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    Monumenti della modernità. Infrastrutture e paesaggio nell'Umbria del XX secolo (Perugia, 24 maggio 2012, relazione orale ad invito nell'ambito del convegno "AID MONUMENT. Conoscere, progettare, ricostruire").

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    Per l’Umbria i primi anni del Novecento rappresentarono l’inizio dell’epoca moderna intesa come affermazione della centralità politica dello Stato, nascita di importanti mutamenti sociali e crescita esponenziale dell’innovazione tecnologica. In quel periodo l’Umbria visse un’importante transizione da territorio statico a vocazione agricola, a nodo di transito e di riferimento produttivo. Un mutamento repentino maturato nel passaggio di secolo attraverso le grandi questioni dell’industrializzazione e dei nuovi inurbamenti, ma anche, delle infrastrutture viarie, degli acquedotti, delle grandi opere civili, che introdussero nel territorio nuovi segni ed altrettanti significati. In tal senso solo a partire dal Novecento, attraverso la costruzione della ferrovia, delle nuove strade, dei canali di bonifica fu possibile scoprire ambiti paesaggistici mai indagati e documentarli nell’importante apparato fotografico a testimonianza di un cambiamento epocale. Pertanto dall’analisi del territorio umbro emerge chiaramente come le opere infrastrutturali abbiano avuto un ruolo determinante nella connotazione dell’immagine attuale, segnando tracciati, definendo nuove forme urbane, creando luoghi e caratterizzando anche la toponomastica. Però, seppure tali opere sono così significative per il messaggio che trasmettono, spesso non sono indagate in quanto rappresentano il prodotto di un mutamento troppo recente per essere considerato storico e troppo vecchio per appartenere alla contemporaneità, e in tal senso non riescono ad essere viste con la dovuta attenzione di chi vuole salvaguardare l’immagine di un paesaggio in evoluzione. Con tali presupposti, il saggio prova ad indagare due questioni strettamente connesse fra loro: la perdita del valore estetico delle infrastrutture attuali e l’incapacità contemporanea di rintracciare la qualità estetica delle infrastrutture del passato, veri e propri monumenti della modernità

    La mappa percettiva del paesaggio

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    Il rapporto tra geografia e architettura rimanda alla lettura stratigrafica dei primi atti fondativi e al legame natura-artificio che caratterizza una realtà territoriale, elementi che, insieme, costituiscono una sorta di impronta primigenia permanente anche nelle successive trasformazioni. A questa idea di ‘impronta’ si vuole attribuire il concetto di ‘forma del territorio’ nel quale si intende far confluire le molteplici manifestazioni visive e insediative che si offrono nell’atto di attraversare un luogo. Parlare di ‘forma del territorio’ significa affermare l’esistenza di una manifestazione fisica in grado di delineare e caratterizzare una data realtà riferita a un tempo determinato2. Tale realtà può essere intesa come restituzione di un’immagine raccolta in una chiave di lettura ‘sostenibile’, che tenga conto cioè di un complesso di fattori di ordine estetico, economico, sociale, culturale e psico-sensoriale e delle loro reciproche relazioni. È così possibile individuare alcuni percorsi di conoscenza che, pur determinando delle letture parziali attraverso accostamenti, sovrapposizioni o intrecci, restituiscano la forma complessa di questa realtà. Gli elementi che partecipano alla definizione dei luoghi sono, in primo luogo, quelli geografici che appartengono alla natura del suolo: una strada, una sequenza di case, una linea di costa, un rilievo montuoso, possono decretare un disegno basato su una geometria elementare che non contrappone la natura all’artificio, ma che rende possibile l’interrelazione tra geografia e architettura. Tali elementi «... possiedono infatti una storia, una personalità, un’identità che deve essere presa sul serio; e influenzano il carattere degli uomini che vivono in quell’ambiente, evocano un’atmosfera, un sentimento del tempo, una particolare emozione»3. Tra la città compatta, ereditata dalla storia, e i campi coltivati si estendono poi le nuove città, lo “spazio agricolo periurbano”, nel cui disordine a volte è possibile decifrare le regole quasi istintive dei diversi sistemi insediativi. Il disegno delle nuove aree residenziali si contrappone a quello della campagna fatto di tracce che rimandano alla divisione del suolo e al suo utilizzo: le strade, i canali di irrigazione, i tracciati ordinatori, uniti ad alcuni manufatti rurali, sopravvivono ai processi di trasformazione in quanto legati ad un’antica struttura riconducibile a una tradizione agricola o pastorale, che si modifica con estrema lentezza

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    The Teatro of Bologna as a Transformable Space: Drawing, Geometry and Invention in the Study of the Wooden Model of the Theater by Antonio Galli Bibiena

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    The teatro of Bologna, designed by Antonio Galli Bibiena, was opened in 1763 in the town of Father Giovanni Maria Martini, a leading musician consulted also by Wolfgang Amadeus Mozart, and Farinelli, celebrated as one of the greatest singers in the history of opera. Bibiena proposed an innovative solution for the cavea shape, a multiple curved profile with a bell-shaped morphology. The paper describes the architectural features of the theater and its innovation starting from the survey of the wooden model exhibited at the Museo Internazionale della Musica and also the unique wooden mechanism under the parterre stalls that allows to transform and improve the functionality of the space

    Learning by Prototyping: Wood Design Course Experience

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    Since 2012, a new teaching and learning ethos has been embedded in the prototype design workshop at Politecnico di Milano. This is based on rediscovering the past design traditions in the light of the new present and future technologies. This education experience has been applied in the Wood Design course of the Design School, a teaching course inspired and with roots within the traditional Arts and Crafts academies, but also integrating new tools and skills for design/production of wood products. One of the key features of this course is that students are expected to express their own ideas through usable prototypes, making products and furniture with different styles but always with a high technical and finishing quality. This teaching approach can be associated with Bruno Munari’s motto, when he evokes Confucius saying “I hear and I forget. I see and I remember. I do and I understand.” For these reasons MAKING is the backbone of this course. The focus of the chapter is around the great potential of thisway of teaching, through direct constructive activities, to understand how such a practical approach about representation, design and knowledge transmission can become a solid basis education for future generations of designers

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
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