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L’interpretazione simultanea
La simultanea è la modalità di interpretazione allo stesso tempo più innaturale e più affascinante, in quanto richiede a chi la pratica l’abilità di ascoltare in una lingua e parlare in un’altra in contemporanea. Il suo insegnamento mira a trasformare la capacità di un individuo bilingue di alternare spontaneamente l’uso di due lingue ben padroneggiate in un’attività professionale altamente specializzata da mettere al servizio della comunicazione altrui.
Il modulo propedeutico alla simultanea qui descritto segue un approccio intralinguistico basato sull’italiano. Esercitazioni di crescente complessità e difficoltà introdotte e seguite da riflessioni e discussioni in gruppo sono intervallate da riflessioni teoriche atte a inquadrare problematiche generali e difficoltà specifiche, nonché da finestre aperte sulla realtà professionale e consigli pratici per impostare lo studio personale. Le varie attività sono state proposte in aula, ma anche sotto forma di compiti per casa ed esercitazioni autonome da continuare durante i primi passi nell’interpretazione simultanea
ImPLI – Improving Police and Legal Interpreting
A seguito dell’adozione della direttiva 2010/64/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 ottobre 2010 sul diritto all’interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali è stato presentato alla Direzione Generale Giustizia e Consumatori della Commissione europea un progetto di ricerca sull’impiego di interpreti in interviste e interrogatori di polizia nelle indagini preliminari (ImPLI – Improving Police and Legal Interpreting - Developing best practices in interpreter-mediated investigative interviews with suspects, victims and experts). Nel Maggio 2011 la Direzione Generale ha approvato il finanziamento del progetto di ricerca “ImPLI – Improving Police and Legal Interpreting” della durata di 18 mesi (Grant agreement JUST/2010/JPEN/1562/AG ; 2011-2012). I partner del progetto sono: Charles University, Praga (Rep. Ceca); Fachhochschule Köln, Colonia (Germania); Heriot-Watt University, Edimburgo (Regno Unito); ISIT, Parigi (Francia); Lessius University College, Anversa, (Belgio); Università degli Studi di Bologna, Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori Forlì (Italia).
Allo scopo di contribuire all’attuazione della citata direttiva 2010/64/EU sul diritto all’interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali (e con particolare riguardo agli articoli 2 e 6), il progetto si è posto un duplice obiettivo:
- informare le forze di polizia e gli altri organi inquirenti sulle tecniche di interpretazione e come queste possano fornire un valido contributo al loro lavoro se adeguatamente utilizzate;
- far sì che gli istituti di formazione degli interpreti che partecipano al progetto acquisiscano maggiori conoscenze relative alla tecniche di interrogatorio utilizzate dalla polizia giudiziaria e da altri organi inquirenti allo scopo di migliorare la formazione degli interpreti in questo ambito.
Nell’ambito del progetto, in ciascun paese partecipante è stata organizzata una tavola rotonda con rappresentanti di magistratura inquirente, forze di polizia o altre forze di pubblica sicurezza che svolgono funzioni di polizia giudiziaria e interpreti che operano nell’ambito delle indagini di polizia giudiziaria allo scopo di raccogliere informazioni e conoscenze sulle pratiche di interrogatorio esistenti in ciascuno dei sei paesi partecipanti, sulle pratiche di collaborazione tra inquirenti e interpreti e sulle reciproche esigenze.
I prodotti materiali del progetto, tutti scaricabili dal sito http://impli.sitlec.unibo.it/, sono:
- sei relazioni dettagliate sugli incontri tenuti nei singoli paesi con i rappresentanti della magistratura inquirente, dei funzionari di polizia giudiziaria e degli interpreti che sono chiamati a tradurre durante le indagini;
- una relazione finale comprendente i resoconti sulla situazione dell’interpretazione nelle indagini preliminari nei singoli paesi, le principali problematiche individuate e le raccomandazioni relative alle buone pratiche e alla formazione sia delle forze dell’ordine sia degli interpreti in materia di interrogatori di polizia mediati da interpreti;
- sei video, tutti con sottotitoli in inglese, tesi a illustrare tramite simulazioni gli aspetti salienti degli interrogatori di polizia giudiziaria mediati dagli interpreti nei singoli paesi partecipanti al progetto.
Tutti i prodotti sono consultabili e scaricabili all’indirizzo: http://impli.sitlec.unibo.it
Interpretare tra tedesco e italiano
Questo contributo adotta una prospettiva contrastiva nell’intento di fornire
strumenti e spunti concreti per la pratica dell’interpretazione a studentesse e studenti
di madrelingua italiana che si accostano per la prima volta all’interpretazione
in e dal tedesco. Propone una breve disamina, inevitabilmente incompleta,
basata sull’esperienza didattica dell’interpretazione tra il tedesco e l’italiano, di
alcune delle principali differenze grammaticali (in senso lato) tra il tedesco e l’italiano
che possono essere rilevanti per l’interprete, privilegiando la discussione
sulla modalità simultanea che presenta l’ostacolo maggiore, data la sovrapposizione
di ascolto e produzione e i vincoli del tempo a disposizione per la sua resa
The IMPLI project, pre-trial interpreting in Italy and the transposition of directive 2010/64 EU
L’articolo è stato scritto su invito dei curatori di un numero monografico della rivista TRANS Revista de traductología, pubblicata dall’Università di Malaga (Spagna), dedicato all’Interpretazione in ambito giuridico. Il lavoro fa il punto sul diritto all’interpretazione in ambito giuridico e giudiziario in Italia, in particolare nella fase pre-processuale, alla luce dei dati raccolti dal progetto di ricerca europeo ImPLI (Improving Police and Legal Interpreting) e del recepimento italiano della direttiva 2010/64/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 20 ottobre 2010 sul diritto all’interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali mediante il decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 32 “Attuazione della direttiva 2010/64/UE sul diritto all'interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali” (GU Serie Generale n.64 del 18-3-2014). Di questo recepimento discute gli aspetti salienti, anche alla luce degli interventi – per lo più critici – di giuristi e associazioni di interpreti e traduttori che in Italia lo avevano preceduto e poi accolto.
La direttiva 2010/64/UE costituisce una tappa fondamentale nel riconoscimento dell’interpretazione e traduzione di qualità per la garanzia dei diritti di un imputato e di un procedimento equo. L’obiettivo del progetto di ricerca europeo ImPLI (vedi sotto) era quello di raccogliere informazioni sulla situazione esistente nei Paesi aderenti al progetto in materia di uso dell’interpretazione in interviste e interrogatori di polizia e nelle indagini preliminari che coinvolgono persone che non parlano o non comprendono la lingua del procedimento. Gli incontri nazionali con professionisti - pubblici ministeri, agenti di polizia, funzionari linguistici e interpreti free-lance - attivi in questo ambito nel quadro di ImPLI hanno confermato che in Italia (anche se non solo in questo Paese) sussistono ancora molte problematicità da risolvere, già evidenziate almeno in parte dalla letteratura precedente.
In particolare, sono state acquisite conoscenze sulla formazione erogata alle forze dell’ordine sugli interrogatori; l’inclusione o meno di moduli sulla comunicazione con interpreti nei percorsi formativi; le esigenze in merito all’interpretazione da parte delle forze dell’ordine per poterle confrontare con le competenze attualmente detenute dagli interpreti che lavorano con le forze dell’ordine. La relazione finale del progetto ha identificato come aspetti cruciali le qualifiche e la certifica¬zione degli interpreti nonché il loro reclutamento e le condizioni di lavoro. Ha anche formulato una serie di raccomandazioni al fine di disseminare e incoraggiare le buone pratiche e una formazione congiunta.
Nell’articolo questi risultati vengono analizzati alla luce della trasposizione della direttiva 2010/64/UE nell’ordinamento italiano mediante il decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 32. Un aspetto positivo è costruito dal diritto di usufruire dell’interprete anche nelle comunicazioni con il proprio legale. Vengono invece identificati come particolarmente problematici i seguenti aspetti: scelta della lingua da interpretare (che può anche essere una lingua veicolare e non la lingua dell’alloglotta); garanzie sulla qualifica degli interpreti e la qualità della loro prestazione (soprattutto alla luce dalla mancata istituzione di un registro nazionale). Va notato che questo particolare aspetto, sottolineato nelle conclusioni dell’articolo, nel frattempo è stato oggetto di un’ulteriore misura di recepimento (decreto legislativo n. 129 del 23 giugno 2016 “Disposizioni integrative e correttive del D.Lgs. 4 marzo 2014, n. 32”) che ha disposto l'obbligo di inviare al Ministero della Giustizia per via telematica gli elenchi aggiornati degli interpreti e dei traduttori iscritti nell'albo dei periti; di fatto questa disposizione istituisce un elenco nazionale degli interpreti e traduttori
Comunicare tramite interprete nelle indagini di polizia. Implicazioni didattiche di un’analisi linguistica
La monografia Amato A.; Mack G. (2015) Comunicare tramite interprete nelle indagini di polizia. Implicazioni didattiche di un’analisi linguistica (pp. 143). ISBN: 978-88-6923-061-5. Bologna: Bononia University Press è il risultato del lavoro di ricerca condotto dalla due autrici nel contesto del progetto di ricerca “ImPLI” (Improving Police and Legal Interpreting) sull’impiego di interpreti in interviste e interrogatori di polizia nelle indagini preliminari (titolo inglese: Developing best practices in interpreter-mediated investigative interviews with suspects, victims and experts). Il progetto della durata di 18 mesi è stato approvato dalla Commissione europea nel maggio 2011 (Grant agreement JUST/2010/JPEN/1562/AG). I partner del progetto sono stati: Charles University di Praga, Fachhochschule di Colonia, Heriot-Watt University di Edimburgo, ISIT di Parigi, Lessius University di Anversa, SSLMIT (oggi DIT) dell’’Università di Bologna, sede di Forlì.
Il volume si inserisce nella collana “Studi Interdisciplinari su Traduzione, Lingue e Culture” del Dipartimento di Interpretazione e Traduzione (DIT) dell’Alma Mater Studiorum, Università di Bologna, sede di Forlì ed è stato sottoposto a peer review.
Il lavoro si compone di quattro parti.
La prima parte descrive il materiale su cui si basa il volume, vale a dire un video prodotto dalle due autrici, il contesto normativo in cui si svolgono le due interviste di polizia giudiziaria rappresentate nel video, la sceneggiatura e i personaggi del video e infine le caratteristiche del parlato istituzionale individuate dagli studiosi di analisi della conversazione che fanno parte della comunicazione presente nel video. Il video proposto presenta due interviste di polizia giudiziaria condotte con la mediazione di interpreti. Il copione del video è stato tratto da un verbale reale (anonimizzato) di un interrogatorio di polizia giudiziaria relativo a un reato di tentativo di violenza sessuale, messo a disposizione delle autrici dalla Questura di Forlì. Questa traccia è stata poi rielaborata ed adattata a una situazione di comunicazione mediata da interprete. Nel nostro caso la lingua del procedimento è l’italiano, la lingua madre della vittima è il tedesco e la lingua del sospettato è il francese. Il video è sottotitolato in inglese per consentirne una più ampia diffusione. La Questura di Forlì ha partecipato attivamente alla lavorazione e alla produzione del video, in particolare nelle persone del commissario di polizia e di un funzionario linguistico che si sono prestati ad interpretare i loro rispettivi ruoli nel video.
La seconda parte del volume esplora i meccanismi interazionali e discorsivi che si instaurano nel corso della comunicazione di tipo istituzionale in cui i partecipanti si avvalgono dell’opera di un interprete. A tale scopo il video viene analizzato sequenza per sequenza per individuare e mettere in risalto i fenomeni più rilevanti e caratterizzanti della comunicazione tra parlanti che appartengono a culture diverse, non parlano la stessa lingua e si avvalgono di un interprete in un contesto istituzionale. La metodologia utilizzata è quella dell’analisi della conversazione e dell’analisi del discorso che consentono di esaminare sequenze di turni che compongono la struttura dell’interazione. In particolare sono state presentate e analizzate:
- le sequenze di apertura dell’intervista di polizia giudiziaria con la vittima e dell’interrogatorio col sospettato di reato mediate da un interprete
- le sequenze del racconto libero nell’intervista di polizia giudiziaria con la vittima e nell’interrogatorio col sospettato di un reato mediate da un interprete
- la sequenza relativa alle garanzie e al capo di imputazione del sospettato mediata da un interprete
- la sequenza di domande più circostanziate sia con la vittima sia col sospettato di reato mediate da un interprete
- la sequenza di chiusura dell’intervista con la vittima e dell’interrogatorio con il sospettato di reato mediata da un interprete.
L’analisi turno per turno delle suddette sequenze ha consentito di mettere in risalto alcune problematiche tipiche di questo contesto comunicativo che rappresentano delle vere e proprie sfide per l’interprete, tra cui: la necessità di possedere conoscenze approfondite in materia di diritto processuale penale per evitare il rischio di non tradurre correttamente a beneficio della vittima o del sospettato; l’esigenza di gestire turni anche molto estesi da tradurre, come nel racconto libero, senza perdere informazioni e quindi la necessità di padroneggiare un sistema di presa di note che consenta di annotare per poi riprodurre fedelmente il racconto del parlante in un’altra lingua; la necessità di gestire possibili tensioni emotive o conflitti che possono insorgere durante le interviste quando ad esempio un sospettato contesta il capo di imputazione; l’esigenza di chiarire o esplicitare elementi culturali tra parlanti che appartengono a culture diverse.
La terza parte del lavoro è composta di dodici Schede Tematiche (a cui si fa rimando nel corso dell’analisi dell’interazione condotta nelle prime due parti) che approfondiscono, sulla base della ricerca e della letteratura esistenti, alcuni elementi salienti per questo ambito di studio che riguardano sia la figura dell’interprete sia alcuni fenomeni riscontrati nell’analisi della comunicazione mediata da interprete presente nel video: il diritto all’interprete e la direttiva 2010/64 dell’Unione Europea; la figura dell’interprete in ambito giuridico-giudiziario; ruoli dell’interprete e norme che ne regolano l’agire comunicativo; modalità di interpretazione e interpretazione in lingua dei segni; il posizionamento dell’interprete; salute e sicurezza dell’interprete; le interviste investigative in Italia: colloquio, intervista, interrogatorio; footing e discorso riportato; la gestione dei turni e le sovrapposizioni negli incontri mediati da un interprete; la riparazione; continuer e backchannel.
La quarta parte del volume contiene infine una serie di risorse messe a disposizione di chi voglia approfondire o estendere le proprie conoscenze sull’interpretazione in ambito giuridico-giudiziario. Si tratta di una raccolta di materiali audiovisivi, di una breve presentazione di tutti i progetti di ricerca sull’interpretazione e la traduzione in ambito giuridico e giudiziario già condotti in ambito europeo e non solo, e infine delle direttive europee e delle principali linee guida che riguardano l’attività di interpreti e traduttori in ambito giuridico e giudiziario. Il volume è corredato da un DVD contenente: sei diversi video che rappresentano diverse situazioni di interviste di polizia giudiziaria con vittime, testimoni e sospettati di reato ambientate in diversi Paesi europei, mediate da interpreti sia di lingue parlate sia di lingue dei segni; i link ai progetti di ricerca descritti nella quarta parte del volume, i link a tutta una serie di risorse audiovisive frutto del lavoro di ricerca in questo ambito. Conclude il volume l’elenco dei riferimenti bibliografici citati
Interpreters working with children in Italy. Profile, role and expectations
This paper deals with interpreting for children involved in criminal investigations in Italy. Within the CO-MINOR IN/QUEST research project (2013-2014), in order to investigate this subject a web-based questionnaire was submitted to justice professionals and police officials, psychologists, interpreters and child support workers all over Europe. Data collected from experienced Italian respondents to the questionnaire are presented to illustrate the status and (self)perception of interpreters working with children in this field in Italy
Interpretare per le indagini di polizia richiede ben più che una semplice traduzione - Police interviews: it takes more than "just interpreting" (IMPLI)
Il video è stato prodotto nell'ambito del progetto di ricerca europeo IMPLI (Improving Police and Legal Interpreting - Migliorare l’interpretazione in ambito legale e di polizia), JUST/2010/JPEN/1562/AG (copyright Sunset Soc. coop. e Dipartimento Sitlec - Alma mater Universtà di Bologna - Forlì). E' disponibile anche online (http://impli.sitlec.unibo.it/ e in particolare https://www.youtube.com/watch?v=CwHqPegGqhI&index=4&list=PLx15JSWFqoqCm5ycG6CKzxAQHE-YfrgIj) e fa parte del dvd "Improving Police and Legal Interpreting. Moving towards best interpreting practices", pubblicato a cura di ISIT (Parigi)
La comunicazione multilingue con minorenni in contesti legali - Introduzione
Interpretare per adulti o per minorenni non è la stessa cosa, anche se questa attività spesso viene presa in considerazione solo come servizio a beneficio degli adulti e insegnata in questa prospettiva. Le ragioni per operare una distinzione specifica sono svariate.
I/le minorenni sono vulnerabili per se in quanto non hanno completato i loro stadio di sviluppo fisico, mentale ed emotivo; a ciò può aggiungersi una vulnerabilità dovuta a circostanze familiari, sociali, economiche ed educative sfavorevoli, e non da ultimo alla mancanza di conoscenza della lingua del paese in cui si trovano. A buona ragione bambini/e e adolescenti sono pertanto titolari di protezione e salvaguardie particolari. Ma come possono esercitare i loro diritti se non li comprendono e di conseguenza non li conoscono? L’interprete, che consente un dialogo tra persone che non condividono la stessa lingua e cultura, svolge un ruolo centrale per assicurare il rispetto e l’attuazione dei diritti linguistici, senza i quali non è possibile l’esercizio di nessun altro diritto o tutela.
Questo volume, oltre ad una panoramica sul contesto normativo nazionale e internazionale, sulla ricerca e sulle buone pratiche nella comunicazione con bambini/e e adolescenti mediata da interpreti, offre materiali e spunti pratici per attività di formazione interprofessionali per persone che operano con minorenni alloglotti/e in contesti legali
Briefing, debriefing and support
Il capitolo “Briefing, debriefing and support” di A. Amato e G. Mack fa parte del volume “Children and Justice – Overcoming Language Barriers” (2015), Balogh, K. e Salaets H. (eds.) pubblicato da Intersentia: Cambridge, Antwerp, Portland. La monografia, disponibile anche online all’indirizzo https://www.arts.kuleuven.be/tolkwetenschap/projecten/co_minor_in_quest/children-and-justice, è il risultato di un progetto di ricerca europeo finanziato dalla DG Giustizia della Commissione approvato con grant agreement JUST/2011/JPEN/AG/2961 (CO-Minor-IN/QUEST - Cooperation in interpreter-mediated questioning of minors). Al progetto della durata di 24 mesi hanno partecipato: Heriot-Watt University di Edimburgo, ISIT di Parigi, Lessius University di Anversa (ora KU Leuven), DIT – Dipartimento di Interpretazione e Traduzione dell’Università di Bologna e Eszeter, organizzazione per la tutela dei diritti dell’infanzia di Budapest.
Lo studio si basa su una tipologia di dati mai raccolta prima riguardo all’interpretazione interlinguistica e la mediazione interculturale per i minori coinvolti in procedimenti penali di cui non conoscono la lingua. Si tratta di un ambito cui è stata rivolta pochissima attenzione e ricerca in passato. Benché infatti esista una consistente letteratura sull’ascolto dei minori non alloglotti nei procedimenti giudiziari, i lavori internazionali che si concentrano sulla comunicazione giuridico-giudiziaria mediata da interpreti che coinvolge i minori si contano sulle dita di una mano e nessuna ricerca condotta finora in materia ha mai preso in considerazione l’Italia.
Il progetto si è concentrato in particolare sugli interrogatori di polizia mediati da interpreti che coinvolgono minori in qualità di vittime, sospetti e testimoni in quanto soggetti vulnerabili. Il lavoro di ricerca si fonda sulla definizione di minore contenuta nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo del 1989 (Art. 1: “Ai sensi della presente Convenzione si intende per fanciullo ogni essere umano avente un'età inferiore a diciott'anni, salvo se abbia raggiunto prima la maturità in virtù della legislazione applicabile”); si ispira inoltre al libro verde della Commissione europea “ Procedural Safeguards for Suspects and Defendants in Criminal Proceedings throughout the EU” del 2003 che include tra le condizioni di vulnerabilità quella della minore età e alla Direttiva 2010/64/EU del 20 Ottobre 2010 (art. 2 e 5) che sancisce il diritto all’interpretazione per sospetti, vittime e testimoni (inclusi i minori) che non conoscono la lingua del procedimento penale a cui partecipano.
Allo scopo di individuare gli strumenti e i metodi più appropriati per fornire ai minori informazioni, sostegno e protezione nel corso degli interrogatori di polizia è stato condotto un sondaggio tramite questionario online rivolto a 4 diverse categorie professionali: giuristi e forze dell’ordine, psicologi, assistenti sociali ed educatori, e interpreti/mediatori culturali. Il questionario ha un’impostazione multidisciplinare ed è stato preparato sulla base della letteratura esistente e di un seminario che ha visto la partecipazione di giudici minorili, psicologi, assistenti sociali e interpreti esperi nel lavoro con minori. Alla diffusione del questionario ha fornito un prezioso contributo il Dipartimento Giustizia Minorile – Direzione Generale per l’attuazione dei provvedimenti giudiziari.
Con questa metodologia di indagine si sono voluti individuare i punti di forza e di debolezza percepiti dalle 4 categorie professionali individuate nonché la loro percezione del proprio ruolo e di quello degli altri professionisti e i suggerimenti per sviluppare buone pratiche o migliorare quelle già esistenti. I rispondenti sono stati oltre 1200, principalmente da Italia (37% del totale), Francia, Belgio, Ungheria, Regno Unito, Paesi Bassi e Norvegia.
Il capitolo “Briefing, debriefing and support” di A. Amato e G. Mack fa parte del volume “Children and Justice – Overcoming Language Barriers” (2015), Balogh, K. e Salaets H. (eds.) pubblicato da Intersentia: Cambridge, Antwerp, Portland. La monografia, disponibile anche online all’indirizzo https://www.arts.kuleuven.be/tolkwetenschap/projecten/co_minor_in_quest/children-and-justice, è il risultato di un progetto di ricerca europeo finanziato dalla DG Giustizia della Commissione approvato con grant agreement JUST/2011/JPEN/AG/2961 (CO-Minor-IN/QUEST - Cooperation in interpreter-mediated questioning of minors). Al progetto della durata di 24 mesi hanno partecipato: Heriot-Watt University di Edimburgo, ISIT di Parigi, Lessius University di Anversa (ora KU Leuven), DIT – Dipartimento di Interpretazione e Traduzione dell’Università di Bologna e Eszeter, organizzazione per la tutela dei diritti dell’infanzia di Budapest.
Lo studio si basa su una tipologia di dati mai raccolta prima riguardo all’interpretazione interlinguistica e la mediazione interculturale per i minori coinvolti in procedimenti penali di cui non conoscono la lingua. Si tratta di un ambito cui è stata rivolta pochissima attenzione e ricerca in passato. Benché infatti esista una consistente letteratura sull’ascolto dei minori non alloglotti nei procedimenti giudiziari, i lavori internazionali che si concentrano sulla comunicazione giuridico-giudiziaria mediata da interpreti che coinvolge i minori si contano sulle dita di una mano e nessuna ricerca condotta finora in materia ha mai preso in considerazione l’Italia.
Il progetto si è concentrato in particolare sugli interrogatori di polizia mediati da interpreti che coinvolgono minori in qualità di vittime, sospetti e testimoni in quanto soggetti vulnerabili. Il lavoro di ricerca si fonda sulla definizione di minore contenuta nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo del 1989 (Art. 1: “Ai sensi della presente Convenzione si intende per fanciullo ogni essere umano avente un'età inferiore a diciott'anni, salvo se abbia raggiunto prima la maturità in virtù della legislazione applicabile”); si ispira inoltre al libro verde della Commissione europea “ Procedural Safeguards for Suspects and Defendants in Criminal Proceedings throughout the EU” del 2003 che include tra le condizioni di vulnerabilità quella della minore età e alla Direttiva 2010/64/EU del 20 Ottobre 2010 (art. 2 e 5) che sancisce il diritto all’interpretazione per sospetti, vittime e testimoni (inclusi i minori) che non conoscono la lingua del procedimento penale a cui partecipano.
Allo scopo di individuare gli strumenti e i metodi più appropriati per fornire ai minori informazioni, sostegno e protezione nel corso degli interrogatori di polizia è stato condotto un sondaggio tramite questionario online rivolto a 4 diverse categorie professionali: giuristi e forze dell’ordine, psicologi, assistenti sociali ed educatori, e interpreti/mediatori culturali. Il questionario ha un’impostazione multidisciplinare ed è stato preparato sulla base della letteratura esistente e di un seminario che ha visto la partecipazione di giudici minorili, psicologi, assistenti sociali e interpreti esperi nel lavoro con minori. Alla diffusione del questionario ha fornito un prezioso contributo il Dipartimento Giustizia Minorile – Direzione Generale per l’attuazione dei provvedimenti giudiziari.
Con questa metodologia di indagine si sono voluti individuare i punti di forza e di debolezza percepiti dalle 4 categorie professionali individuate nonché la loro percezione del proprio ruolo e di quello degli altri professionisti e i suggerimenti per sviluppare buone pratiche o migliorare quelle già esistenti. I rispondenti sono stati oltre 1200, principalmente da Italia (37% del totale), Francia, Belgio, Ungheria, Regno Unito, Paesi Bassi e Norvegia.
Il capitolo a firma di Amato e Mack sul briefing, debriefing e supporto agli interpreti analizza e interpreta i dati del questionario relativi a questi tre aspetti delle interviste di polizia che coinvolgono minori alloglotti. Ai rispondenti sono state proposte domande sia aperte sia chiuse che hanno consentito alle ricercatrici di condurre in seguito un’analisi delle risposte in chiave sia quantitativa che qualitativa. Il campione per questa parte del questionario è composto da 547 rispondenti di 12 Paesi (di cui 314 interpreti e 233 rappresentanti delle altre professioni). Dall’indagine è emerso in modo chiaro che fornire informazioni preliminari agli interpreti (sul caso in questione, sul minore in particolare, sulle tecniche di interrogatorio) è una pratica poco diffusa ovunque, il che rende più arduo il lavoro dell’interprete e non avvantaggia la comunicazione col minore, ma anzi può renderla meno efficace e meno rispondente alle esigenze linguistico-cognitive del soggetto alloglotta vulnerabile che viene intervistato. Riguardo poi alla possibilità per l’interprete di discutere l’intervista ex-post insieme agli altri professionisti (debriefing) i risultati sono ugualmente preoccupanti. Non viene data agli interpreti la possibilità di discutere l’intervista una volta completata oppure, qualora ciò avvenga, lo scopo è solo quello da parte degli altri professionisti di ottenere informazioni aggiuntive o addirittura opinioni dell’interprete sul minore. Un altro aspetto particolarmente delicato affrontato in questo capitolo è il supporto agli interpreti che lavorano con i minori vittime o testimoni di reati (ad es. abusi, traffico di esseri umani, maltrattamentei). La natura dei reati e il coinvolgimento di soggetti vulnerabli hanno un impatto emotivo forte sugli interpreti che lascia un segno (stress vicario o disturbo da stress post-traumatico ad esempio), tanto che alcuni interpreti hanno dichiarato di dover ricorrere a titolo privato ed individuale al sostegno di psicologi e/o a counselling.
A fronte delle numerose carenze, ma anche delle buone pratiche emerse dalle risposte al questionario è stato possibile individuare varie linee di azione per il futuro. In particolare è stata segnalata l’opportunità di organizzare corsi di formazione congiunta per le diverse professioni che operano con i minori alloglotti nell’ambito dei procedimenti penali. Questo consentirebbe ai diversi professionisti di migliorare le conoscenze relative al ruolo degli altri e di costruire un rapporto di fiducia che non solo agevola il lavoro congiunto ma soprattutto tutela il superiore interesse del minore. In particolare, la creazione di mini-équipe di professionisti che lavorano insieme in maniera continuativa è stata individuata come buona pratica da attuare non solo a beneficio del capacity-building di tutte le professioni, ma anzitutto per meglio tutelare e accompagnare il minore che deve affrontare un procedimento legale in una lingua e in una cultura che non conosce. Il lavoro apre pertanto nuovi orizzonti per la ricerca e la didattica, tanto che la Direzione generale Giustizia ha deciso di finanziare un secondo progetto (triennale) che prosegua questa linea di ricerca, attualmente in corso. In particolare si sta estendendo l’indagine ai minori italiani e stranieri tramite l’organizzazione di interviste semi-strutturate, altra attività mai condatta in quest’ambito finora
La comunicazione in ambito legale mediata da un interprete dal punto di vista di bambini, bambine e adolescenti
Una parte importante del progetto CO-Minor-IN/QUEST II verteva
sulla raccolta delle percezioni, opinioni ed esigenze di minorenni
che partecipavano per la prima volta a una conversazione mediata da un
interprete e ha coinvolto 18 minorenni italiani di tre diversi gruppi di
età (6-9, 10-13 e 14-17 anni). L’approccio incentrato sui minorenni costituisce
una caratteristica essenziale e imprescindibile di questa ricerca:
invece di essere solo oggetto di osservazione, bambini e ragazzi in questo
lavoro sono stati i protagonisti, soggetti e non oggetto dello studio,
fonte di informazione e conoscenza di cui tener debito conto quando ci si
trova da adulti a occuparsi di loro
- …
