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    "Prospettive" di Malaparte

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    “Prospettive", rivista di propaganda fascista, fondata e diretta a Roma da Curzio Malaparte, fu pubblicata in due serie, solo apparentemente distinte, uscite con periodicità irregolare dal 13 luglio del 1937 al 15 marzo del ’43. La rivista è stata edita integralmente solo nel 2014. Nel saggio si dà conto minutamente degli argomenti trattati nella prima e nell’ultima annata della prima serie, e si illustrano i meccanismi di promozione del consenso, messi in atto da Malaparte che utilizza sapientemente, nella stessa impostazione grafica, gli strumenti più sofisticati della propaganda di massa. L’A. mette in evidenza il rilievo che assume nella prima serie l’ampio e complesso apparato iconografico, le didascalie, le immagini, le illustrazioni fotografiche, poste in un rapporto di costante prevaricazione sul testo scritto, dimostrando alla fine l’esistenza di un rapporto di sicura continuità con la seconda serie della rivista, presentata, solo apparentemente, come rivista esclusivamente letteraria. Il saggio intende sollecitare una lettura più attenta della rivista, utile anche ad illuminare la discussa e controversa figura del suo autor

    Tra azione e reazione: il "Vocabolario filosofico-democratico" di Lorenzo Ignazio Thjulen

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    Interessante rilettura del Vocabolario filosofico-democratico, pubblicato anonimo a Venezia nel 1799, ad opera del gesuita svedese Lorenzo Ignazio Thjulen, vissuto stabilmente in Italia fino alla morte, autore di opere storiche e filosofiche, ma soprattutto di scritti polemici, ispirati all'insegnamento dell'abate Barruel. Nel saggio si illustrano minutamente i meccanismi messi in campo dall'autore che dilata sistematicamente nella spiegazione del lemma lo spazio espositivo di ciascuna voce, sfruttando nel senso indicato da Eco (di retorica degenerata) gli elementi puramente suggestivi e impressivi della comunicazione. Certo un testo 'anomalo' nel quale il rovesciamento dei valori ideologici della rivoluzione passa costantemente attraverso un meccanismo di travestimento parodico del lessico politico di quegli anni. Si tratta in ogni caso di vocaboli-pretesto attraverso cui l'autore costruisce la trama della sua polemica, spesso affidata all'insulto, che si tinge di toni lividi e astiosi, una polemica ben lontana dalla forza argomentativa di una seria ideologia politica. In realtà proprio questo vocabolario, solo apparentemente un'opera lessicografica, sembra dare la misura esatta dell'angustia di pregiudizio che in un momento di grande svolta storica rischia di risultare la norma dominante, esclusiva, dei moti di reazione

    Teatro e rivoluzione

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    L'A. colloca l'esperienza teatrale giacobina al centro di una complessa strategia del consenso, messa in atto dalle forze politiche giacobine, nell'intento di diffondere ad ogni livello, e con tutti i mezzi possibili, i principi e i valori della rivoluzione. La necessità di costruire un'opinione pubblica ideologicamente orientata finì per sollecitare una mobilitazione massiccia di risorse e di idee, che coinvolse in prima istanza autori e operatori teatrali, tutti impegnati sul terreno della scelta del repertorio, nella ricerca di temi e argomenti più adatti all'obiettivo dell'istruzione, che fu poi il punto di forza del programma politico di quegli anni. Entro queste linee l'A. sottolinea la singolarità dell'esperienza teatrale giacobina, maturata entro una linea di precisa contiguità con l'evento politico; sottolineando il successo di pubblico che arrise a questi spettacoli, in sostanza la singolarità di una scrittura ancorata e fortemente motivata dalla occasionalità politica e culturale di un tempo storico preciso. Un'esperienza che riuscì a mediare nei fatti, nella proposta tragica ma anche nella sperimentazione 'comica', la richiesta di un teatro dell'utile di matrice illuministica, con le suggestioni di un uso didattico e politico del mezzo scenico. In riferimento poi al cospicuo repertorio comico di tipo lacrimoso messo in scena nel triennio l'A. osserva che è proprio sull'uso del ‘comico’ che è possibile misurare il punto di evoluzione di questo tipo di teatro, legato abbastanza frequentemente alla rappresentazione del privato o del fatto pubblico filtrato nell'ottica del privato, e che, variamente contaminato, riuscì ad assicurarsi lunga vita, costituendosi appunto come zona franca rispetto al campo di battaglia delle nobili illusioni e delle speranze rivoluzionarie

    Galanti, il romanzo e la filosofia del sentimento

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    Si ricostruiscono alcuni aspetti e alcuni momenti della riflessione settecentesca sul romanzo, con particolar riferimento alle Osservazioni del Galanti che, edite nel 1780, in pieno clima sensista, e tutte giocate sui temi del sentimento e della sensibilità, fornirono indubbiamente un contributo significativo allo sviluppo del dibattito. La difesa sensista del 'genere', con il recupero conseguente del tema del sentimento sul terreno dell'utile, trova riscontro nel processo di revisione dell'Elogio storico del Genovesi, avviato pressappoco negli stessi anni, che segna un sensibile spostamento di interesse del Galanti verso un nuovo concetto di umanesimo e una nuova filosofia della storia

    I giacobini e il pubblico dei cittadini: "propaganda" tra uso e lemma

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    L'A. ricostruisce il percorso della parola propaganda, fissata nel linguaggio ecclesiastico fin dalla prima metà del '600, laicizzata dapprima in ambito controrivoluzionario, e finalmente acquisita nel significato politico moderno solo nel 1792, ad opera di Condorcet, collegando la fortuna e la diffusione della parola in Italia all'esperienza fondante del triennio rivoluzionario. L'A. segue la diffusione di questa parola nella pratica politica di quegli anni, osservando che la difficoltà a consolidarsi nell'uso e a fissarsi in lemma, dovuta al rapido evolversi dei fatti storico-politici, non pregiudicò l'ambito di interesse e la forza d'uso della parola che, ormai pienamente laicizzata, guidò le linee di una lotta politica diffusa a tutti i livelli, e che si giovò degli strumenti più adatti a sollecitare il consenso (dal teatro alla pubblicistica, ai circoli costituzionali ai catechismi ecc.). Dopo il triennio, in pieno clima di Restaurazione, la parola, nell'accezione acquisita in quegli anni, sarà in qualche modo ignorata o rimossa dai tanti lessicografi primottocenteschi, fino alla sua riassunzione in lemma dopo l'esperienza dei moti mazziniani e dopo l'influsso determinante del liberalismo. La parola si risemantizza poi in area novecentesca, associata a lungo a quell'idea di slogan pubblicitario o di réclame, sollecitata dalla cultura dei media

    Il "Dialogo sulle donne" di Ferdinando Galiani

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    L'A. rilegge il "Dialogue surles femmes" di Ferdinando Galiani, scritto a Napoli, e inviato alla d’Èpinay come allegato alla lettera dell’11 aprile 1772. Il dialogo rimase inedito per circa un decennio; fu poi ritoccato e ritrascritto da Grimm col titolo "Croquis d’un dialogue sur les femmes", ma riuscì a vedere la luce solo nel 1784. L’A. conduce un’attenta lettura di questo scritto confermandone l’impostazione fondamentalmente scettica e libertina.Galiani aggiusta i lumi a misura del suo animo melanconico e del suo spirito scettico smascherando certezze e false certezze. L'analisi impietosa dell'universo femminile si affianca in questo dialogo alla sua idea della religione, al concetto empirico del divino, all'irrisione delle false religioni, alla messa in discussione dello stesso concetto di natura, e per finire all'idea radicalmente antirousseauiana, della inefficacia di ogni processo educativo: temi che il Galiani elabora con sguardo ironico e sorriso scettico, condividendo dei lumi l'esercizio di una ragione critica che gli consente di dialogare alla pari con i grandi interpreti dell'illuminismo europeo

    L'avventura della ragione. Lingua intellettuali e pubblico tra riforme e rivoluzione

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    L. A. ripercorre a grandi linee temi e questioni del nostro Settecento seguendo l’”avventura” della ragione, lungo un itinerario di ricerca che tocca l’orizzonte della lingua, il teatro, i diversi modi di comunicazione e di trasmissione in un secolo che registra un processo di straordinaria accelerazione sul versante del rinnovamento. L’autrice mostra di privilegiare, ancora una volta, autori e questioni un tempo ritenuti marginali o ‘minori’, indagando parallelamente, sul versante della lingua, il passaggio dalla proposta maturata in seno all’arcadia, e informata a un razionalismo di ispirazione cartesiana, a un’idea di lingua come strumento di comunicazione, e, successivamente, di propaganda politica, espressa dalla ‘ragione’ illuministica e dalla cultura della rivoluzione. Particolare attenzione è riservata anche allo straordinario contributo offerto dalla chiesa, attraverso prediche e missioni, al processo di svecchiamento linguistico. Nella seconda parte del volume l’indagine si sposta sull’intensificarsi del dibattito teorico, soprattutto in ambito teatrale, che prepara la lenta erosione del concetto di ‘regola’, e sull’impulso, che a partire dalla seconda metà del Settecento, deriva dalla riflessione illuministica e, successivamente, dalla cultura della rivoluzione. E senza trascurare il ruolo degli intellettuali, il loro contributo all’evolversi del dibattito, le forme del consenso e del dissenso, le riserve, le oscillazioni, le caute mediazioni che segnano, soprattutto sullo scorcio del secolo, le nuove dinamiche del mutamento
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