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La voce del reale. Il rapporto voce-immagine nel cinema documentario
La tesi propone un’indagine sul rapporto tra il piano visivo e la voce fuori campo nel cinema documentario. A fronte di una ricostruzione teorica del ruolo della voce off nel cinema e di una genealogica delle trasformazioni del commento parlato in rapporto all’immagine documentaria nel corso della Storia, si dedicherà un approfondimento al documentario italiano contemporaneo come caso esemplificativo di una voce fuori campo capace di inserirsi nell’intreccio intermediale del racconto e di mantenere al contempo il suo tratto specifico di declamazione orale
La “Melencolia” di Albrecht Dürer cinquecento anni dopo (1514-2014)
A cinquecento anni dalla sua realizzazione, l’incisione Melencolia I di Albrecht Dürer non
cessa di interrogarci. Il pensiero, la parola tornano sempre di nuovo a cercare di penetrare l’enigma dell’immagine (un’immagine complessa, composta di figure, ma anche di scritte e di numeri). E questo enigma sempre di nuovo resiste alla definitiva soluzione, alimentando la ricerca, stimolando lo studio.
Appoggiandosi a una secolare tradizione, che dai trattati aristotelici giunge fino a Marsilio
Ficino, i grandi interpreti dei primi decenni del Novecento – da Giehlow e Warburg a Panofsky-Saxl e Benjamin – hanno insistito sulla natura intimamente ambivalente, dialettica, di questa immagine e del temperamento che essa rappresenta, strutturalmente vincolato al pianeta Saturno. In particolare Warburg ci offre una sorta di mise en abyme della melanconia. Essa si contrappone polarmente alla mania, fissando con questa le estremità della gamma possibile delle espressioni emotive dell’umanità, la cui vita affettiva può spingersi fino alla negazione della vita altrui (omicidio), o – per converso – alla negazione della vita propria (suicidio). Come infrarossi e ultravioletti dello spettro emozionale, questi due poli stabiliscono i confini ultimi dell’espressività umana, all’interno dei quali si possono modulare infiniti cromatismi del pathos. Ma la stessa melanconia è, al suo interno, polarizzata in un’antitetica immanente, che oscilla fra uno stato sterile e funesto e una condizione benigna e produttiva, fra la tetraggine improduttiva e la genialità creatrice.
Polarità nella polarità, dunque: il che determina il carattere costitutivamente simbolico (un symballein di opposti) di questo temperamento e dell’incisione düreriana che lo raffigura. A questo plesso in vibrante tensione interna è stata dedicata, nel dicembre 2014, la «xvii Settimana di Alti Studi Rinascimentali» – appunto intitolata La “Melencolia” di Albrecht Dürer: cinquecento anni dopo (1514-2014) –, promossa dall’Istituto di Studi Rinascimentali di Ferrara in collaborazione con la fondazione Ferrara Arte e con i Musei di Arte Antica della stessa città. Dei lavori (che si sono aperti nel Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia per poi proseguire nella sala conferenze di Palazzo Bonacossi), del loro ampio raggio e degli stimolanti orizzonti di indagine che si sono dischiusi per opera di specialisti e di giovani ricercatori, il presente volume rende testimonianza.
I lettori troveranno a convergere sull’incisione düreriana studiosi impegnati in differenti prospettive disciplinari: filosofia (Marco Bertozzi, Massimo Cacciari, Alice Barale, Giacomo Mercuriali), storia dell’arte (Claudia Wedepohl, Elena Filippi, Giovanni Maria Fara, Tommaso Ranfagni, Stefania Santoni), storia delle religioni (Saverio Campanini, Donato Verardi), storia della letteratura (Laura Antonella Piras, Felice Gambin), senza dimenticare la geometria (Stefania Iurilli). Ma a contatto con l’opera di Dürer gli sconfinamenti tra le diverse discipline sono d’obbligo, regola e non eccezione: Melencolia I è una formidabile occasione per eludere il regime di sorveglianza di quell’occhiuta e sospettosa «polizia di frontiera» che Aby Warburg stigmatizzava proprio nel saggio dedicato a Palazzo Schifanoia. L’immagine dischiude e protegge uno spazio del pensiero e della riflessione che si apre a una teoria e storia della cultura, senza altre specificazioniche non siano quelle dell’umano
MED-SKATE: an on-line data bank to explore and monitor the biodiversity of skates (Rajidae) in the Mediterranean - Black Sea.
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
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