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La lingua latina. Fondamenti di morfologia e sintassi. Seconda edizione
Manuale di lingua latina per i corsi universitar
Marco Fucecchi, La τειχοσκοπία e l'innamor amento di Medea. Saggio di commento a Valerio Flacco Argonautiche 6, 427-760
Dehon Pierre-Jacques. Marco Fucecchi, La τειχοσκοπία e l'innamor amento di Medea. Saggio di commento a Valerio Flacco Argonautiche 6, 427-760. In: L'antiquité classique, Tome 68, 1999. pp. 412-413
Le donne, la pace, il teatro. Drammaturghe americane nel periodo della neutralità (1914-1917)
Dopo Ovidio. Aspetti dell’evoluzione del sistema letterario nella Roma imperiale (e oltre)
Scaevola’s aristeia: A Complementary Reworking of a Historical Source and Epic Tradition
Questo studio analizza la figura di Gaio Mucio Scevola nell'opera di Silio Italico, esaminando come l'autore rielabora la tradizione storica ed epica. L'articolo si concentra in particolare sull'episodio di Scevola nel libro IV del Punicum, evidenziando come Silio Italico utilizza il personaggio per affrontare temi chiave come il valore romano, il sacrificio per la patria e la gloria attraverso la morte. L'analisi mette in luce le interazioni intertestuali con altri autori come Virgilio e Lucano, dimostrando come Silio Italico si inserisce in un dialogo continuo con la tradizione letteraria latina. Si esplora, inoltre, come l'episodio di Scevola contribuisca alla rappresentazione della guerra annibalica e della resilienza romana di fronte alle avversità. Lo studio offre una nuova interpretazione della figura di Scevola nel contesto dell'epica siliana, sottolineando la sua rilevanza per la comprensione dei valori e delle ideologie dell'epoc
Atteone, Lelape, Diofane, Orfeo: Ovidio e Apuleio
L'articolo mostra come Apuleio abbia sottilmente recepito la lezione ovidiana, non solo a livello di tecnica narrativa, ma anche nel rapporto che l’autore costruisce con i suoi lettori
“Ovidio” in greco in Terra d’Otranto: i verba insidiosa di Aconzio nel Vind. Phil. gr. 310
Pompey and Aemilius Paulus, or the Epic Genre between Lucan and Silius Italicus
Confrontando le vicende parallele di due personaggi epici, il Pompeo di Lucano e l'Emilio Paolo di Silio, il contributo analizza la trasformazione del genere epico nel passaggio dal poeta neroniano a quello flavio
Le più antiche immagini della guerra: pensare e comunicare il conflitto nel mondo sumero-akkadico
Per il Vicino Oriente antico le fonti sulla guerra e sui nemici sono soprattutto celebrative e ufficiali, provengono dalle corti o dalle scuole scribali: non abbiamo lettere private che ne parlino, non abbiamo diari, non abbiamo resoconti storiografici che non siano quelli dettati dal re o dagli ambienti della propaganda regia. E quindi, che cos’è la guerra per le civiltà del Vicino Oriente antico? Chi e che cosa sono i nemici? Dove e perché una guerra comincia, dove e perché finisce? Che funzione ha? E poi, che modalità assume? Si tratta di tanti episodi o di un ‘sistema’?
La parola chiave è forse proprio questa: sistema. Quello che da storici le nostre fonti ci permettono di indagare è il sistema di simboli e di mentalità che guidano la scelta di fare o non fare la guerra, ma soprattutto il modo di rappresentarla nelle sue forme e nei suoi attori.
Nelle pagine che seguono si passeranno in rassegna alcuni testi e alcune immagini, tratte soprattutto dal mondo sumero-akkadico del III millennio a.C., che possono aiutare in questa ricerca: idee, stereotipi e comportamenti di quelle élite che la guerra la facevano, la provocavano o la subivano e spesso la temevano
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