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    Possibile rischio biologico da parotite negli studenti dei corsi di studio di medicina

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    Obiettivi: Valutare il grado di copertura immunitaria per la parotite negli studenti afferenti ai corsi di studio della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova. Metodi: Dall’anno accademico 2003-2004 è stato valutato il titolo anticorpale contro la parotite mediante metodo EIA agli studenti dei corsi di laurea della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova (in totale 3146, 886 maschi e 2260 femmine), sia per le professioni sanitarie sia per i corsi di studio in medicina e chirurgia e in odontoiatria. Gli studenti, età media 23,0±5,0 anni (maschi 24,4±5,5, femmine 22,4±4,7 anni), sono stati suddivisi per sesso e il titolo anticorpale è stato espresso come positivo, negativo o dubbio. E’ stato inoltre valutato il grado di adesione alla vaccinazione, anche in relazione al sesso, nel caso in cui il titolo anticorpale risultasse negativo o dubbio. Risultati: Il 76,8% degli studenti (74,0% maschi e 77,9% femmine, χ2=5,789, p<0,05) risultavano positivi per i marcatori contro la parotite. Rilevante appariva la percentuale di risultati dubbi (8,5%), significativamente (χ2=27,636, p<0,001) maggiore nei maschi (13,2%) che nelle femmine (6,9%). L’invito alla vaccinazione è stato recepito dal 48,5% degli studenti negativi o dubbi, il 47,6% femmine e il 50,4% maschi. Il controllo dei marcatori dopo il vaccino è stato eseguito dal 55,9%, ma per il 18,7% dei soggetti il titolo rimaneva negativo o dubbio. Alla fine della campagna vaccinale la percentuale di copertura immunitaria complessiva è stata pari all’81,9%, 79,5% maschi e 82,9% femmine. Conclusioni: La copertura anticorpale verso la parotite appare modesta e lontana dall’immunità di gregge; il suggerimento verso la vaccinazione appare inoltre poco percepito. Visti i possibili effetti, in genere più rilevanti nei maschi, di una infezione da parotite nei giovani adulti, è necessario uno sforzo sempre maggiore per raggiungere una sufficiente copertura immunitaria

    Copertura immunitari per la rosolia negli studenti dei corsi di studio di medicina

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    Obiettivi: Valutare il grado di copertura immunitaria per la rosolia negli studenti afferenti ai corsi di studio della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova. Metodi: Dall’anno accademico 2003-2004 è stato valutato il titolo anticorpale contro la rosolia mediante metodo EIA agli studenti dei corsi di laurea della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova (in totale 3156, 892 maschi e 2264 femmine), sia per le professioni sanitarie sia per i corsi di studio in medicina e chirurgia e in odontoiatria. L’età media degli studenti era di 22,7±5,0 anni (maschi 24,1±5,3, femmine 22,2±4,8 anni), suddivisi in relazione al sesso e al titolo anticorpale espresso come positivo, negativo o dubbio. E’ stato inoltre valutato il grado di adesione alla vaccinazione, anche in relazione al sesso, nel caso in cui il titolo anticorpale risultasse negativo o dubbio. Risultati: Il 93,1% degli studenti (86,2% maschi e 95,8% femmine) risultavano positivi per i marcatori contro la rosolia. Le femmine evidenziavano una copertura immunitaria significativamente maggiore dei maschi (χ2=88,880, p<0,001). L’invito alla vaccinazione è stato recepito dal 42,5% degli studenti negativi o dubbi, il 52,1% femmine e il 35% maschi. Il controllo dei marcatori dopo il vaccino è stato eseguito dal 54,8% e tutti hanno dimostrato la positivizzazione del titolo. Alla fine della campagna vaccinale (hanno aderito più le femmine dei maschi, χ2=5,789, p<0,05) la percentuale di copertura immunitaria complessiva è stata pari al 94,7%, 89% maschi e 96,9% femmine. Conclusioni: La copertura anticorpale verso la rosolia appare ottimale nelle femmine (attorno all’immunità di gregge), ma ancora carente nei maschi e il suggerimento verso la vaccinazione appare poco recepito (soprattutto nei maschi). E’ quindi necessario uno sforzo massimale per raggiungere un livello anticorpale tale da ridurre a zero il rischio di sindrome rubeolica fetale

    Occupational blood and body fluid exposure of university health care workers

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    Background: Occupational exposure to bloodborne pathogens caused by percutaneous injuries or mucosal contamination is common in hospital settings. Methods: Reports of exposures to human blood and body fluids from Padua university health care workers since 2004 to 2006 and compliance with the follow-up after injury according to the patients’ source were analysed. Results: The injury reports were 497. The residents in surgery and anesthesiology were significantly more injured than the others, and the compliance with follow-up was low: from 26.3% (hepatitis B virus) to 40% (hepatitis C virus) with positive source, less than 30% with a negative source, as far as 40% with an unknown source. No seroconversion was observed in subjects completing the follow-up. Conclusions: We suspect underestimation of injury reports and low compliance with the follow-up requests that health care workers adhere to the protocols and follow the standard procedures to prevent exposures to blood-borne pathogens

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    E’ opportuno un richiamo nel fallimento della corretta scheda vaccinale (due dosi) MPR?

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    OBIETTIVI: Alcuni Dipartimenti di Prevenzione non eseguono un richiamo per il vaccino MPR in soggetti con anticorpi negativi/dubbi verso una o più tra morbillo, parotite e rosolia, qualora risulti dal certificato di vaccinazione la corretta applicazione della scheda vaccinale (due dosi). Lo scopo della ricerca è il tentativo di dimostrare che un dose di richiamo è utile al fine di ottenere una più completa copertura immunitaria. METODI: Gli studenti dei corsi di laurea afferenti alla Facoltà di Medicina dell’Università di Padova (medicina e chirurgia, odontoiatria e professioni sanitarie) sono sottoposti ad accertamento sanitario dal 2004. Dal certificato vaccinale, 496 studenti avevano eseguito due dosi di vaccino MPR. Il titolo anticorpale è stato determinato con metodo ELISA e gli studenti con anticorpi negativi o dubbi sono stati invitati ad eseguire un richiamo. RISULTATI: Una corretta procedura vaccinale contro MPR garantisce solo per la rosolia il raggiungimento di una copertura anticorpale quasi completa (98,6%), mentre appare particolarmente bassa per il morbillo (78,8%) e media per la parotite (87,1%). La somministrazione di una dose di richiamo consente di raggiungere una copertura immunitaria soddisfacente pari al 97,6% per il morbillo, al 98,4% per la parotite e al 100,0% per la rosolia. CONCLUSIONI: La scheda vaccinale MPR prevista dal programma nazionale per l’eliminazione di morbillo, parotite e rosolia (due dosi di cui la prima nel secondo anno di vita e la seconda a 5-6 o 11-12 anni) non sembra assicurare una copertura immunitaria efficace contro morbillo e parotite. Al contrario, la copertura contro la rosolia è quasi totale, assicurata d’altro canto anche da una sola somministrazione (98,0%). Appare quindi opportuno che, in caso di controllo degli anticorpi e una volta che questi risultino negativi o dubbi, una terza dose venga somministrata al fine di verificare la reale consistenza di soggetti “non-responders” che, dai risultati ottenuti appare bassa (2,4% per il morbillo e 1,6% per la parotite, nessuno per la rosolia)

    Gestione di un focolaio epidemico di rosolia nella provincia di Pordenone

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    OBIETTIVI: Dopo un periodo di inadeguata copertura vaccinale, nel 2003 l’Italia ha messo in atto il Piano Nazionale di eliminazione del morbillo e della rosolia congenita. La rosolia e la sindrome da rosolia congenita sono diminuite, tuttavia focolai epidemici continuano a verificarsi. Nella Provincia di Pordenone tra gennaio e luglio 2008 si è verificato un focolaio epidemico di rosolia. Viene quindi descritto ed analizzato il focolaio epidemico e viene aperta una discussione su come ottimizzare gli interventi e le strategie per raggiungere l’obiettivo di eliminazione della rosolia ed approfondire il ruolo dell’assistente sanitario in questo contesto. METODI: Sono stati analizzati i risultati delle indagini di laboratorio, valutata la copertura vaccinale, l’immunità naturale e acquisita delle donne italiane e immigrate. Sono stati analizzati 1935 questionari somministrati ai malati e ai contatti. E’ stato controllato lo stato vaccinale dei casi, dei contatti e si sono verificati sia i calendari di vaccinazione nel mondo che la provenienza degli stranieri residenti a Pordenone. RISULTATI: Sono stati notificati 133 casi di rosolia, tra i quali 3 donne in gravidanza. In 103 casi la diagnosi è stata confermata. Analizzando i dati disaggregati per sesso si è vista la prevalenza nel sesso maschile (70%) e l’89% delle notifiche hanno riguardato persone di età compresa tra i 14 e 49 anni di età. La copertura vaccinale a due anni di età è superiore al 90%, ma le donne suscettibili in età fertile sono state stimate attorno al 14%. Molte provengono da Paesi dove ancora non si effettua la vaccinazione antirosolia. CONCLUSIONI: Ulteriori azioni dovranno essere intraprese per mantenere elevata la copertura vaccinale e per raggiungere i gruppi a rischio (donne in età fertile, residenti stranieri, clandestini, nomadi e quei soggetti che rifiutano le vaccinazioni)

    Sieroprevalenza dei marcatori contro la varicella negli studenti dei corsi di studio di medicina

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    Obiettivi: Valutare il grado di copertura immunitaria per la varicella negli studenti afferenti ai corsi di studio della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova. Metodi: Dall’anno accademico 2003-2004 è stato valutato il titolo anticorpale contro la varicella mediante metodo EIA agli studenti dei corsi di laurea della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova (in totale 4238, 1260 maschi e 2978 femmine), sia per le professioni sanitarie sia per i corsi di studio in medicina e chirurgia e in odontoiatria. Gli studenti (sono stati analizzati solo quelli nati e residenti in Italia per una migliore valutazione comparativa), età media 22,7±4,6 anni (maschi 23,9±5,1, femmine 22,1±4,3 anni), sono stati suddivisi per sesso e il titolo anticorpale è stato espresso come positivo (misurato quantitativamente), negativo o dubbio. E’ stato inoltre valutato il grado di adesione alla vaccinazione, anche in relazione al sesso, nel caso in cui il titolo anticorpale risultasse negativo o dubbio. Risultati: Il 94,3% degli studenti (la percentuale è sorprendentemente analoga per i due sessi) risultavano positivi per i marcatori contro la varicella, con una quota modesta di risultati dubbi (0,66%), con modeste differenze non significative tra maschi (0,48%) e femmine (0,74%). Soltanto 15 studenti (0,35%) erano stati vaccinati in epoca precedente la valutazione del titolo anticorpale. Di questi, 4 risultavano negativi e 1 dubbio. L’invito alla vaccinazione è stato recepito dal 53,5% degli studenti negativi o dubbi, il 54,1% femmine e il 53,2% maschi. Il controllo dei marcatori dopo il vaccino è stato eseguito dal 47,7%, ma per il 25,8% dei soggetti il titolo rimaneva negativo o dubbio. Non sono state rilevate differenze significative tra i sessi. Alla fine della campagna vaccinale la percentuale di copertura immunitaria complessiva è stata pari all’95,4%, 95,5% maschi e 95,3% femmine. Conclusioni: La copertura anticorpale verso la varicella appare generalmente elevata e molto vicina all’immunità di gregge; il suggerimento verso la vaccinazione appare però poco percepito. D’altro canto, la vaccinazione ha messo in evidenza un certo grado di inefficacia poichè il 25,8% (16,7% maschi e 29,6% femmine, differenza per’altro non significativa) non sieroconvertiva

    Copertura immunitaria verso il morbillo e vaccinazione negli studenti dei corsi di studio di medicina

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    Obiettivi: Valutare il grado di copertura immunitaria per il morbillo e lo stato vaccinale negli studenti afferenti ai corsi di studio della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova. Metodi: Dall’anno accademico 2003-2004 è stato valutato il titolo anticorpale contro il morbillo mediante metodo EIA agli studenti dei corsi di laurea della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova (in totale 4245, 1265 maschi e 2980 femmine), sia per le professioni sanitarie sia per i corsi di studio in medicina e chirurgia e in odontoiatria. Gli studenti (sono stati analizzati solo quelli nati e residenti in Italia per una migliore valutazione comparativa), età media 22,7±4,6 anni (maschi 23,9±5,1, femmine 22,1±4,3 anni), sono stati suddivisi per sesso e il titolo anticorpale è stato espresso come positivo (misurato quantitativamente), negativo o dubbio. Sulla base dei certificati di vaccinazione presentati da 1658 studenti (39,1%), 458 maschi e 1200 femmine è stato inoltre valutata l’efficacia dei vaccini eseguiti durante l’infanzia (i soggetti sono stati ulteriormente suddivisi tra quelli che avevano ricevuta una (1032) o due (626) dosi). E’ stato inoltre valutato il grado di adesione alla vaccinazione, anche in relazione al sesso, nel caso in cui il titolo anticorpale risultasse negativo o dubbio. Risultati: Solamente l’84,7% degli studenti (83,1% maschi e 85,4% femmine) risultava positivo per i marcatori contro il morbillo, senza differenze significative tra i due sessi. Da segnalare l’elevata percentuale (7,0%) di risultati dubbi. L’invito alla vaccinazione è stato recepito dal 51,9% degli studenti negativi o dubbi, il 55,5% femmine e il 44,4% maschi. Il controllo dei marcatori dopo il vaccino è stato eseguito dal 55,7% e solo per l’89,8% si è osservata una sieroconversione, ancora con una elevata percentuale (7,5%) di risultati dubbi. Alla fine della campagna vaccinale (hanno aderito più le femmine dei maschi, χ2=6,682, p<0,01) la percentuale di copertura immunitaria complessiva è stata pari all’88,7%, 86,5% maschi e 89,6% femmine. Ulteriormente, di 1658 studenti (458 maschi e 1200 femmine) era disponibile in certificato delle vaccinazioni; 1032 soggetti (300 maschi e 732 femmine) avevano eseguito solo una dose di vaccino, mentre 626 (158 maschi e 468 femmine) ne avevano eseguite due. La percentuale di soggetti positivi non dimostra differenze significative rispetto al totale nè nei soggetti sottopostisi ad una dose (85,3% di positivi) nè in quelli vaccinati due volte (86,3% di positivi). Conclusioni: La copertura anticorpale verso il morbillo appare lontana dall’ottimale in entrambi i sessi; il suggerimento verso la vaccinazione appare poco recepito (soprattutto nei maschi). E’ quindi necessario un ulteriore sforzo per raggiungere un livello anticorpale tale da ridurre i rischi connessi all’infezione morbillosa, soprattutto in età adulta

    Prevalence of Markers for Hepatitis B Virus and Vaccination Compliance Among Medical School Students in Italy

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    The prevalence of markers for hepatitis B virus (HBV) and the rate of compliance with HBV vaccination laws were investigated in a study at Padua University Medical School (Italy). Of 2,361 students, 385 (16.3%) tested negative for antibody to hepatitis B surface antigen. When vaccination was actively offered to these students, there was a low rate of compliance (47.0% [181 students]) but a good rate of seroconversion (93.1% [95 of 102 students]). Screening for HBV markers appears to be crucial to efforts to increase rates of vaccination coverage
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