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Luigi Marchesi : il crepuscolo degli evirati cantori
Luigi Marchesi (1754-1829) è tra gli ultimi eredi di una tradizione in procinto di essere abbandonata. La messa al bando della pratica dell’evirazione, frutto di una nuova considerazione dei diritti e della dignità umana, unita al venir meno delle condizioni che l’avevano a lungo resa socialmente accettabile, provocano la scomparsa di una tradizione che datava dalla fine del XVI secolo. Nei primi anni repubblicani i castrati vengono osteggiati sino ad essere espulsi dai teatri; a Milano è solo alla fine del 1802, con la Ginevra di Scozia di Mayr alla Scala, che Marchesi – un tempo idolo del pubblico, ma esiliato ai tempi dell’ingresso di Napoleone a Milano, per essersi rifiutato di cantare in suo onore – può riprendere ad esibirsi sulle scene teatrali. I castrati sarebbero sopravvissuti sino ai primi del Novecento, in un numero esiguo e in un numero ristretto di cori ecclesiastici romani. Ultima espressione della «poetica della meraviglia» barocca (lo stupore inteso come emozione intensa e travolgente), il canto dei castrati uscirà dalla storia quando il romanticismo, fattosi latore di istanze realistiche, inizierà a pretendere corrispondenza tra identità sessuale del personaggio e registro vocale dell’interprete, e uno stile di canto volto all’espressione drammatica
Dimensione e composizione ottimali degli uffici giudiziari e effetti dell'introduzione del giudice unico
in collaborazione con D. Marchesi.
Commissione Tecnica della Spesa Pubblic
Concetto Marchesi inaugura l\u27anno accademico 1943/1944. Marchesi allontana i fascisti dall\u27aula
Università di Padova, Aula Magna, 9 novembre 1943. Cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico. Durante la cerimonia il Rettore Concetto Marchesi allontanò dall’aula un gruppo di studenti fascisti in divisa della milizia.1 fotografia in bianco e ner
Concetto Marchesi inaugura l\u27anno accademico 1943/1944
Università di Padova, Aula Magna, 9 novembre 1943. Discorso di inaugurazione dell’anno accademico del Rettore Concetto Marchesi.1 fotografia in bianco e ner
Concetto Marchesi inaugura l\u27anno accademico 1943/1944
Università di Padova, Aula Magna, 9 novembre 1943. Discorso di inaugurazione dell’anno accademico del Rettore Concetto Marchesi.1 fotografia in bianco e ner
Concetto Marchesi inaugura l\u27anno accademico 1943/1944
Università di Padova, Aula Magna, 9 novembre 1943. Discorso di inaugurazione dell’anno accademico del Rettore Concetto Marchesi.1 fotografia in bianco e ner
Concetto Marchesi nel Giardino della Farnesina
Concetto Marchesi (Catania, 1878 Roma, 1957) insegnò nelle università di Messina, di Pisa, di Padova, di cui fu anche rettore: in tale qualità, nel 1943, lanciò un appello agli studenti incitandoli alla lotta contro il fascismo e i Tedeschi, onde fu costretto a riparare in Svizzera. Socialista dal 1893, comunista dalla fondazione del partito, ha svolto pure un\u27attività politica culminata con l\u27elezione a deputato per la Costituente e per le due prime legislature repubblicane (si vedano gli Scritti politici postumi, Roma, 1958). Fondato su una saldissima preparazione filologica e storica, sostenuto da un gusto letterario assai fine e acuto, il lavoro di revisione critica compiuto dal Marchese sulla letteratura latina è stato ingente, operando negli studi classici profonde innovazioni per quel che si riferisce ai metodi di giudizio e trasformando le stesse prospettive storiografiche, spostate nettamente verso la cultura e la letteratura dell\u27età imperiale, con la conseguente valutazione decisiva di scrittori come Marziale e Seneca, Petronio e Giovenale, Fedro e Tacito, e con la rivelazione dell\u27antica letteratura cristiana, da lui decisamente inserita nella continuità della tradizione latina e studiata nei suoi valori poetici prima pressochè ignorati. Nascono da questa rilettura, compiuta con un gusto agile e moderno e con un\u27acuta sensibilità estetica, opere fondamentali come Valerio Marziale (Genova, 1914); Le corone di Prudenzio (Roma, 1914); Seneca (Messina, 1920); Petronio (Roma, 1921); Giovenale (ivi, 1921); Fedro e la favola latina (Firenze, 1923); Tacito (Messina, 1924); Il "Bellum Catilinae " di Sallustio (Milano, 1939) ; Livio, le verità Storiche (Padova, 1942) ; Voci di antichi (Roma, 1946) ; e soprattutto la Storia della letterattura latina (Messina, 1925-27, VIII ediz., Milano, 1942), che delle ricerche monografiche costituisce la sistemazione storiografica in un panorama ricco e nuovo della letteratura di Roma. L\u27impegno morale che sostiene la critica del Marchese si esplica direttamente in alcuni volumi di saggi in cui l\u27educazione classica conduce a una prosa limpida e raffinata, pervasa da una profonda saggezza: Il libro di Tersite (Roma, 1920, nuova ediz., Milano, 1951); Il letto di Procuste (Messina, 1928), Divagazioni (Venezia, 1953); Il cane di terracotta (Bologna, 1954).
Ezio Franceschini, "Concetto Marchesi", Editrice Antenore, Padova, 1978, p. IIstampa b/
Concetto Marchesi nel Giardino della Farnesina
Concetto Marchesi (Catania, 1878 Roma, 1957) insegnò nelle università di Messina, di Pisa, di Padova, di cui fu anche rettore: in tale qualità, nel 1943, lanciò un appello agli studenti incitandoli alla lotta contro il fascismo e i Tedeschi, onde fu costretto a riparare in Svizzera. Socialista dal 1893, comunista dalla fondazione del partito, ha svolto pure un\u27attività politica culminata con l\u27elezione a deputato per la Costituente e per le due prime legislature repubblicane (si vedano gli Scritti politici postumi, Roma, 1958). Fondato su una saldissima preparazione filologica e storica, sostenuto da un gusto letterario assai fine e acuto, il lavoro di revisione critica compiuto dal Marchese sulla letteratura latina è stato ingente, operando negli studi classici profonde innovazioni per quel che si riferisce ai metodi di giudizio e trasformando le stesse prospettive storiografiche, spostate nettamente verso la cultura e la letteratura dell\u27età imperiale, con la conseguente valutazione decisiva di scrittori come Marziale e Seneca, Petronio e Giovenale, Fedro e Tacito, e con la rivelazione dell\u27antica letteratura cristiana, da lui decisamente inserita nella continuità della tradizione latina e studiata nei suoi valori poetici prima pressochè ignorati. Nascono da questa rilettura, compiuta con un gusto agile e moderno e con un\u27acuta sensibilità estetica, opere fondamentali come Valerio Marziale (Genova, 1914); Le corone di Prudenzio (Roma, 1914); Seneca (Messina, 1920); Petronio (Roma, 1921); Giovenale (ivi, 1921); Fedro e la favola latina (Firenze, 1923); Tacito (Messina, 1924); Il "Bellum Catilinae " di Sallustio (Milano, 1939) ; Livio, le verità Storiche (Padova, 1942) ; Voci di antichi (Roma, 1946) ; e soprattutto la Storia della letterattura latina (Messina, 1925-27, VIII ediz., Milano, 1942), che delle ricerche monografiche costituisce la sistemazione storiografica in un panorama ricco e nuovo della letteratura di Roma. L\u27impegno morale che sostiene la critica del Marchese si esplica direttamente in alcuni volumi di saggi in cui l\u27educazione classica conduce a una prosa limpida e raffinata, pervasa da una profonda saggezza: Il libro di Tersite (Roma, 1920, nuova ediz., Milano, 1951); Il letto di Procuste (Messina, 1928), Divagazioni (Venezia, 1953); Il cane di terracotta (Bologna, 1954).
Ezio Franceschini, "Concetto Marchesi", Editrice Antenore, Padova, 1978, p. IIstampa b/
Francobollo in ricordo di Concetto Marchesi
Il 1° ottobre 2007 è stato emesso il francobollo dedicato a Concetto Marchesi nel 50° anniversario della morte. Disegnato da Tiziana Trinca nel valore da 0,60 , il francobollo raffigura lex Rettore dellUniversità di Padova, insigne studioso e politico, insieme ad un volume della sua "Storia della letteratura latina" del 1927 e ad un particolare dell\u27Acquedotto Claudio di Roma, città in cui morì il 12 febbraio 1957. La cerimonia si è tenuta presso la Sala Paladin del Comune di Padova. Nelloccasione è stata stampata unapposita cartolina per l\u27annullo filatelico speciale ( ID di sistema 0000002245 ).Digitale a color
Marchesi, Fellini e il Cavaliere
L'articolo è incentrato sull'individuazione dei punti di contatto tra i film scritti da Marcello Marchesi e i film di Federico Fellini. I due cineasti collaborarono alla celebre rivista umoristica "Marc'Aurelio" ed è ipotizzabile che questa comune frequentazione abbia creato un repertorio di idee e di spunti che poi Marchesi e Fellini avrebbero sviluppato a modo proprio, secondo il proprio gusto personale e secondo le possibilità e i vincoli che i diversi contesti produttivi in cui hanno operato ponevano a ciascuno
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