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Ultrametric models for hierarchical dimensionality reduction
Many relevant multidimensional phenomena, such as well-being, climate change, sustainable development, poverty and so on, are defined by nested latent concepts, which can be represented by a tree-shape structure supposing hierarchical relationships among observed variables. In literature, several methodologies have been proposed to both model the relationships among observed variables that reflect unobserved ones, and assess the existence of unobserved variables of "higher-order''. Nonetheless, these methodologies are usually developed with sequential procedures that do not optimize a unique objective function, and/or a confirmatory approach, i.e., by setting the relationships between observed and unobserved variables a priori.
This dissertation discusses some new simultaneous, exploratory and parsimonious models for hierarchical dimensionality reduction, which overcome the limitations of the existing methodologies. The proposals introduced herein are based, "directly'' or "indirectly'', upon the definition of an ultrametric matrix, that differs from the well-known definition of an ultrametric distance matrix and is one-to-one associated with a hierarchy of latent concepts. The first proposal allows to model a nonnegative correlation matrix via an ultrametric correlation one by detecting reliable concepts, associated with disjoint groups of variables, and hierarchical relationships among them. The second work compares the first proposal with the traditional agglomerative hierarchical clustering algorithms applied on variables, after a transformation of correlations into distances, by highlighting the need for specific models to inspect the hierarchical relationships among variables. The third proposal extends the definition of an ultrametric matrix to a generic one by relaxing the non-negativity assumption and applying it to a covariance matrix. The extended ultrametric covariance matrix is then used to model the covariance structures of a Gaussian mixture model by both defining a new parsimonious parameterization of a covariance matrix and inspecting the hierarchical structure underlying multidimensional phenomena in heterogeneous populations. The fourth proposal introduces a quantification of latent concepts via a hierarchical extension of the Disjoint Principal Component Analysis. Even if not directly based on the definition of an ultrametric matrix, this proposal aims in turn at pinpointing nested partitions of variables into groups, each one associated with a component.
The proposed models are illustrated both via simulation studies and real data applications in order to study their performances and abilities
L’identità organizzativa di fronte al cambiamento. Il caso del Centro Studi Sereno Regis
L’identità organizzativa di fronte al cambiamento. Il caso del Centro Studi Sereno Regis
Cambiamenti culturali e legislativi, cambi ai vertici e generazionali sono alcuni dei motivi per cui le organizzazioni, sia esse profit o non profit, si trovano a dover fare i conti con periodi di crisi e quindi con la necessità di trasformazioni che a volte mettono in dubbio la ragione stessa per cui l’organizzazione esiste. Questo è ancora più vero nel caso di enti non profit in cui il “fare” corrisponde spesso “all’essere” ed è strettamente legato ai valori sui cui questo tipo di organizzazione viene fondata. In questo articolo si vuole esplorare, attraverso la presentazione del caso del Centro Studi Sereno Regis ODV, la complessità e le sfide del cambiamento legate all’identità stessa delle organizzazioni per poi offrire alcuni spunti di riflessione su alcune sfide chiave per il successo di questo processo.Cultural and legislative changes, top management, and generational changes are some of the reasons why organizations, whether profit or non-profit, have to deal with periods of crisis and, therefore, with the need for transformations that sometimes question the organization's existence. This is even more true in the case of non-profit organizations where "doing" often corresponds to "being" and is closely linked to the values on which this type of organization is founded. In this article, we want to explore, through the presentation of the Centro Studi Sereno Regis ODV case, the complexity and challenges of change related to the identity of organizations and then offer some food for thought on some critical challenges for the success of this process
L’organizzazione della creatività
La creatività è un argomento che da sempre ha affascinato filosofi e scienziati. Da Platone a Aristotele, da Kant a Freud, pensatori di diverse discipline si sono interrogati sulla natura del processo creativo. Inizialmente, si pensava che la creatività fosse una sorta di ispirazione divina. Per i latini e gli antichi greci, era riconducibile ad una figura divina (δαίμων) che, ponendosi a metà fra ciò che era divino e ciò che era umano, svolgeva la funzione di intermediario tra i due. Era grazie a figure come le Muse, per esempio, che poeti e musici acquisivano l’ispirazione per le loro composizioni.
Solo con l’Umanesimo si è avuto un radicale cambio di rotta. Coerentemente con l’impostazione antropocentrica degli impianti filosofici del tempo, infatti, si è iniziato a considerare la creatività non più come dono divino, ma come frutto delle capacità dell’individuo. Da questo momento, quindi, le riflessioni sulla creatività si sono focalizzate sui fattori individuali in grado di influenzarla. In tal senso, si è progressivamente affermata l’idea per cui la creatività sia un tratto tipico della personalità di un individuo eccezionale: il genio creativo. Il Romanticismo ha successivamente esaltato questa visione fornendole un’aura di mistero e legandola all’idea della sregolatezza che già aveva colpito alcuni filosofi classici come Aristotele e Seneca .
È solo tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 (con gli studi del matematico Henri Poincaré, per esempio) che la creatività è diventata oggetto di ricerca scientifica; gli scienziati, infatti, ispirati dalle idee del darwinismo, hanno iniziato a interrogarsi su quali fossero i fattori individuali in grado di influenzare la creatività. Grazie ad alcune ricerche (che sono ormai considerate dei classici nella letteratura sui processi creativi), è stato possibile individuare, per esempio, certi tratti tipici delle personalità creative come il non conformismo, la flessibilità di pensiero, la fiducia in sé stessi e l’apertura verso il nuovo. A questi primi studi, prevalentemente di matrice psicologica, sono seguite ricerche in altri campi, come l’economia e la sociologia, che hanno permesso di sviluppare una visione più complessa e articolata della creatività, prendendo in considerazione non solo le caratteristiche personali del singolo individuo, ma anche l’influenza di variabili contestuali legate, per esempio, alle caratteristiche organizzative degli ambienti di lavoro.
Il presente capitolo propone una review delle principali teorie della creatività. In particolare, partendo dagli studi di matrice psicologica proseguirà nell’evidenziare le determinanti contestuali più importanti. In tal senso, dopo essersi soffermati su quelle che agiscono a livello di gruppo e di organizzazione, si procederà a discutere gli studi più recenti che hanno adottato una concezione più estesa di contesto. In particolare, verrà dato ampio spazio al ruolo svolto dalla dimensione spaziale, illustrando come le caratteristiche fisiche (soprattutto dei nuovi spazi di lavoro) possano stimolare i processi creativi.
Il capitolo si chiude con un breve accenno alla visione sociale della creatività e al ruolo potenzialmente svolto dalle caratteristiche geografiche e territoriali
A Fourier optics approach to the dynamical theory of X-ray diffraction - perfect crystals
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