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La nutrizione artificiale in Terapia Intensiva
LA NUTRIZIONE ARTIFICIALE IN TERAPIA INTENSIVA
M. Zanello, M. Bandini, G. Lamazza
Università Alma Mater Studiorum di Bologna – UOC di Anestesia e Rianimazione, Dip. Neuroscienze – Ospedale Bellaria AUSL di Bologna
Gli ultimi decenni hanno rilevato un rapido e forte approfondimento delle conoscenze riguardo alla “malattia critica”, un quadro complesso e dinamico di natura metabolica, biochimica, biologica e clinica che caratterizza ogni malattia acuta e severa di pertinenza intensivologica (trauma, ustioni, infiammazione e sepsi, insufficienza acuta di organi vitali e multiorganica) sia in pazienti medici che chirurgici. Queste acquisizioni hanno integrato quanto già noto riguardo al digiuno e alla risposta ipermetabolica e catabolica post-stress, le cui conseguenze comuni sono rappresentate dal rapido e acuto deterioramento dello stato nutrizionale, specifico dello stato di criticità, e ciò ha permesso una evoluzione delle finalità e il miglioramento della strategia della nutrizione artificiale nei pazienti degenti in ambienti di cure intensive (Terapia Intensiva).
La risposta metabolica allo stress traumatico, chirurgico o fisico (ustione) è composta da una cascata di interazioni endocrine, metaboliche, biologiche ed immunologiche che ha lo scopo di preservare i tessuti e gli organi e la disponibilità energetica promuovendo la guarigione. Gli stimoli scatenanti (stressors) sono rappresentati dagli eventi acuti traumatici (dolore, ipoperfusione, deficit di ossigeno, acidosi, shock, anemia, ecc.) che innescano risposte neuroendocrine, vagali e genomiche (signaling cellulare ed espressione genica). Il deficit energetico rappresenta la caratteristica centrale del processo fisiopatologico e i meccanismi intermedi sono rappresentati dall’ accelerazione del dispendio energetico (ipermetabolismo) e della attivazione della degradazione proteica (catabolismo azotato) con consumo e perdita muscolare e di massa magra, unite a stimolo della neoglucogenesi con iperglicemia, causata anche dal relativo deficit di azione insulinica, e da ridistribuzione di substrati azotati con deplezione acuta di alcuni di essi condizionatamente indisponibili (glutamina, arginina) e, infine ma di grande peso ed importanza, dal coinvolgimento negativo del tratto intestinale, con alterato trofismo e conseguente anomala funzionalità di barriera associata a precoci modificazioni dell’ ecosistema microbico. (1-4) I fattori biologici scatenanti e che sostengono molti degli eventi metabolici sono rappresentati da una forte produzione di citokine e mediatori della flogosi (IL-1, IL-2, IL-6, γ-IFN, TNF-α, ecc.) e da danno ossidativo (ROS); l’ infiammazione sistemica (SIRS) (spesso ulteriormente esasperata da infezione e, quindi, sepsi) è un’ ulteriore frequente caratteristica dello stato di criticità. (5-7) Il deterioramento intestinale specie immunologico (GALT) e di permeabilità, lo stato infiammatorio e la ridotta protidosintesi giustificano l’ immunodepressione (successiva alla fase di flogosi, CARS) spesso clinicamente evidente e negativamente impattante sull’ outcome. (8,9)
Il digiuno ed il semi-digiuno, come è ampiamente noto e riconosciuto, aggiungono danno ed esaltano molti degli effetti negativi dello stato critico.
Su questo scenario fisiopatologico, denso di effetti potenziali e complicazioni cliniche malnutrizione-correlate (infezioni acquisite, MOF, dipendenza da cure intensive, ecc.), viene utilizzata la nutrizione artificiale che assume le seguenti finalità terapeutiche riassumibili in:
• controllo del metabolismo,
• supporto energetico e prevenzione della malnutrizione,
• azione modulante positiva sui processi biologici disregolati (infiammazione, risposta immune),
• miglioramento dell’ outcome clinico (end-point primari e, successivamente, secondari non surrogati)
• e che deve avere come centro e orientamento l’ intestino e le sue funzioni.
Molteplici linee guida e raccomandazioni basate sulla lettura sistematica della..
La memoria del «Filostrato» e del «Teseida» nell’«Orlando Furioso»
La ricerca illustra luoghi di memoria poetica delle due prime opere ottave di Boccaccio nell’Orlando furioso, individuati muovendo dai rilievi presenti nelle Fonti dell’«Orlando furioso» di Pio Rajna, nei commenti al poema e nella letteratura critica, e attraverso un raffronto testuale compiuto anche con l’ausilio di strumenti informatici. La memoria del Filostrato e del Teseida nel tessuto del poema ariostesco, puntuale e pervasiva, investe le zone connotative del genere letterario (il proemio, il congedo), le trame principali (l’amore passionale e la follia di Orlando, l’attesa elegiaca e la gelosia di Bradamante) e numerosi altri luoghi (i più rilevanti: la selva romanzesca del primo canto, la permanenza di Ruggiero presso Alcina, l’episodio delle «femine omicide», l’incontro notturno di Doralice e Mandricardo, il duello tra Ruggiero e Rodomonte che chiude il poema); il Filostrato e il Teseida offrivano inoltre ad Ariosto il modello di un narratore personaggio ed amante che delinea una chiara corrispondenza tra la propria sofferta esperienza d’amore e quella del suo protagonista, da cui discende una competenza in materia erotica espressa attraverso interventi gnomici e precettistici che interrompono la narrazione in luoghi decisivi. La consonanza tra le voci narranti, verificabile su un piano contestualmente tematico e strutturale, conferma ed evidenzia comuni sistemi di senso e pervasive affinità ideologiche tra le opere, già chiaramente rivelate dalle intersezioni tra il tessuto narrativo boccacciano e la fabula ariostesca: l’irrazionalità totalizzante dell’esperienza erotica, innanzitutto; l’inconsistenza dei giudizi umani; la difficoltà nel rapporto tra i sessi; l’opportunità (in amore) di una conoscenza relativa. Da un canto, Boccaccio si rivela imprescindibile auctoritas erotica nella costruzione del poema; dall’altro, i paralleli testuali conferiscono una definitiva evidenza alla funzione modellizzante esercitata dalle opere in ottave di Boccaccio sul successivo percorso del poema cavalleresco rinascimentale, un dato acquisito dalla storiografia letteraria fin dal XVI secolo, ma poi non indagato nelle sue effettive connessioni testuali
SHOT PEENING EFFECT ON FATIGUE BEHAVIOUR OF SHARPLY NOTCHED STEEL SPECIMENS
Axial fatigue tests considering different stress ratios (R= σmin/σmax) have been performed on series of shot peened notched steel specimens. Residual stresses induced in specimens of each series have been characterized by X-ray diffraction measurements and the fracture surfaces have been observed by scanning electron microscopy. The results imply that the performed shot peening treatments, result in fatigue performance improvement of all series with respect to as-received specimens and that the percentage of fatigue strength enhancement varies depending on the applied peening parameters.
The test results have been then elaborated with local fatigue limit criteria for life estimation of specimens in presence of high stress gradient. Comparison of the results obtained by this approach with the experimental data, provides a good approximation of the expected fatigue strength of shot peened sharply notched mechanical parts
Graphene Oxide as a Mediator in Organic Synthesis: a Mechanistic Focus
Graphene oxide (GO) is experiencing growing interest by synthetic organic chemists as a promoter of chemical transformations. The synergistic role of the multiple functionalities featuring the nanostructured carbon materials and their π-domains enables the interplay of specific activation modes towards organic compounds that can explore unprecedented chemical modifications. A detailed comprehension of the mechanistic details that govern the transformations guided by GO is a not fully solved task in the field. In this direction, more sophisticated and diversified techniques are employed, providing insights towards intriguing activation modes exerted by the π-matrix and the oxygenated/sulfonate groups decorating the functionalized nano-carbon material. The present Minireview accounts for a critical survey of the most recent developments in the area of GO-mediated organic transformations with a specific focus on mechanist aspects
Luciano Caruso. Alchimia della Scrittura
catalogo della mostra: Napoli, Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici, Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes, 28 aprile – 31 maggio 199
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Enantioselective Friedel-Cratfs-type Alkylation Reactions
Recent developments in enantioselective Friedel-Cratfs-type Alkylation for the transformation of the C-H bond are presented and discussed in detail
Recent advances in the catalytic dearomatization of naphthols
Bringing the 2D‐naphthyl core into a 3D‐dimension. The dearomatization of α‐ and β‐naphthols is currently considered a synthetic shortcut to rapidly access densely functionalized naphthalenone cores also in stereochemically defined manner. The latest developments in the area based on metal‐, organo‐, and visible‐light photoredox catalysis have been describe
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