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    V-II 134 fare a palle di neve

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    Per tutti i punti indagati è stata fornita risposta alla domanda Q124 Fare a palle di neve. L’azione è stata indicata dagli informatori con una perifrasi verbale; più di rado, con una perifrasi nominale (na giuadda a balote ëd fioca a Traversella, a guera di pignatun a Tenda) o con un verbo sintetico (malucà a Chialamberto, ëz gëzuneà a Bardonecchia, së mutasear a Bellino). Se si escludono gli hapax fè ël balote ëd fioca e fè na batosca, raccolti a Susa, la costruzione fare (la) battaglia a-con le palle di neve, elicitata a Novalesa e a Canosio, e la costruzione consimile fare la lotta con le palle di neve, registrata ancora a Novalesa, le perifrasi verbali sono tutte costruite con verbo (coniugato anche a modi e tempi diversi rispetto allo stimolo della domanda) + "a-con le palle di neve". Il verbo è per la maggior parte dei casi corradicale dell’italiano giocare oppure dell’italiano tirare. Quest’ultimo compare perlopiù nella forma reciproca tirarsi. In tre casi, a Piasco, Cartignano e Limone Piemonte, l’informatore ha risposto con forme corrispondenti all’italiano giocare a tirare-si. Meno rappresentati risultano i verbi prendersi, che si incontra nelle risposte di Val della Torre, Susa, Moncalieri, Monterosso Grana e Frabosa Soprana, e fare, attestato a Ribordone nella forma con il pronome oggetto femminile -la senza antecedente. A Bardonecchia, oltre al già menzionato ëz gëzuneà, è stato elicitato il tipo co-etimologico dell’italiano piccarsi. A Perrero si è raccolta anche la forma gandresé, co-etimologica di gandre, "rincorrere" (cfr. Pons- Genre 1997: 164). L'espressione "palle di neve" è generalmente realizzata con forme corrispondenti a quelle elicitate per la carta V-II-133 palla di neve. Fanno eccezione Ribordone (con il tipo motte), Chialamberto (con maloca) e Pamparato (con mutaroi)

    V-II 135 (ho) le mani intirizzite

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    Alla domanda Q125 Ho le mani intirizzite sono state fornite risposte, anche plurime, in tutte le località d’indagine, tranne che a Villar Pellice, dove il quesito non è stato posto. A Condove sono stati usati anche materiali di un’inchiesta pilota. Nelle risposte, il sostantivo "mano" è espresso sempre dalla parola coetimologica dell'italiano mano. Tra i molti tipi lessicali attestati per l’aggettivo i più frequenti sono il corradicale dell’italiano gelate, il tipo dialettale ambëssìe (presente ad Argentera, Balme, Coazze, Pamparato, Perrero, Pramollo, Traversella, Val della Torre, cfr. REP: 28), il corradicale dell’italiano fredde (presente a Carema, Chiomonte, Giaglione, Limone Piemonte e Sampeyre) e il corradicale dell’italiano dure (presente a Novalesa, Oncino, Piasco e Tenda). ëntirisìe, corradicale dell’italiano intirizzite, è registrato a Bibiana. Talvolta, con i tipi lessicali appena nominati, l’informatore specifica che l’intirizzimento è causato "dal freddo". Il tipo ambartìe-an(tra)mü(r)tìe è registrato a Lemie, a Monterosso Grana e a Ribordone, forse etimologicamente legato all' ëntërpütìös di Mattie. Si incontrano inoltre réide (Chianocco, cfr. REP: 1186), gòbi(a) (Bardonecchia e Sestriere), röscë (Chiomonte), angarlìie (Campiglia), ëngramulìe (Canosio), ambrulìe (a Monterosso Grana). Ad Aisone e Condove, in luogo della risposta puntuale o oltre a questa, viene fornito il nome del dolore che scaturisce dall’intirizzimento delle mani (per cui cfr. V-II-136 dolore alle mani intirizzite); a Monterosso Grana è stato elicitato il corrispondente di "bruciano", a Chianocco il corrispondente di "ho freddo". Ad Aisone, inoltre, l'informatore spiega la distinzione tra mani "gelate" e mani tanto intirizzite da fare la büiìo, letteralmente "la bollita". A Frabosa Soprana viene riportato un possibile rimedio per il congelamento delle mani: contrastare il freddo con altro freddo; mentre a Oncino se ne indica una possibile causa descrivendo un quadretto relativo a giochi infantili invernali. L'informatore di Briga Alta suggerisce la possibilità che ci sia un'altra parola per indicare le mani intirizzite, che non rammenta, ma che sia comunque meno usata di e man a brüjù. Il raccoglitore di Monterosso Grana aggiunge alle risposte dell'informatore alcuni sintomi che seguono l'intirizzimento, in particolare le mani che divengono rosse e calde

    V-II 131 ganci sul tetto (per fermare la neve)

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    Carta linguistico-etnografica delle denominazioni dei 'ganci sul tetto (per fermare la neve)' nel Piemonte occidental

    V-II 132 candela di ghiaccio (che pende dal tetto)

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    La domanda Q122 Una candela di ghiaccio [che pende dal tetto] è risultata produttiva in tutti i punti di indagine, ricevendo talvolta risposte plurime. A Condove sono stati adoperati per questa domanda anche materiali provenienti da un'inchiesta pilota. In tutti i punti di indagine si è elicitato il lessotipo corradicale dell'italiano candela, non di rado in una forma suffissata o alterata e accompagnato dalla specificazione "di ghiaccio" (cfr. V-II-160 ghiaccio). Accanto a questo tipo, il corradicale del francese glacier, in forma alterata, è attestato ad Aisone, Argentera, Chiomonte e Piasco. Si sono raccolti, inoltre, glasià a Sestriere, ghiacciolo a Chialamberto e giasun ëd fiòca a Val della Torre. Secondo gli informatori, il tipo glacier è usato, almeno ad Argentera e ad Aisone, per indicare formazioni di ghiaccio anche differenti da quelle a forma di candela. A Canosio si dice che se le candele di ghiaccio non si sono ancora staccate dai tetti il tempo non è ancora pronto a volgere al bello. Ad Argentera e a Campiglia è riportata la credenza che la lunghezza delle candele di ghiaccio indicasse quanta neve dovesse ancora cadere. A Boves, infine, le candele di ghiaccio pendenti dal tetto si hanno nei giorni intorno alla Candelora, cioè intorno al due febbraio, durante i quali però si verificherebbe assenza di precipitazioni a carattere nevoso

    V-II 142 riaffiora la terra

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    Carta 'riaffiora la terra' del Piemonte Occidental

    Writing systems for Italian regional languages*

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    Devising a writing system, or graphisation, is a fundamental aspect of corpus planning that no language can take too lightly. This paper begins with a general introduction to graphisation and to Italian regional languages, followed by an analysis of the different orthographies in use so far or proposed for the main regional languages in Italy, with reference also to the three Romance languages already accorded official recognition as minority languages: Sardinian, Friulian and Ladin. The practical aspect and the symbolic aspect of graphisation are discussed and the problems and difficulties that are being encountered in this process are highlighted, especially with regard to two Northern varieties that are presented as case studies: Lombard and Piedmontese. The paper closes with some general considerations and recommendations, particularly on the adoption of a polynomic approach to graphisation if at all possible, and of a digraphic regime as a transitional strategy for cases where a common orthography cannot be decided upon, or to help the spread of the language among new speakers

    Prospettive di ricerca per valutare la competenza lessicale in una lingua seconda

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    La valutazione del lessico è una pratica didatticamente rilevante nel contesto educativo, ma è altresì una pratica assai diffusa nel sistema certificatorio e, negli ultimi decenni, anche negli studi dedicati alla descrizione dei processi di sviluppo della competenza lessicale. In ambito anglosassone si è sviluppato un vero e proprio filone di studi noto come Vocabulary Assessment, che nel corso del tempo ha visto alternarsi diversi approcci e metodi per osservare il lessico e la competenza lessicale, in relazione al quadro teorico di volta in volta dominante. Il contributo intende ricostruire sinteticamente l’evoluzione di tali approcci per poi prendere in esame le prospettive che si aprono quando si valuta il lessico, così come le prospettive di ricerca ad oggi esplorate per poter valutare un costrutto multidimensionale e ancora per certi versi non sufficientemente esplorato quale il lessico e la competenza lessicale in L2. Verranno discussi anche alcuni esempi di test lessicali utilizzati per valutare le molteplici dimensioni della competenza lessicale e come il lessico sia usato nelle abilità comunicative

    Univers-ITA. Descrizione e primi risultati di uno studio dell’italiano scritto di studenti universitari

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    L'articolo presenta i primi risultati del progetto Univers-ITA, che aveva lo scopo di mappare le capacità di scrittura formale di studenti e studentesse delle università italiane e di individuare eventuali correlazioni sistematiche tra peculiarità dei testi prodotti e caratteristiche dei e delle scriventi. L'articolo illustrando la definizione del campione indagato (2137 studenti e studentesse di oltre 40 Atenei), la raccolta dei dati (in due fasi: nella prima si è chiesto a 2137 studenti e studentesse di redigere un testo su una traccia comune e di compilare poi un questionario di oltre 50 domande; nella seconda sono stati raccolti testi redatti a prescindere dal progetto, nello specifico testi di laurea nella versione non corretta dal relatore o dalla relatrice e articoli di giornali universitari), la costruzione dei tre corpora e, infine, alcune prime considerazioni su quanto emerge dalla ricognizione delle correlazioni tra tratti linguistici presenti nella scrittura universitaria e profilo sociobiografico degli e delle scriventi

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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