1,721,096 research outputs found
Evoluzione biologica dell’Impianto di Menisco Collagenico (CMI).
Introduzione
Il menisco collagenico (CMI) è un tessuto acellulare, derivato da tessuto tendineo achilleo bovino, utilizzato in lesioni meniscali non suturabili. E’ composto da collagene tipo I arricchito con glicosaminoglicani, inclusi condroitinsolfato ed acido ialuronico. Studi clinici preliminari con un follow-up di 6 anni hanno dimostrato un significativo miglioramento della sintomatologia in 8 pazienti su 8 trattati con tale impianto. Scopo dello studio è analizzare dal punto di vita istologico e citologico l’evoluzione del tessuto neoprodotto all’interno dello scaffold dopo impianto nell’uomo.
Materiali e Metodi
Abbiamo analizzato le caratteristiche morfologiche in 3 biopsie ottenute dopo circa sei mesi e 2 biopsie ottenute a circa 14 mesi dall’impianto.
Ogni biopsia è stata sottoposta ad analisi con microscopia luce (LM), microscopia elettronica a scansione (SEM) ed a trasmissione (TEM) al fine di valutare le caratteristiche istologiche e citologiche del nuovo tessuto nonché valutarne le somiglianze con la cartilagine meniscale.
Resultati
La LM e la SEM del CMI prima dell’impianto evidenziano lamine di fibre connettive parallele tra loro (10 to 30m) interconnesse da altre di calibro minore (5-10m). Nell’insieme descrivono lacune con diametri dell’ordine di 50-60m. Un maggiore ingrandimento permette di riconoscere una trama fibrillare disordinata, con diametri variabili da 100 a 400nm, con il periodo di 64 nm evidente. (Fig. 1)
Le biopsie eseguite a sei mesi mostrano un tessuto ricco in cellule e vasi che invade lo scaffold. La matrice collagenica è formata da fibrille ordinate con diametro omogeneo di circa 100nm (Fig. 2). Non sono stati osservati infiltrati di tipo infiammatorio.
Dopo 14 mesi dall’impianto sono evidenti strutture simil-condroni, mentre la vascolarizzazione non è più evidente. La matrice fibrillare neoprodotto appare più ordinata (fig. 3) all’interno dello scaffold ancora evidente.
Discussione and conclusioni
Nei casi analizzati l’evoluzione morfologica dimostrerebbe come il CMI provveda a fornire un supporto attivo alla colonizzazione di cellule non ancora differenziate, la cui attività metabolica è dimostrata non solo dai dati della citologia ma anche dalla vascolarizzazione abbondante. L’assenza di infiltrati infiammatori evidenzia la biocompatibilità del materiale. Dopo 14 mesi dall’impianto si evidenzia una riduzione dell’attività metabolica (assenza di vasi e diversità negli elementi cellulari) mentre nel nuovo tessuto si apprezzano caratteristiche morfologiche e ultrastrutturali simili ad una fibrocartilagine meniscale.
References
1. Stone KR, Steadman JR, Rodkey WG, Li S-T. Regeneration of meniscal cartilage with use of a collagen scaffold: Analysis of preliminary data. J Bone Joint Surg Am 1997; 79 (12): 1770-7.
2. Rodkey WG, Steadman JR, Li S-T. A Clinical study of Collagen Meniscus Implants to restore the injured meniscus. Clin Orthop 1999; 367 Suppl: S281-92.
3. Steadman JR, Rodkey WG. Tissue-engineered collagen meniscus implants: 5 to 6-year feasibility study results. Arthroscopy; In Press.
4. Ronga M, Bulgheroni P, Manelli A, Genovese E, Grassi F, Cherubino P. Short-term evaluation of collagen meniscus implants (CMI) by MRI and morphological analysis. J Orthopaed Traumatol 2003; 4(1): 5-10
Il riacquisto di azioni proprie. Teoria ed evidenze empiriche
Il presente lavoro si propone di offrire una lettura approfondita, puntuale
e sotto molti aspetti originale delle operazioni di riacquisto di azioni proprie
eseguite dalle società per azioni. Si tratta di una attenta riflessione degli aspetti economici e finanziari del buy-back, nonché dei
numerosi risvolti che esso presenta non soltanto sotto il profilo procedurale,
ma anche e soprattutto dal punto di vista delle finalità che si intendono
perseguire attraverso la sua concreta attuazione. Il fulcro del lavoro è senz’altro rappresentato dall’analisi empirica, finalizzata ad esaminare gli effetti prodotti
dall’annuncio di operazioni di buyback realizzate nel corso degli ultimi anni
in Italia e nel Regno Unito attraverso la procedura dell’offerta pubblica di
acquisto. L’obiettivo finale che si è inteso perseguire è sintetizzabile nella
volontà di verificare le potenzialità dei riacquisti di azioni proprie come
strumenti capaci di creare, o quanto meno diffondere sul mercato, maggior
valore
Finanza di impresa. Analisi e metodi
Il presente lavoro si propone di affrontare una disamina completa di tutte le tematiche e gli aspetti inerenti la finanza d’impresa, delineando un percorso nel quale si integrano e completano a vicenda tradizione e innovazione e che si muove lungo un’unica direzione, ovvero seguendo un “filo rosso” rintracciabile dietro ogni argomento oggetto di indagine: la ricerca del valore. Partendo dal presupposto indiscusso in base al quale l’obiettivo che l’impresa deve perseguire, ovvero la finalità ultima da raggiungere attraverso l’operato dell’intera organizzazione, è rappresentato dall’accrescimento del valore nel tempo, tutti i temi discussi sono interpretati nel tentativo di analizzare problematiche e fornire soluzioni per indirizzare l’azione del management – ed in particolare del management finanziario – verso la realizzazione di tale finalità ultima
Agriculture and climate-friendly development: Global perspectives of financing
As the relationships among physical, economic and social elements concerning agriculture and climate change are very complex, the strategies to address this issue must be accompanied by an integrated approach to development, mitigation and adaptation policies. This approach can be defined as "climate compatible development", a strategy that minimizes the harm caused by climate impacts, while maximizing the many human development opportunities presented by a low emissions and more resilient future. However, financial flows for climate compatible development, are too weak, despite flows of climate finance to developing countries represent the principal way to reconcile equity with effectiveness and efficiency in dealing with the climate problem. The future of climate finance include both the creation of new funding sources and the improvement and upgrading of existing ones, but are based on the recognition of the sector's role in mitigating and its unique vulnerability to climate change. Copyright © FrancoAngeli
Impianto di menisco collagenico (CMI): analisi ultrastrutturale, biochimica e dell’espressione genica dell’impianto
Introduzione:
L'impianto di menisco collagenico (CMI) è una tecnica di ingegneria tissutale per il trattamento delle lesioni meniscali non riparabili. Tale procedura prevede l’utilizzo di uno scaffold di collagene tipo I, derivato dal tendine Achilleo bovino. La struttura si presenta di forma simile al menisco umano ed è arricchito in glicosaminoglicani (GAGs) che stimolano l’invasione e la proliferazione cellulare, quindi la rigenerazione tissutale.
Scopo dello studio è valutare l’evoluzione strutturale e molecolare del CMI dopo l’impianto. Per definire il fenotipo delle cellule che invadono lo scaffold, sono state utilizzate tecniche di espressione genica.
Materiale e metodi:
Lo studio è stato eseguito su 5 campioni bioptici, prelevati da 5 differenti pazienti a tempi diversi: 3 a 7 mesi, 1 a 12 mesi ed 1 a 18 mesi. Inoltre come gruppo controllo sono stati utilizzati uno scaffold prima dell’impianto, un menisco umano normale ed un allograft a 16 mesi dall’impianto. I campioni sono stati prelevati mediante l’utilizzo di un ago da biopsia prostatica 18G Temno device (Allegiance Healthcare Corp., McGaw Park, IL).
Per l’analisi morfologica sono state utilizzate tecniche di microscopia luce, immunoistochimica (collagene tipo I e II), SEM e TEM. Per la valutazione biochimica è stata adoperata la Fluorophore Assisted Carbohydrate Electrophoresis (FACE), una tecnica che consente di studiare la composizione delle singole unità disaccaridiche dei GAGs, molecole della matrice extracellulare. L’analisi dell’espressione genica è stata eseguita mediante la Real Time PCR (RT-PCR), una metodica che evidenzia l’attivazione di uno specifico gene durante le diverse fasi di polimerizzazione. Sono stati studiati a tal fine il gene del collagene tipo I ed il gene del versicano, proteoglicano specifico del tessuto fibrocartilagineo meniscale.
Risultati:
Lo scaffold è composto da lamine connettivali parallele tra loro, connesse da fibre minori a delimitare lacune (fig. 1). Queste ultime determinano una porosità che si apprezza esclusivamente all’interno della struttura. Infatti le superfici del CMI sono caratterizzate da una fitta rete di fibrille collageniche che determinano un’organizzazione più compatta. Nei campioni bioptici a 7 mesi, le lacune erano invase da tessuto connettivo caratterizzato dalla presenza di fibroblasti e neovasi (fig. 2). Nei controlli a 12 e 18 mesi si è osservato una maggiore organizzazione strutturale dell’impianto e la comparsa di unità morfologicamente simili ai condroni. Confrontando tali dati a quelli osservati nel gruppo controllo, si è registrato una maggiore sovrapponibilità degli impianti al menisco normale per numero di cellule ed organizzazione della matrice extracellulare. Non sono stati riscontrati segni di necrosi tissutale ed invasione di cellule monocito-macrofagiche. All’immunoistochimica era presente collagene tipo I nello scaffold, mentre il tipo II appariva nel tessuto neoformato in tutti i controlli.
La FACE non ha evidenziato glicosaminoglicani nello scaffold, al contrario degli impianti dove i disaccaridi erano presenti. Il quadro elettroforetico era sovrapponibile a quello del menisco normale. Sono state osservate differenze esclusivamente nell’intensità delle diverse bande.
La RT-PCR ha registrato l’espressione di entrambi i geni considerati negli impianti al contrario dello scaffold dove non è stato apprezzato nessun segnale (fig. 3-4). Nell’allograft è stato osservato esclusivamente l’attivazione del gene collagene tipo I. Differenze nella quantità dell’espressione genica sono state evidenziate tra i diversi campioni.
Conclusioni:
Le osservazioni morfologiche dimostrano che il CMI è una struttura biocompatibile che stimola la colonizzazione cellulare e vascolare. I diversi quadri osservati dimostrano la graduale maturazione dell’impianto verso un’organizzazione strutturale simile ad un menisco. Le differenze di intensità nelle diverse bande dei disaccaridi rispetto al menisco di controllo sono da imputare all’intensa attività metabolica delle cellule che invadono lo scaffold. Ciò è confermato dai dati ottenuti con la RT-PCR che evidenzia inoltre una variabilità nell’espressione di uno stesso gene nei diversi campioni considerati. Il numero esiguo di campioni analizzati ed il breve follow-up non consentono di formulare considerazioni definitive. In futuro, ulteriori studi morfologici e molecolari determineranno la reale efficacia del CMI nella rigenerazione del tessuto meniscale.
Bibliografia:
Stone KR, Webber RJ, Rodkey WG, and Steadman JR. Prosthetic meniscal replacement: In vitro studies of meniscal regeneration using copolymeric collagen prostheses. Arthroscopy 1989; 5: 152.
Stone KR, Steadman JR, Rodkey WG, Li ST. Regeneration of meniscal cartilage with use of a collagen scaffold. Analysis of preliminary data. J Bone Joint Surg Am 1997; 79(12): 1770-7.
Rodkey WG, Steadman JR, Li S-T. A Clinical study of Collagen Meniscus Implants to restore the injured meniscus. Clin Orthop Rel Res 1999; 367S: S281-S92.
Ronga M, Bulgheroni P, Manelli A, Genovese E, Grassi F, Cherubino P. Short-term evaluation of collagen meniscus implants (CMI) by MRI and morphological analysis. J Orthopaed Traumatol 2003; 4(1): 5-10
Impianto di menisco collagenico (CMI): analisi ultrastrutturale, biochimica e dell’espressione genica dell’impianto
Introduzione:
L'impianto di menisco collagenico (CMI) è una tecnica di ingegneria tissutale per il trattamento delle lesioni meniscali non riparabili. Tale procedura prevede l’utilizzo di uno scaffold di collagene tipo I, derivato dal tendine Achilleo bovino. La struttura si presenta di forma simile al menisco umano ed è arricchito in glicosaminoglicani (GAGs) che stimolano l’invasione e la proliferazione cellulare, quindi la rigenerazione tissutale.
Scopo dello studio è valutare l’evoluzione strutturale e molecolare del CMI dopo l’impianto. Per definire il fenotipo delle cellule che invadono lo scaffold, sono state utilizzate tecniche di espressione genica.
Materiale e metodi:
Lo studio è stato eseguito su 5 campioni bioptici, prelevati da 5 differenti pazienti a tempi diversi: 3 a 7 mesi, 1 a 12 mesi ed 1 a 18 mesi. Inoltre come gruppo controllo sono stati utilizzati uno scaffold prima dell’impianto, un menisco umano normale ed un allograft a 16 mesi dall’impianto. I campioni sono stati prelevati mediante l’utilizzo di un ago da biopsia prostatica 18G Temno device (Allegiance Healthcare Corp., McGaw Park, IL).
Per l’analisi morfologica sono state utilizzate tecniche di microscopia luce, immunoistochimica (collagene tipo I e II), SEM e TEM. Per la valutazione biochimica è stata adoperata la Fluorophore Assisted Carbohydrate Electrophoresis (FACE), una tecnica che consente di studiare la composizione delle singole unità disaccaridiche dei GAGs, molecole della matrice extracellulare. L’analisi dell’espressione genica è stata eseguita mediante la Real Time PCR (RT-PCR), una metodica che evidenzia l’attivazione di uno specifico gene durante le diverse fasi di polimerizzazione. Sono stati studiati a tal fine il gene del collagene tipo I ed il gene del versicano, proteoglicano specifico del tessuto fibrocartilagineo meniscale.
Risultati:
Lo scaffold è composto da lamine connettivali parallele tra loro, connesse da fibre minori a delimitare lacune (fig. 1). Queste ultime determinano una porosità che si apprezza esclusivamente all’interno della struttura. Infatti le superfici del CMI sono caratterizzate da una fitta rete di fibrille collageniche che determinano un’organizzazione più compatta. Nei campioni bioptici a 7 mesi, le lacune erano invase da tessuto connettivo caratterizzato dalla presenza di fibroblasti e neovasi (fig. 2). Nei controlli a 12 e 18 mesi si è osservato una maggiore organizzazione strutturale dell’impianto e la comparsa di unità morfologicamente simili ai condroni. Confrontando tali dati a quelli osservati nel gruppo controllo, si è registrato una maggiore sovrapponibilità degli impianti al menisco normale per numero di cellule ed organizzazione della matrice extracellulare. Non sono stati riscontrati segni di necrosi tissutale ed invasione di cellule monocito-macrofagiche. All’immunoistochimica era presente collagene tipo I nello scaffold, mentre il tipo II appariva nel tessuto neoformato in tutti i controlli.
La FACE non ha evidenziato glicosaminoglicani nello scaffold, al contrario degli impianti dove i disaccaridi erano presenti. Il quadro elettroforetico era sovrapponibile a quello del menisco normale. Sono state osservate differenze esclusivamente nell’intensità delle diverse bande.
La RT-PCR ha registrato l’espressione di entrambi i geni considerati negli impianti al contrario dello scaffold dove non è stato apprezzato nessun segnale (fig. 3-4). Nell’allograft è stato osservato esclusivamente l’attivazione del gene collagene tipo I. Differenze nella quantità dell’espressione genica sono state evidenziate tra i diversi campioni.
Conclusioni:
Le osservazioni morfologiche dimostrano che il CMI è una struttura biocompatibile che stimola la colonizzazione cellulare e vascolare. I diversi quadri osservati dimostrano la graduale maturazione dell’impianto verso un’organizzazione strutturale simile ad un menisco. Le differenze di intensità nelle diverse bande dei disaccaridi rispetto al menisco di controllo sono da imputare all’intensa attività metabolica delle cellule che invadono lo scaffold. Ciò è confermato dai dati ottenuti con la RT-PCR che evidenzia inoltre una variabilità nell’espressione di uno stesso gene nei diversi campioni considerati. Il numero esiguo di campioni analizzati ed il breve follow-up non consentono di formulare considerazioni definitive. In futuro, ulteriori studi morfologici e molecolari determineranno la reale efficacia del CMI nella rigenerazione del tessuto meniscale.
Bibliografia:
Stone KR, Webber RJ, Rodkey WG, and Steadman JR. Prosthetic meniscal replacement: In vitro studies of meniscal regeneration using copolymeric collagen prostheses. Arthroscopy 1989; 5: 152.
Stone KR, Steadman JR, Rodkey WG, Li ST. Regeneration of meniscal cartilage with use of a collagen scaffold. Analysis of preliminary data. J Bone Joint Surg Am 1997; 79(12): 1770-7.
Rodkey WG, Steadman JR, Li S-T. A Clinical study of Collagen Meniscus Implants to restore the injured meniscus. Clin Orthop Rel Res 1999; 367S: S281-S92.
Ronga M, Bulgheroni P, Manelli A, Genovese E, Grassi F, Cherubino P. Short-term evaluation of collagen meniscus implants (CMI) by MRI and morphological analysis. J Orthopaed Traumatol 2003; 4(1): 5-10
- …
