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    Individualità e rappresentazione

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    Il saggio mostra come le nozioni di individualità e di razionalità siano tradizionalmente dipendenti, in Occidente, dal concetto di rappresentazione, quest’ultima considerata quale operazione basilare della soggettività vivente e conoscente. Si tratta di un concetto talmente fondamentale da essere rimasto a lungo indeterminato: la sua precedenza rispetto ad altre categorie fondamentali lo ha infatti reso sostanzialmente indefinibile. La rappresentazione non sarebbe infatti tanto da intendere come il risultato dell’opera unificatrice di un soggetto trascendentale nel suo atto di fare esperienza, quanto come il luogo in cui il soggetto stesso è costituito sulla base di qualcosa che è già là e che dunque sempre lo precede. La conoscenza e la vita stessa presuppongono insomma la rappresentazione, al cui fondo agisce l’irrappresentabile, che è poi la totalità della vita e delle sua affezioni. Qualcosa dunque di precedente e costitutivo rispetto alla coscienza.The essay shows how traditionally, in the West, the notions of individuality and rationality have always been related to the basic one of living and conscious subjectivity. Such concept is so fundamental that it has remained undetermined for a long time: it is almost indefinable, as it precedes any other fundamental category. In fact, representation should not be conceived as a mere result of the unifying activity of a transcendental subject who experiences reality. It should be seen as the actual place where a subject is constituted, on the bases of something which has always been present, hence precedent. In other words, knowledge and life presuppose representation. At the bottom of representation hides the irrepresentable: the totality of life and its affections, which is something that precedes and constitutes consciousness

    Introduzione

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    L'introduzione presenta la formazione filosofica di Ernesto Grassi, ancorato alla storia dell’umanesimo italiano e insieme aperto alla continua ricerca dei temi più innovativi della filosofia di quel periodo storico. Per questo motivo, i testi che questa raccolta riunisce, scritti e pubblicati negli anni dal 1922 al 1946, offrono un percorso particolarmente significativo in cui è possibile rintracciare i temi di confronto con i maestri della filosofia italiana e della cultura europea. Qui si trovano le tracce più consistenti del continuo dialogo con gli autori emblematici dell’umanesimo e della modernità, come pure il rapporto diretto con i protagonisti della filosofia di quei primi decenni del Novecento: da Chiocchetti a Martinetti, da Gentile a Croce, da Blondel a Husserl, da Heidegger a Guardini. Appare in chiara evidenza anche la poderosa attività editoriale di Grassi con la programmazione di numerose raccolte e collane presso diversi editori. Inoltre, sono già qui anticipati i tre grandi temi che caratterizzeranno il lavoro successivo del filosofo Grassi: in primo luogo, il tema heideggeriano della rilettura della metafisica, inteso però come riabilitazione della latinità e dell’umanesimo con la centralità accordata alla differenza tra essere e ente, espressa nel linguaggio e in particolare nella parola poetica; in secondo luogo il dire metaforico, colto sia come contenuto sia come modalità espressiva dell’umano, in grado di assolvere al compito di accennare a un margine di ulteriorità o di eccedenza rispetto all’apparire; in terzo luogo la possibilità di restituire la parola a quell’esigenza di trascendenza, già individuata in questi scritti nel passaggio dal tragico greco alla cristianità, mediante il riferimento filosofico all’ambito di realtà aperto dalla stessa metaforicità. Il volume raccoglie tutta la prima produzione scientifica di Grassi in italiano e in tedesco. I testi tedeschi sono accompagnati altresì dalla traduzione italiana.The introduction shows how Ernesto Grassi’s education was based on the study of Italian Humanism and oriented towards philosophical research of the most relevant topics of his time. This is the reason why the works included in this book are significant: they were written and published between 1922 and 1946, and they show Grassi’s relationship with the masters of Italian philosophy and European culture. There is also evidence of his deep ongoing dialogue with the most significant authors of humanism and modern age, together with his direct relationship with the most important philosophers of his time: Chiocchetti, Martinetti, Croce, Blondel, Husserl, Heidegger and Guardini among others. Grassi also carried out intense editorial work, planning many collections and series with several editors. Moreover, these works anticipate three main central themes that the philosopher will study in his future researches: first of all, Heidegger’s reinterpretation of metaphysics, which Grassi will read as rehabilitation of the Latin culture and of humanism. Under this respect, poetry has a central role, as language is the means by which it is possible to express the difference between Sein and Seiende. The second relevant theme is the study of metaphors, both in their content and as an expression of the human being and of anything beyond appearance. The third theme is the study of language as a means to express transcendence, with a philosophical approach to those fields of reality that can be expressed through metaphors. The volume collects all the early production of Grassi, both in Italian and in German. An Italian translation of the German writings is included as well

    Francesco Sansovino e la prudenza

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    L’articolo tratta del singolare Dialogo della pratica della ragione, scritto fra il 1538 e il 1542 da Francesco Sansovino, per formazione giurista ma dedicatosi poi all’attività di «poligrafo». In particolare l’autore si sofferma sulla nozione di prudenza che emerge dal Dialogo, la quale si rende emblema, probabilmente ad insaputa di Sansovino stesso, di un importante passaggio sia teorico che storico avvenuto alle soglie dell’età moderna. Rintracciando la genesi della prudentia nella phronesis aristotelica e nella sua successiva stabilizzazione teorica nella teologia morale di Tommaso, l’autore mostra come nel Dialogo essa torni a rivestire, grazie anche all’accostamento con le dottrine, di per sé assai distanti, di Bartolo e Machiavelli, il ruolo pratico di habito attivo con ragione. Tale virtù diviene altresì espressione di quel sapere tipico dell’umanesimo civile che saprà coniugare vita mondana e riflessione intellettuale.This article is about the peculiar work Dialogo della pratica della ragione, written between 1538 and 1542 by Francesco Sansovino, who was educated as a jurist but then became a «polygraph». The author is particularly focused on the concept of prudence, which arises from the Dialogo. It is likely that Sansovino himself ignored that such concept became the symbol of an important theoretical and historical transition at the beginning of the modern age. The author traces the genesis of the prudentia in the Aristotelian phronesis and in its subsequent stabilization within Thomas Aquinas’ moral theology. He shows that in the Diagolo, also because of the combination with the rather different theories of Bartolo and Machiavelli, such concept is back in its practical role of habito attivo con ragione. Such virtue also becomes the expression of that typical knowledge of civil humanism, where social life and intellectual knowledge are strictly combined

    Prefazione

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    Viene presentata un'opera dedicata al tema del "sentire" analizzato attraverso l'opera di D. von Hildebrand, M. Scheler e E. Stein. Al centro della fenomenologia del sentire, l'autrice colloca il sentimento dell'amore come tratto distintivo dell'identità umana.This work is dedicated to the theme of “feeling”, analyzed through the works of D. von Hildebrand, M. Scheler and E. Stein. The author states that love is the centre of the phenomenology of feeling, and it is also the distinctive trait of human identity

    Una sillaba non si divide. A proposito della sillaba «Schmerz»

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    Il confronto tra Celan e Heidegger impegna poesia e filosofia in un dialogo profondo. Entrambi gli autori si attendono dall’altro una parola risolutiva: da una parte il riconoscimento di una colpa, dall’altra la richiesta di una assoluzione. Alla fine l’intento non viene raggiunto, le differenze restano tali e soprattutto si riconosce che il dolore non è condivisibile, inchioda alla responsabilità personale, alla solitudine, al colloquio interrotto.The contrast between Celan and Heidegger engages poetry and philosophy in a deep dialogue. Each author expects from the other a definitive statement: on one side, the acknowledgement of a fault, on the other the claim for an absolution. The ends never meet, differences remain the same and, moreover, it becomes clear that the pain cannot be shared, that there is an inescapable responsibility, a loneliness, an interrupted conversation

    La post-modernità e il soggetto del racconto

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    La modernità ha elaborato nozioni forti di soggettività esposte in vari modelli, dal razionalismo all’idealismo, in grado di confrontarsi con il mutare delle epoche e delle culture. Il postmoderno si caratterizza invece come l’epoca che mette in crisi il soggetto moderno e che non crede più nella capacità della storia di conferire un senso all’esistenza e un orientamento alle azioni. In particolare il postmoderno ha costretto a ripensare la nozione di persona, non più concepibile come unità di sostanza, uguaglianza o convenzione. In tale contesto si inserisce la proposta di Ricoeur di ripensare la nozione di identità tenendo conto delle sue formulazioni storiche e anche delle critiche a cui il postmoderno ha sottoposto ogni classica nozione di soggetto. Viene quindi indicata una nozione di identità narrativa che rimane fissata nelle storie personali e nelle loro relazioni all’interno di una storia comune, diventando una categoria di ontologia della prassi. L’identità umana si esprime perciò come permanenza nel tempo, fedeltà alla parola data, partecipazione a una origine comune che permette esperienze e scelte responsabili nei racconti che è in grado di generare e condividere.Various models of strong notions of subjectivity have been elaborated throughout modernity, from rationalism to idealism, and these notions were able to face the changing of cultures and ages. On the other hand, postmodern seems to be the age that calls into question the modern notion of subject and the possibility throughout history to give life a meaning and to give actions an orientation. In particular, postmodern has led to rethinking the notion of person, which can be no longer considered as unity of substance, equality or convention. This is the context where Ricoeur’s proposal is set. The author suggests that the notion of identity must be reconsidered, starting from its historical formulations and from the criticism that postmodern has moved to every classical notion of subject. Ricoeur then indicates a notion of narrative identity, which is engraved in personal stories and in their relations within a common history. This becomes a category of ontology of praxis. Human identity expresses itself as permanence in time, faithfulness to a promise, participation in a common origin, which allows experiences and responsible choices in the narrations, that it is able to generate and share

    Amico della sapienza, amico del mondo

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    La filosofia caratterizzata dalla domanda sul perché, con cui è stata tracciata la sua storia dall’inizio al tempo presente, si è lentamente trasformata in una interrogazione sul “da che cosa” tragga origine e fondamento l’uomo e la città in cui vive. La riflessione su questo confronto stretto tra l’uomo e il luogo delle sue relazioni costringe a procedere oltre gli elogi di un’opinione pubblica incatenata alle proposte del post-moderno, dove le differenze vengono assolutizzate, e quindi isolate, con la pretesa poi di omologarle in una indistinta genericità.Philosophy has always been driven by the question «why», which has marked its history from the beginning until now. However, such question has slowly been transformed in a research about «where» the foundation and origin of man and the city where he lives come from. If we consider this point and the close connection between man and the place where his relationships are set, we will have to go beyond the acclaims of the post-modern age, where differences are absolutized, hence are isolated, with the claim to homologate them in an indistinct vagueness

    L'invenzione di un modello: dalla Calunnia alla Verità in Leon Battista Alberti

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    Nel contesto della riscoperta degli autori greci nel Quattrocento, gli scritti di Luciano divengono un punto di riferimento essenziale per i grandi umanisti, e nel terzo libro del De Pictura, Alberti fa riferimento allo scritto sulla Calunnia come opera letteraria che può offrire un esemplare soggetto di ispirazione pittorica. Lo scritto di Luciano riporta l’unica testimonianza di un dipinto perduto di Apelle, in cui calunnia e verità, ignoranza e sospetto, insidia e frode, livore e penitenza vengono personificate in un affascinante contrasto allegorico. In tale contesto la verità, proposta da Alberti, ha i caratteri di una «fanciulletta vergognosa e pudica» e può apparire solo grazie alla rimozione della falsità e allo scioglimento della finzione. Tale modello veritativo diviene ancora più interessante se analizzato dal punto di vista della storia dei concetti: in questo periodo la letteratura filosofica non presenta infatti una trattazione sistematica e specifica di questo tema e sembra muoversi tra il recupero delle argomentazioni scolastiche e l’aspirazione a un metodo scientifico non ancora chiaramente immaginabile. Il tema risalterà invece in modo specifico e autonomo quando le controversie religiose del Cinquecento porranno le premesse per il consolidarsi di un modello di verità come sinonimo di dogma, ortodossia, applicazione di un metodo. Tutto ciò appare in netto contrasto con il modello umanistico che invece concepisce la verità come impegno costante, dirittura morale, concordia, tolleranza, ricerca non categorica e non apodittica. La verità è dunque pratica del vero, e come tale viene declinata in vari ambiti della vita umana.During the XV century, in a period when the classical Greek authors where being rediscovered, the works of Lucian became an essential reference point for the main humanists. In the third book of his De Pictura, Alberti refers to the writing on the Calumny as an example of a literary work providing inspiration for a pictorial subject. Lucian’s writing is the only evidence of a lost painting by Apelles, where calumny and truth, ignorance and suspect, traps and fraud, acrimony and penitence are personified in a fascinating allegoric contrast. In such context, Alberti’s truth appears like a «young girl, modest and ashamed»: she can appear only when falsity and fiction are removed. This model of truth is even more interesting if we analyze it from the point of view of the history of concepts: this is a period when philosophers do not attempt a systematic and specific approach to the subject. They seem to recover scholastic arguments on one side, and on the other, they look forward to a scientific method, which is far from being established. The theme will find a specific formulation during the religious controversies of the XVI century, when truth will be understood as a synonym of dogmatism, orthodoxy and application of a method. All this is in clear contrast with the humanistic method, which conceives truth as constant engagement, moral justice, harmony, tolerance, non-categorical and non-apodeictic research. Truth means practising the truth, and as such it is declined in all fields of human life

    Forma d'epoca

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    Epoca come arrestarsi del movimento storico e come sospensione del movimento della conoscenza
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