1,720,992 research outputs found

    La presenza rizomatica dell’est nel romanzo "Sefarad" di Antonio Muñoz Molina

    No full text
    "Sefarad" è un romanzo che lo spagnolo Antonio Muñoz Molina pubblica nel 2001. Contrariamente a quanto potrebbe suggerire il titolo, non si tratta di una narrazione incentrata unicamente sulla storia degli ebrei sefarditi, ossia quegli ebrei che avevano vissuto nella Penisola Iberica fino al 1492, data della loro espulsione; non si tratta nemmeno di una narrazione imperniata sulla diaspora dei sefarditi e dei conversos. "Sefarad" è infatti un compendio delle persecuzioni subite da molti cittadini europei a cavallo tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale; in particolare, il romanzo si concentra su tre eventi storici: lo scoppio della Guerra Civile Spagnola (1936-1939), l’avvento del nazismo e il consolidamento dello stalinismo. Dal punto di vista della ricezione, è infatti la Shoah che ha attratto maggiormente l’attenzione della critica, spagnola e internazionale, che si è occupata del romanzo di Muñoz Molina, suscitando posizioni a volte molto distanti tra loro (arrivando ad accusare l’autore di superficialità nei confronti dello sterminio). Accanto alla Shoah, l’altro grande tema che è stato frequentato con regolarità dagli studiosi riguarda la Guerra Civile spagnola. È rimasto invece relegato in secondo piano lo studio dei riferimenti al comunismo e allo stalinismo, che occupano in realtà una parte importante di "Sefarad". Proprio su questo ultimo aspetto si concentra il presente articolo

    Premessa

    No full text
    L’obiettivo comune dei contributi raccolti in questo volume è quello di indagare i cambiamenti e le continuità di significato dello sguardo occidentale verso l’est, e di quello orientale verso l’ovest, attraverso l’analisi delle rappresentazioni letterarie all’interno dei diversi discorsi nazionali e transnazionali. Negli ultimi anni l’intensificazione degli scambi tra est e ovest ha avuto forti ripercussioni nell’ambito culturale, venendo a interessare il teatro, il cinema, le arti visive, ma anche e soprattutto la letteratura, dalle narrazioni dal taglio più prettamente documentaristico tipiche dei resoconti di viaggio, alla realtà fittizia dei racconti e dei romanzi. La contaminazione conseguente alle migrazioni dall’Europa dell’est ha dato vita a nuove ibridazioni identitarie e culturali, e con esse a nuovi stili e modalità di espressione, finendo con l’annullare le usuali distinzioni tra prospettiva interna ed esterna, tra realtà, stereotipo e immaginazione

    Čechov autore per bambini? Note su Kaštanka in Italia. Traduzioni, riscritture, adattamenti

    No full text
    The article looks into the Italian versions of Kashtanka by Anton Chekhov, which he defined “a tale for children”, one of the few examples in his literary production aimed to a young audience. During the XX century in Italy the book had a huge success and was translated and published more than 10 times. The first part of the article briefly introduces the historical context of the text, its role in Chekhov’s production, and discusses the possibility to consider Chekhov a writer for children. The second part deals with the translations, rewritings and adaptations of the short story into Italian; attention is paid to the translation of the proper names and to some lexical and syntactical observations about the first lines of the tale. Some brief reflections are presented also about the illustrations and other paratextual elements of the books. The author draws some conclusions about the reasons for Kashtanka’s success in Italy in the broader context of Russian children’s literature translated into Italian throughout the previous century

    Come incontrai Čechov di Ivan Šmelëv. Una memoria tra allusione e metatesto

    No full text
    How I met Chekhov by Ivan Shmelyov. A memoir between allusion and metatext Marco Sabbatini For several reasons, Ivan Shmelyov’s writing is strongly linked to the prose of Anton Chekhov. During the exile in Paris, Shmelyov focuses his reflections on Chekhov, offering a peculiar portrait of the writer in the trilogy How I Met Chekhov (Kak ja vstrechalsya s Chekhovym, 1934). The author uses a hybrid narrative form, oscillating between memoir and short narrative essay. The autofiction interferes here with Chekhov’s short stories. In this way, Shmelyov deliberately reproduces Chekhov’s style, he intends to pay homage to his prose master and affirm his own writing in the sign of the realist tradition, in which emerges an inclination towards irony. This article will highlight Shmelyov’s narrative strategies through these autobiographical memoirs, above all through The Merry Marriage, the last story in the trilogy, which stands out for its metatextual implications and allusions to marriage as a recurring motif in Chekhov’s repertoire. Keywords: Chekhov, Shmelyov, non fiction prose, emigratio

    Nichilismi, o del tradire (tra gli altri) Turgenev

    No full text
    Per un volume dedicato alle "Lezioni" di V. Nabokov, in occasione di una loro nuova edizione (con una nuova traduzione italiana che ristabilisce la vera misura del lavoro nabokoviano, restituendo le eco corrette dell’originale) un intervento, il nostro, dedicato alla Lezione su Turgenev. Considerato da molti il meno pirotecnico dei “capitoli”, il più «didascalico», a una lettura bachtinianamente partecipe – è questo il nostro enjeu – esso si rivela invece spazio a più dimensioni, in cui Nabokov, affrontando Turgenev, ci porta dentro il consueto castello di specchi dove stanare il suo punto di vista per farci trovare il nostro, di Lettori Ideali. Le nostre analisi, partendo da questioni di letteratura, confluiscono inevitabilmente qui in riflessioni fondanti sulla traduzione. Nel rivalutare Turgenev come autore di una modernità sottaciuta, dalla scrittura calvinianamente leggera, rapida, esatta, molteplice e visibile, si recupera al contempo il delicato compito ermeneutico che è di ogni traduzione. Un testo “esemplare”, quello della Lezione su Turgenev, dove una traduzione ‘stonata’ rischia di soffocare la parola autoriale (nabokoviana) incastonata dentro al discorso altrui; e uccide i registri, le sfide euristiche, restituendoci una scrittura nel migliore dei casi mimetica, quando invece, è questo il nostro punto, essa è mimetizzata. La Lezione su Turgenev è forse allora il luogo dov’è implicito il potenziale maggiore, dal nostro punto di vista, di una lettura ideale “di Nabokov” – qui genitivo soggettivo e oggettivo insieme. Una lezione che ci aiuta a trovare il “punto da cui guardare” (M. Cvetaeva) l’intero volume nabokoviano – e forse, intero, questo volume che ci ospita, metalettura di una metalettura – dove l’«arte alta» della traduzione (K. Tchukovskij) e la sua «esatta inesattezza» ci insegnano a sentire le rozanoviane «ombre del suono sotto la voce». Ma le suggestioni sono molteplici, e si rincorrono a più livelli dell’esposizione, più o meno sotterranei, riemergendo come fiumi carsici in punti nevralgici anche delle altre Lezioni. Un’analisi, la nostra, che intesse in un tutt’uno interpretativo la Lezione nabokoviana su Turgenev e la sua “Arte della Traduzione”, proponendosi come approccio trasversale ideale a un corretto ascolto, “musicale” perché responsabile e responsivo, della letteratura

    Stile e salotti: perché Nabokov stima Jane Austen, ma non la ama

    No full text
    In linea teorica, Jane Austen ha tutto per piacere a Nabokov. Per prima cosa, i suoi romanzi sono macchine ben congegnate e oliatissime, proprio come quelli di Na-bokov, proprio come le lezioni che lo scrittore emigrato russo prepara puntigliosamente per i suoi studenti americani. In secondo luogo, i congegni narrativi au-steniani sono la perfetta illustrazione del dogma nabokoviano secondo il quale un libro non lo si può leggere, ma soltanto rileggere. Tuttavia, un'attenta lettura della lezione americana su Jane Austen rivela che l'autrice inglese desta non solo l'ammirazione di Nabokov, ma anche la sua irritazione stilistica e i suoi pregiudizi di genere

    Le vittorie di don Chisciotte: la strana lettura di Vladimir Nabokov

    No full text
    Rilettura e commento delle "Lezioni sul Don Chisiotte" di Vladimir Nabokov, che mantengono la loro originalità e freschezz

    STRANGE OPINIONS? LE LEZIONI DI LETTERATURA DI VLADIMIR NABOKOV

    No full text
    Per affrontare in modo ragionato la lezione di Vladimir Nabokov dedicata a Fëdor Dostoevskij dobbiamo far convergere inevitabilmente due vettori: da una parte il rapporto di Nabokov con la critica e la storia della letteratura così come le troviamo riflesse nel ciclo di lezioni, e dall’altra l’atteggiamento di Nabokov scrittore e critico nei confronti di Dostoevskij, l’evoluzione di tale rapporto e gli elementi che maggiormente connotano il dialogo in absentia. Negli ultimi decenni una serie di importanti studi ha messo in luce alcuni aspetti fondamentali circa entrambe le questioni. Il presente contributo ne offre una sintesi e propone alcune riflessioni ulteriori. L’obiettivo è definire con quale tipo di testo abbiamo a che fare e quali indizi esso ci può fornire della visione artistica del suo autore

    Introduzione

    No full text
    This introductory chapter opens a book about immigrant literature in Europe
    corecore