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    Editoriale. Agrigento. Architettura e archeologia

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    Archè, architettura e archeologia erano in passato discipline talmente affini che era impossibile stabilire fra loro una soglia netta di separazione. Nelle diverse etimologie delle parole, risuona “arch” come traccia di una comune radice che rimanda ai riti, ai ritmi, alle euritmie, alle dissonanze, alle corrispondenze, alle proporzioni che la città - antica e recente - imprime nell’immaginario collettivo dei suoi abitanti. Il sovrascrivere la storia con edifici di nuova costruzione era pratica comune fino a circa due secoli fa quando all’uso, e quindi alla sua conversione, era legata la stessa sopravvivenza delle fabbriche. I processi si sedimentavano in quelle che progressivamente sono iniziate a intendersi più come testimonianze del passato che come condizioni del presente. Interpretare parti urbane come oggetti da museo, similmente a vasi o suppellettili, ha finito per costituire un problema. Infatti, il nobile intento di conservare ai posteri le rovine è stato contraddetto dalla loro condanna dentro recinti specializzati. L’architettura contemporanea può colmare la distanza fra l’archeologia, il contesto e gli abitanti narrando le storie ed esplicitando le condizioni spaziali capaci, in tanti casi, non solo di riscattare lo stato delle rovine ma anche di dare senso a brani di città recente poco distanti. Il numero 37 di «Infolio» è dedicato a questa sfida

    Architetture essenziali nella Valle dei Templi di Agrigento

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    Small architectures can help to reinstate a daily use of the archaeological park, no longer considered as a specialised fence. The projects feed on iconographic memories that indicate where and how to look at. The comparison between the historical views and the current state shows some changes. Today the contemporary city surrounds the temples, arising among billboards, behind traffic lights. Unlike the postcards' logic where the ruins appear isolated, in the wake of a generic polemic against the recent transformations, the article aims to focus on a new aesthetic where contemporary architecture narrates a dialogue between different parts, offering new paths of approach to the ruins

    Tre punti di vista

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    Sulla scia di altre ricerche condotte da Andrea Sciascia, si scelgono tre punti di vista – uno di Charles Robert Cockerell e due di John Goldicutt – per valutare la distanza fra le vedute storiche e le condizioni paesaggistiche attuali e comprendere quale nuovo dialogo può instaurarsi fra le rovine e la geografia

    Onda Liberty

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    Lo studio, condotto attraverso il progetto di architettura come strumento di verifica e sintesi di alcune delle complesse istanze del contesto, ha esplorato le potenzialità semantiche dei luoghi, prime tra tutte quelle dell’assenza. Il tema è richiamato dalle frammentarie memorie di Villa Deliella nascoste dietro cartelloni pubblicitari; dai resti ricoperti dall’asfalto di un parcheggio; dalla presenza del Giardino Inglese occultato, sul lato di piazza Crispi, dietro il reclusorio delle Croci che, a sua volta, cela “altro” con la cortina progettata da G.B.F. Basile. È sintomatica anche la relazione con la città storica, diversa morfologicamente, e quella con la città “nuova”, troppo distante anche culturalmente. Sono nascoste le cave, che nell’immaginario comune permeano in modo diffuso tutta l’area come una città ribaltata. Questi riferimenti invisibili sono, invece, solchi profondi e direttrici immediate nella percezione di chi si approccia, anche per la prima volta, a questo spazio urbano. Il progetto si fonda sul riconoscimento delle relazioni urbane descritte, che s’intende contribuire a svelare. Si propone la metafora di una nave sospesa su un fluido modellato da onde: un corpo orizzontale – la galleria su pilotis – polo centrale del Museo della Città Liberty su una piazza concepita come suolo increspato. La nave rappresenta un invito a stabilire interazioni fra luoghi e culture anche lontane, le onde configurano lo spazio intermedio. L’architettura-nave è ancorata saldamente su un mare di pietra solcato da una vegetazione mutevole (essenze con cicli stagionali differenziati e riferibili all’iconografia liberty) che costituisce una galleria di connessione con le aree verdi dei giardini Inglese, Garibaldi e del parco di Villa Trabia. Un albero maestro supporta un velario leggero: dall’alto si osserva, da un lato, la città storica e, dall’altro, ci si proietta verso la sfida della città contemporanea

    Presenze simultanee fra oriente e occidente

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    Il saggio ragiona sul concetto di simultaneità nella composizione architettonica e urbana e sulle stratificazioni fisiche e di significati. A partire da due progetti di Ludovico Quaroni, la Chiesa Madre di Gibellina e la moschea a Roma (concorso del 1976), si approfondiscono le contaminazioni culturali che portano, nel primo caso, alla consapevole rinuncia della specificità liturgica cattolica, una vera e propria sperimentazione, e, nell'altro, a una traduzione in chiave contemporanea del tema antico della moschea. La composizione "reinventa" (trova e rinnova) e cambia il senso delle parti che convivono, anche in contraddizione, rappresentando universi simultanei, fra i quali si insediano dimensioni intermedie.This essay explores the concept of simultaneity in architectural and urban composition, in the physical and symbolic stratifications of space. Focusing on two projects by Ludovico Quaroni—the Mother Church of Gibellina and the mosque project for the 1976 competition in Rome—it examines the cultural exchanges that influenced both works. In the first case, the design deliberately renounces Catholic liturgical specificity, offering a true experiment in form and function. In the second, the project represents a contemporary reinterpretation of the ancient concept of the mosque. The composition "reinvents" (finds and renews) and transforms the meaning of the elements that coexist, even in contradiction, representing simultaneous worlds. Between these worlds, intermediate dimensions are established, highlighting the interaction of contrasting yet interconnected forces

    OASI CIVICA a scuola

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    The CIVIC OASIS project, developed in 2022 as part of the Third Mission activity, included the summer Workshop "The garden of frugality. Sensory Gardens at School" which was part of the initiative funded by the Ministry of Education and Merit (PON-FESR), aimed at "facilitating a green, digital and resilient recovery of the Edugreen economy; sustainability workshops for the first cycle" for schools. The operation resulted in a public engagement activity for the definition of a part of the external spaces of the De Amicis school in Palermo, with the aim of concretely creating five small gardens and an Atelier pergola, with the involvement of students, teachers and university researchers, together with public actors, professionals and third sector associations. Intended to host temporary open-air events throughout the school year, the project takes on a political and civic role in the neighbourhood and aims to extend the definition of a learning environment, enriching it with new educational values, linked to environmental sustainability, social inclusion and intended for the educational community of the Noce neighbourhood in Palermo. CIVIC OASIS is a pilot project to transform schools into 'continuous education construction sites for sustainability. An intense collaborative activity between educational institutions, Schools and Universities, and local communities, has allowed the redevelopment of some outdoor spaces of the De Amicis school. Climatic and emotional refuge, the CIVIC OASIS contributes to extending the role of the school as a garrison of legality by enriching its spaces with new educational variables linked to environmental sustainability and social inclusion. Numerous ceremonies and a busy calendar of public events open this space to the neighbourhood that welcomes two other new gardens: the "Garden guardian of the Mediterranean scrub" and the "Garden of the Righteous” of the national network of gardens Gariwo Network
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