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Kosmopolis
Collana di studio di scienze sociali, scienze politiche e scienze del territorio. Comitato scientifico: Marcello Strazzeri, Mario Centorrino, Mariano Longo, Mario Aldo Toscano, Alberto Febbraio, Giandomenico Amendola, Carlo Mongardini, Simona Andrin
Come abbiamo imparato a scrivere in toscano
La trasmissione di una cronaca del Vespro nota in diverse versioni (toscana, settentrionale, siciliana) ci presenta un osservatorio ideale per studiare le dinamiche scritturali dell’Italia medievale. Attraverso la lingua dei testimoni si può ricostruire, da un lato, come gli scriventi di varie aree hanno a poco a poco abbandonato le loro abitudini di scrittura per avvicinarsi al modello toscano, dall’altro come il toscano ha cominciato, lentamente, a farsi italiano
Occupazione atipica e precarietà del lavoro
Basandosi sui dati di un’ampia indagine su un campione di lavoratori italiani, il capitolo esamina le situazioni di precarietà del lavoro, adottando una definizione multi-dimensionale di tale concetto, che permette di individuare gradi o livelli del fenomeno e, più in generale, la varietà di situazioni di lavoro precario, evitando ipotesi/modalità dicotomiche. Tale definizione considera la discontinuità del lavoro, la (in)coerenza delle occupazioni, la condizione economica e la disponibilità di protezioni sociali. L’analisi si concentra sulle persone con occupazioni non-standard (dal tempo determinato ad alcune forme di lavoro autonomo), più esposte al rischio di precarietà. Nello specifico, si esamina la distribuzione delle varie situazioni precarietà tra la popolazione, le condizioni lavorative, i collegamenti con forme di vulnerabilità economica e sociale, la relazione tra lavoratrici/lavoratori in situazioni di precarietà e il sindacato e più in generale la rappresentanza del lavoro
Il principio di bilateralità in espansione: la cooperazione tra istituzioni pubbliche e comunità di fede (verso un\u27efficiente garanzia di tutela degli interessi religiosi)
The expanding principle of bilaterality: the cooperation between public institutions and faith communities (toward an efficient guarantee of protection of religious interests)
ABSTRACT: More or less recent events (and conjunctures) recorded in the field of the regulation of State/Church relations would seem to endorse discouraging and discouraging readings: being able to speak, depending on the case, of a bilaterality now "suspended," now "apparent," and sometimes even "betrayed." On the other hand, at the same time, contextual objective elements (and clues) induce one not to give in to discouragement, especially if the focus expands to the frequent examples of "other" bilaterality, different from the constitutionally regulated one (the concerted/administrative one; the dialogic-informal one), registering certain commendable "incremental" dynamics, especially in the crucial sign of the distancing from the worst of the vices that can weaken bilaterality, namely the standardization of its contents. The contribution offers a composite examination of the lights and shadows found in the matter, in light of the warning issued in the past by two distinguished scholars: it is difficult but necessary for the concrete making of legal experience to chase the heights of "supra-legal" (or "rational") law.
SOMMARIO: 1. Introduzione: la ricerca di “giustizia”; il ruolo servente del diritto (G. Radbruch, F. Scaduto) - 2. La bilateralità in “poliforme” espansione: quattro versanti - 3.1. Dinamismi della bilateralità: le luci (il verso anti-standardizzante a pro della Repubblica e delle comunità di fede; l’allargamento degli orizzonti del diritto ecclesiastico) … - 3.2. … (segue) e le ombre auspicabilmente diradabili: la bilateralità “sospesa”; la bilateralità apparente; la bilateralità formalmente “tradita” - 4. Un inquadramento di segno evolutivo: dalla stagione “eroica” della bilateralità al tempo della “normalità”; dalla generica ricerca di ‘giustizia’ alla specifica ricerca di garanzie (e certezze) - 5. (Ap)punti di discussione
La decisione del Mediatore europeo del 25 gennaio 2013 : un passo avanti verso un’applicazione efficace dell’art. 17 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea?
Il saggio analizza la pronuncia del Mediatore europeo del 25 gennaio 2013, in cui è stato accertato un caso cattiva amministrazione a carico della Commissione europea, che ha sbagliato nell'interpretare l'art. 17 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione europea.
Partendo da questa pronuncia, l'Autore svolge alcune considerazioni sul significato e la portata dell'art. 17 TFUE e ricostruisce una lettura di tale disposizione diversa da quella spesso accolta dalle istituzioni europee e da parte della dottrina.The essay analyzes the decision of the European Ombudsman of 25 January 2013, in a case where it was found maladministration by the European Commission, which has made a mistake in interpreting Article 17 of the Treaty on the Functioning of the European Union.
Based on this ruling, the author performs some thoughts on the meaning and scope of Article 17 TFEU and reconstructs a reading of this provision that is quite different from that which the European institutions often seem to accept
Postille alla formazione del tipo fonetico italiano
Questo articolo muove dal celebre saggio di Arrigo Castellani sulla formazione del sistema fonologico toscano/italiano. Si discutono alcuni punti della ricostruzione di Castellani (toccando in particolare l’anafonesi, la confusione di B e V, e la palatalizzazione); si sottolineano le divergenze dei dialetti meridionali rispetto al toscano; si avanza una spiegazione parzialmente nuova dell’evoluzione dei nessi X, GN e GL; si propone una cronologia comparata del toscano e dei dialetti meridionali
I cambiamenti nel lavoro e il discorso sulla precarietà: dimensioni, fattori ed evoluzioni recenti
La sentenza Lautsi e altri c. Italia della Corte europea dei Diritti dell’Uomo
Dopo una breve premessa che rileva l’anomalo silenzio di dottrina scientifica e media dopo la sentenza del 2011 della Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo che ha “assolto” l’Italia per l’esposizione del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche (mentre la sentenza di primo grado che aveva rilevato, in relazione alla medesima fattispecie, una violazione della Convenzione europea era stata accolta da reazioni rumorose e bipartisan), l’autore esamina il ricorso governativo che investito della questione la Grande Camera e la sentenza pronunciata da quest’ultima. La sentenza è esaminata, in particolare, sotto due prospettive: 1) alla luce dei principi di laicità e di neutralità dello stato davanti a tutte le credenze religiose e le confessioni: principi che hanno avuto un ruolo importante nella evoluzione della giurisprudenza della Corte degli ultimi anni e che tuttavia nel caso di specie sono stati “trascurati” o impoveriti di alcuni loro contenuti fondanti, al fine di legittimare una soluzione della fattispecie che, secondo parte della dottrina (e secondo l’autore) sembra essere stata decisa “a tavolino” e in base a considerazioni più politiche che giuridiche; 2) alla luce della distinzione tra simboli “passivi” (tra i quali la Corte annovera il crocifisso, esposto con le modalità riscontrabili nel caso specifico) e simboli “forti” (tra i quali, secondo costante giurisprudenza di Strasburgo, deve essere incluso il velo islamico indossato all’interno delle scuole pubbliche dei paesi che ne vietano il porto alla luce del principio di laicità statuale), che la Corte ha applicato nel caso in esame apparentemente discostandosi dalla propria precedente giurisprudenza
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