2,023 research outputs found

    Las notas de "collatio" en el Cancionero M y los "Libri Provincialium" de Angelo Colocci

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    Este artículo estudia el acceso de Angelo Colocci a la lírica provenzal\ud y se centra de forma particular en las anotaciones del humanista en\ud el más preciado testimonio de aquella tradición que poseía, el cancionero\ud M, con el objeto de colocar algunas de las más importantes teselas del mosaico\ud que contribuye a recomponer un repaso por la bibliografía sobre este\ud ilustre personaje en los estudios filológicos del siglo XVI. Se presentan los\ud contactos del iesino con una tradición poética que solo pueden ser analizados\ud en el contexto de los estudios lingüísticos del Cinquecento y que deben\ud atender a las relaciones entre los intelectuales de la época (Benedetto Gareth,\ud Giulio Camillo, Mario Equicola, Pietro Bembo, Giangiorgio Trissino,\ud Luigi da Porto...), asegurando a Colocci un acceso directo a la poesía de los\ud trobadors a través de cancioneros provenzales en un momento en el que el\ud petrarquismo promovía las investigaciones de los intelectuales italianos a\ud comienzos del siglo XVI.This article studies Angelo Colocci’s access to Provençal lyric\ud poetry, of which the most precious evidence is the M anthology. We will\ud pay special attention to the humanist’s annotations in this collection of verse\ud with the purpose of inserting some of the most important tesseras within the\ud mosaic of the 16th century philological studies on this distinguished author.\ud We analyse the contacts of Colocci both with a poetic tradition which is rooted\ud in the linguistic studies of the Cinquecento and with contemporary intellectuals\ud (Benedetto Gareth, Giulio Camillo, Mario Equicola, Pietro Bembo,\ud Giangiorgio Trissino, Luigi da Porto...). These contacts allowed Colocci\ud to have direct access to the poetry of the troubadours through Provençal\ud anthologies right at the time when Petrarchism promoted the research of the\ud Italian intellectuals at the beginning of the 16th century

    Angelo Colocci y la lirica provenzal a través de Dante y Petrarca en el cancionero M

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    Este artículo explora el acceso de Angelo Colocci a la lírica occitana a partir de las anotaciones del cancionero M en las que el humanista menciona a Dante y a Petrarca. El estudio de estas apostillas busca destacar el papel que Colocci otorga a esos autores en su acercamiento a la poesía de los "trobadors", a la vez que pretende concretar el momento y el modo en que accede a las obras de Dante y Petrarca de las que extrae los datos de los poetas provenzales ofrecidos en las notas de M examinadas, y apuntar, así, una posible cronología para estas.MECDepto. de Estudios Románicos, Franceses, Italianos y TraducciónFac. de FilologíaTRUEpu

    Strategie urbane e analisi della città

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    I nuovi strumenti dell'urbanistica e il contesto urbano. La struttura delle piazze e il contesto storico. I margini, il recinto, le emergenze, la serialità e la trasgressione

    La dimensione rimossa: capisaldi per un programma quadro delle strategie di trasformazione

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    Necessità di ripensare l'apparato concettuale e strumentale dell'urbanistica. Nell'ambito della questione ambientale, tali questioni necessitano di un'approccio integrato. Il territorio ripensato nei confronti della condizione umana e del suo habitat, diviene il risultato del sistema di relazioni fra società insediata e ambiente fisico. Il progetto urbano nell'ambito del XIII municipio e l'esperienza urbana nel contesto europeo. Premessa per la riqualificazione urbana

    Nazionalismi, minoranze, soluzioni geopolitiche nella cartografia prodotta da Adriano Colocci

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    Molto si sa sulla figura di Adriano Colocci Vespucci (Jesi, 1855 - Roma, 1941), personaggio della politica nazionale, studioso dedito alla ricerca storica, linguistica e antropologica, viaggiatore in quattro continenti. Poco si sa della sua adesione alle strutture della Geografia nell’Italia postunitaria, delle sue indagini geopolitiche e delle interessanti, ancorché sporadiche, applicazioni cartografiche che ne trasse. La recente commemorazione del centenario della Grande Guerra ha indotto ad approfondire il ruolo avuto da personalità autorevoli, quale può ritenersi quella del Colocci Vespucci che, seppur attivo in ambiti periferici seppe sempre ben collegarsi a una rete di relazioni funzionale alle pratiche del potere, dimostrandosi capace di intrattenere rapporti ai più alti livelli e a raggiungere con le sue applicazioni cartografiche, i maggiori editori nazionali. Protagonista in prima persona delle vicende che preludono e conducono al riassetto dell’Europa a seguito del primo conflitto mondiale, Colocci si dedica alla riflessione sul ruolo dei confini naturali ed etnici, valuta l’incidenza dei nazionalismi, prende in considerazione il problema delle minoranze. La rappresentazione cartografica diviene per Colocci il medium privilegiato per sintetizzare le sue conoscenze dirette della realtà europea del primo Novecento e al contempo a veicolare una sua personale, eppure concretamente fondata, interpretazione e composizione delle tensioni geopolitiche che scuotono il continente. Da tale interpretazione scaturiscono le applicazioni cartografiche che egli realizza e pubblica per indicare un razionale assetto in primo luogo dell’area balcanica e, in stretta connessione, per sostenere la sua idea del ruolo dell’Italia verso quel quadrante geografico

    Rileggendo Debenedetti (Equicola, Colocci)

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    Sulla base di varie fonti (Vat. Lat. 4817 e postille al canzoniere provenzale M), Santorre Debenedetti aveva ipotizzato che Angelo Colocci avesse utilizzato un canzoniere provenzale trecentesco, oggi andato perduto, già appartenuto a Mario Equicola. Inoltre aveva anche individuato, sempre all’interno di uno zibaldone colocciano, alcune copie di testi provenzali (Vat. Lat, 7182) per le quali la fonte, vicina ad N, non era di sicura identificazione. Nell’articolo si riprende in esame la questione e si propone di ricondurre tutte le ipotesi di Debenedetti ad un solo canzoniere provenzale, oggi perduto, legato a Guillaume Féraud de Glandevés, morto nel 1359, citato in diversi documenti come vicario a Marsiglia nel 1350. Da questo canzoniere sarebbe derivata anche la citazione della tenzone tra Sordello e Peire Guilhem inserita da Equicola all’interno della Chronica de Mantua

    Rinascenza dell'antico e lingua moderna negli affreschi del Casino Del Bufalo: Polidoro e Maturino per Angelo Colocci.

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    Il contributo propone di ricondurre all'umanista Angelo Colocci la commissione della decorazione della facciata del Casino poi Del Bufalo, i cui frammenti sono conservati a Roma, Museo di Roma
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