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Dominio del sacro. Immagine, cartografia, conoscenza della città dopo il Concilio di Trento: Introduzione
Foreword to the issue by Mario Bevilacqua and Marco Folin.Introduzione al volume dei curatori Mario Bevilacqua e Marco Folin
Beyond Typologies: Early Modern Italian Town Halls in Comparative Perspective (14th-17th Centuries)
By challenging the traditional, typological, approach to the history of town halls, we aim to place Italian civic architecture at the center of a cross-disciplinary study focused, on one hand, on the uses and functions of these buildings, and on the other, on their cultural and identity meanings. The papers gathered in this special collection do not present a history of architectural models and persistencies, but rather one of continuous transformations, conversions, and adaptations, shaped by the material and symbolic functions that public buildings fulfilled, and often continue to fulfill, in the places where they were built
Verona, Vicenza e Padova tra Sette e Ottocento: l’espansione della città e i suoi limiti
Un elemento tornato di recente all'attenzione degli storici riguarda lo studio del rapporto dialettico tra la città e il suo "suburbio". Il saggio si propone in tale ottica di analizzare l'evoluzione della realtà urbana di tre capoluoghi veneti di grande importanza in una prospettiva dichiaratamente comparativa. Malgrado una certa difficoltà di reperire le fonti, è stato seguito con particolare interesse ed attenzione l'andamento demografico delle città e del loro circondario per identificarne le caratteristiche e le peculiarità.
Una specifica attenzione è stata rivolta a quei fenomeni meno diretti quali le ripartizioni amministrative, le normative fiscali con particolare riguardo alle cinte daziarie, in grado di esercitare significativi stimoli all'espulsione di alcune attività produttive e di favorire la nascita di nuove industrie fuori dal perimetro urbano.
Non meno determinante risulta la volontà del ceto dirigente veneto di salvaguardare l'integrità dei centri storici, di non turbare i tradizionali equilibri sociali ma anche di incentivare uno sviluppo manifatturiero urbano. Soprattutto nell'ultimo ventennio del secolo divengono più numerose le aziende che scelgono la collocazione periurbana, facilitate dal poter reperire manodopera abbondante, con salari più contenuti e oneri fiscali sulle materie prime meno gravosi, che in città. L'assoluta convenienza della collocazione periferica dell'attività industriale si coniuga con il processo di razionalizzazione delle aree urbane che implica la specializzazione degli spazi e il superamento del vecchio policentrismo
Le Scuole Grandi e il rinnovamento urbano a Venezia tra XV e XVI secolo: il caso della Scuola Grande di San Rocco (1489-1560)
L'architettura dei municipi nei centri minori della Sardegna postunitaria.
Il saggio analizza le vicende architettoniche di alcuni palazzi municipali nella Sardegna del secondo Ottocento, inserendoli nel contesto culturale dell'epoca.The essay analyses the architectural history of some municipal buildings in Sardinia in the second half of the nineteenth century, placing them in the cultural context of the time
Adria e «l’antico Adriano, ora Canal Bianco»: la rappresentazione del centro urbano tra terra e acque
Il paper si propone di riflettere sugli aspetti “artistici” delle rappresentazioni di Adria in età moderna con particolare riguardo per mappe, vedute e profili. La città, posta nel Basso Polesine, è attraversata dal ramo del fiume Po anticamente noto come Adriano e oggi chiamato Canalbianco, che ne ha condizionato lo sviluppo e da sempre definito l’immagine. L’originaria tripartizione del centro abitato derivava infatti dai due rami in cui esso si divideva prima di entrare nel nucleo urbano. Il legame tra la città e il Po è altrettanto evidente nelle mappe relative al territorio polesano, in cui, come vere e proprie testimonianze artistiche, la fedeltà nella riproduzione della rete idrografica del Delta e delle estese terre di bonifica è ottenuta anche con l’uso di colori coerenti con la “natura” degli elementi rappresentati. In un contesto scarsamente caratterizzato da centri abitati, Adria, sinteticamente delineata attraverso i suoi edifici più importanti, insieme alla vicina Loreo, costituiva un riferimento fondamentale per le sue antiche origini. Queste testimonianze, talvolta esteticamente rilevanti, consentono di leggere le trasformazioni avvenute nel corso dei secoli nel rapporto tra terra e acque
Chioggia nelle mappe di Cristoforo Sabbadino (1487-1560): tra arte e scienza
Attraverso un corpus eterogeneo di mappe realizzate a metà Cinquecento dall’ingegnere Cristoforo Sabbadino (1487-1560), conservate presso l’Archivio di Stato di Venezia, l’intervento analizza le trasformazioni urbane e morfologiche della città di Chioggia agli inizi dell’età moderna. Le mappe, realizzate da Sabbadino durante la propria attività professionale al servizio della Repubblica, si qualificano per un eccezionale livello artistico: la precisione nel disegnare i diversi elementi topografici è accompagnata da un sapiente uso dei colori ad acquerello e delle sfumature, in grado di restituire su carta le differenti componenti territoriali. In questa prospettiva, la lettura della produzione di Sabbadino dedicata a Chioggia offre molteplici spunti di riflessione su più livelli. Se a scala urbana fornisce i dettagli per comprendere il governo e la difesa di una città essenzialmente plasmata dall’azione antropica, in una prospettiva più ampia, fa emergere visivamente tutte quelle iniziative perpetuate dalla Dominante che, con una sensibilità ambientale ante litteram, erano rivolte alla tutela del fragile ecosistema lagunare
«La Cittadella misteriosa». Tra rimozione e recupero, le controverse vicende urbane del Ghetto ebraico di Rovigo (sec. XVI-XX)
Definito «Cittadella misteriosa» [Piva, 1932], il brulicante e degradato mondo del Ghetto rodigino, con i suoi cinque stretti cortili, fu considerato, a lungo, una vergogna da cancellare. Nel 1930, nel quadro del Piano Regolatore e nello spirito dei diradamenti della “Legge Napoli”, si provvide a demolire, pezzo a pezzo, una delle più straordinarie memorie urbane della piccola città veneta, già seconda capitale del Ducato Estense. Dal 1615, – anno di istituzione del Ghetto – al 1627, quando fu definitivamente conchiuso, il gruppo stretto di altissimi fabbricati diveniva sito di migrazione e scambio della Università ebraica, in una “stazione” posta strategicamente sul confine tra Stato Pontificio e Serenissima.
Le cronache e la storia urbana della città dimostrano tuttavia che, nei secoli precedenti, dalla prima metà del XII alla fine del XV secolo, le vicende e i rapporti tra la popolazione cristiana e quella israelita erano affatto diversi, occupando quest’ultima un livello sociale di tutto rispetto, perfettamente inserita nelle dinamiche economiche, politiche e culturali della comunità rodigina
Il sistema delle castalderie e la politica patrimoniale e territoriale estense (secoli XV- XVI)
Nel sistema di potere che la casa d'Este instaurò nel XV e XVI secolo su territori di pianura posti a cavallo del basso Po, le grandi aziende appoderate che prendevano nome di Castalderie e che spesso ospitavano una casa di caccia e di "delizia" per il principe e la corte, svolgevano un ruolo economico amministrativo e gestionale di grande rilevanza. Ad esse si aggiungevano i beni ecclesiastici finiti sotto il controllo di membri della casata dominante. Il saggio ricostruisce il quadro degli investimenti effettuati per regolare le acque e per creare nuovo suolo agrario in alcune zone strategiche del ducato estense. Questi possessi di natura allodiale e non feudale garantivano alla Camera ducale estense un flusso di rendite agricole di grande rilevanza per il mantenimento di una numerosa corte e per la costruzione e manutenzione di residenze di campagna e di caccia al servizio dei duchi. Nasceva di qui una vera e propria politica territoriale che aveva nelle imprese di bonifica e regolazione delle acque i suoi capisaldi
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