1,720,972 research outputs found

    L'organizzazione dell'esame abilitante all'esercizio professionale con l'utilizzo delle tassonomie NNN

    No full text
    1. Introduzione A partire dall’a.a. 2013-2014 è stata introdotta nel piano degli studi del Corso di Laurea in Infermieristica di Modena e nell’esame abilitante all’esercizio professionale la pianificazione assistenziale con il Modello teorico di M. Gordon e le tassonomie NNN. 2. Obiettivi del progetto Illustrare l’organizzazione della prova pratica dell’esame finale e riportare i risultati di un’indagine sul grado di soddisfazione degli studenti rispetto all’utilizzo delle tassonomie NNN. 3. Materiali e metodi Nella prova d’esame abilitante all’esercizio della professione è richiesta una pianificazione infermieristica assistenziale a partire da un caso simulato, realizzato in collaborazione col Centro E-learning di Ateneo. Inoltre è stata condotta un’indagine conoscitiva in merito al grado di soddisfazione nell’utilizzo delle tassonomie NNN, rispetto al linguaggio non standardizzato. 4. Risultati Negli anni i casi presentati all’esame finale hanno riguardato l’assistenza nei setting clinico-assistenziali più vari, ospedalieri e territoriali, con popolazioni di assistiti e caregiver riferiti a diverse età e a differenti condizioni di salute. I casi vengono preparati dai Tutor del Corso di Laurea e sottoposti agli studenti attraverso un filmato interpretato da attori. L’oggettività della valutazione viene garantita da correttori predisposti a priori dai Tutor. Gli studenti individuano le Diagnosi Infermieristiche NANDA-I, pianificano risultati di salute attesi NOC e interventi NIC utilizzando le tassonomie NNN. Dall’indagine effettuata emerge che il 56% degli intervistati si dichiara soddisfatto e il 34% molto soddisfatto dell’utilizzo delle tassonomie NNN, rispetto al linguaggio non standardizzato. 5. Conclusioni L’organizzazione della prova pratica messa in atto dal Corso di Laurea in Infermieristica consente di valutare le competenze complesse richieste dalla normativa vigente e dalle linee di indirizzo emanate dagli organi professionali. L’esperienza di introduzione delle tassonomie NNN nei programmi del Corso di Laurea e nella prova pratica dell’esame finale, è risultata essere soddisfacente per gli studenti

    Gestione del neonato in ventilazione meccanica. Revisione delle evidenze

    No full text
    Introduzione. La ventilazione meccanica è una pratica ampiamente adottata per i neonati con insufficienza respiratoria, in particolar modo per quelli nati prematuramente. È quindi necessario che gli interventi infermieristici erogati, siano costantemente aggiornati e in linea con le migliori prove di efficacia. Scopo della revisione è stato l’aggiornamento delle evidenze riferite agli interventi infermieristici più comunemente erogati nell’assistenza ai neonati in ventilazione meccanica. Materiali e Metodi. È stata effettuata una revisione della letteratura consultando le banche dati MEDLINE, CINAHL, Embase e Cochrane Library, Sono stati selezionati Randomized Controlled Trials (RCT), studi quasi-sperimentali e Revisioni Sistematiche pubblicati tra il 2000 e il 2013, senza limiti di lingua, riportanti risultati significativi in merito a interventi di cui è stata testata l’efficacia. Risultati. In questa revisione sono state identificate e descritte le prove di efficacia riguardanti il mantenimento della pervietà delle vie aeree, il miglioramento degli scambi gassosi, il controllo e la riduzione del dolore, la prevenzione delle infezioni, in particolare delle VAP e l’assistenza durante lo svezzamento dal ventilatore. Conclusioni. Nonostante la presenza di un’ampia letteratura scientifica in questo settore, gli studi di buona qualità sono scarsi e le evidenze a supporto dell’efficacia di determinati interventi, non sempre sono forti. Sono necessari ulteriori studi controllati e randomizzati o prospettici ben disegnati, con gruppo di controllo, con campioni ampi

    La Kangaroo mother care: è una pratica utile per il prematuro?

    No full text
    La Kangaroo Mother Care (KMC) è una pratica introdotta nel 1978 da Edgar Rey, presso l’Istituto Materno Infantile di Santa Fe, a Bogotà, Colombia, come alternativa alle cure convenzionali offerte ai neonati prematuri. Inizialmente fu concepita per ovviare alla mancanza di incubatrici e si basava sul contatto pelle a pelle con la madre 24 ore su 24, con alimentazione esclusiva con latte materno. Il neonato veniva posizionato sull’addome materno, con il capo tra i seni (in modo da favorire l’allattamento) e ancorato in modo tale da potervi rimanere in sicurezza, giorno e notte. La denominazione di tale pratica prende origine dalle similitudini con la modalità adottata dai marsupiali per prendersi cura dei loro piccoli. Effettuata con queste modalità, la KMC consente al neonato di mantenere una corretta temperatura corporea, mentre la madre rappresenta la principale fonte di cibo e di stimoli, fino a che il bambino non raggiunge un peso e una maturazione tali, da consentirgli una vita extra-uterina, al pari dei bambini nati a termine. Nel tempo la KMC si è diffusa in tutto il mondo, in vari contesti, da quelli rurali senza risorse a quelli più avanzati. Nei contesti avanzati ad alto tasso di tecnologia, con ampia disponibilità di incubatrici, viene applicata con grosse differenze rispetto al metodo originale. Le differenze includono la discontinuità del trattamento (intrapreso a intermittenza, per poche ore al giorno) e la non esclusività dell’allattamento materno. Inoltre, la KMC in questi setting viene intrapresa solo se il neonato è abbastanza stabile dal punto di vista emodinamico e respiratorio. Rari sono i contesti in cui la KMC viene applicata a neonati in ventilazione meccanica (Conde-Agudelo & Diaz-Rossello, 2014). La KMC è quindi una pratica salvavita nei Paesi a basso reddito, dove le tecnologie sanitarie scarseggiano, ma non è chiaro se questa pratica sia utile in Paesi ad alto reddito. E’ stata pertanto effettuata una revisione narrativa della letteratura allo scopo di ricercare evidenze sull’efficacia della KMC in un contesto tecnologico, come alternativa alle cure convenzionali in incubatrice. Le ricerche sono state effettuate utilizzando le seguenti parole chiave: Kangaroo Mother Care, Kangaroo Care, Skin-to-skin Care, Skin-to-skin Contact, Low Birth Weight (LBW) e Preterm Infants. Non sono stati posti limiti di lingua. I vantaggi della KMC La KMC mostra vantaggi in termini di mortalità, rilevata alla dimissione e a 40-41 settimane di età gestazionale corretta, nonché all’ultimo follow-up, quando effettuata a intermittenza, in contesti ad alta tecnologia, in neonati stabilizzati (Conde-Agudelo & Diaz- Rossello, 2014). Nei neonati LBW (basso peso alla nascita) stabilizzati, la KMC è stata associata a una riduzione statisticamente significativa delle sepsi e di altre patologie severe, tra cui quelle a carico delle vie respiratorie, anche al follow-up a sei mesi (Conde-Agudelo & Diaz-Rossello, 2014). Non sono, invece, state rilevate differenze significative tra neonati sottoposti a KMC e neonati del gruppo di controllo, per quanto riguarda sviluppo psicomotorio e sensoriale (Conde-Agudelo & Diaz-Rossello, 2014). I neonati estremamente prematuri possono mantenere una temperatura adeguata durante il contatto pelle a pelle e rimanere stabili prima, durante e dopo la sessione di KMC. Le piccole diminuzioni di temperatura causate dai trasferimenti, non sono associate ad aumenti del consumo di ossigeno (Tuoni et al., 2012). La saturazione di ossigeno nel sangue si mantiene stabile durante la KMC, così come diminuiscono le desaturazioni. Durante i trasferimenti i bambini mostrano segni di stress a causa della differenza di temperatura e quindi la richiesta di ossigeno può aumentare, ma questo si risolve in tempi brevi (Mori et al., 2010). Nei bambini che praticano la KMC si rileva un maggiore aumento di peso, lunghezza e circonferenza cranica. Tuttavia non vengono osservate differenze alla dimissione o a 40-41 settimane o a 12 mesi di età corretta (Conde-Agudelo & Diaz-Rossello, 2014; Ghavane et al., 2012; Tuoni et al., 2012). I neonati sottoposti a KMC vanno meno incontro a ipotermia, ipoglicemia, infezioni nosocomiali, se confrontati con il gruppo di bambini assistiti unicamente in incubatrice. Il contatto pelle a pelle, inoltre, riduce significativamente l’incidenza di apnee e di malattie del tratto respiratorio inferiore (Suman et al., 2008; Conde-Agudelo & Diaz-Rossello, 2014). Considerazioni Sono diversi gli studi che evidenziano un maggiore impatto positivo della KMC, rispetto alle cure convenzionali in incubatrice, in termini di mortalità, meno rilevante è invece il suo effetto sullo sviluppo neuro-comportamentale e psicosomatico. Ha inoltre un effetto protettivo rispetto a sepsi e altre gravi patologie, ipotermia, ipoglicemia, apnee, durata della degenza, allattamento e attaccamento madre-bambino, con effetti positivi anche sul coinvolgimento paterno, dopo la dimissione. Nei Paesi sviluppati sono stati condotti pochi studi randomizzati controllati. Sarebbe importante implementare ulteriori studi con campioni di dimensioni adeguate, finalizzati a valutare l’efficacia della KMC intermittente vs le cure convenzionali in incubatrice. Altrettanto importante sarebbe la valutazione del rapporto tra costi e benefici della KMC praticata in terapie intensive di terzo livello. Complessivamente i benefici della KMC sono numerosi, non ha effetti collaterali e per questo dovrebbe essere incentivata anche in un’ottica umanizzazione dell’assistenza (Nyqvist et al., 2010)

    La pianificazione dell'assistenza infermieristica con le tassonomie NNN nell'esame di abilitazione alla professione

    No full text
    1. Introduzione La pianificazione assistenziale è un aspetto fondamentale del core curriculum formativo del Corso di Laurea in Infermieristica di Modena e costituisce parte integrante dell’esame finale. Nel 2012 è stata implementata una formazione sul campo, volta a formare Infermieri tutor esperti rispetto al processo di assistenza infermieristica secondo gli 11 Modelli Funzionali della Salute di M. Gordon e l’utilizzo delle Tassonomie NNN per la pianificazione. A partire dall’a.a. 2013-2014 è stata introdotta nel piano degli studi e nell’esame finale, la pianificazione assistenziale con Modello Gordon e tassonomie NNN. 2. Obiettivo del progetto Obiettivo del progetto è mettere in evidenza come l’introduzione delle tassonomie NNN nel piano di studi abbia portato a una migliore capacità di individuare i problemi di salute/le risorse delle persone, i risultati attesi e una più ampia gamma di interventi infermieristici da mettere in atto per risolvere o migliorare i bisogni di salute della persona, della famiglia o della comunità. Secondo obiettivo è sottolineare come l’utilizzo delle tassonomie favorisca l’uniformità di linguaggio tra i professionisti, con vantaggi sia nella comunicazione sia intraprofessionale che interprofessionale. 3. Materiali e metodi Sono state esaminate le pianificazioni assistenziali di due gruppi di studenti, relative a un caso clinico riguardante una persona operata di emicolectomia sinistra. I piani di assistenza si riferiscono, rispettivamente, all’esame finale dell’a.a. 2010-2011 e dell’a.a 2013-2014. Il primo gruppo di studenti ha elaborato il piano di assistenza impiegando le diagnosi NANDA-I 2009-11 e linguaggio non standardizzato per la descrizione di obiettivi e interventi. Il secondo gruppo ha utilizzato le diagnosi NANDA-I 2012-14 e le tassonomie NOC e NIC per l’individuazione di risultati attesi e interventi infermieristici. 4. Risultati Confrontando le pianificazioni, emerge che l’utilizzo delle tassonomie favorisce una scelta più ampia di interventi infermieristici per la soluzione delle diagnosi infermieristiche e una maggiore uniformità del linguaggio con cui si documenta la pianificazione dell’assistenza, oltre a un'indicazione più ampia di risultati attesi e relativi indicatori per la valutazione, individuati grazie alla tassonomia NOC. 5. Conclusioni I linguaggi infermieristici standardizzati permettono la condivisione consapevole e universale tra i professionisti della salute e gli utenti del processo assistenziale, contribuendo a rendere visibile il contributo che l’infermiere è in grado di apportare, all’interno del proprio ambito professionale di autonomia e responsabilità, in termini di risultati di salute raggiunti o mantenuti dall’assistito, dalla famiglia o dalla comunità. In particolare, la tassonomia NIC migliora la consapevolezza rispetto a quelli che possono essere gli interventi infermieristici utili a fornire risposte, basate sulle evidenze, ai problemi di salute, mentre la tassonomia NOC contribuisce a identificare indicatori sulla base dei quali si possono valutare e misurare gli scostamenti prodotti dall’infermiere, in termini di risultati di salute raggiunti o mantenuti con e per la persona assistita, in seguito agli interventi attuati dal professionista infermiere

    Esperienza di introduzione del Modello teorico Gordon e delle tassonomie NANDA-I, NOC e NIC

    No full text
    1. Introduzione. La pianificazione assistenziale è un aspetto forndamentale del core curriculum formativo del Corso di Laurea in Infermieristica di Modena. Nel 2012 è stato elaborato un progetto che ha promosso la formazione di infermieri tutor esperti rispetto alla pianificazione assistenziale secondo gli 11 Modelli funzionali della salute di M. Gordon e l'utilizzo delle tassonomie NNN. A partire dall'a.a. 2013-2014 è stato introdotto nel piano di studi la pianificazione assistenziale con il Modello di Gordon e le tassonomie NNN. 2. Obiettivi del progetto. L'obiettivo del progetto è quello di sviluppare le competenze di pianificazione assistenziale degli studenti con l'utilizzo del Modello teorico di Gordon e del linguaggio infermieristico standardizzato NNN in risposta alla domanda di salute della persona. 3. Materiali e metodi. Il progetto ha coinvolto tutti e 22 i Tutor didattici del Corso di Luarea, attraverso una FSC e 450 studenti iscritti nei tre anni di Corso di Laurea. La formazione degli studenti è stata strutturata in una parte teorica e una pratica; inoltre la pianificazione ha trovato applicazione nella pratica clinica durante i tirocini. 4. Risultati. A oggi i Tutor didattici sono formati e il progetto è in fase di completa implementazione. La valutazione dello stesso è avvenuta in itinere attraverso la valutazione delle pianificazioni che i Tutor prima e gli studenti poi, nell'anno accademico in corso, hanno effettuato. Sarà somministrato a sperimentazione conclusa, settembre 2014, un questionario di gradimento del metodo adottato. 5. Conclusioni. I Linguaggi standardizzati permettono la condivisione consapevole e universale del processo assistenziale tra i professionisti della salute e le persone assistite, contribuiscono a rendere visibile e universale del processo assistenziale tra i professionisti della salute e le persone assistite, contribuiscono a rendere visibile il contributo che l'infermiere è in grado di apportare, all'interno del proprio ambito professionale di autonomia e responsabilità, in termini di risultati di salute raggiunti o mantenuti dall'assistito, dalla famiglia o dalla comunità

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

    Full text link
    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Variations on the Author

    Full text link
    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship

    Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis

    Full text link
    We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis

    Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts

    Full text link
    We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more sophisticated methods
    corecore