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Lorenzo Milani in our times
This article pays tribute to one of Europe's foremost critical pedagogues, the Tuscan Don Lorenzo Milani, on the ninetieth anniversary of his birth. It highlights the key moments in his life as priest and educator as well as his pedagogical approach directed at challenging the class-conditioned status quo in Italian society and at achieving greater social justice. His was a pedagogy which highlighted the collective dimensions of learning and teaching, pupils being students and educators at the same time, an approach to learning akin to what Paulo Freire would call critical literacy and what contemporary writers would call critical media literacy in the sense of reading and writing the word and the world. His pedagogy entailed a process of reading history against the grain as part of an attempt to generate a culture of non-militarization. All these elements make Don Milani and his student-teachers pedagogues for our times.peer-reviewe
Critical pedagogy and citizenship : Lorenzo Milani and the school of Barbiana
This article can also be found in:
Learning and Social Difference, Challenges for Public Education and Critical pedagogy. Boulder, Colorado: Paradigm, 2006. Chapter 8,This paper discusses the pedagogical challenge of providing an education that stresses the connection between learning and power and the potential, for social solidarity, of a collective approach to learning based on a process of what Freire and other critical pedagogues would call ‘critical literacy.’
The stimulus for such a pedagogical approach to citizenship derives from the legacy of a radical and very controversial Tuscan priest, Don Lorenzo Milani (1923-1967), and the students from an isolated and impoverished farming community in the Mugello region of Tuscany who constituted the School of Barbiana. The pedagogical ideas emanating from Lorenzo Milani and his school of Barbiana remain a source of reference in debates about schooling and social activism in Italy and elsewhere. The key text to emerge from this school, Lettera a Una Professoressa (Letter to a Teacher), was an important source of reference during the turbulent ‘sessantotto’ (1968) period in Italy. The paper provides an analysis of this and other works with whihc Lorenzo Milani was connected.peer-reviewe
Italian signposts for a sociologically and critically engaged pedagogy : Don Lorenzo Milani (1923-1967) and the schools of San Donato and Barbiana revisited
This paper provides a critical exposition and analysis of the work of an acclaimed Italian educator, Lorenzo Milani, and ideas that emerged from his experiences in two Tuscan localities. His work is well known in Italy and many parts of southern Europe. Despite the translations of his works into English and Spanish, in the early 1970s, and their use in sociology of education classes in the United Kingdom, he seems to have had a very limited impact on the Anglo-North American-dominated critical education field. The paper revisits his ideas, in this 90th anniversary year, indicating their contemporary relevance and the signposts they provide for a critically and sociologically engaged pedagogy.peer-reviewe
L'educazione popolare e don Milani
Il contributo studia il sorgere delle riflessioni e delle esperienze di Don Milani nell'ambito dell'educazione popolare, inserendolo nel contesto delle discussioni coeve, alimentate dalle iniziative del ministro Gonell
Celestina Milani, un'amica della glottologia
The paper outlines the scientific profile of the linguist and myceneologist Celestina Milani (1933-2016), with particular reference to her linguistic contributions
De te fabula narratur: neglect and vulnerabilities of Families, Professionals and Researchers in the P.I.P.P.I. Programme
In this chapter, Paola Milani and her colleagues present the results of an action research: the Programme of Intervention for Prevention of Institutionalization. This program is based on intensive intervention with families with negligence issues. Specifically, they focus on how various professionals involved in the program describe family situations during the pre-assess- ment phase and look at the representations in play. They also address the complexity of the researcher/professional relationship and its implications for the research
Corzo J.L., Lorenzo Milani. Analisi spirituale e interpretazione pedagogica, ed. it. a cura di Fulvio C. Manara, Servitium, Troina (Enna) 2008
Recensione del volume: Corzo J.L., Lorenzo Milani. Analisi spirituale e interpretazione pedagogica, ed. it. a cura di Fulvio C. Manara, Servitium, Troina (Enna) 200
Dossier
Trasformazioni sociali rapide e complesse, famiglie che si misurano sempre più spesso con tensioni interne ed esterne e che portano ai servizi problematiche nuove e di difficile composizione: la vulnerabilità familiare e sociale è in evidente e continuo aumento.
Posare su queste famiglie uno sguardo aperto e benevolo, che induca a vederne i deficit e le défaillances in una prospettiva evolutiva per tra- sformarli in obiettivi di lavoro, in una logica formativa e trasformativa (Milani, Zanon, 2015), sembra essere una direzione irrinunciabile per l’intervento dei servizi oggi.
In questa logica il concetto di vulnerabilità può essere di grande aiuto per costruire un pensiero innovativo sull’intervento: pur sapendo che esso può ridursi a «una parola valigia per declinare tutte la varietà del- la miseria del mondo» (Castel, 1995, p. 13), si può affermare, in una prospettiva ecologica, che la vulnerabilità non è una caratteristica dei singoli individui, ma dei contesti e quindi una possibile risultante delle interazioni fra individui e contesti sociali (Soulet, 2014). Intesa inoltre come condizione potenziale e non ancora in atto, può essere contrastata attraverso appropriate azioni promozionali e preventive. Il concetto di vulnerabilità è quindi intrinsecamente connesso a quelli di capacità di azione, empowerment e resilienza (ivi, p. 129; Milani, Ius, Serbati, 2013).
In questo fascicolo della RIEF, il dossier monografico presenta una significativa innovazione sociale italiana, il Programma di Intervento Per Prevenire l’Istituzionalizzazione (P.I.P.P.I.), che ambisce a costruire ri- sposte efficaci alle diverse forme di vulnerabilità che coinvolgono oggi molte famiglie italiane, prima fra tutte quella della negligenza familiare, a partire dall’approccio ecologico cui si è appena fatto sommario riferi- mento.
Pur situandosi nell’alveo delle scienze dell’educazione, soprattutto per quanto riguarda la visione antropologica prescelta, che considera la persona, e quindi i bambini e le famiglie nel caso specifico, come relazio- ne, all’interno di un contesto sociale definito a sua volta come una rete di relazioni comunitarie di cittadinanza partecipata, il Programma intende
proporsi come luogo in cui sperimentare azioni che fanno dell’interdi- sciplinarità e dell’interistituzionalità la chiave per superare le frammen- tazioni presenti oggi nel lavoro educativo, sociale e sanitario, giuridico e amministrativo, e che tanta parte hanno nelle difficoltà esistenti nel rapporto fra famiglie e servizi.
Il dossier è composto da un insieme integrato di otto articoli che han- no l’obiettivo di presentare il Programma, i risultati ottenuti, le sfide da affrontare e la struttura complessiva del suo funzionamento.
Il primo articolo, di Paola Milani, descrive il Programma nel suo in- sieme, il metodo di valutazione e i principi che ne regolano l’azione; il secondo, di Marco Tuggia e Ombretta Zanon, mette a fuoco il tema della partecipazione della famiglia al proprio percorso di accompagnamento, che costituisce una delle sfide maggiori che il Programma ha inteso mettere al centro; seguono tre articoli su tre dei quattro dispositivi su cui si muove concretamente l’azione: la relazione fra scuola e servizi sociali per quanto riguarda le situazioni di vulnerabilità (Diego Di Masi), il lavoro nei gruppi di genitori (Sara Sirtoli e Sara Serbati) e la vicinanza solidale (Marco Tuggia).
Si passa poi alla questione della valutazione dell’intervento con le fa- miglie e del Programma nel suo insieme. Tale tematica è affrontata negli ultimi tre articoli, nel primo dei quali Marco Ius descrive gli strumenti che orientano sia l’azione che la valutazione e che costituisce la base dell’articolo di Francesca Santello, di Sara Colombini, dello stesso Mar- co Ius e di Paola Milani che, a partire dalla presentazione del piano di valutazione complessivo del Programma, documenta i risultati ottenuti in sei anni di lavoro. A partire da questi risultati e da un’approfondita riflessione sui diversi modelli di valutazione necessari per affrontare la sfida della valutazione dei percorsi di intervento con le famiglie vul- nerabili, chiude il dossier l’articolo di Sara Serbati, che propone una riconfigurazione dei significati di evidenza scientifica in prospettiva pedagogica.
Il dossier non è certamente esaustivo rispetto alla complessità di quest’esperienza: molti aspetti dell’ampio lavoro di P.I.P.P.I., quali ad esempio il lavoro formativo (Zanon, 2016), il lavoro nell’area della Giu- stizia minorile, il dispositivo dell’educativa domiciliare, gli sviluppi at- tuali, la sostenibilità futura, sono solo accennati o perfino tralasciati. L’insieme degli articoli qui raccolti costituisce nondimeno una base utile per diffondere la conoscenza del progetto presso la comunità scientifica e le comunità professionali, in modo da favorire il confronto e il suo stesso miglioramento.
Il fascicolo, nella sezione Saggi, ospita tre contributi inerenti tematiche rilevanti e di grande attualità che sono oggi al centro del dibattito in pedagogia della famiglia e che toccano l’immagine dell’infanzia oggi e il rapporto tra i servizi educativi e le famiglie
Didattica della lingua, didattica tout court nell’esperienza di don Lorenzo Milani.
La dimensione didattica di don Lorenzo Milani risulta poco sistematica nella sua elaborazione complessiva, ma è possibile estrarre dall'epistolografia e da altri testi molte indicazioni circa la centralità dell'insegnamento della lingua italiana come strumento di formazione civile, prima che culturale
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