78 research outputs found

    Raynal, J.P., Albore-Livadie, C. et Piperno, M., éditeurs, 2002 - Hommes et volcans. De l'éruption à l'objet

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    Pastre Jean François. Raynal, J.P., Albore-Livadie, C. et Piperno, M., éditeurs, 2002 - Hommes et volcans. De l'éruption à l'objet . In: Quaternaire, vol. 14, n°4, 2003. p. 280

    Raynal, J.P., Albore-Livadie, C. et Piperno, M., éditeurs, 2002 - Hommes et volcans. De l'éruption à l'objet

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    Pastre Jean François. Raynal, J.P., Albore-Livadie, C. et Piperno, M., éditeurs, 2002 - Hommes et volcans. De l'éruption à l'objet . In: Quaternaire, vol. 14, n°4, 2003. p. 280

    INDENNITÀ DI ACCOMPAGNAMENTO E INVALIDITÀ CIVILE: Proposta di revisione anche alla luce degli effetti della pandemia Covid-19 sul welfare.

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    Quale eredità lascerà la pandemia Covid 19 nell’assistenza ai soggetti non autosufficienti? Specie nei primi periodi della diffusione pandemica sono risaltate le criticità dei sistemi assistenziali residenziali con un notevole numero di morti ‘ fra gli anziani ospiti delle varie strutture Occorre quindi investire maggiormente in soluzioni domiciliari e intermedie, con uno sforzo che, ad ogni modo, dev’essere aggiuntivo e non alternativo a quello rivolto alla residenzialità Una crisi drammatica come quella che stiamo vivendo offre l’opportunità per un ripensamento positivo del siste ma, uno slancio riformatore che faccia delle difficoltà sperimentate l’occasione per affrontare quei nodi che in condizioni normali sarebbe difficile sciogliere Grazie alla disponibilità di nuovi stanziamenti pubblici ed al rilievo mediatico acquisito dal comparto, nel prossimo futuro potranno essere disponibili nuovi importanti fi nanziamenti per la non autosufficienza L’auspicata riforma delle cure a lungo termine ( in Italia, non può certamente prescindere dalla revisione di quella che è stata diffusamente definita la peggiore tra le misure simili in Europa, per equità e qualità l’Indennità di Accompagnamento riservata agli invalidi civili (I A Pertanto, A più di 40 anni dalla sua istituzione, anche alla luce degli effetti pandemici, non è fors

    MIOCARDITE EOSINOFILA UN CASO DI DIFFICILE DIAGNOSI DIFFERENZIALE TRA COMORBIDITÀ E LACUNE SCIENTIFICHE

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    Eosinophilic myocarditis is a rather rare condition found in 0.5% of autopsies with heart failure and in 0.1% of biopsies in suspected myocarditis. It consists of myocardial inflammation with eosinophilic infiltration and often eosinophilia. It has been reported in association with hypersensitivity reactions; immune-mediated disorders; HES; infections but often the causes remain unknown. Eosinophilic degranulation in response to triggers is believed to release cardiotoxic proteins with fibrosis or myocardial dysfunction. The diagnosis is essentially histological. Acute events include arrhythmias with a risk of sudden death and are unrelated to the degree of myocardial injury; probably because even limited involvement of conduction tissue can lead to a fatal arrhythmia. There is no definite information on mortality rates. Our case involves a 17-year-old male subject who entered the emergency room apyretic with chest pain, dispnea, hypertensive spike, dysuria. In history: obesity, hepatic steatosis, PAH, hyperinsulinism, hypercholesterolaemia and DM; all untreated. On laboratory analysis: neutrophilic leukocytosis (eosinophils and PCT normal), hyperglycaemia, hyposodidaemia; severe metabolic acidosis, lactic-ketotic, with respiratory compensation; ketonuria, haematuria, proteinuria, glycosuria; negative urine culture. ECG: abnormal IV conduction and QRS, no Q progression in right precordial. Insulin therapy was administered with discrete benefit of metabolic imbalances. After about 48 hours, though, she died of sudden cardiac arrest. An autopsy was performed on suspicion of inadequate management of diabetic ketoacidosis. However, the clinical- laboratory and anatomopathological data showed that the arrhythmic event was due to myopericarditis, in a subject with probable viral infection triggering ketoacidotic decompensation. The autopsy showed a picture of acute heart failure with signs of pericarditis, pulmonary edema, and polyvisceral congestion. Histological examination confirmed the diagnosis of eosinophilic myocardiopericarditis, also involving the conduction tissue (atrioventricular node). The case appears interesting due to the clinical-laboratory picture, the differential diagnostic difficulties, the particular histological pattern and the absence of established etiological factors. It is also useful for statistical-epidemiological purposes given the extreme rarity of the pathology and the current limited scientific knowledge

    Un caso di intasamento massivo di esofago e vie respiratorie

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    Introduzione: L’intasamento è una forma di asfissia meccanica violenta determinata dall’ostruzione interna delle vie respiratorie in seguito all’introduzione di corpi estranei. La morte per intasamento è comune nei bambini e nei pazienti con disturbi cognitivi. Case report: Un uomo di 76 anni, con anamnesi di importante deterioramento cognitivo globale, accedeva in PS per valutazione della compatibilità carceraria in seguito ad arresto. In seguito alla consegna del pasto, consumato da solo, ha accusato sintomi di soffocamento ed è stato sottoposto alla manovra di Heimlich ed alle manovre rianimatorie, senza esito. L’esame autoptico mostrava, oltre ad un’atrofia corticale diffusa dell’encefalo, una completa replezione dell’esofago e della trachea, fino alle diramazioni bronchiali, di materiale alimentare non digerito costituito da pane e fagiolini. L’assenza di tale materiale all’interno dello stomaco è indicativa della gravità del quadro disfagico. Conclusioni: un’attenta valutazione delle capacità deglutitorie e la somministrazione del pasto sotto sorveglianza del personale sanitario dovrebbero essere prese in considerazione per i pazienti con deficit cognitivo. Una loro mancata attuazione, come in questo caso, può determinare profili di responsabilità professionale penale

    Il vuoto normative sulla morte volontaria medicalmente assistita in Italia: tra spiragli giurisprudenziali, incertezze dottrinali e nebulosi scenari futuri

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    Ripercorrendo la strada imbastita dalle prudenti aperture della Corte Costituzionale e tenuto conto dei pronunciamenti di taglio bioetico , analizziamo il fumoso e mite perimetro giuridico del “fine vita” nell’ordinamento italiano , , evidenziandone i limiti e la stringente esigenza di una risoluzione di tenore legislativo nella tutela per il riconoscimento in concreto del diritto fondamentale dell’individuo (azionabile in giudizio) alla morte volontaria medicalmente assistita (MVMA) del paziente capace di autodeterminarsi, al ricorrere di inequivocabili presupposti e determinate condizioni, prescindendo dalla nebbiosa linea di demarcazione tra l’istigazione al suicidio e l’omicidio del consenziente. Richiamiamo la necessità d’integrazione e adeguamento del codice di deontologia medica (artt.4,17,38,39) e di prevedere nella norma la clausola dell’obiezione di coscienza da parte del professionista , delineandone i futuri riverberi sulla natura stessa della relazione di cura. Si valutano, altresì, gli aspetti definitori dei trattamenti di sostegno vitale (in maniera “semi-estensiva”) ed i profili di inappropriatezza clinico-terapeutica di una loro interruzione, che risulta essere l’unica via ad oggi percorribile, costringendo il paziente (ed i suoi cari) a subire inutili maggiori sofferenze, con una irragionevole limitazione della libertà di autodeterminarsi nel percorso terapeutico, ancorché garantita dagli artt.2,13,32 della Costituzione. Questa violazione costituzionale non viene risolta con la semplice esclusione della punibilità indicata dalla Corte: la mancanza di una regolamentazione chiara che disciplini il ricorso alla MVMA, connota il contesto attuale italiano di non pochi e di certo inammissibili rischi di abuso nei confronti di persone fragili e vulnerabili. Infine, vengono vagliate le altre possibili strategie future in tema di modalità e forma nell’attuazione della procedura, anche in merito alla prescrizione/preparazione del farmaco letale , ed al di là dalla capacità autosomministrazione del paziente, tratteggiando gli eventuali risvolti bioetici, tecnico-operativi e incriminatori, sia per il medico che per tutti i restanti soggetti coinvolti. Per stabilire l’appropriatezza di un intervento medico non ci si può richiamare a una regola generale quasi matematica, ma occorre un attento discernimento delle condizioni concrete. In ogni caso, non può essere trascurata in alcun modo la volontà del malatoAccording to the latest openings of the Constitutional Court1 and based on the bioethical pronouncements2, we analyse the unclear Italian legal perimeter regarding "the end of life"3,4 ,5. We highlight the limitations and the and the need to recognize the fundamental right of the individual to medically assisted death (MAD) in the legal sphere, specifically the patient’s ability to self-determination. The limit between the incitement to suicide and the murder of the consenting is not well defined, therefore it is necessary to give importance to the ability to self-determination of the subject. It is necessary to supplement and adapt the code of medical ethics6 (art.4,17,38,39), providing in the rule the conscientious objection by the professional7, outlining the future implications on the nature of the treatment relationship. We also evaluate the defining aspects of life support treatments (in a "semi-extensive" way)8 and the clinical-therapeutic inadequate of their interruption, that is the only way used currently, forcing the patient and family members to suffer more, with an unreasonable limitation of right to self-determination guaranteed by Articles 2.2,13,32 of the Constitution. This constitutional violation is not resolved by the simple exclusion of the criminal liability indicated by the Court: the lack of a clear legislation of the procedure concerning medically assisted death could lead to risk of abuse against fragile and vulnerable people. Finally, we examine other possible future strategies on the implementation of the procedure, also the prescription and preparation of the lethal drug 9,10, including any bioethical, technical-operational 11, and incriminating implications, both for the doctor and for all the other subjects involved, regardless of the patient’s self-administering capacity. The right medical intervention must be established on the basis of the concrete conditions, without neglecting the will of the patient 12
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