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    El ex ministro de educación argentino, Atilio Dell´Oro Maini, preside el Consejo Ejecutivo de la UNESCO

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    El ministro de educación argentino entre septiembre de 1955 y 1958, Dr. Atilio Dell´Oro Maini ejerce la presidencia del consejo ejecutivo de la UNESCO en la XV Conferencia General, celebrada en París en 1968. En primer lugar, homenajea a integrantes de la Conferencia fallecidos. Luego destaca la educación como derecho básico de los hombres y la acción de la UNESCO en esta dirección. Atilio Dell'Oro Maini: fue ministro de educación en Argentina entre septiembre de 1955 y 1958. Publicó títulos como Los orígenes de la tradición colonial, Las relaciones culturales y morales, Carlos Pelegrini, entre otros.Radio Universidad Nacional de La Plat

    Studi archeozoologici ad Hergla (Tunisia): il sito di Sebkhet Halk el Menjel (SHM-1)

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    L’analisi condotta su oltre 15.000 resti faunistici recuperati dal sito SHM-1, nella laguna di Sebkhet Halk el Menjel (Hergla, Sousse - Tunisia) databile tra la fine del VII ed il VI millennio a.C., ha permesso di caratterizzare alcuni peculiari aspetti dell’economia di sussistenza delle locali popolazioni preistoriche che risultava principalmente legata alle attività venatorie e di raccolta. Sono stati determinati resti di bovidi selvatici di grandi dimensioni (Bos primigenius e Syncerus caffer), di medio-grandi dimensioni (Alcelaphus buselaphus e Oryx sp.) e di medio-piccole dimensioni, rappresentati prevalentemente da gazzelle e altri antilopi. Altri grandi mammiferi sono testimoniati da scarsi resti di rinoceronte bianco, di giraffa ed ippopotamo. Sono poi presenti resti di piccoli mammiferi, soprattutto lagomorfi, di felidi (Caracal caracal e Leptailurus serval) e canidi. Completano il campione faunistico: pesci, tra cui predominano gli sparidi; testuggini palustri, anfibi e rari uccelli. Lo studio archeozoologico comprende, inoltre, l’analisi dell’industria su osso consistente in circa 80 reperti, la maggior parte costituita da strumenti perforanti. Su tutti gli strumenti sono riscontrabili evidenti tracce di lisciature e levigature, o presentano angoli smussati o troncati intenzionalmente durante le fasi di preparazione

    Considerazioni sull’economia di allevamento nella Romagna durante l’età del Bronzo

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    Le indagini archeologiche ed archeozoologiche condotte negli ultimi anni in Emilia orientale e in Romagna hanno permesso di chiarire il ruolo di un territorio che va mostrandosi sempre più strategico all’interno delle dinamiche del popolamento dell’età del Bronzo in ambito padano. I resti faunistici recentemente analizzati provenienti da nuove realtà archeologiche del territorio romagnolo, fra cui spiccano i siti di Cattolica, Solarolo e Riccione presentati in questo volume, hanno permesso di chiarire, uniti ai dati noti in letteratura, alcuni aspetti dell’economia di sussistenza. Quello che emerge dall’osservazione del dato archeozoologico è il ruolo di primaria importanza svolto dall’allevamento all’interno del sistema economico. Come si evince dai rapporti percentuali delle specie domestiche per i principali siti dell’area romagnola è possibile notare come, accanto ovviamente a percentuali sempre molto basse di cani e cavalli che verosimilmente non rientravano all’interno della sfera alimentare, la composizione faunistica relativa ai principali animali domestici (maiali, ovicaprini e buoi) varia, anche notevolmente, da sito a sito

    Bulletin of Insectology: Preface

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    Introduction to the first meeting of IPW

    La fauna dell’età del bronzo della Rocca di Bazzano

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    Si presentano i materiali osseo faunistici relativi a diversi scavi e raccolte pertinenti all'abitato dell'Età del Bronzo di Bazzano

    New Evidence for Dog Butchering from Prehistoric Coastal Sites in the Sultanate of Oman

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    Cynophagy is well documented from the archaeological record in different regions worldwide. Despite a subsistence economy mainly centred on marine resources complemented with land mammals (either wild or domesticated), the coastal prehistoric sites of the Oman Peninsula have a high percentage of dog bones with traces of burning and butchery. In Oman, this practice is first proven in the Capital Area during the late fifth millennium BCE. In the Sharquiyyah region, previous studies confirmed evidence for dog-meat eating during the third millennium BCE at Ra’s al-Hadd HD-1 and HD-6. This practice can be now dated back to the late fourth millennium BCE on the basis of new data generated by recent excavations at Ra’s al- Hadd HD-5 and Ra’s al-Khabba KHB-1. This paper presents in detail these new data and their archaeological context, embedding them in the wider perspective of local subsistence economies. Framing this evidence with contextual archaeological, environmental and ecological data will provide a better understanding of the adaptive strategies developed by prehistoric groups on the shorelines of eastern Arabia. Dog meat eating might have compensated for a temporarily poor diet low in proteins and fat, designing a precise subsistence strategy influenced by climatic and seasonal factors. The earliest evidence for dog meat eating in the Oman Peninsula can thus be considered a particular adaptation of semi-sedentary fishermen in a phase of increasing sedentarism during the fifth and also in the fourth millennium BCE

    Le analisi archeozoologiche nel sito di Solarolo – via Ordiere

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    Si presentano le indagini faunistiche finora condotte nel sito di Solarolo - via Ordiere. I nuovi studi stanno via via aggiungendo nuovi tasselli al complesso mosaico dell’economia di sussistenza degli abitati dell’età del Bronzo in territorio emiliano e romagnolo, ma la straordinaria potenzialità del contesto è data soprattutto dall’enorme quantitativo di materiale faunistico che si sta recuperando grazie a sistematiche ed estensive campagne di scavo frutto della collaborazione fra il Dipartimento di Archeologia dell’Università di Bologna e la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna

    Il cibo dei morti: offerte alimentari dalla necropoli di Monterenzio Vecchio (Bologna)

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    Il rinvenimento di ossa animali all’interno delle sepolture può derivare, in molti casi, dalla deposizione volontaria e rituale di offerte alimentari per il defunto. Numerosi sono, infatti, i popoli e le culture del passato che esprimevano attraverso le deposizioni di alimenti nelle tombe il bisogno di proseguire nell’aldilà tutte le attività quotidiane, basate sul modello di vita terrena, e di cui il bisogno di nutrirsi rappresentava una necessità primaria. In questo studio saranno presentati gli aspetti metodologici ed i risultati della ricerca archeozoologica condotta sulle 39 tombe della necropoli etrusco-celtica di Monterenzio Vecchio (BO). Dallo studio dei resti ossei è emersa un’altissima standardizzazione nelle pratiche di preparazione delle carni e nella loro deposizione nelle tombe, sempre costituite da porzioni del costato di un solo maiale ucciso in età giovanile. La distribuzione dei resti ossei, l’assenza di evidenti tracce di scarnificazione sulle ossa e la presenza di tracce di cottura esclude che si tratti di scarti o di avanzi di un ipotetico banchetto funebre. La correlazione spaziale e funzionale dei dati ricavabili dall’analisi faunistica e tafonomica, e le caratteristiche tipologiche delle strutture tombali e dei relativi corredi, ha permesso di evidenziare forti connotazioni simboliche connesse al rituale funerario non ché l’esistenza di un ben determinato “cibo dei morti”
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