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Ethnicity and strategy in the Bosnian civil war: Explanations for the severity of violence in Bosnian municipalities
The impact of ethnicity for the onset of conflicts has often been dismissed in the cross-country empirical literature on civil wars. Recently, however, several studies using disaggregated data have reached different conclusions and highlight the importance of the configuration of ethno-national groups. This article follows the latter approach and investigates a different phenomenon: the impact of ethnic heterogeneity on the severity of violence. Using disaggregated data at municipality level in Bosnia and Herzegovina, we perform a quantitative analysis to assess the impact of various indices of heterogeneity on the number of casualties that occurred in the 1992–95 war in the 109 municipalities composing the country. We argue that in a context where ethnicity plays a key role in shaping rivalry among groups, ethnic polarization, in particular, creates strategic incentives for severe violence as armed groups try to create ethnically homogenous territories in the first phase of the war. By also including the temporal dimension in the analysis, we show that ethnic polarization loses its impact as the war evolves over time; therefore, the geographic location of the municipalities becomes the best predictor of severe clashes because as the war goes on, ethnic groups shift their objective from creating internally homogenous municipalities to consolidating wider areas. As such, municipalities located on politically and militarily relevant frontlines experience the highest levels of violence
Transizioni pericolose. Forme e logiche della violenza nelle fasi di liberalizzazione politica
Perché certe transizioni si concludono con il successo dell'esperimento democratico mentre altre sono caratterizzate da violenti conflitti? Perché in alcuni casi le prime elezioni libere costituiscono un momento di pacificazione nazionale e in altri danno origine a spirali di violenza? Povertà, frammentazione etnica o religiosa, disuguaglianza economica sono sempre all'origine dei conflitti, o questi possono essere compresi solo ricorrendo a più complesse analisi degli attori e dei percorsi delle transizioni
“Era notte e non si vedeva nulla?” Riflessioni su violenza e guerre civili nella scienza politica contemporanea
Il volume propone alcune riflessioni sulla scena nascosta della politica, quella in cui la violenza gioca un ruolo fondamentale tanto nell'ordinamento quanto nella disgregazione dei collettivi umani. Da diverse prospettive disciplinari, il tema della violenza politica è affrontato cercando di sottrarlo ai luoghi comuni che ne accompagnano l'osservazione contemporanea, in particolare quelli che vorrebbero limitarlo alla guerra e al terrorismo. L'attenzione è dunque rivolta a quelle dimensioni della violenza collettiva di cui è sempre più difficile comprendere il carattere politico. Le ricerche partono da una duplice constatazione: da un lato, che la violenza, quando interpretata politicamente, stenta ad assumere un "valore eticamente" univoco, tale da determinarne la condanna di ogni sua espressione (l'esempio tipico è quello delle professioni di non-violenza), dall'altro, che è sempre più problematico configurare un punto di raccolta (istituzionale, organizzativo, ideale) in cui le violenze collettive siano considerate legittime (come, ad esempio, accadeva nel passato nel cono d'ombra delle "rivoluzioni"). Le ragioni di questa problematicità dipendono sostanzialmente dalle trasformazioni di cui la violenza politica è stata protagonista nella storia recente, e i saggi qui proposti cercano innanzitutto di rendere osservabili alcune di esse. Quello che emerge è un quadro di estrema attualità, in cui i paradossi della violenza politica vengono analizzati in vista di una più attenta comprensione dei modi attraverso i quali oggi prendono vita e si strutturano i collettivi politici. A questo proposito, l'assenza di asilo a cui fa riferimento il titolo del libro intende indicare la progressiva erosione delle dimensioni d'immunità e di rifugio dalla violenza che caratterizza le espressioni della violenza politica nel nostro tempo
Bobbio internazionalista: guerra e democrazia in un dialogo mai avvenuto con Raymond Aron
non present
International Political Economy: potenze emergenti, stati e mercati nell’età della globalizzazione
Le Relazioni internazionali sono state considerate una disciplina "americana". In quanto tali, oggi appaiono troppo legate ai problemi di politica estera degli Stati Uniti, quindi incapaci di misurarsi con la complessità del sistema post-guerra fredda. Il libro suggerisce di ripartire da una visione tradizionale della disciplina, per affrontare le sfide del presente, in particolare la crisi economica, i problemi dell'insicurezza globale e il ruolo dell'Unione europea
Learning from others? : emulation and transformation in the Italian armed forces since 2001
How does military change take place in states that are not able to develop autonomous solutions? How does transformation occur when limited resources are available? What are the "sources of military change" for armed forces that do not possess the (cognitive and material) resources that are essential for autonomous development? In articulating an answer to these questions, this article draws from the theoretical debate on interorganizational learning and looks at the mechanisms that drive "learning from others." We argue that adaptation and organizational learning often had to look for, and then try and adapt, off-the-shelf solutions that required relatively more limited resources. Empirically, the article focuses on the Italian Armed Forces, which have rarely attracted scholarly attention, although it emerged from almost total lack of activity in the Cold War to extended deployments in the 2000s
Stabilization as the New Normal in International Interventions
Stabilization as the New Normal in International Interventions provides the first comprehensive analysis of stabilization, which constitutes the new reference point for international intervention in unruly parts of the Global South.
The notion of ‘stabilization’ and the practice of ‘stability operations’ experienced a revival over the last decade. The United Nations, the European Union, NATO, as well as most member states of the Organisation for Economic Cooperation and Development have embraced these terms in their foreign policy bureaucracies. The general disillusionment with the achievements of large-scale peacebuilding operations in countries like Afghanistan and Iraq, as well as the failures of the so-called Arab Springs, contributed to the success of this new discourse. Yet, while widely mentioned and endorsed, stabilization is rarely defined. This volume identifies common elements to stabilization doctrines and examines how they are applied in practice. It dissects how stabilization emerged and unfolds, how different actors adopt it and for what purposes, and how it is linked to the broader security and development discourses
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