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    Intervista a Matteo Zambon, architetto tra sostenibilità e intelligenza artificiale

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    Il fenomeno dell’Intelligenza Artificiale applicata all’architettura è un po’ come una crisalide: una farfalla al suo stadio larvale che non ha ancora preso il volo, ma le manca pochissimo per farlo. L’utilizzo dei software di AI, come Midjourney, Dall-E e Starryai, per immaginare edifici del futuro è una tendenza – ancora agli esordi – che coinvolge sempre più architetti e designer e permette di generare, partendo da input testuali, infiniti e disparati scenari architettonici. Architetto e dottorando all’Università di Trieste, con i suoi “Possible Maybe” Zambon immagina visionari edifici, ricoperti di verde e in grado di rispondere le urgenze del cambiamento climatico. Ci racconta perché il passaggio all’Intelligenza Artificiale è inevitabile

    Matteo Zambon: “Gli edifici del futuro? Si concentreranno sulla qualità del vivere”

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    Nel cercare di capire quali possono essere le prospettive dell’architettura, quale impatto possono avere i temi sempre più centrali relativi alla sostenibilità ambientale e all’efficienza energetica e come potranno essere gli edifici del futuro, idealista/news ha interpellato l’architetto Matteo Zambon, professionista e dottorando in Ingegneria civile-ambientale e Architettura all’Università degli Studi di Trieste UniTS. Tanti gli argomenti affrontati, che svelano un mondo in continua evoluzione e in costante sviluppo, sempre più attento all’ambiente e alle nuove esigenze, con uno sguardo puntato sull’intelligenza artificiale da vedere come strumento, “un’opportunità da sfruttare in maniera costruttiva”

    L'intelligenza artificiale applicata all'architettura: il futuro tra opportunità e rischi.

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    Come può L'IA interagire con l'architettura? Ne abbiamo parlato con l'architetto Matteo Zambon e l'architetto Jacopo Bonat. Nel 2022, insieme al collega architetto Jacopo Bonat, Matteo Zambon ha fondato il collettivo artistico Archidrome che indaga la questione spaziale e atmosferica del rapporto tra l'uomo e il paesaggio di cui fa parte, naturale o costruito, cercando di interpretare nuovi modi di vivere la relazione simbiotica come coesistenza interspecie finalizzata a un equilibrio non prevaricante tra umani e non umani

    Zambon, M C

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    L'infezione della democrazia illiberale in Europa tra Ungheria e Italia : un commento a La sindrome ungherese in Europa : media, diritto e democrazia in un'analisi di Law and Politics

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    This paper analyses and comments Lucia Bellucci’s La sindrome ungherese in Europa. Media, diritto e democrazia in un’analisi di Law and Politics. The book describes the recent changes in the Hungarian legal system and focuses especially on the Hungarian media law. The author compares it with the Italian media law, which is illustrated as well, and draws the conclusion that the rise of illiberal democracy is not only a reality for Hungary, but also a concrete risk for Italy

    Zambon

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    Il libro è frutto di una ricerca condotta in seno all’Istituto per i Valori d’Impresa (ISVI), promosso da università Bocconi e Università Cattolica, di cui l’autore è parte del Comitato Scientifico. L’ipotesi di fondo che guida la ricerca è che le imprese ben gestite sono contraddistinte da una base comune di “valori in azione” che, nel loro insieme, definiscono una certa concezione dell’impresa, dei suoi fini, del suo modo di essere e di funzionare, del ruolo che essa è chiamata a svolgere nella società, delle relazioni che essa instaura con i suoi diversi interlocutori. Per enucleare i valori in parola e metterli a fuoco nel loro concreto operare, dopo avere passato in rassegna i filoni di letteratura rilevanti, la ricerca si focalizza su un limitato numero di imprese, diverse per settori di appartenenza, dimensioni, assetti proprietari. Il gruppo Zambon è stato selezionato nell’ambito della ricerca in quanto interessante fonte di apprendimento con riguardo ai valori che guidano, lungo un arco di oltre cento anni di storia aziendale, il consolidamento dell'idea di comunità d'impresa

    Sustainable development and policies against desertification

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    During the last century, many countries experienced considerably (direct and indirect) impacts on environmental quality that are not yet fully understood. The relationship between economic growth and the consumption of natural capital makes it difficult to identify scenarios for a truly sustainable development (Salvati, 2013). For instance, the interactions between economic development, social inequalities and governance policies, in relation with environmental quality, should be better addressed (Galeotti, 2007; Salvati et al., 2013a; Cimini et al., 2013; Corona et al., 2014; Colantoni et al., 2015a; Marchetti et al., 2015; Rontos et al., 2016). In this respect, it is essential to identify processes that act as immediate causes and those representing latent factors of land degradation, as well as to recognize their effects in both the short- and long-term. The debate on sustainable development is focusing on complex interactions between bio-physical and socioeconomic factors, debating on the possibility of reconciling different concepts of 'sustainability' with the aim to formulate strategies promoting development and environmental quality together (Arrow et al., 1995; Smiraglia et al., 2016). Land degradation is a clear example of what has been discussed so far in Mediterranean environments, where landscape and geographical characteristics are relatively fragile (Ibanez et al., 2008; Salvati et al., 2012a), human pressures have sometimes an irreversible impact on natural environments (Salvati and Zitti 2005, 2012; Bajocco et al., 2012; Salvati et al., 2012a, 2013a; Colantoni et al., 2015a; Di Feliciantonio and Salvati, 2015; Karamesouti et al., 2015; Delfanti et al., 2016; Zambon et al., 2017, 2018). In this perspective, the resulting 'net degradation' is mainly caused by anthropogenic factors (Mairota et al., 1998; Fernandez, 2002; Wilson and Juntti, 2005; Johnson and Lewis, 2007)

    Capital intellectuel et création de valeur : une lecture conceptuelle de pratiques française et italienne

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    Appréhender le capital intellectuel est devenu une des préoccupations prégnantes des entreprises et, dans un contexte de financiarisation croissante des relations économiques, !a question sous-jacente soulevée par cet article est celle de l'impact présumé de ce capital intellectuel sur la création de valeur. Des perspectives multiples caractérisent l'etude des intangibles tant au niveau conceptuel qu'instrumental. L'approfondissement conceptuel proposé s'appuie sur le témoignage de deux entreprises, une italienne et une francaise, qui ont tenté de visualiser et de repérer le capital intellectuel. Il ressort de ces etudes de cas approfondies que l'opérationalisation d'indicateurs pertinents de création de valeur relatifs aux ressources intangibles répond à une double finalité ; le controle et le management des facteurs immatériels, source de création de valeur d une part, la mesure et le management de la contribution de l'organisation à la valeur actionnariale d'autre par

    Frammenti dell'attrice-giardiniera

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    Lorenza Zambon is actress, author, director. She has created over the years a few solo performances,autobiographical in tone, that deal with her relationship to the ‘otherness’ of the living. Here sheproposes an assembly of fragments from her plays. These texts have been composed to be told in aspecial intimate relationship with the audiences and the sites of performances, be they gardens,woods, landacapes; thus the voice performs a monologue and the style leads towards orality. Theassembly is organized along some key-words, precious to the author, and precisally ‘tree’, ‘macro(forest)’, ‘micro (moss)’, ‘to name’ and ‘wild’
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