1,721,216 research outputs found

    The Us/Them Encounter: The Mediterranean between Land and Sea Borders

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    The chapter, reflects on the theme of “otherness” to explore the mechanisms created at different levels (individual, social, and cultural ones) whenever we relate to the “other”, stretching from feelings of openness and curiosity – underpinning reception and integration policies – to evident feelings of intolerance, urging, even manifestly, to discriminate against the other, perceived as different, or as one who belongs to what is “unfamiliar” and this within the land e sea borders of the Mediterranean

    Introduction. What Challenges for the Future?

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    The development of humanity must be rethought by shifting the focus from the traditional elements of competitive advantage to new knowledge-based elements. What matters now is the so-called “knowledge resource”, because the achievement of a benefit comes from the possession of knowledge. Indeed, to know means: a) to participate in the construction of meanings of social and cultural reality in order to transform it in symbolic representation (by activating knowledge structures); b) to attribute “sense” and “meaning” to events, objects or persons on the basis of knowledge, expectations and assumptions; c) to develop in a complex and dynamic way the information that people can gather and turn them into knowledge. Every interaction with objects or with humans, every act of communication, implies a transmission of skills and knowledge: an exchange that becomes a process of integration of the differences – understood as collective wealth in which everyone is recognized – without limitations in the learning paths of each person or prejudices on “expert” and “profane” knowledge

    Narratives and Social Change. Social Reality in Contemporary Society

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    This book is an important contribution to narrative research and highlights how narratives can produce social change. The author demonstrates this through an analysis of concepts like future, uncertainty and risk, both in terms of individual impact and as collective forms of social life. The book reconstructs the relationships between future, uncertainty and risk through everyday how narratives exert power over individual and social life by influencing individual or collective decisions and choices. Narratives also change future prospects, thus producing social change. Some of the examples the author draws out for discussion are - in specific - the narration of the migration flows in the Mediterranean Sea, and the narration of the pandemic emergency from COVID-19. The result of different narratives has been the emergence of new ideologies and of a complex series of dynamics in which the local ends up becoming global and vice versa. Highly topical and interdisciplinary in its approach, this book is of interest to researchers and students of the sociology of culture and communication, media and communication studies, social and cultural psychology and cultural anthropology

    Formazione come promozione della salute tra gli operatori sanitari. Il caso degli infermieri.

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    Le organizzazioni nella società occidentale sono una realtà presente in tutte le fasi della nostra vita, le civiltà moderne dipendono in larga misura dalle organizzazioni, anche se esse non sono certamente un’invenzione moderna. Focalizzare l’attenzione su questa caratteristica, vedere come il comportamento dell’individuo è influenzato dall’organizzazione, e come lo stesso individuo (“fattore umano”) influenza o può influenzare la struttura e il funzionamento dell’organizzazione, ci consente di poter comprendere e spiegare determinate dinamiche che, sviluppatesi all’interno di ambienti organizzativi, possono causare delle “patologie”. L’attenzione viene rivolta, in particolare, all’organizzazione sanitaria, perché, anche se ciò sembra un paradosso, per diversi aspetti si presenta “più malata”; essa possiede una peculiarità che manca alle altre organizzazioni: la qualità dei servizi prestati dipende strettamente dalle capacità professionali dell’operatore e dalle capacità di quest’ultimo di relazionarsi con l’utenza. Ciò che caratterizza il rapporto operatore/utente, all’interno di una struttura sanitaria, infatti, è il grado di appropriatezza, personalizzazione e umanizzazione delle prestazioni; per questo motivo nei servizi alla persona, il fattore umano è elemento strategico, che influenza sia la quantità sia la qualità dell’assistenza, oltre al grado di soddisfazione dell’utente

    Negazione del Sé e ricerca di senso. Il suicidio tra dato empirico e rappresentazione

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    Il problema della scelta di darsi la morte è molto complesso e di larga trattazione nella storia del pensiero umano, tuttavia l’importanza del comportamento suicida è rilevabile nel fatto che esso non si può più ridurre ad un fatto eccezionale. Prendere in esame il problema del suicidio equivale dunque, ad affrontare uno dei punti cardini della problematica umana, poiché esso si collega immediatamente al problema della limitatezza e della relatività dell’e-sistenza. È parte della realtà sociale che quotidianamente le persone producono e riproducono in forme sempre più differenti e complesse, la cui comprensione non può essere tralasciata o acquisita solo attraverso strumenti teorici tradizionali e la conoscenza sociologica in questa direzione ci viene incontro: infatti, forti sono le relazioni esistenti tra lo sviluppo della conoscenza sociologica e gli approcci di studio al fenomeno del suicidio. Da qui l’origine del presente lavoro che cerca, in maniera certamente non esaustiva, di rileggere e ove possibile ridefinire i paradigmi nell’ambito dello studio del suicidio alla luce delle trasformazioni della società moderna. A tal fine, nella prima parte di questo lavoro, si rifletterà sulle posizioni epistemologiche e metodologiche, entrando nel vivo dell’analisi critica delle teorie sociologiche sul suicidio che sono state proposte nel corso degli anni, mentre nella seconda parte si riprende lo studio del fenomeno del suicidio in una prospettiva sociologica, poiché diventa rilevante utilizzarlo come strumento descrittivo ed interpretativo della processualità e dei meccanismi di funzionamento e di costituzione della relazione persona-società, e per comprendere anche molte condotte di vita che, pur non essendo direttamente riconducibili al suicidio (esempio, guida ad alta velocità, anoressia, uso/abuso di sostanze psicoattive, ecc.), possono condurre alla morte delle persone che le mettono in atto

    A proposito della libertà di vivere e morire. Il suicidio come espressione dell'onore

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    In un epoca in cui il corpo umano è oggetto di sperimentazione, in cui la manipolazione genetica delle cellule sembra annunciare un’umanità programmata secondo caratteristiche psicofisiche predeterminate, in cui il concet-to di eutanasia sta riaffiorando nella nostra cultura - e notizie di una sua pratica attiva sempre più spesso emer-gono dalle pagine dei giornali o dalle immagini televisive - anche il fenomeno del suicidio va forse riconsiderato e necessita di ulteriori approfondimenti. La prassi dell’auto-eliminazione è conosciuta fin dai tempi più antichi; l’uomo sa che la sua vita deve cessare e spesso, con un gesto, ha voluto porre fine alla sua esistenza volontariamente. Atto che si pone al termine di una commedia rappresentata spesso con clamore o a fil di fiato, da tutti amata ed odiata, il suicidio è immerso in un contesto esistenziale che prende in considerazione le più alte questioni: la vita e la morte. Mai come oggi nella nostra società il confine tra il concetto di vita e morte si è fatto estremamente sottile: non perché il primo abbia perso il proprio senso a favore del secondo, piuttosto perché entrambi hanno perso il loro “significato sacro”. Nella cultura e nei costumi contemporanei è insita però una contraddizione: da una parte abbiamo migliorato le condizioni materiali dell'esistenza dall'altra, invece, troviamo difficoltà a dare un senso alla nostra vita. Paradossalmente proprio nella ricerca di un senso da attribuire all'esistenza, nella riappropriazio-ne della propria soggettività, il suicidio, argomento così inquietante per certi versi, assume una particolare rile-vanza. La condotta suicidaria non può essere ridotta ad una pura e semplice patologia psichica: l'atto del suicidio non è da considerarsi sui generis; il suicidio va considerato come un agire che si inserisce in uno specifico contesto sociale. Come molti studi hanno evidenziato, a partire da Le Suicide di Durkheim, in particolari momenti del di-venire sociale i suicidi sembrano presentarsi con maggior frequenza. Quando l'apparato della cultura si depoten-zia, è più facile che gli individui scelgano la soluzione autochirica ai propri problemi. In Italia ogni giorno si suicidano persone giovani, mentre altre tentano di farlo, ciò nonostante si tende ad oc-cultare se non addirittura a negare l'esistenza di tale fenomeno. Al contrario occorrerebbe parlare di una emer-genza sociale sempre più crescente, la cui origine è complessa. Per la sua spiegazione è necessario rifarsi ad un intreccio di fattori sociali, psicologici, biologici. Innumerevoli sono gli interrogativi che tale complessità propo-ne: come si può prevenire una condotta così disperata? Quali possono essere le risposte dei servizi? Quali sono i fattori di rischio più comuni? Tentare di dare una risposta a questi interrogativi e a molteplici altri legati all'atto del suicidio non è stato faci-le in passato e non lo sarà in futuro. Lo spunto per la ricerca di un significato da attribuire al gesto del suicidio ci è dato dal ripetersi degli atti au-tochirici che si continuano a susseguire giorno dopo giorno, istante dopo istante, pur mutando le condizioni so-ciali. Affrontare uno studio su un argomento così dibattuto quale il suicidio, porta il ricercatore a dover scontrar-si con molteplici difficoltà; esse sono sia di carattere culturale sia di carattere metodologico

    Per una nuova ideologia della “solidarietà globale”

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    Nota critica libro, Slavoj Žižek (2020). Virus. Catastrofe e solidarietà, Ponte alle Grazie, Milano

    La memoria de los lugares de origen de los emigrantes italianos en América Latina

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    From idea that migration flows cannot be avoided or be analyzed only for material aspects, because they amend the social context by creating fractures hard to reverse as the affection and regret for having left the country of origin, this paper aims to investigate the memory of origin place’s of the migrants who left the territories of Italy to travel to Latin America. This is because within the “place” is held daily life and through this social structure people can acquire the necessary strength to face and overcome “trauma” as the consequences of abandoning the country of origin

    Conservation of “place” to sustainable development

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    Our attention is pointed on Laviano area, a little village in province of Salerno in South of Italy. It destroyed completely by earthquake happened in 1980 on 23rd November, with 300 dead. The earthquake did not destroy only houses, it contributed also to destroy the “common identity” of the territory that was already in crisis for the migrations, but community does not seem surrender and it tends to rebuild a new identity pointing on young people born and growth after earthquake. The research “Returned Laviano”, is based on the idea that the “soul restitution” to Laviano population could be still possible through the recovery of collective memory starting from an interactive 3D virtual reconstruction and from a plastic model of the town before 1980 earthquake thus to reinforce the territorial belonging sense. The research, that sees the involvement of several disciplinary areas, hereafter the computer – technologic aim, tries, from a socio-cultural point of view, both to make surpass cultural choc due to the substitution of the old town with a new town and put the result of research at disposal of cultural sustainable development

    Adolescenti e sport. Trasformazioni sociali e pratiche motorie

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    Lo sport, anche se in questo volume si preferirà parlare più di pratiche motorie, si configura come un sistema socio-culturale a cui per troppo tempo è stata attribuita poca o scarsa rilevanza. Questo soprattutto se lo si considera anche come un universo valoriale ed etico ad alto contenuto educativo e formativo, che ha il compito di orientare non solo l’agire sportivo ma anche quello sociale di ogni singolo praticante che entra a farne parte. Il rapporto fra sport e società rappresenta oggi una tematica emergente nelle scienze sociali e la multidimensionalità del fenomeno orienta verso la ricomposizione delle differenti prospettive disciplinari. Ciò è necessario poiché, essendo la pratica sportiva una rappresentazione della società, ha dei nessi di relazione con l’intero sistema sociale e con le molteplici sfere che lo compongono. Le trasformazioni sociali che si registrano nella società si riflettono di conseguenza sulla pratica sportiva e viceversa. Per tali ragioni nella prima parte del volume si osservano le pratiche motorie da diversi punti di vista scientifico-disciplinari, focalizzando l’attenzione sulla relazione sport e società, sul suo valore educativo, sulla funzione di identificazione nazionale e di prevenzione della violenza, anche e attraverso politiche attive per lo sport. Nella seconda parte si presentano i risultati di una ricerca condotta in regione Campania su un campione statisticamente rappresentativo di adolescenti scolarizzati, che si confrontano con lo sport e l’attività fisica
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