1,721,172 research outputs found

    Tratamientos postcosecha de los citricos con calor para el control del daño por frio y la major eficacia de los tratamientos fungicidas

    No full text
    Postharvest thermotherapy applications on citrus fruits are performed by hot water (50 to 53 °C) dip immersion during 2-3 minutes. Curing application on moist air for 48-72 hours at 35-37 °C is also possible and effective. Other thermotherapy application is the treatment against the Ceratitis capitata larvae on fruit for USA and Japan markets: vapour at 44-46 °C during 90-50 minutes or at lower temperature during some hours. The alternative to this process is a quarantine of 17 days under 1 °C: inapplicable to citrus variety sensitive to chilling injury without some specific treatment to avoid damages.Los tratamientos de termoterapia postcosecha de los frutos cítricos se aplican por medio de inmersiones en agua caliente (hot dip), con temperaturas incluidas entre 50 y 53 °C a lo largo de 2-3 minutos. También se pueden aplicar en forma de aire caliente (curing) saturado con vapor de agua a 35-37 °C durante 48-72 horas. Otros tratamientos se aplican para el control de las larvas de insectos como la Ceratitis capitata en frutos destinados a la exportación hacia los mercados de USA y Japón con vapor a 44-46 °C durante 90-50 minutos o temperaturas mas bajas a lo largo de unas horas. La alternativa a este proceso es que los frutos se sometan a una cuarentena de 17 días a 1 °C que sólo es practicable para las variedades de cítricos no sensibles al daño por frió u en el caso que se apliquen técnicas de prevención de esta alteración

    Produzione di biomassa da combustione di impianti di Eucalyptus camaldulensis ed E. globosus nella aree vocate della Sardegna

    No full text
    L'introduzione dell'Eucalyptus camaldulensis in Sardegna è avvenuta in modo importante nei primi decenni del XX secolo, soprattutto come utile strumento per la bonifica delle terre paludose e per il controllo degli effetti dell'intensa ventosità dell'Isola. L'utilizzo di questa specie e, successivamente, dell'Eucalyptus globulus subsp. bicostata si è rapidamente esteso dalle aree oggetto delle più importanti bonifiche e della riforma agraria portando ad una larga diffusione in ambito forestale e agroambientale. Spesso le due specie sono presenti frammiste nello stesso impianto, mentre più recentemente la seconda viene decisamente più utilizzata. Entrambe, comunque, sono attualmente consigliate in Italia per la realizzazione di cedui a turno breve. L'Eucalyptus camaldulensis soprattutto mostra notevoli accrescimenti e buona capacità pollonifera. E' specie alquanto plastica e rustica, adattandosi a un'ampia gamma di suoli, da quelli argillosi a quelli torbosi. Tollera la presenza di cloruri e prolungati ristagni idrici. E' in grado di resistere a lunghi periodi siccitosi, vivendo in ambienti con precipitazioni medie annue di 300-400 mm. Necessita di temperature medie annue comprese tra 12 e 18 °C. Sopporta temperature minime fino a -6 °C. Questa specie è sicuramente adatta a tutti i modelli colturali di diversa intensità colturale, avendo manifestato buoni risultati in piantagioni forestali su suoli anche molto poveri e aridi, ma dotati di falda profonda. L'Eucalyptus globulus subsp. bicostata è più esigente in fatto di terreni, prediligendo quelli mediamente sciolti con pH neutro o subacido. Non tollera i suoli molto argillosi, né l'eccessiva presenza di calcare o il ristagno idrico. Necessita di precipitazioni medie annue di almeno 700 mm o di una falda ricca e relativamente superficiale. Ha esigenze termiche simili a quelle di E. camaldulensis e questa specie potrebbe essere adatta ai due modelli colturali per le biomasse da combustione definiti come intensivi e superintensivi, entrambi in regime irriguo. Gli schemi colturali prevalenti per la produzione di biomassa da combustione prevedono un modello superintensivo, uno intensivo e uno non intensivo in coltura asciutta (non adatto all'Eucalyptus globulus subsp. bicostata. Il modello superintensivo prevede una densità di piantagione di 5000 piante ad ettaro, una durata del ciclo minima di 16 anni e un turno di utilizzazione di 2 anni. E’ previsto lo scasso all’impianto e una concimazione di fondo con 150 unità/ha P2O5 e K2O. Viene praticata la concimazione di copertura con 50 unità/ha di N al secondo anno + 100 unità/ha di P2O5 e K2O. E’ prevista la lavorazione interfila al 1° anno, così come il diserbo al 1° anno e in post-ceduazione, e un apporto irriguo variabile di 1.200-2.400 m3/ha a seconda delle condizioni ecologiche. Normalmente non vengono eseguiti trattamenti antiparassitari. La produzione media di sostanza secca è di 10 t/ha/anno. Il modello intensivo ha una densità di piantagione limitata a 1000-1600 piante ad ettaro, durata minima del ciclo di 25 anni e turno di utilizzazione di 5 anni. Le cure colturali e la fertilizzazione sono simili al precedente modello, mentre l’apporto irriguo è limitato a 600 a 1.200 m3/ha. La produzione media di sostanza secca è pari a 5 t/ha/anno. Il modello non intensivo, infine, ha densità di piantagione di 1000-1600 piante ad ettaro, durata minima del ciclo di 40 anni e turno di utilizzazione di 8 anni. E’ previsto lo scasso all’impianto e la concimazione di fondo, ma non quella di copertura. Vengono praticate la lavorazione interfila al 1° anno, così come il diserbo al 1° anno e in post-ceduazione, ma non vi sono apporti irrigui. Si tratta di fatto del modello più largamente applicato in Sardegna in situazioni ambientali diversissime con risultati di produzione di sostanza secca mediamente pari a 2 t/ha/anno. La lunghezza del ciclo e il basso livello di input colturali rendono questo modello sostenibile da un punto di vista tecnico ed economico

    Correction to: Sinusoidal wave fit indexing of irreversible displacements for crackmeters monitoring of rockfall areas: test at Pietra di Bismantova (Northern Apennines, Italy) (Landslides, (2020), 17, 1, (231-240), 10.1007/s10346-019-01248-x)

    No full text
    The published version of this article, unfortunately, contained error. The corresponding author found out that in the published version, Figure 1c lacks the level regarding the crack meters position and labeling that was asked to edit during the proofreading

    Selezione multi-specifica per il florovivaismo in Sardegna: le specie legnose.

    No full text
    L'utilizzo di specie legnose della macchia mediterranea come ornamentali è una delle caratteristiche peculiari delle produzioni florovivaistiche della Sardegna. Vengono presentati i programmi di selezione varietali relativi al mirto, oleastro, rosmarino, lenstisco e atriplex

    Devil’s Tongue Weed (Grateloupia turuturu Yamada) in northern Portugal: passenger or driver of change in native biodiversity?

    No full text
    Understanding the mechanisms underlying biological invasions is essential to separate their actual ecological effects from those of other human disturbances. This study examined experimentally whether the non-native red seaweed Grateloupia turuturu is an opportunistic species taking advantage of degraded local conditions (passenger model), or the primary driver of changes in the structure of benthic assemblages (driver model). In a first experiment, traits of G. turuturu likely associated to its invasion success were compared between unmanipulated controls and treatments subjected to the removal of canopy-forming macroalgae to test for the passenger model. In a second experiment, rock pool assemblages where G. turuturu was selectively removed were compared with initially similar control (unmanipulated) assemblages to test for the driver model. Over a period of four months, G. turuturu showed larger cover, higher number of individuals and longer fronds in the canopy-removed compared to the control pools, while no significant differences were detected between assemblages where G. turuturu was continuously removed and those where invasion was allowed to occur. Present findings suggest that G. turuturu would rely on disturbances removing potential native competitors to spread into the recipient habitat, rather than being the main driver of ecological alterations

    Mineral composition of Atriplex halimus plant as influenced by genotype and thermal regime

    No full text
    Atriplex halimus grows in humid and saline warm regions of Mediterranean area showing high adaptability but less information is available on resistance to chilling temperatures. Potted plants of five clones (MAR1, GIO1, SAN3, PAL1, and FAN3) were cultivated during 30 months in four localities (Oristano, Tempio, Sassari, and Villasor). Every 6 months, leaves, stems and roots of plants were the object of mineral composition analysis (N, P, Na, K, Ca, Mg, Cu, Zn, Fe, and Mn). During the experiment, air temperature was recorded and hour degrees sums calculated for thresholds ranging from 0 °C to 35 °C. Leaves showed highest content of all elements, with the exception of iron. Plants showed ability to accumulate mineral elements in a synergic or antagonistic way. Accumulation of chilling hour degrees positively correlated with calcium in leaves and stems, and with manganese in the whole plant. Sodium in leaves, instead, was favored by high temperatures, which are unfavorable to nitrogen accumulation in roots. Magnesium accumulation in leaves and roots enhanced with moderately high temperatures. Two of the tested clones (GIO1 and SAN3) showed a relative low adaptability to the coldest conditions. The other three clones provided better performances with the best behavior of PAL1

    Caratterizzazione carpologica di cultivar di fico della Sardegna.

    No full text
    L’obiettivo di questo lavoro è quello di contribuire alla descrizione varietale delle cultivar maggiormente diffuse in Sardegna, sulla base delle differenti caratteristiche fisiche e chimiche dei frutti in modo da fornire ai produttori gli strumenti necessari per poter effettuare una corretta scelta varietale, in base a quelle che sono le esigenze del mercato, così da poter coltivare al meglio questo frutto storico. Le osservazioni e le analisi sono state effettuate sui frutti di fico (fioroni e/o forniti) provenienti da cultivar collezionate nell’azienda sperimentale di Fenosu (OR) dell’Università di Sassari. Le analisi hanno riguardato 20 varietà: 9 unifere e 11 bifere. Per ciascuna scheda varietale, è stato riportato il colore della buccia, la forma del frutto e dell’apice, l’aspetto dell’ostiolo, la lunghezza del peduncolo (corto, medio o lungo), l’eventuale presenza del collo, il colore e l’aspetto della polpa, lo spessore della buccia, la facilità di distacco di quest’ultima e il peso medio dei frutti. Le analisi chimiche hanno riguardato la determinazione del contenuto dei SST (°Brix), del pH e dell’acidità totale del frutto. Dalle analisi è emersa l’elevata variabilità tra le cultivar. Nelle varietà bifere il peso medio dei fioroni oscillava tra i 41,7 g della varietà “Buttada” ed gli 87,7 g della varietà “Monteleone nera”. Il peso medio dei forniti variava dai 38,9 g (“De duas vias”) ai 78,3 g (“Monteleone nera”). Il contenuto di SST variava, nei fioroni, da 11,4 ° Brix (varietà “Buffosa”) a 22,7 °Brix (“Buttada”), e nei forniti da 17,1 °Brix (“Buffosa”, “Macca” e “Verde”) ai 26,9 °Brix (“Montina”). L’acidità totale dei fioroni era compresa tra 0,09% (“San Pietro”) e 0,19% (“Buttada”) mentre quella relativa ai forniti oscillava tra 0,13% (“Cana”) e 0,22% (“Mendulina” e “Zocchitta”)
    corecore