1,354,130 research outputs found
I livelli di progesterone plasmatico e nel latte della bovina in relazione all'ora e al numero giornaliero di mungiture.
Il Levamisolo come immunomodulatore durante l'asciutta della bovina. Osservazioni sulle immunoglobuline colostrali.
Così la genetica è spinta dai conti aziendali
Il miglioramento genetico rappresenta uno degli strumenti a disposizione degli allevatori utili a garantire la sostenibilità economica della propria attività. Migliorare geneticamente una popolazione bovina significa analizzare la situazione di mercato in cui il settore primario si trova ad agire nel presente e prevedere le sue evoluzioni negli anni a venire, in modo da individuare una serie di caratteri (fenotipi) importanti per la redditività aziendale e di conseguenza possibili oggetto di selezione. Questi fenotipi devono rispettare tre parametri: essere importanti, misurabili, ed ereditabili. Il miglioramento genetico è quindi una disciplina dinamica perchè si deve basare su previsioni dei cambiamenti futuri del mercato in cui gli allevatori si troveranno ad operare e deve fornire strumenti utili ad adeguarsi ad essi. Il tutto con notevole anticipo sui tempi, dato che i miglioramenti derivanti dalla selezione genetica sono visibili non nel breve ma nel lungo periodo in funzione dell’intervallo generazionale bovino. Questi miglioramenti sono trasmissibili di generazione in generazione e sono soprattutto cumulativi e permanenti nel tempo per cui impattano significativamente e permanentemente sulla redditività dell’allevamento: per questo, nella scelta dei caratteri da selezionare geneticamente è e sarà sempre più importante guardare non solo alle voci di guadagno derivanti dall’attività zootecnica, ma anche alle voci di spesa, con l’obiettivo di massimizzare i primi e minimizzare i secondi, riassumendo questo principio in un unico indice economico di selezione
Misuriamo i vantaggi "reali" della genotipizzazione femminile
Fare progresso genetico implica scegliere soggetti miglioratori che, con la loro superiorità, vadano a costruire il futuro livello genetico dell’azienda. Più alta è la media dei riproduttori selezionati sia maschi che femmine, più alto è il livello di miglioramento genetico atteso nella progenie. Delle 4 vie di selezione che contribuiscono al progresso genetico (la cui velocità dipende da variabilità genetico-additiva, intensità di selezione, accuratezza e intervallo generazionale) due sono di pertinenza dei Centri di F.A.: Scelta Padri di Toro e Scelta Madri di Toro, mentre due sono quelle sulle quali può agire l’allevatore direttamente in azienda e cioè: Scelta dei Padri delle Vacche (i tori da usare in azienda), Scelta delle Madri delle Vacche (la scelta della rimonta). Sino ad oggi le strategie genetiche dell’allevatore consistevano nell’utilizzo di tutte le femmine in azienda per produrre la rimonta; oggi invece la tecnologia mette a disposizione nuovi scenari e si può abbinare l’utilizzo del seme sessato abbinato alla genotipizzazione delle femmine
Experimental evidences on the relationship among metabolic status, environmental factors and sex ratio in dairy cows in intensive breeding
Blood parameters predicted from milk spectra are candidate indicator traits of hyperketonemia—A retrospective study in the Italian Holstein population
At the onset of lactation, high-producing dairy cows commonly face a negative energy balance and metabolic disorders, such as hyperketonemia. Blood concentrations of nonesterified fatty acids (NEFA), BHB, cholesterol, glucose, and urea provide valuable information about the metabolic, health, and nutritional status of lactating cows. Milk mid-infrared (MIR) spectroscopy has been successfully used for the prediction of several health traits in the last years, including blood metabolite concentrations, even though the model accuracy is moderate. In fact, MIR-predicted blood parameters are useful for population screening and may be used for selective breeding if they are heritable and genetically variable within a population. In the present study, we estimated h2 and genetic correlations of BHB, NEFA, glucose, cholesterol, and urea and assessed their genetic correlations with milk yield and composition traits in the Italian Holstein population using phenotypes of 9,943 cows in 460 herds. Two datasets were considered: early lactation (8,277 test-day records between 5 and 35 DIM) and whole lactation (105,293 test-day records, between 5 and 305 DIM). The h2 and genetic variability of blood traits were greater in early than whole lactation, suggesting that there is room to manipulate metabolic disease incidence in the transition period through tailored genetic strategies. Blood BHB was the most heritable trait, regardless of the lactation stage (with h2 of 0.13 and 0.08 in early and whole lactation), whereas blood NEFA was the least heritable trait, with h2 not significantly different from zero. Blood BHB was positively genetically correlated with NEFA, whereas glucose was negatively correlated with BHB, NEFA, and urea. The milk fat-to-protein ratio was correlated with BHB, NEFA, and cholesterol, whereas a negative correlation was calculated between lactose content and BHB and between SCS and BHB. Estimated breeding values of sires with at least 20 daughters with phenotypes available were extrapolated for a posteriori evaluation of the observed performance. The progeny of the top 5 sires exhibited a lower incidence of hyperketonemia compared with the other cows, with only 2.16% of cows having BHB concentrations above the conventional threshold (1.20 mmol/L). Conversely, the prevalence of hyperketonemia was 5 times higher in the offspring of the bottom 5 bulls (10.55% of cows with BHB above the threshold of 1.20 mmol/L). These findings suggest that, despite the low h2 estimates, there is room to identify animals with low or high genetic merit for traits linked to metabolism. Therefore, selection toward healthier and metabolically resistant cows is pursuable, with MIR-predicted blood traits being potential auxiliary traits for selective breeding
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