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    Mezzo secolo di Sociologia a Roma. Contributi ad una "ecologia" delle idee sociologiche

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    This essay presents an interesting piece of field research carried out by the Department of Communication and Social Research (Sapienza). For the past two years, the research team reconstructed the historical memory, the topics studied and the cultural climate that characterized the last fifty years of sociology in Rome. The establishment of the Institute of Sociology in 1963 was one of the seminal events leading to the institutionalization of sociology in Italy in that period. The study examined the original institute and its 50 year history from a historical and sociographical and above all sociological point of view in an attempt to gain insight into the conditions, values and motivations of its modus operandi – as opposed to its opus operatum (Bourdieu, 2003). Since the 60s, the institutionalization of the discipline has led individuals to internalize the dominant culture of the institution: they interpret and reproduce this culture, and their choices regarding the issues to be investigated are related on the intellectual milieu (Coser 1971). The research team therefore explored how individuals, linked by networks of work and power, have interpreted the institutionalization process, giving rise to a discipline that has its own traditions and national peculiarities, its problems and habits, its beliefs and rituals (Bourdieu 1984; Berthelot, 2008).Il saggio introduce un imponente lavoro di ricerca empirica condotto presso il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca sociale della Sapienza da circa due anni, che si propone di ricostruire la memoria storica, le tendenze di ricerca e il clima culturale che hanno caratterizzato gli ultimi cinquant’anni di studi sociologici a Roma. Comprendere la logica di un «campo» come quello scientifico costituisce uno dei più interessanti ambiti di ricerca sul lavoro intellettuale. In tal senso, il saggio ha l’obiettivo di introdurre un imponente lavoro di ricerca empirica che vede impegnato il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca sociale della Sapienza da circa due anni. Questa indagine ha visto, in particolare, la ricostruzione della memoria storica, delle tendenze di ricerca e del clima culturale che hanno caratterizzato gli ultimi cinquant’anni di studi sociologici a Roma. La nascita, nel 1963, dell’Istituto di Sociologia all’interno della Sapienza Università di Roma rappresenta uno degli eventi seminali che hanno portato all’istituzionalizzazione della Sociologia in Italia negli anni Sessanta del secolo scorso. Superando, però, tentazioni meramente celebrative legate agli anniversari, si è cercato di mettere in opera quella riflessività richiesta alla sociologia, attraverso un’indagine, non solo storica e sociografica, ma prettamente sociologica, dello sviluppo dell’originario Istituto nell’arco di 50 anni, nel tentativo di penetrare le condizioni, i valori e le motivazioni del modus operandi più che l’opus operatum (Bourdieu 2001). Con questo spirito, è stato possibile studiare la storia di questa istituzione come ambito in cui «campo accademico» e «campo scientifico», ma anche politico, hanno avviato dinamiche determinanti per lo sviluppo della stessa. Una disciplina, infatti, si «costruisce»: «la sua storia non è solo un accumulo di idee: implica metodi e tecniche di ricerca, luoghi di formazione, di trasmissione e di studio, individui associati in reti di lavoro e di valutazione dei risultati» (Berthelot 1991, trad. it. p. 13) e l’Istituto di Sociologia costituisce un laboratorio privilegiato per lo studio di tali dinamiche poiché la sua creazione coincide con l’istituzionalizzazione della Sociologia in Italia e, dunque, con la determinazione di quell’habitus accademico, precipuo della disciplina, che vede gli attori «abitare l’istituzione» e interiorizzare la cultura dominante, interpretandola e riproducendola (Bourdieu 1984)

    La centralità sociale della comunicazione. Da cenerentola a principessa

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    La comunicazione costituisce il fulcro della vita sociale e può essere metaforicamente considerata il sistema nervoso della società. Ciò nonostante, il riconoscimento della sua centralità sociale è un fenomeno piuttosto recente, emerso come realtà auto evidente soltanto nel corso del XX secolo. Nelle società statiche del passato, patriarcali, gerarchiche, autoritarie, la comunicazione aveva inevitabilmente un ruolo marginale. Ciò si rifletteva anche sulle scienze sociali, imperniate su concetti statici quali struttura, istituzione, riproduzione e su una epistemologia fondamentalmente meccanicista e oggettuale. Nelle attuali società democratiche, fluide e in continua rapida trasformazione, quelli che sembravano "oggetti" si stanno rivelando inequivocabilmente dei processi, e il mondo pieno, sostanziale, della scienza oggettiva e positiva si trasforma in una sottile e immateriale rete di relazioni, in cui lo scambio di informazioni — cioè la comunicazione — e non più l'interazione meccanica tra oggetti assume rilevanza centrale. E’ soprattutto grazie all'avvento dei mass media e delle tecnologie informatiche che la comunicazione è divenuta la caratteristica più distintiva dell'epoca attuale, ma anche sul piano interpersonale si sono avute profonde e significative trasformazioni, che rendono sempre più rilevante e nevralgico il ruolo della comunicazione: nelle relazioni familiari, nell’educazione scolastica, nella organizzazione del lavoro e via dicendo. La comunicazione sta insomma divenendo sempre più centrale in ogni campo della vita sociale e non sorprende che attorno ad essa fioriscano libri, seminari, corsi di laurea, professioni, aziende. Scopo del libro è di rendere evidente questo passaggio, le sue motivazioni, caratteristiche e conseguenze, con riferimento ai diversi ambiti che coinvolge: la ricerca scientifica, l’educazione, le professioni, la politica, la società, la globalizzazione. Il volume inizia con un capitolo di Enrico Cheli intitolato “La centralità della comunicazione nella società e nella scienza”. Segue un capitolo di Mario Morcellini su “Lo sviluppo dei corsi di comunicazione nell’Università italiana”. Gli altri capitoli sono i seguenti: Il campo della comunicazione. Origini italiane, istituzionalizzazione, svolta (Giovanni Bechelloni); Comunicazione e/o etica (Jader Jacobelli); Oggettività: mito, ideale o compito possibile (Dario Antiseri); La “scarpina” di Cenerentola (Enrico Mascilli Migliorini); Dal modello newtoniano al modello quantistico nel processo comunicazionale (Alessandro Corneli); Sul cinquantenario della televisione italiana (Alberto Abruzzese); Le storie televisione e la mediazione dell’esperienza (Milly Buonanno); Espansione di memoria. Giornalismo e discorso pubblico in Italia (Carlo Sorrentino); Abvertising: 3 sensi della pubblicità (Giulia Reali e Massimo Alvito); Mitonomie per un lessico di miti d’oggi (Paolo Fabbri); La scuola è un medium, anzi un re-medium (Luca Toschi); La rivoluzione digitale, i servizi pubblici e la qualità globale dei sistemi televisivi (Carlo Sartori); Una metafora di individuo e società. Per una mappa di interazioni fra sociologia, comunicazione e Internet (Mario Morcellini); Rappresentazione e nuovi media (Gianfranco Bettettini); Comunicazione interpersonale: la parte ancora in ombra di Cenerentola (Enrico Cheli)

    Oltre l'individualimo. Comunicazione, nuovi diritti e capitale sociale

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    Il volume si interroga sul complesso rapporto tra individuo e società nell'ultimo decennio, esaminando le contraddizioni dell'era contemporanea che stimolano la contaminazione e la ridefinizione delle categorie individualità/comunità, spazio/tempo, cittadinanza/attivismo civico, mentre si fa più acuta la domanda soggettiva di relazioni significative, di partecipazione, di responsabilità sociale.The book questions the complex relationship between the individual and society over the last decade, examining the contradictions of the modern era that stimulate the contamination and the redefinition of the categories individuality / community space / time, citizenship / civic activism, and becomes more acute the subjective question of meaningful relationships, participation, social responsibility
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