29,955 research outputs found

    An ethnobotanical study of traditional antinflammatory plants used in the folk medicine of Ogliastra (central eastern Sardinia, Italy)

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    In this work the authors propose the results of an ethnobotanical investigation developed in Ogliastra, a subregion of Sardinia, whose territory, between the sea and mountains, is characterized by a variety of natural environments. In this territory there is a strictly traditionalist structure and an evident cultural isolation. These conditions have consolidated the relationship between humans and the environment, people and plants. Previous ethnobotanical studies (Ballero et al., 1994, 1997a, b, 1998, 2001; Bruni et al., 1997; Loi et al., 2002, 2004; Palmese et al., 2001; Sanna et al., 2006) showed in Sardinia a rich contingent of plant species for medicine uses: 397 plants (about 16% of the total) are recognized as medicinal herbs (Gastaldo, 1987) and 20 are included in the F.U.I. The investigation presented in this work was carried out by the method of the survey led by an interview, aimed at filling in a pre-formulated form, semi-structured, according to present indications of ethnobotanical investigation (Waller, 1993; Cotton 2002). The 317 interviews have highlighted a contingent of 36 plant species belonging to 35 genera and 27 families, used in folk medicine for the treatment of inflammatory processes. With regard to taking, the investigation showed a greater use of the decoction (23.4% of reports), followed by the directly application on the skin of fresh parts of the plant (23.2%), the infusion (19.5%) and the cataplasm (12.9%). There are no signs of more complex handling of the drugs. The main parts used are the leaves (28.3%), whole plant (21.7%), fruits (6.9%), flowers (6.9%) and root (6.8% ), moreover latex (4.8%) and resin (2.1%) are also used

    Nuovo Realismo / Postmodernismo. Dibattito aperto fra architettura e filosofia. Coordinamento e organizzazione scientifica del Convegno Nazionale, Roma 28-29 Ottobre 2014

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    Con riferimento al dibattito aperto in campo architettonico dal nuovo realismo di Maurizio Ferraris, il convegno ha inteso proporre un confronto su alcuni dei presupposti che hanno indotto a pensare a "un punto di svolta". Oggi le necessità reali - scrive Ferraris - "non sopportano di essere ridotte a interpretazioni", a quelle traduzioni-tradimenti di cui il postmodernismo (anche architettonico) sarebbe manifestazione eloquente. Ma il postmodernismo può dirsi anti-realista? E l'architettura, in quanto "oggetto sociale" ed esito di un progetto in vista di un miglioramento delle condizioni esistenti, non è opera di una continua attività ermeneutica, piuttosto che semplice rispecchiamento estetico della realtà? Sono queste alcune delle molteplici questioni poste dal convegno, il cui confronto dell'architettura con la filosofia non attende risposte certe, piuttosto l'apertura di nuovi orizzonti epistemologici e operativi. Il convegno si è svolto a Roma presso l'Aula magna di Fontanella Borghese della Facoltà di Architettura Sapienza Università di Roma, nei giorni 28-29 Ottobre 2014. Vi hanno partecipato (nell'ordine delle relazioni): M. Ferraris, P. Belfiore, C. Sini, S. Malcovati, R. Causarano, R. Secchi, F. Purini, E. Rocca, G. Durbiano, R. Capozzi, H. Hohenegger, M. Dezzi Bardeschi, G. Scotto, G. Strappa, A. Saggio, R. Palaia, R. Pavia, P. Mascilli Migliorini. Responsabile scientifico: Paola Gregory; Coordinamento scientifico: Paola Gregory, Cristina Marras, Stefano Catucci; Segreteria organizzativa: Saverio Massaro; Postproduzione e montaggio video: LaMa_Laboratorio Multimediale DiAP. Annunciato sul "Corriere della Sera", Mercoledì 15 Ottobre 2014, p. 45 (cultura), il convegno ha avuto risonanza nazionale e alcune recensioni. In particolare: R. Capozzi, Nuovo Realismo/Postmodernismo, un dibattito aperto: architettura e filosofia, in "Ananke", n. 74, Gennaio 2015, pp. 152-154; A. Riciputo, L'architettura della verità tra realtà e interpretazione, in "L'industria delle costruzioni", n. 442, marzo-aprile 2015, pp. 106-107. Gi Atti del convegno sono stati pubblicati nel 2016 da Officina Edizioni (cfr. la scheda su IRIS: ID:114981)

    Studi e ricerche per un libro su Venezia. Per una teoria dei vuoti urbani

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    Giuseppe Samonà e Venezia. Un rapporto intimo fin dai suoi primi anni in questa città – a cui approda nel 1936 come professore ordinario di Elementi di Architettura e rilievo dei monumenti. Nel lungo periodo questa liaison di volta in volta si tramuterà in studi, ricerche, pubblicazioni, progetti. La lista dei contributi di Giuseppe Samonà su Venezia è davvero lunga (non serve adesso richiamarli qui): progetti di architettura, percorsi di ricerca, costruzioni, libri. Costruire la città con un libro. Lo studio, la conoscenza di questa città, la sua forma, contribuiscono inoltre a formulare e consolidare un particolare modo di intendere la trasmissibilità dell’architettura al di là delle consuetudini ereditate dalla Scuola di Belle Arti. Costruire la Scuola di Venezia attraverso la città. Venezia come altre città: Palermo, Napoli, Cefalù e soprattutto Roma, che insieme a Venezia sarà riferimento certo per buona parte della vita di Giuseppe Samonà. E’ possibile comprendere questi materiali per il libro su Venezia solo se si ha in mente l’originario interesse di Giuseppe Samonà per la storia dell’architettura e per il rilievo dei monumenti che caratterizza l’inizio della sua carriera. Gli straordinari disegni dei palazzi di Napoli, l’incredibile quantità di appunti riportati nei piccoli quaderni che raccolgono impressioni, misure, appunti grafici per il rilievo del Duomo di Cefalù, sono solo esempi di una attitudine fortemente radicata. Un primo sguardo a questi materiali per il libro su Venezia può in qualche modo contribuire a ricongiungere inizio e fine di una passione durata una vita e inoltre può, contribuire a illuminare il rapporto complesso tra storia, critica e progetto in questo personaggio controverso. Le note che seguono sono tuttavia relative solo al contenuto di alcuni fascicoli che direttamente o indirettamente riguardano il progetto del libro su Venezia: materiali eterogenei prodotti in occasioni e momenti diversi della carriera di Giuseppe e Egle riordinati secondo una precisa finalità sintetica per dargli la forma di un libro. Indagare “l’aria di famiglia” di una città, analizzandone i processi di trasformazione, significa cogliere la tensione ideale che ogni disegno urbano raggiunge attraverso l’incandescenza teorica del progetto di architettura. Le considerazioni di Giuseppe Samonà dimostrano che questo libro deve tendere a costruire l’idea di Venezia non tanto e non solo attraverso una cronologia storica ma anche con una rappresentazione della morfologia urbana nel suo divenire. Un disegno che per mezzo della “storia del presente” si materializza in una composizione delle “parti” di una città non più riducibili. Gli strumenti della composizione architettonica e urbana hanno un ruolo centrale nella “pratica” della storia del presente

    Recovery and valuation of ultrafine marble dust contained in waste slurries deriving from carbonatic natural stones processing plants

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    The research, conducted in Italy and in Spain, aims at recovery and enhancement of marble powder, deriving from marble processing plants, in the building sector. The building industry is very capable of incorporating and reusing different types of waste materials deriving from different industries. The goal of the investigation is to identify potential uses for the sawing sludge as an alternative to its disposal in dumps, a practise no compatible with the concept of sustainable development. By utilizing the stone processing waste retrieved through recovery-recycling operations this material is no longer considered as waste but as primary or secondary raw materials for use in other production processes, thereby pursuing the dual objective of minimizing waste generation and disposal and producing added value. The investigation focused on the marble district area in Orosei (North-East Sardinia). Firstly, chemical physical and mineralogical determinations were carried out in order to characterize the material; secondly, test specimens were prepared to be submitted at the experimental phase, including mechanical studies. The data emerging from the chemical and mechanical analysis demonstrate the feasibility of these uses (concrete production; brick making; plaster industry; autoclaved aerated concrete manufacturing). Economic evaluation is also considered. ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------La ricerca svolta, in Italia ed in Spagna, è stata finalizzata al recupero ed alla valorizzazione, nel campo dei materiali per uso civile, del carbonato di calcio micronizzato proveniente dalle torbide recuperate dagli impianti di segagione e trattamento del marmo. Di fatto, il settore edile è capace di incorporare e di riutilizzare svariati tipi di materiali di scarto prodotti da differenti attività industriali. Nello specifico l’obiettivo della ricerca è stato quello di identificare possibili utilizzi per i fanghi di segagione così da ottenere soluzioni alternative al loro conferimento in discarica, procedimento questo non più compatibile con il concetto di sviluppo sostenibile. Attraverso l’utilizzazione dei rifiuti di lavorazione questi prodotti di scarto non vengono più considerati come rifiuti ma come materie prime o seconde da inserire in ulteriori processi produttivi, conseguendo così il duplice obiettivo di minimizzare le generazioni dei rifiuti da smaltire in discarica e di ottenere un valore aggiunto per le imprese detentrici di tali residui. Lo studio si è concentrato sul polo estrattivo di Orosei (Nord-Est Sardegna). In primo luogo si sono effettuate le determinazioni chimiche, fisiche e mineralogiche per caratterizzare il materiale; in secondo luogo, sono stati preparati provini per sottoporli alle successive fasi della sperimentazione. I risultati ottenuti dimostrano la fattibilità delle applicazioni considerate (produzione di calcestruzzi, mattoni per edilizia, stucchi e calcestruzzo areato autoclavato). Nel presente studio è inoltre proposta una valutazione economica

    Acqua da coltivare. Risorsa, strumento e rito dell’abitareil paesaggio mediterraneo.

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    Nell’Hortulus di Walafrid Strabo, trattato sull’agricoltura del VI secolo, sono contenute tecniche e pratiche di drenaggio e irrigazione dei campi della cui attualità si discute profondamente, soprattutto se confrontate con l’insostenibilità di molti sistemi produttivi odierni. Il tema della gestione dell’acqua non è solo tra quelli che caratterizzano l’esperienza umana sulla terra dalla sua comparsa ma è anche uno dei più continui e necessari nella costruzione del paesaggio. Le tecniche che si sono succedute nei millenni mantengono codici, consuetudini, riti, rintracciabili secondo i principi costanti e opposti di razionalità e figurabilità. Se, da un lato, può emergere un quadro complesso ed eterogeneo nelle esperienze descritte, dall’altro il saggio prova a ripercorrere un itinerario coerente, fornendo una prospettiva possibile per una società paesaggistica mediterranea, in cui abitare e coltivare l’acqua non afferiscono solo a una necessità ma ad una reale e ineludibile identità

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship

    Marginal areas

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    Il 7 febbraio 1974 Pier Paolo Pasolini, invitato a intervenire al programma della Rai “Io e...” curato da Anna Zanoli e dedicato a un monumento o a un’opera d’arte di cui un intellettuale era chiamato a segnalare la sopravvivenza minacciata, scelse di puntare il dito (e la macchina da presa) sul centro storico di Orte. Scelse di denunciare “gli oltraggi edilizi inflitti a questo luogo della Teverina un tempo frugalmente ma nobilmente compatto nella sua pensilità rupestre: un campione dunque dell’ideale bellezza italiana secondo Pasolini, povero, genuino, assoluto, ai limiti del deserto e dell’arsione vulcanica” . Proponendo l’anti monumento per eccellenza, come testimonianza materiale di un’attitudine popolare diffusa ad assecondare l’ordine naturale delle cose, compie un passo di fianco, rispetto alla cultura dominante di matrice crociana, destinato ad avere un riverbero importante negli anni a venire. Ma c’è di più. In questo modo si fa interprete della maggior parte del nostro Paese (almeno in termini di estensione) che, com’è noto, oltre alle cento città, conta circa ventimila piccoli centri accumunati dal valore significante e prevalente della permanenza, in larga parte interessati, insieme ai loro territori, da fenomeni di marginalizzazione. Di quell’Italia c.d. minore, come si diceva allora, utilizzando una definizione che Aldo Musacchio legava alla capacità di rappresentare in forma pesistica, urbanistica, architettonica la qualità della vita prodotta dalla comunità locale e che si andava precisando a partire dai temi della longue durée, di una sostanziale continuità nei modi dell’insediarsi, del costruire, dell’abitare, del produrre immaginari, dunque come categoria interpretativa per indagare e comprendere le culture locali

    Il progetto aperto dell’habitat rurale. La fondazione del villaggio di Crastu nelle esperienze della Riforma Agraria in Sardegna

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    La sovrapposizione dell’emergenza sanitaria con quella, ormai cronica, dell’emergenza climatica ha rafforzato nel dibattito scientifico i ruoli multiscalari degli habitat rurali e marginali europei. In questo scenario il contributo intende esplorare il tema del progetto e della costruzione del micro-insediamento, la sua potenziale capacità di adattamento in contrapposizione alle specializzazioni rigide, e quindi fragili, che provocano crisi continue dello spazio rurale. Nella fattispecie si esplorerà il caso esemplare della borgata rurale di Crastu, uno dei più interessanti ma misconosciuti esempi di villaggio modernista di fondazione italiani del dopoguerra, progettata da Fernando Clemente a partire dal 1952 nell’ambito della Riforma Agraria e collocata al centro di un vasto latifondo cerealicolo nella Sardegna centrale. Il contributo, attraverso una approfondita ricostruzione documentale, analizza le scelte posizionali, la forma urbana, i caratteri distributivi e costruttivi dell’insediamento, capaci di reinterpretare le tecniche e tradizioni locali nella più ampia esplorazione di modelli, infrastrutture e paradigmi produttivi portati avanti dalla Riforma Agraria. Il villaggio di Crastu, a partire dagli anni ’80, ha subito un forte spopolamento, con il ritorno dei coloni ai rispettivi villaggi, innestando nel villaggio nuovi paradigmi abitativi legati alla residenza temporanea e agli edifici di appoggio per la campagna. Il micro-insediamento si può quindi interpretare più come un’opera aperta che come opera d’arte totale, dove il progetto diventa supporto culturale e strumentale alla modificazione. Assumere il ruolo operativo della possibilità di modificazione di lunga durata pare infatti essere un paradigma progettuale e costruttivo adeguato alla lunga durata dei processi che hanno strutturato l’habitat sardo, come la ciclicità d’uso dei santuari religiosi e dei recinti pastorali, configurandosi come uno strumento irrinunciabile nel riattivare usi, e proporne di nuovi, in quei contesti rurali in forte crisi di senso che, in mancanza di progetto, sono diventati incapaci di rispondere alle modificazioni contingenti

    Architettura tessuto edilizio e forma urbana

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    Partendo dal presupposto che esplorare i tratti salienti del fenomeno architettonico significhi considerare la trasformazione nel tempo dei principi e delle regole necessarie al suo definirsi in un orizzonte disciplinare che considera la costruzione come composizione degli elementi necessari al configurarsi ed al realizzarsi della forma stessa, il Corso ha incentrato i suoi interessi sul tema dell’edificio di piccole dimensioni all’interno del contesto goriziano, individuando in questo tema il fulcro fondamentale per avviare un ragionamento sul concetto di spazio, tipo, funzione, forma e volume in architettura, ma soprattutto per indagare sul rapporto e le relazioni che possono esistere tra architettura contemporanea e contesto urbano nella città storica, ed in particolar modo in una realtà come Gorizia. In sostanza, operando sulla piccola scala, si assume l’oggetto come pretesto per indagare a fondo i principi costitutivi della forma architettonica, le regole ed i fattori necessari al suo definirsi, ma soprattutto per avviare una riflessione sulla condizione del costruire e dell’abitare nel presente che può essere affrontata solo attraverso l’individuazione di metodologie di ricerca e di strategie progettuali appropriate

    Geochemical and petrological investigation of Large Igneous Provinces: implications for the redox state of the Earth’s interior through time and its role on catastrophic volcanic events

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    The Earth’s interior oxygenation (i.e., its redox state, fo2) is an important issue in geosciences due to its primary role in many processes occurring at depth like diamond formation, metasomatism, partial (redox) melting and consequent mobilization of volatile elements (C, O, H, S) in the form of CO2, H2O, SO2 followed by the scavenging of trace elements (e.g., Sc, V, Hg). The composition of the released volcanic gases, and in turn, the chemistry of the terrestrial atmosphere, reflects changes in the mantle redox state throughout the Earth’s history. These variations are recorded by the Fe oxidation state (Fe2+ or Fe3+ determined by Mössbauer spectroscopy) in redox-sensitive mantle rock-forming minerals like spinel, garnet, clinopyroxene from peridotites and eclogites or trapped as inclusions in lithospheric diamonds. There is evidence that Earth’s mantle and atmosphere experienced simultaneous increasing in O2 level along the geological time, linked by the onset of plate tectonics and magmatism about 3 Ga ago. The eruption of CO2-rich melts like kimberlite, formed through an unusual influx of O2 at the mantle source coincided with the emplacement of large igneous magmatic provinces (LIPs). These events characterized by wide-scale outgassing of CO2 and SO2 related to extensive (redox) melting at mantle depth, had a strong impact on Earth’s habitability, coinciding with the major mass extinction and oceanic anoxic events (OAEs) of the Phanerozoic. The triggered perturbations of the C and S cycles can be recorded at global and local scale in coeval sediments along with anomalous concentration of mantle-derived trace elements like Hg, a geochemical proxy largely used to track LIPs signature in the sedimentary record. The objective of this thesis is to provide a link between the redox evolution of the Earth's mantle and the onset of large magmatic events that led to dramatic climate changes and mass extinction events. In order to have a comprehensive understanding of how Earth’s interior fo2 affects the speciation and extraction of volatiles, natural mantle samples like spinel-peridotites, Archean eclogites and E-type diamonds, representative of different geological setting (continental lithospheric mantle and ancient subduction zones) were investigated. Once established the mechanisms of upper mantle oxidation and modeled the speciation of volatiles like CO2 and SO2 with respect to C and S, I investigated a well-known boundary represented by the Bonarelli level (94 Ma, OAE2), the diagenesis of which is synchronous to the large-scale volcanic activity of Caribbean, High Arctic and Madagascar LIPs. Here, I focused on detecting elements carried by gaseous species, such as Hg, which is a well-known global marker of LIP, but lacks a robust geochemical record and mineralogical assertation to support its mantle origin. The mantle spinel-peridotites from the Hyblean Plateau (Italy) are an example of a strongly oxidized continental lithospheric mantle (up to 1.2 log units ∆FMQ) resulting from extensive interaction with metasomatic subduction-related S-bearing CO2-rich silicate melts. This study reveals that the speciation of the S-bearing fluid crystallized as sulfate or sulfide/native sulfur in olivine fluid inclusions, which are derived from the exsolution of the deeply originated metasomatic agent upon decompression/cooling, is controlled by the local fo2. The use of in situ synchrotron Mössbauer spectroscopy applied for the first time on tiny spinel inclusions in olivine from a Mt. Vulture (Italy) wehrlitic sample has opened new possibilities to retrieve redox conditions of mantle xenoliths by looking at the Fe3+/∑Fe and chemical composition of spinel inclusions. The study of eclogitic diamonds from the Udachnaya kimberlite pipe (Siberia) shed light on the mechanisms of diamond formation and indicates that metasomatism has an insignificant effect on the redox conditions of the eclogites, which can act as an efficient redox buffer over time. In addition, eclogite xenoliths from the V. Grib pipe are the product of an oxidized Archean protolith and suggest that the redox heterogeneities in the eclogitic mantle are likely caused by variations in the composition and Fe3+/∑Fe ratios of the subducted oceanic protolith, the latter inherited by primordial redox heterogeneities at the convecting mantle source. The multidisciplinary investigation of Bonarelli level coeval to LIP emplacement has revealed anomalous Hg concentrations with a deep primitive mantle isotopic signature, suggesting its mobilization through volatile-rich melts during large volcanic eruptions. The results of this multidisciplinary investigation have revealed novel information about the heterogeneous redox conditions of upper mantle over time and space, as well as the crucial role of redox-driven processes in mobilizing volatiles, which have implications for sedimentary and biological processes on the Earth’s surface. Furthermore, this study has raised new questions, some of which have been preliminarily addressed. Given the evidence of a mantle origin for the Hg released in the frame of LIPs, preliminary (and in progress) in situ synchrotron high-pressure and -temperature stability and liquid structure experiments were conducted on the sulfide Hg end-member, i.e., cinnabar (HgS), to understand the mechanism of Hg mobilization from the mantle source. These experiments laid the groundwork for future solubility experiments of Hg in oxidized LIP-related melts, which are crucial for modelling the deep Hg cycle
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