, invece, (P.A. Florenskij, S.N. Bulgakov, A.F. Losev) scelsero un'altra via, sposando la teoria del Nome: partirono dalla corrispondenza tra segno e oggetto, trasformando il segno in simbolo, partecipe in qualche modo dell'oggetto designati. Tale nesso tra realtà e linguaggio, tra nome e cosa è sentito come un'eredità feconda, dimenticata dalla modernità ma sopravvisuta in nicchie particolari come l'omatodossia

    Pensieri ultimi. Parole penultime. Dai Diari di Tolstoj 1908-1910

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    La produzione diaristica di Tolstoj non va separata dalla sua saggistica e financo dalla narrativa. La parziale rinuncia alla forma romanzesca è strettamente connessa alla crisi religiosa dell'autore intorno alla fine degli anni Settanta del XIX secolo e costituisce un momento di una ricerca globale di rinnovamento nella vita come nell'opera. Per questo i Diari degli ultimi anni sono vicini alle opere di raccolte di pensieri e al genere gnomico-aforistico dell'ultimo Tolstoj.Tolstoy's diary production should not be separated from his essays and even from his narrative. The partial renunciation of the fictional form is closely linked to the author's religious crisis around the end of the 1870s and constitutes a moment of a global search for renewal in life as well as in his writings. For this reason, the Diaries of the last few years are close to the works of collections of thoughts and to the gnomic-aphoristic genre of the last Tolstoy

    Činy, tituly i formy obraščenija XIX veka. Problemy ponimanija i perevoda mira Tabeli o rangach

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    Maria Candida Ghidini, Činy, tituly i formy obraščenija XIX veka. Problemy ponimanija i perevoda mira Tabeli o rangach La conoscenza della civiltà russa del Settecento e dell’Ottocento non può prescindere dalla storia della nobiltà. Il ruolo dei ceti nella cultura russa tra Settecento e Ottocento finì per diventare una delle caratteristiche che allontanarono il paese dall’Europa. La suddivisione in ceti e la Tabella dei ranghi vennero importate dall’Europa, furono tra le tante forme estranee di cui Pietro rivestì la società del proprio paese; tuttavia, cristallizzandosi, ciò finì per chiudere la Russia in una rigida rete di barriere sociali che in Europa avevano già fatto il loro tempo. Il ceto in Russia fu un paradigma, una struttura mentale, prima di essere un principio regolatore dei rapporti interpersonali e sociali. Esso funzionava non solo nella burocrazia e nell’amministrazione statale, ma permeava di sé la società a tutti i suoi livelli. Senza conoscere i delicati meccanismo che permeavano l'organizzazione gerarchica sociale è impossibile comprendere anche molte dinamiche letterarie della grande cultura russa ottocentesca. Knowledge of Russian civilization of the eighteenth and nineteenth century can not ignore the history of the nobility. The role of ranks in Russian culture between the eighteenth and nineteenth centuries eventually became one of the characteristics that turned the country away from Europe. The division into different sociale strata and the Table of ranks were imported from Europe, but they were among the foreign forms that Peter the Great imposed to his own country. That process closed up Russia in a rigid grind of social barriers which had already done their time in Europe. The rank in Russia was a paradigm, a mindset, before being a regulating principle of social and interpersonal relationships. It not only worked in the bureaucracy and the state administration, but it permeated all social levels. Without knowing the delicate mechanism that permeated the hierarchical social organization it is impossible to understand literary dynamics of the great nineteenth-century Russian culture

    Ožerel'e, kotorogo net. Ofelija v poezii serebrjannogo veka

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    Мария Кандида Гидини (Maria Candida Ghidini), Парма, Италия Ожерелье, которого нет. Офелия в поэзии Серебрянного века Это экскурс в “проблему Офелии”, через поэзии Блока, Ахматовой, Пастернака и Цветаевой, исходит из неопределенности мифа и архетипа в попытке показать маленький случай, где образы и мотивы пересекаются, накладываются одни на другие до полного слияния в могучее архетипическое ядро, которое живет в символике первоначал, образов стихий, живет в том числе в «водной» символике, часто в своем сочетании с другими стихиями, такими как земля (болото, ил...), в странном очаровании для безымянной сакральной глубины, обретая таким образом характер устойчивой мифологемы. La collana che non c'è. Ofelia nella poesia dell'Età d'argento della poesia russa Questo escursus nel "problema Ofelia", attraverso la poesia di Blok, Achmatova, Pasternak e Cvetaeva, parte dall'indefinitezza del mito e dell'archetipo e tenta di mostrare un piccolo caso in cui immagini e motivi si intrecciano, si sedimentano gli uni sugli altri fino alla completa fusione in un unico, possente nucleo archetipico che vive nella simbolica dei motivi originari e delle immagini primordiali acquee, spesso in combinazione con altri elementi come la terra (il fango, la palude) fino ad arrivare a una profondità sacra senza nome e ad assumere il carattere di un saldo mitologhema. The necklace is not there. Ophelia in the poetry of the Silver Age of Russian Poetry This excursus into the "problem Ophelia", through the poetry of Blok, Akhmatova, Tsvetaeva and Pasternak, arises from the vagueness of myth and archetype and tries to show how images and patterns intertwine, settle upon each other until full integration into a single, powerful symbol, which lives in primordial motifs and watery images. Often in combination with other elements such as earth (mud, swamp), it reaches a sacred nameless depth, assuming the character of a permanent mitologhema

    Aria rubata. Qualche nota su censura e letteratura nella Russia staliniana

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    Aria rubata. Qualche nota su censura e letteratura nella Russia staliniana ANNO 60 2019 N. 4, OTTOBRE-DICEMBRE Maria Candida Ghidini, pp. 919-938 TEORIE E PRATICHE DELLA CENSURA IN ETÀ MODERNA E CONTEMPORANEA L’articolo mira a ricostruire le modalità di sopravvivenza della letteratura (e degli scrittori) nelle condizioni del totalitarismo censorio della Russia staliniana. Essendo la rivoluzione concepibile come una costante tensione tra due forze motrici (quella che esercita il potere in modo autoritario e quella delle masse spinte verso un nuovo fervore di attività e speranza), se si assolutizza il momento dell’oppressione totalitaria e si minimizza quello della speranza utopica, si perde ogni possibilità di intendere tutta la drammatica dialettica della cultura russa postrivoluzionaria. A ciò si aggiunge il non sempre chiaro confine tra coercizione e consenso in cui si trovavano ad agire gli scrittori, in particolare tra gli anni Trenta e Cinquanta, tanto che risulta difficile incasellare le multiformi risposte di ogni individuo nel paradigma dualistico di Stato-società civile o accettazione-resistenza. Benché la censura fosse pervasiva ed articolata in piú livelli, lo scrittore che vi operava all’interno, pur essendone il primo attore e partecipe, cercava, spesso riuscendoci e spesso a costo della vita, una via d’uscita in un linguaggio esopico precisamente codificato, grazie a un gioco sottile di schermi e marche decodificatrici. A seconda dei periodi, questo linguaggio dissimulato può essere considerato o un atto di resistenza e di eroismo o un arrendevole compromesso di fronte alla menzogna ufficiale.Stolen air. Some notes on censorship and literature in Stalinist Russias The article aims to reconstruct the survival of literature in the conditions of Stalin’s censorial totalitarianism in Russia. Revolution may be considered as a constant tension between two driving forces: the one that exercises power in an authoritarian way, and the one of the masses driven towards a new enthusiasm of activity and hope. However, while the moment of totalitarian oppression is absolutized and that of utopian hope is minimized, the dramatic dialectics of post-revolutionary Russian culture are impossible to understand. Moreover, there is not always a clear demarcation between coercion and consensus in which writers found themselves acting, in particular between the 1930s and the 1950s. Therefore, it is difficult to encapsulate the multiform responses of each individual in the dualistic paradigm of State versus civil society or acceptance versus resistance. Although censorship was pervasive and articulated on several levels, the writer who acted within it, while being its first actor and participant, sought a way out in a precisely codified Aesopian language, thanks to a subtle game of screens and decoding marks. Writers often succeeded in doing so and found their readers, but this was often possible only at the cost of freedom or life. Depending on the period, this dissimulated language could be considered either an act of resistance and heroism or a surrendering compromise in the face of the official lie

    Libri e lettori (tra autori e personaggi). Studi in onore di Mariolina Bertini

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    Un volume che, parlando proprio di libri e di letture, rispecchia le scelte e le passioni di una grande studiosa come Mariolina Bertini. Mariolina Bertini si è occupata di letteratura e cultura nel senso più ampio del termine integrando lo studio della letteratura francese, che ha insegnato per decenni all’Università di Parma, con una costante attenzione verso altre letterature, e senza distinzione di genere. Basterebbero gli studi su Balzac e Proust, le edizioni di Stendhal, Flaubert o ancora di Proust e Balzac, le introduzioni a Dumas e Colette, e gli articoli su altri autori e temi a delinearne il profilo di studiosa che ha completato con una complementare, e intensa, attività militante
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