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Conclusions: Late Chalcolithic Northern Mesopotamia. Setting the Agenda in the Debate on the Rise of Urbanization in the Ancient Near East
(not requested
Introduction: The Late Chalcolithic of Northern Mesopotamia in Context. Building on a Long and Eventful Debate
Many of the debates that have until recently driven research into Mesopotamia’s proto-urban phase (5th– 4th millennia BCE) have now been reassessed thanks to new fieldwork in Iraqi Kurdistan and new data into the relationships between the north and south of the Alluvium from hitherto poorly-documented regions. These debates were re-examined in the light of this new material during a workshop held at the ICAANE in 2018 in Munich, leading to unprecedented perspectives on the patterns of early urbanization, social mobility, and the organization of Late Chalcolithic communities. Drawing on research first presented at ICAANE, and building on the most recent data from surveys and excavations, this volume engages with one key question from different angles: namely, how can we reconcile detailed analysis of the multifaceted local variations of proto-urbanism with the supra-regional, intricate, and more widespread nature of this same phenomenon across Mesopotamia
La ceramica “Ubaid” in una prospettiva regionale. Proposte per una rivalutazione del repertorio ceramico della Mesopotamia centro-meridionale e per l’identificazione di gruppi regionali locali all’interno dell’“orizzonte Black-on-buff” fra il VI ed il V millennio a.C.
Nel presente lavoro viene proposta una dettagliata analisi morfologica, tecnologica e stilistica del repertorio ceramico della Grande Mesopotamia di periodo Antico e Medio Calcolitico (fine VII – fine V Millennio a.C.).
La ceramica “Ubaid” è una classe ceramica caratterizzata da una distintiva decorazione dipinta di colore nero su fondo chiaro che si sviluppa in Mesopotamia centro-meridionale fra la fine del VII e la fine del V Millennio a.C.
A partire dalla seconda metà del VI millennio a.C., in quello che in questo studio viene definito “Medio Calcolitico”, si assiste ad un “fenomeno di omogeneizzazione culturale” su grande scala, caratterizzato dalla diffusione di alcune caratteristiche distintive che si riscontrano in maniera diseguale su un vasto areale geografico. Archeologicamente, il materiale più comunemente associato a questo fenomeno è una classe ceramica somigliante a quella “Ubaid” della Mesopotamia centro-meridionale nelle regioni circostanti. Questa classe ceramica è definita come ceramica “Black-on-buff” ed anche il fenomeno in questione viene definito come “fenomeno Black-on-buff”.
Considerato come un fenomeno “unificatore”, si è spesso posta l’attenzione sulla somiglianza dei repertori ceramici delle singole regioni. Tuttavia, caratteri di somiglianza nel repertorio ceramico (a livello di classi ceramiche, forme e decorazioni) si vengono a trovare in concomitanza con aspetti locali regionali preesistenti e danno vita a sviluppi che si differenziano localmente nei periodi successivi.
Nel presente lavoro si è posta l’attenzione sugli aspetti di dissomiglianza dei repertori ceramici delle regioni analizzate, e ciò ha permesso di riconoscere l’esistenza di molteplici regioni ceramiche all’interno del panorama “Black-on-buff” caratterizzate da elementi distintivi e locali del repertorio ceramico. L’identificazione di questi tratti ceramici regionali ha inoltre permesso di approfondire le dinamiche di interazione fra i gruppi sociali che presero parte al “fenomeno Black-on-buff”.
L’analisi approfondita delle ceramiche “Ubaid” e “Black-on-buff” richiede un necessario processo di selezione dei siti e dei repertori da analizzare, scelti in base alle relative domande di ricerca ed a fattori contingenti, quali la rappresentatività dei repertori, la disponibilità di collezioni presso sedi museali, le possibilità logistiche dei viaggi da effettuare.
Il lavoro presenta un’articolazione gerarchica su più livelli corrispondenti alle diverse aree geografiche prese in considerazione e ai diversi gradi di approfondimento raggiunti, che dipendono dalla quantità e dalla qualità dei dati a disposizione. Per una disamina della ceramica “Black-on-buff” nel suo complesso, si è deciso di articolare il lavoro in due parti: da un lato, lo studio della ceramica “Ubaid” della Mesopotamia centro-meridionale; dall’altro, lo studio della produzione “Black-on-buff” nella Grande Mesopotamia. Le due sezioni sono a loro volta suddivise: per quanto riguarda la ceramica “Ubaid” della Mesopotamia centro-meridionale, il repertorio proveniente dal sito in corso di scavo di Tell Zurghul rappresenta il caso-studio iniziale. Tramite lo studio approfondito di questo repertorio è stato possibile proporre un’analisi dettagliata degli aspetti morfologici, tecnologici (sia per quanto riguarda la natura dell’argilla e la composizione degli impasti, sia per quanto riguarda le tecniche di formazione primaria e di rifinitura secondaria dei vasi) e una disamina dei motivi decorativi più ricorrenti.
Considerata la limitatezza del repertorio in termini quantitativi, si è deciso di approfondire lo studio della ceramica “Ubaid” della Mesopotamia centro-meridionale attraverso l’analisi dei repertori ceramici coevi provenienti dagli altri siti della regione. Il repertorio ceramico in questione è stato analizzato sulla base delle pubblicazioni disponibili e di una selezione dei repertori dai siti di Tell al-Muqayyar/Ur, Warka/Uruk, Tell al-Ubaid, Nuffar/Nippur e Qal’at Hajji Muhammad documentati presso il British Museum di Londra, il Vorderasiatisches Museum di Berlino ed il Penn Museum di Philadelphia.
Una volta stabilito “cos’è” la ceramica “Ubaid” in Mesopotamia centro-meridionale, si è passato allo studio dei repertori ceramici “Black-on-buff” delle regioni della Grande Mesopotamia. Da un lato la ricerca è stata condotta tramite l’analisi autoptica del repertorio ceramico dal sito di Tepe Gawra, di cui una considerevole selezione (sia edita che inedita) è conservata presso il Penn Museum di Philadelphia. Come per il repertorio di Tell Zurghul, anche in questo caso è stato possibile proporre una dettagliata analisi degli aspetti morfologici, tecnologici e decorativi del materiale ceramico di Tepe Gawra. Ciò ha permesso di approfondire e definire i tratti caratteristici e distintivi locali del repertorio ceramico della Mesopotamia settentrionale nel confronto con quello della Mesopotamia centro-meridionale. Considerata la possibilità di individuare tratti caratteristici locali all’interno del repertorio della ceramica “Black-on-buff” delle regioni della Grande Mesopotamia (soprattutto a livello morfologico e decorativo, essendo solo parziali i dati sugli aspetti tecnologici dei repertori), si è intrapresa l’analisi dei repertori delle regioni dell’Hamrin, dell’area trans-tigrina, della Jezirah e dell’area del Khabur, della zona del Balikh, dell’area del Medio Eufrate siriano e della zona della Siria nord-occidentale e dell’Anatolia sud-orientale, sulla base di una selezione di siti scelti come siti-chiave delle rispettive regioni. I dati utilizzati sono quelli editi e i siti sono stati selezionati sulla base della maggiore disponibilità e accessibilità dei dati. È stato così possibile individuare elementi che rappresentano delle “connessioni ceramiche” fra alcune delle regioni analizzate che non coinvolgono la Mesopotamia centro-meridionale. Questo aspetto è fondamentale ed ha permesso di dare minore importanza al ruolo di centralità che la Mesopotamia centro-meridionale ebbe nel processo di diffusione della ceramica “Black-on-buff”, a differenza di come più volte ipotizzato.
Delegittimato almeno in parte il ruolo della Mesopotamia centro-meridionale come area da cui si origina e si diffonde il fenomeno “Black-on-buff”, vi è un’altra considerazione da fare che riguarda i rapporti, a livello ceramico, fra le regioni circostanti. Nell’analisi del repertorio dipinto “Black-on-buff” di queste regioni si sono spesso ricercate le somiglianze a livello sovra-regionale, mentre scarso peso è stato dato alle differenze interne fra questi repertori. Pur se sono pochi i demarcatori che permettono di fare questa valutazione, risulta più interessante sottolineare queste differenze, piuttosto che identificare confronti su tutto l’areale (dall’area dell’Hamrin all’Anatolia sud-orientale) per, ad esempio, delle ciotole globulari con decorazione a bande orizzontali. Sia a livello morfologico che a livello decorativo, il repertorio Ubaid della Mesopotamia centro-meridionale e quello “Black-on-buff” della Grande Mesopotamia sono perlopiù caratterizzati da forme morfologiche e da decorazioni geometriche molto semplici che difficilmente possono essere considerate come diagnostiche per comprendere se il repertorio sia stato realizzato a livello locale oppure no. Questi elementi hanno valore nell’identificazione di un “sostrato comune” che caratterizza tutti i repertori ceramici all’interno dell’“orizzonte Black-on-buff”, ma non sono significativi per individuare gli aspetti locali dei repertori e le connessione interregionali fra le diverse zone (e di conseguenza fra i diversi gruppi sociali) che prendono parte al fenomeno. Quelli che vengono posti in evidenza nella presente trattazione sono proprio alcuni dei demarcatori ceramici che permettono di individuare gli aspetti locali e i contatti interregionali e permettono di identificare differenti regioni ceramiche all’interno dell’“orizzonte Black-on-buff”
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts
We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued
use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation
counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more
sophisticated methods
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