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    Premessa

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    Il disegno e la geometria come strumenti per antropizzare il paesaggio

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    la ricerca mostra il ruolo della geometria per il posizionamento delle città intorno a Lecce. Grazie alla ricerca si può chiarire il senso di appartenenza di un territorio e definire meglio l'area di appartenenza di un paesaggio culturale, quello leccese

    Un sogno per l'imperatore. La teoria politica del De ortu et fine Romani imperii di Engelbert di Admont

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    L'articolo sostiene che, a dispetto della carriera di Engelbert di Admont come monaco e abate benedettino attivo in un'area marginale dell'Impero, il suo De ortu et fine Romani Imperii può essere considerato una fonte importante per il linguaggio politoco e per le idee politiche dei sostenitori dell'Impero durante il regno di Enrico VII. L'autore mostra come Engelbert, adottando uno stile scolastico standard, argomenti a favore dell'Impero, fondandosi sia sulla Politica di Aristotele sia sul De civitate dei di Agostino. Engelbert è inoltre a conoscenza di speculazioni escatologiche che pongono in connessione la dissoluzione dell'Impero e l'avvento dell'Anticristo. Radicate nella tradizione dell'ideoalogia imperiale, le tesi dell'abate della Stiria convergono con le idee espresse nei documenti ufficiali di Enrico VI

    Una comparazione possibile? La crisi di Bisanzio e lo sviluppo dei principati separatisti di Trebisonda e d'Epiro

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    Il contributo delinea lo sviluppo e i protagonisti della formazione e del consolidamento dei principati separatisti bizantini sorti negli anni a cavaliere della quarta crociata (1204). Attraverso l’inquadramento delle vicende nel contesto storico del tardo XII secolo bizantino e il confronto con altri fenomeni di regionalismo coevi o di poco anteriori, mira a ottenerne una migliore comprensione, finalizzata al loro pieno inserimento nel dibattito storiografico della bizantinistica e all’eventuale comparazione con i fenomeni dell’‘allodialità del potere’ descritti da Giovanni Tabacco, tipici del dell’Occidente medievale del IX-X secolo

    Per un’edizione critica del Dux neutrorum di Mosè Maimonide

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    L’interesse per la 'Guida dei perplessi', la più nota delle opere filosofiche di Mosè Maimonide, si diffuse presto anche in ambito latino e, nel corso del XIII secolo, una versione latina, dal titolo Dux neutrorum, iniziò a circolare; l’influenza del pensiero maimonideo fu assai ampia nel Medioevo cristiano, e vari autori, tra i quali Tommaso d’Aquino e Alberto Magno, lessero e citarono questa traduzione. In particolare, il filosofo ebreo segnò fortemente il pensiero di Meister Eckhart. La critica discorda sulla data e il luogo di composizione dell’anonima traduzione, la cui origine è stata ricondotta talvolta alla corte dell’imperatore Federico II, talvolta al sud della Francia. Nel contributo saranno analizzate nel dettaglio le ipotesi formulate dalla critica a riguardo. Nella seconda parte del saggio verranno esaminati i risultati preliminari al lavoro di edizione critica del testo. Infine, sarà discussa la questione dell’identificazione dell’originale, dal momento che sino ad oggi la critica aveva sempre ritenuto che la versione latina provenisse dalla traduzione ebraica di al-Harizi, ma questa tesi necessita di ulteriori verifiche
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