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Paul Ricoeur "Human, Antihuman, Posthuman"
A dieci anni dalla sua scomparsa, Paul Ricoeur (1913-2005) rimane uno degli autori di riferimento dell’ermeneutica filosofica novecentesca. Ma è anche l’autore che si è spinto più avanti nel confronto con altri indirizzi filosofici e con le scienze umane nel loro complesso. Questo numero di Trópos analizza il tema dell’umano, che è uno dei fili conduttori del pensiero di Ricoeur, mettendolo in dialogo con le tendenze più significative del dibattito degli ultimi anni: dalla questione dell’animalità alle discussioni sul postumano e sull’identità digitale
Morte e rinascita del mito : un’ipotesi filosofica
Come si può pensare il mito non in quanto espressione di una fase superata della storia umana, ma come manifestazione di una razionalità altra, che non si riduce a quella del pensare per concetti? Questo contributo traccia un percorso che affronta il problema della produzione narrativa e mitica, connettendola alla questione del simbolico e dell’immaginazione: la via aperta dalla Critica del Giudizio kantiana sfocia nella filosofia dei simboli di Paul Ricoeur, enfatizzando così il ruolo dell’immagine nella produzione del mito. In questo senso, il mito e l’immagine hanno in comune la stessa caratteristica di fondo: la loro origine nelle esperienze più originarie e profonde dell’uomo, innanzitutto quella della morte, cioè del venir meno della presenza del sé vivente. L’approccio proposto, all’incrocio tra la filosofia e le scienze sociali (e tra queste soprattutto l’antropologia), cerca di esibire l’inesauribilità del potenziale immaginativo del mito, nonché la necessità della sua riscrittura.Comment peut-on penser le mythe non en tant qu’expression d’une phase dépassée de l’histoire, mais en tant que manifestation d’une rationalité autre, qui ne se réduit pas à la pensée conceptuelle ? Cette contribution trace un parcours qui face le problème de la production narrative et mythique, liée à la question du symbolique et de l’imagination : la voie ouverte par la Critique du jugement kantienne aboutit dans la philosophie des symboles de Paul Ricoeur, soulignant le rôle de l’image dans la production du mythe. En ce sens, mythe et image manifestent la même caractéristique fondamentale : leur dérivation des expériences les plus originaires et profondes de l’humain, avant tout celle de la mort, c’est à dire de la disparition de la présence donnée du soi vivant. L’approche proposée, à l’entrecroisement de la philosophie avec les sciences sociales et notamment l’anthropologie, vise à montrer l’inépuisabilité du potentiel imaginatif du mythe, ainsi que la « nécessité » de sa réécriture
Paul Ricoeur "Human, Antihuman, Posthuman"
A dieci anni dalla sua scomparsa, Paul Ricoeur (1913-2005) rimane uno degli autori di riferimento dell’ermeneutica filosofica novecentesca. Ma è anche l’autore che si è spinto più avanti nel confronto con altri indirizzi filosofici e con le scienze umane nel loro complesso. Questo numero di Trópos analizza il tema dell’umano, che è uno dei fili conduttori del pensiero di Ricoeur, mettendolo in dialogo con le tendenze più significative del dibattito degli ultimi anni: dalla questione dell’animalità alle discussioni sul postumano e sull’identità digitale
Una famiglia nobiliare di Terraferma: i Martinengo da Barco, a cura di P. Lanzoni – S. Onger, Roccafranca, La Compagnia della Stampa Massetti Rodella, 2009, 200 p
in “Civiltà bresciana” 1-2 (2009), p. 224-227:
Una famiglia nobiliare di Terraferma: i Martinengo da Barco, a cura di P. Lanzoni – S. Onger, Roccafranca, La Compagnia della Stampa Massetti Rodella, 2009, 200
Charge density in transition metal clusters: Supported vs unsupported metal-metal interactions [7]
Un confronto decisivo: Pasolini e la critica stilistica
L'intervento intende ricostruire l'incontro tra Pasolini e la critica stilistica, in particolare di matrice spitzeriana: una disciplina a cui l'autore si accosta attraverso il magistero di Contini ma con la quale continua a confrontarsi anche nella maturità. Accostare all’approfondimento del legame con Contini, su cui si è maggiormente concentrata la critica, la ricostruzione dei commenti e della posizione di Pasolini verso Spitzer e la sua metodologia consente di seguire più precisamente come e con quali caratteristiche l’autore elabori la propria personale
declinazione della disciplina e dunque di valutare l’impatto della stilistica anche su un progetto come «Officina». Nella riflessione teorica e nella produzione pasoliniane, la concezione di stile di Contini, già aperta a considerare la dimensione extra-letteraria, verrà (anche via Gramsci) ulteriormente radicalizzata e assumerà una sfumatura più marcatamente politica. Così concepita, la stilistica – cui Pasolini riconosce il merito di aver riportato al centro del discorso critico la questione della forma – diventa un ingrediente decisivo per immaginare una letteratura impegnata che non sottometta l’elaborazione e il valore stilistico del testo all’intento ideologico
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