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Adaptive strategies for amphibian territories
The many studies, some quite recent, that have been conducted on the morphological implications of the complex and multi-faceted relationship between human settlements and natural resources, particularly water, have questioned and mainly described strongly anthropised and historically well-documented realities, although mostly in Europe. This is why it is interesting to study some territories that have not been analysed by conventional historical or urban research; territories that can be defined as extreme due to their devastating, though cyclical, environmental emergencies linked to water (drought, but also excessive water caused by flooding, deluges, torrential rains and cyclones), and also due to the living conditions of the people living there, who are forced to adopt adaptive resource and energy saving strategies. In fact, these territories, where the people have always lived side by side with emergencies stemming from floods, cyclones and drought, seem to circumstantially prove a hypothesis of reciprocal “adaptation” (between humans and the environment), which appears to express an undeniable feature of sustainability. An important area to bear in mind in this regard is the territorial environment of the broad coastline of Bangladesh, where more than 40km is subject to cyclical flooding caused by seasonal cyclones. In studying these areas, it becomes clear how the water and energy emergencies have always been factors that have conditioned urban planning, enabling us to identify which spatial devices have remained over time which are able to save resources, and the persistence of settlement models adapted to the conditions and, as a result, adapted to the environment. The relative balance established by the populations over centuries to face emergency situations has, however, deteriorated over the last 50 years following modernisation processes that have taken place in this country. This balance seems to be on the way to breaking entirely in the future due to the heavy consequences of climate change
La conservazione della città : ragioni e conseguenze di un progetto urbanistico italiano
Durabilità e patrimonio : eredità e futuro : precisazioni di restauro urbano
L’architettura si configura da sempre come disciplina attraverso la quale sviluppare l’assunzione di responsabilità utile alla cura del mondo fisico e alla sua difesa La salva-guardia della città storica è stata in Italia oggetto di una discussione serrata, che dal secondo dopoguerra all’alba degli anni Ottanta ha coinvolto teorici, tecnici ed esponenti della società civile Ne è emerso un progetto di città inedito, che ha riconosciuto nella necessità di conservazione di alcune sue parti la condizione indispensabile all’equilibrio culturale, del territorio e della società È infatti la partecipazione del presente negli spazi del passato che può permettere di rendere agibile, comprensibile e accessibile, il valore civico e progettuale dell’eredità storica collettiva Il progetto della città esistente è il più importante contributo italiano alla ricerca internazionale nel campo dell’architettura e dell’urbanistica, un modello teorico e operativo internazionalmente adottato da aggior-nare Oggi occorre ricollocare il valore ereditario del patrimonio costruito all'interno del dibattito più ampio e globale sulla sostenibilità e sulle possibilità di azione da lasciare alle generazioni futur
blue in architecture 09. Water, Climate Change and Architecture - focus and debate on a fluid and sustainable future, symposium proceedings
Una questione di scala e di pubblico. La dimensione territoriale della tutela nella programmazione nazionale degli anni sessanta
Giovanni Astengo in Umbria (1952-1972)
La ventennale attività di Giovanni Astengo – come urbanista, architetto e pianificatore – in Umbria permette di individuare questa regione come uno dei suoi “laboratori”, come lo saranno prima il Piemonte e più tardi la Toscana, e nello specifico quello nel quale la sua attenzione si è più felicemente orientata a risolvere i problemi della città storica e del territorio di antico insediamento. Se da Assisi e Gubbio verranno i suoi primi incarichi per la redazione di piani regolatori, sul loro territorio Astengo elabora e sperimenta un metodo di lavoro e di intervento che segnerà la cultura urbanistica e architettonica italiana e che il saggio va ad illustrare criticamente. E non a caso è a Gubbio che, con il supporto di molti enti pubblici umbri, viene organizzato il primo Convegno nazionale per la salvaguardia e il risanamento dei centri storici, quello che produrrà la prima “Carta” per i centri storici e la nascita dell’ANCSA
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